venerdì 25 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Raffaele Piazza – Del sognato - ed. La Vita Felice – Milano – 2009 – pag. 69 - € 10,00

L’ultimo libro poetico di Raffaele Piazza (Del sognato, pref. di Gabriela Fantato) si suddivide in due sezioni, rispettivamente Mediterranea e Del sognato. Nella seconda è ancora una volta presente la figura – ormai familiare ai lettori – di Alessia, la ragazza del 1984, l’eterno femminino vestito di pesca e di albicocca, colei che si muove tra il Virgiliano e il mare: un “segno dei tempi” che non può sfuggire, però, ad una rivisitazione di fine millennio, sul limitare tra i due secoli.

Nella prima parte non si parla di lei in modo esplicito, ma la sua pelle, la sua giovinezza, la sua bellezza (forse ora una briciola fanée) si stagliano ugualmente – almeno così a me è capitato – nella mente del lettore, che vede le immagini marine (mediterranee) come lo sfondo per l’epifania di questa Musa in jeans e rossetto sensualmente violento.

Così come due sono le sezioni, due mi sono apparsi i piani di lettura (personale): quello dello spazio, in cui domina l’idea della protezione e del rifugio di contro al mondo esterno fatto di telefoni automobili internet, del dentro e del fuori. Il lessico è intessuto, con una sorta di ossessiva e maniacale eco onomastica, di “angoli”, di “stanze”, di “pareti”, ma anche di protezioni liquide vetro-membranacee come “acquari” e aspetti “amniotici”e di immagini geometrico-erotiche quali “delta” e “conchiglie” (personale reminiscenza della mia lingua ancestrale, in cui cuchija è il termine “alto” per definire il centro anatomico della femminilità). Ma anche i colori (o l’idea di essi) fanno la loro parte, in particolare scaturendo da immagini di frutti: arancio, fragola, albicocca, pesca…

E poi il piano del tempo, giocato, specie nella seconda sezione, sul ricordo (1984), ma anche, e ciò avviene soprattutto nella prima parte, sul senso del limite (il 1999 e il 2000: fine-inizio, passato-futuro, ormai-chissà), ma pure il senso del limite del giorno, l’alba e la sera sono i momenti più intensamente vissuti dal Poeta e dai suoi personaggi.
*
Dario PASERO

mercoledì 23 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = LELLA DE MARCHI

Lella De Marchi : “Paesaggio con ossa” – Ed. Arcipelago Itaca – 2017 – pagg. 72 - € 13,00 –
La postafazione , arguta ed esaustiva , di Caterina Davinio avvia ad una lettura attenta dei testi, che qui si propongono con il verso lungo , sempre oltre l’endecasillabo , e con il ritmo o la musicalità che il monologo riesce a ricucire. L’analisi è accorta e puntualizza diversi passi che si intrecciano in una specie di lungo racconto , rincorrendo la poesia che il corpo , in particolare il corpo della donna , riesce a far sopravvivere malgrado le vicissitudini di una quotidianità aspra e serrata .
Malina , il corpo di Malina , una fanciulla violentata e maltrattata in ogni senso, diviene il motivo dominante di questa raccolta .
Il dolore non è qualcosa da cui ci si può salvare, è la ferita, e dopo la ferita la cicatrice. La poesia – quando autentica come in questo caso – serve ad avallare o a raccontare, poco a dimenticare e di nuovo a inserirci nella vita. La poesia è testimonianza: “…se appartenessi al mio paesaggio saresti un lichene, / saresti un fiore che sopravvive nelle avversità. / nel nostro deserto di sole ossa.”
Il registro della scrittura della poetessa è pieno di oggetti e di solitudine, di moltitudini che si incontrano nel “mistero del sanguinamento”, un mistero che unisce tutti, una umanità che fatica a trovare una risposta, un senso, eppure lo cerca, nella contraddizione costante e spesso avvilente, per quanto umana, tra ciò che si desidera e ciò che si ha a portata di mano , anche se negativo. Ed inseguire le pieghe che incidono nel corpo è come un tagliuzzare la carne che soffre e si offre , nella speranza di una carezza , di un tocco magico , di un lenitivo , capace di amalgamare il consueto sgranarsi della persona.
Distinta in cinque capitoli ( Movimenti , Astuzie , Deliri , Gesti , Appendice) la raccolta è uniformemente armonizzata nel canto ininterrotto del “corpo” , dalla ricerca affannosa di curve nascoste al ricordo di abbagli , dal timore della perdita alla lettura del dramma , dal gesto lento che svela una ipotesi al sogno di un incontro casuale. Tutte le poesie della sezione Gesti hanno la dedica a donne , per finire con la poesia in Appendice che è un dichiarato omaggio ad Amelia Rsselli.
La vita è soltanto una scena drammatica che fugge rapidamente , con parole sussurrate e aneliti di illusioni.
ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 22 maggio 2018

POESIA = MARCO ROMANO

"IN MEMORIAM"

(A Giovanni Perich e alle sue chimere) - (1941-2013)

Mi accomuna a te
ai tuoi versi intrisi
di pacato disincanto,
nel solitario dormiveglia
un sogno particolare
sullo sfondo il mare
nelle mie mani
due seni ambìti di donna
un sorriso benevolo
al suo nome scandito
con moto di gioia
e giusto ringraziamento
un attimo prima
del fatale dissolvimento.
*
MARCO ROMANO

domenica 20 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = HENRY ARIEMMA

Henry Ariemma : “Arimane” – ed. Giuliano Ladolfi – 2017 – pagg. 48 - € 10,00
L’eterna lotta tra il male ed il bene diventa la dimensione privilegiata dell’essere e la realtà psichica inconscia amplifica la diversione con una condizione liminare , che deflagra come meccanismo di difesa difronte al disincanto e all’inazione – Verità e illusione si confondono e l’io ripiega su se stesso con il bisogno di ribellione e di attraversamento per affrontare una fantasia elaboratrice che annulli il negativo per realizzare la luce.
Il riflusso oscuro del male si profila al di là del visibile, al di là del silenzio, per esplorare quella circolarità che è propria della cicatrizzazione del maligno .
Il volume di Ariemma è diviso in due ben distinte sezioni : “Arimane” (lo spirito malvagio) e Spenta Mainyu (lo spirito del bene) nelle quali il canto multicolore e musicale si ascolta attraverso il ritmo serrato della parola poetica , nel volo apparente delle frequentazioni quotidiane , al di là dell’effimero ed in una logica sequenza di passaggi a cui il poeta affida il tempo per rinascere continuamente , pur se avvinto dall’illusione.
Sono i ricordi che ondeggiano tra le mura , tra i tendaggi, nei cassetti , negli scaffali , a ripetere pensieri che incidono nel rtrovamento , e impegnano la parola nelle attese o nella speranza. E la parola si avvicenda nel quotidiano , nei segreti della sera , nei momenti misurati del racconto , tra “cristalli inutili:/ vasi e bicchieri per mancati pranzi….ove una polvere tornia / disegni pesanti./” , o mentre il dubbio chiede riparazione “nei silenzi del foglio bianco”.
Un atto unico in più quadri – ma anche raffigurazione efficace di due moti in costante e fecondo conflitto nella poesia : spalancarsi e sottrarsi, offrire il petto e rannicchiarsi, incantarsi fino all’annullamento e vedersi sospesi, perfino attraverso gli occhi di un idolo irascibile o indifferente, inafferrabile e ingrato, mentre di contro anche il semplice desiderio “di carni appetibili” si fionda nell’illusione della conquista.
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 19 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = ELENA SCHWARZ

Fluire nel sangue e muovere le mani e i piedi: la poesia di Elena Schwarz (edizione Fermenti)
*
di Gualtiero De Santi
*
L’editrice Fermenti ha aperto appena da pochi anni una nuova collana dedicata a poeti stranieri che, considerando l’eclissi delle vendite nel settore purtroppo a conferma di una ormai lunga e consolidata tendenza, non avrebbero corso e ospitalità da noi se non sulle pagine di riviste specializzate. Così dopo William Cliff e dopo il controverso Sergej Zav’jalov, e naturalmente altri, sono usciti in questi scorci di stagioni il greco Stravos Zafirìu ("Quando il rumore della vita teme la propria eco", 2017) affidato alle cure di Crescenzio Sangiglio e la russa Elena Schwarz ("Nel cristallo della stella Mizar", 2018), l’ultimo importante acquisto editoriale.

Il curatore e traduttore in quest’ultimo caso, dopo l’exploit e le fatiche ed insieme lo stress causati da Zav’jalov, è quella figura di singolare russista che porta il nome di Paolo Galvagni, remotissimo da ogni compiacimento di accademia e invece almeno psicologicamente e fors’anche psichicamente contiguo ai materiali sui quali lavora. I testi raccolti nel "Cristallo della stella Mizar", vagliati in un percorso che ha investigato numerose raccolte ma anche depositi disparati - qualcosa detratto dai Diari dell’autrice, altro da volumi ormai irreperibili, altri da carte e cartigli inesplicati rinvenuti anche casualmente (c’è persino un autografo su particolari fogli di taccuino), riviste dell’emigrazione russa -, danno conto di quelle formazioni plastico-musicali misteriose e semoventi che molto costituiscono del suo fascino.

Ma dicevamo: Elena Andreevna Schwarz, nata nel 1948, è scomparsa tuttavia nel 2010. Legata all’underground ex-sovietico, è giunta prepotentemente alla ribalta anche internazionale nel fervore della perestrojka approdando per ciò stesso a una maggiore visibilità anche all’esterno del suo paese. Dunque, ha composto poesie per successivi decenni – per la precisione cinque – ma è stata anche autrice di testi in prosa, il cui campione, nel libro della Fermenti, è una breve selezione appunto dai Diari.

«Oggi ho camminato a lungo nell’acqua del Golfo, mi sono sdraiata sulla sabbia. Kronstadt era sopra la strisciolina bianca dell’acqua. Sulla via del ritorno ho incontrato una ragazza muta, che, mugolando e gesticolando, mi ha chiesto l’accendino. Gliel’ho offerto, lei l’ha riparato dal vento, prendendo le mie mani nelle sue, poi ridendo ha indicato la mia mano, ricoperta di sabbia». Prosa e immagini che fanno il paio con altrettali figure che ricordano un universo di umiliati e offesi tuttavia segnati ma anche privilegiati da Dio.

"Nel cristallo della stella Mizar" si ordina attraverso raccolte e pubblicazioni molteplici, dai "Versi giovanili" a "La scala coi pianerottoli bucati", da ispirate annotazioni su Marina Cvetaeva a "Piccoli poemi". Nelle sue strofe e vorremmo anche dire nei ritmi delle poesie, compaiono città argentee e impromptus atmosferici di prorompente forza fisica e metafisica, notti di Valpurga e bagliori celesti (e del resto la materia stellare è quella cui si è principalmente orientata la poetica di Elena Schwarz). A tutta prima si è portati a pensare al solito repertorio connaturato a singolarissime aree mistiche: inimmaginabile da noi in Occidente, ma ricorrente nella Russia slava, fors’anche in senso identitario, un po’ maniera.

Ma subito la materia assume valenze terragne e visionarie. Colorazioni di inedita intensità imprendono a percorrere il cielo: «Con la coda purpurea lilla di pavone / Si sono dischiuse le nuvole». Il diamante della luna rotola lontano nel mentre che un paradiso minaccioso si accende nella foschia. Insomma, tutti i materiali entrano come in un vortice cominciano a dilatarsi ampliando al contempo une mente (tale l’occhio dell’autrice) che guarda i suoi semi, fiori di felce o anelli di Saturno e che, con forte accentuazione innanzi visiva e poi visionaria, precipita in gurgiti inconosciuti dai quali si risolleva d’improvviso e inattesamente.

Galvagni ha buon gioco a ricordare al riguardo l’acquisto di diverse tradizioni nondimeno non sempre intrecciate, o intrecciate con un ordine che appartiene intimamente all’autrice leningradese: dal rimbaudismo alla commedia dell’arte, da vertigonsi filoni di spiritualità alla koinè zingara. Culmine di tale processo è, quantomeno a nostro vedere, è "La luna senza testa". Dove la luna viene appunto percepita siccome parte del paradiso e poi traslata e raffigurata nella vita autentica del poeta (e d’altronde secondo Schwarz la parola Selene si assonanza con il proprio nome di battesimo, Elena).

Ricordiamo infine che "Nel cristallo della stella Mizar" è stato pubblicato in collaborazione tra la Fermenti e la Fondazione Marino Piazzolla, la quale ultima continua proficuamente un’attività di convegni, mostre, seminari e appunto di pubblicazioni innovative e coraggiose. Andando in avanscoperta alla ricerca dei nuovi talenti letterari europei al di fuori da ogni conformismo.
*
GUALTIERO DE SANTI

giovedì 17 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = EDITH DZIEDUSZYCKA

Edith Dzieduszycka – Diario di un addio---- Passigli Editori – Bagno a Ripoli (Firenze) – 2018 – pag. 175 - € 18,00

Di origine francese, Edith de Hody Dzieduszycka nasce a Strasburgo, dove compie studi classici. Attratta sin da giovane dal mondo dell’arte, i suoi primi disegni, collage e poesie risalgono all’adolescenza passata in Francia. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, nazionali ed internazionali e si è dedicata alla scrittura. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, fotografia, una raccolta di racconti e un romanzo.
Diario di un addio, il libro dell’autrice che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta un’introduzione di Vittorio Sermonti esauriente e ricca di acribia.
Il volume è molto corposo ed è suddiviso in tre sezioni e, per la sua unitarietà stilistica e contenutistica, potrebbe essere considerato un poemetto.
Cifra distintiva del testo è quella che si può definire una poetica dell’assenza e, come dal titolo, si tratta di un diario generato dall’occasione del lancinante dolore della poetessa procuratole dalla morte dopo una lunga malattia dell’amatissimo consorte Michele.
Il marito della poetessa è stato un “giornalista culturale”, uomo di straordinaria eleganza intellettuale, di saperi raffinati… che ha scritto per “L’Europeo” e altri settimanali notevolissimi articoli.
Da notare che tutte le poesie, tranne la prima che viene prima dei capitoli e che ha un carattere programmatico sono fornite di titolo.
Inoltre i componimenti si presentano con i versi centrati sulla pagina caratteristica anche di altri libri di Edith ed elemento che produce un ritmo che genera un’armonica musicalità.
Proprio nella prima composizione, divisa in sei sestine libere, la poeta dichiara, rivolgendosi all’amato, che per parlare di lui ha tradito per la prima volta la sua madrelingua (il francese), usando la lingua del suo stesso compagno, l’italiano.
Struggenti gli ultimi versi di questa poesia nei quali è detto che l’io – poetante ha gridato e odiato la morte che le ha tolto la figura amata.
Il dettato delle composizioni è connotato da leggerezza e icasticità insieme, e si rivela strutturalmente in tessuti linguistici chiari e luminosi caratterizzati tutti da un andamento narrativo.
Bella la composizione Attesa nella quale alla linearità dell’incanto delle prime strofe, nelle quali è descritta la magia di essere sotto gli alberi del parco addormentato tra voli e liquidi richiami di volatili e gatti e lo splendore della luce, segue la parte finale nella quale si parla della diagnosi della malattia del marito.
Bisogna evidenziare che molte delle poesie sono cariche di pietas per l’uomo malato e per le cure dolorose alle quali viene sottoposto.
Bellissima la chiusa di Indicibile: - “…/Invece mi sorridi /come a consolarci della nostra impotenza/ come credo per dirmi/ sono segreti nostri che partendo ti lascio/” -.
Nei suddetti versi struggenti dal pathos emerge una ventata di ottimismo quasi come se Edith, custodendo dei segreti conosciuti solo da lei e dal marito, attraverso lo scatto e lo scarto memoriale, lo facesse tornare in vita almeno nell’immaginazione della scrittura.
Così Michele non è solo un’assenza ma diviene una presenza tramite parole sublimi dette con urgenza.
*
Raffaele Piazza

mercoledì 16 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = AGATA DE NUCCIO

Agata De Nuccio : “Lievito madre” – ed. Officina Grafica – 2018 – pagg 52 - € 8,00 -
Il “lievito madre”, se ben ricordo, viene utilizzato per impasti a lunga lievitazione , in modo che il tempo riesca a realizzare un cibo molto ricco. Ora la poesia potrebbe tentare un approccio simile incidendo nel verso un timido e profumato lievito per insaporire ogni ritmo ed incasellare pensieri che vadano oltre l’immaginario .
“Con il passare del tempo
scopro di essere ricca,
scrivendo parole e inutile poesia.
Le pagine aperte sul tavolo
sono il mio cibo quotidiano,
qualche briciola mi cade per terra
e la cerco , come cerco il tuo sorriso,
come cerco il mare, che mi aspetta
con i suoi azzurri, e le sue tempeste.
Con il passare del tempo
il mio cuore eremita, impasta inverni e vento
e tutte le parole d’amore che conosco
le scrivo, anche quando mi trema la voce.
E ti chiamo.”
La strofa richiama memorie e protende ad immagini che ritrovano chiarore e colori , tepore e tremori, nel dipanarsi delle occasioni . e nelle ambivalenze del sogno tardano per la ingenuità del dettato. Un sentimento piumato accarezza figure e rapimenti , ed il volto, appoggiato alla spalla dell’amato , ritrova espressioni di serena dolcezza, mentre le inquietudini della monotonia cercano una sottile fenditura per evaporare .
“…le distanze sono crepe o punto d’approdo,
l’abilità delle siepi è di colmare il vuoto;
tutto ti aspetta,
l’erba tiepida di agosto
il suono perduto della pioggia
la mia promessa di amore
tutto ti aspetta,
in questa notte benedetta
questo mi ha concesso Dio,
di amarti così tanto.”
Le pagine di questo volume sono ben determinate nella stesura delle lacerazioni o delle reminiscenze , e lacerano un idillio che cerca di liberarsi dalla nebbia del quotidiano . Ben diviso in due sezioni ecco che la poetessa dedica la seconda parte a degli epigrammi , ben ricamati in un’atmosfera di tenue ricerca filosofica . Un invito a fermare per qualche istante la nostra attenzione verso quegli accadimenti che si offrono al nostro andare. La luce riflessa del pensiero , la pigra speranza del realizzare , il ristoro del rifugio nella liturgia , il morbido passo delle illusioni.
Il libero fluire delle folgorazioni si incarna in una fascinazione del tutto personale , quale radice di esperienze e sussurri.
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 13 maggio 2018

POESIA = RAFFAELE PIAZZA



"Alessia nel sole"

Zona del libero volo dei gabbiani
su Napoli che ancora esiste a maggio.
Alessia ragazza nel sole senza
parole medita il senso della vita
e pensa a Mirta suicida vera Amica.
Fino alla farmacia procede Alessia
fino alla riva dell’arenile di Bagnoli
dove andava Mirta. e pensa
che deve pregare Dio che ha fatto
il sole per abbronzarla e illuminarne
il cammino. Sole di maggio
una giornata di stupore per non
tagliarsi nel suo porto le vele.
*

"Gioia di Alessia"

Nell’inalvearsi il pensiero
nel fiume, bottiglia con il
messaggio a gettarsi nel
mare per chi la troverà,
gioisce dell’anima l’archivio
di Alessia con gli amplessi
più belli e le interrogazioni
andate bene (italiano, storia
e religione). Il foglietto
nel vetro sarà per Mirta
giunta alla spiaggia
del tempo dell’amore.
Solo Mirta saprà la verità
che protegge Alessia
scritta con la destra
affilata.
*

"Alessia sorride alla vita fiorevole"

Nell’intessersi di Alessia
di ragazza l’anima di 18
grammi alla fiorevole vita
nell’aurorale silenzio degli
albereti di pini al Parco
Virgiliano, guarigioni per
ragazza Alessia dal male
di vivere e dal mal d’aurora
nel prepararsi all’amore
di stasera. Sceglie gli slip
che piacciono a Giovanni
e mette qualche goccia
del profumo che lui le
ha donato. Nuda allo specchio
si vede bella come un’attrice
ragazza Alessia e pensa
a Mirta e al suo posto in
Paradiso.
*

"Alessia guida come una donna"

Gioia di guidare per Alessia
per l’autostrada del sole
senza traffico, 16 anni al
volante e paura della Polizia
per ragazza Alessia nel
fresco maggio pomeridiano
sottesa alla bellezza adiacente
delle alberate fantastiche
dei pini dell’ossigeno per
di Alessia l’anima ad attendere
Giovanni sotteso al nero
dei suoi indumenti quasi
una divisa di fidanzato per
Alessia. Poi il motel accoglie
felice Alessia scesa dalla
macchina nell’immaginare
entrando la camera e il letto.
Specchio nell’ingresso per
Alessia nel vedersi come
una donna.
*


"Alessia campita nel plenilunio"

Mare di Napoli che ancora
esiste come una donna
per ragazza Alessia al colmo
della grazia per benedizioni
di pioggia sulle ciglia dello
sguardo. E Alessia campita
nella luminescenza del
plenilunio duale per lei e
Giovanni nell’abbeverarsi
a un filo di compassione
per Mirta suicida. Ripensa
a Mirta che è stata cremata
e alle sue ceneri inutili.
Poi squilla il telefonino
è lui!!! è lui!!! è lui!!!
*

"Alessia e l’aria di maggio"

Maggio delle cose delle
rose fiorite alla Valle dei Re
nell’intessersi Alessia
ragazza con l’aria polita
e il tempo del solicello
crea di luce una zona
nell’albereto a irradiare
di Alessia l’anima di 18
grammi. Aria fresca di
maggio e si fa sera e si
ferma l’attimo in uno
sguardo di Alessia al
tramonto dove era già
stata Alessia un anno fa.
Un cominciamento e Alessia
alla luna candida chiede
la parola e lei lassù
risponde amore. Poi
appare Mirta con il sorriso
mistico e accenna passi
di flamenco e danza
Alessia quella che sia
una vita e non un
esistere nuotando.
*
Raffaele Piazza

SEGNALAZIONE VOLUMI = SILVIA ROSA

Silvia Rosa : “Tempo di riserva” – Giuliano Ladolfi editore – 2018 – pagg. 86 - € 10,00 –
I sentimenti che la poesia riesce a promuovere sono infiniti e colorati , in una atmosfera sempre eterea e cangiante , quasi a ricamare con il ritmo ed il segno il tessuto delicato della memoria .
“Perché l’estate non finisse / mi sono tolta gli abiti e la pelle / e poi ho lasciato nuda l’anima e accessibile, / una porta socchiusa al vento / delle tue domande, ho camminato / le tue corse mille passi e di più / e ancora in un bosco sempre verde / fino a non fare più ritorno e ora / la nebbia implode dentro uno sguardo / in cui non ti ritrovo…”
Il diario si dipana capace di eternare le scelte che lo sguardo rincorre in quella immaginaria fermentazione del verso che traduce le parole in musica nel cortocircuito del sogno con la realtà.
L’immaginazione ha riflessi che cambiano secondo il raggio incidente e la parola spesso non basta per dire quanto scandisce. Leggere la poesia è rincorrere vetri multicolore legati ai silenzi che impregnano il vuoto , e con il verso affondare nelle cornici che si ribellano alla chiusura.
Qui le stagioni hanno ancora una volta la ventura di amalgamare il quotidiano , nei segni del tepore primaverile che sfiora labbra e guance , nei contatti improvvisi dell’estate che striscia rosso azzurra tra le onde , nel limpido brivido autunnale che avvia momenti di tensione , nel rigido brivido internale che perde schegge di luce tra le nuvole.
L’identità poetica sembra collegarsi ai fotogrammi del succedersi ed anche il sussurro dell’amore appare nel suo nuovo percorso di attesa.
ANTONIOSPAGNUOLO

sabato 12 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARCELLO BETTELLI

MARCELLO BETTELLI, DOPO L'ESTATE (La vita e la morte strette con benigna ragione), - pp. 170, Fermenti Editrice, 2018, € 16,50

C'è un legame tra attività medica e produzione letteraria. Rapporto che ripropone nomi di tutto rispetto, che vanno da Carlo Levi a Giuseppe Bonaviri, Corrado Tumiati, Mario Tobino, Giulio Bedeschi, Marco Vitali, Antonio Spagnuolo, etc. (per citarne alcuni).
Un rapporto che fonde vita morte, con influssi a un'umanità non solo immaginata ma vissuta con effetti di genere e sostanza. Il medico scruta la sorte del paziente che, oltre ad essere umana, è ciclica, di una oggettività da svincolo da formulari esclusivi.
Quello del clinico riguarda riferimenti scientifici, oltre ai quali non può essere sottratta la ragione, per cui non puoi non innamorarti (anche del ragno). E ogni ricerca rievoca il rumore dei trattori che svecchiano la terra per renderla amica, come dovrebbe diventare la stessa morte. E per percepire l'idea o il rispetto di essa, invoca la necessaria lentezza e la possibile nostalgia per accostarla alla terra nostra madre terrena. Per purificare la quale si dovrebbe decimare tutto ciò che comprende, a livello di pus che beatifica gli apparati corrotti e negativi. La terra non è solo magma di sterco e sporcizie, essendo nostra origine. L'uomo, a volte, prova gusto a immalsanirla, grazie a poteri che non badano alla cura, ma alla diffusione di mali ancestrali, nostri beati surrogati che certo potere rafforza e condivide.
E ogni cura, spesso, diviene illusione di superamento di tare giovevoli alla malsanità legalizzata. Il limite del medico è la consapevolezza di chiedere perdono per tante rilassatezze contrapposte ai perfezionismi divini. Massima martellante del suo operato: “...io sono soltanto un uomo/eccepibile e fragile/pressato da ogni desiderio/...”.
Questo il limite del curatore dei corpi “risoluto ma impotente/di conoscere ciò che voglio/verità che m'appartiene/ma che non è mia/...”.
Cosa accade quando una ricerca appare pubblica e privata autoanalisi? Da qui sorgono verifiche: pioggia sporca (renderà opachi/i nostri cristalli inutili...” e dalle sporcizie della natura si arriva all'equivoco della presenza di padroni del mondo che intossicano l'albero della vita. I despoti “sanno cosa si deve fare/ si insiste sulla terra di tutti ma/in giro non si vede un animale/... E la nostra disaffezione ci porta ad ammettere che non c'è valore al di fuori di ciò che non ci fa comodo...”. (Pretese di piccolo borghesi che intossicano il mondo), “onestamente non ci fu il tempo di controllare la sicerità/del nostro amore”.
Ma le constatazioni di Bettelli divengono spietate quamdo da spettatore ricorre al realismo. Avviene in Fuori/strada, L'amore perso, Mala educazione. E le spietatezze ricordano come” s'è fatto troppo lontano il cielo/. E nell'insieme le riserve non hanno un tono moralista, derivando da rilievi di chi non può ignorare effetti di abbandoni e disamore.
I poeti sottolineano, anche se non incidono a migliorare il mondo e la vita. La scienza propone innovazioni, ma se il contorno è amorfo ogni influsso sarà vano.
Quella di Marcello Bettelli in “Dopo l'estate” sembra la rievocazione di un'avventura umana che sta andando verso declini da ripensare. Gli interrogativi sono tanti, ma l'autore non propone rimedi, mettendo dita su piaghe che riguardano chi si abbandona all'inganno dal sogno, verificando come sui fiori del mandorlo cade sempre la neve, restando almeno l'illusione del sorriso “dei tuoi occhi”.
E la cura fisica determina la convinzione che “che a nulla vale la promessa di scovare la lepre”.
C'è un rimedio spesso sottovalutato, quello della poesia che “che non ha menzogna”, Il rimedio è cercare la chiarezza per mezzo dei versi “...solo, davanti alla pagina bianca/so che avrò tutto quanto mi spetta”.
Tre garanti di tale ricerca: Epicuro Lucrezio Leopardi. Triade del legame tra vita e morte “strette con benigna ragione”.
*
Gemma Forti

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIUSEPPE MANITTA

Giuseppe Manitta : “Gli occhi non possono morire” – ed.Italic – 2018 – pagg. 68 - € 10,00
Azzardare congetture intorno al titolo di questa raccolta consente all’immaginazione di inseguire un fantasma poetico che non lascia spazi irrisolti, tutti vivi nella luce delle pupille . Gli occhi sono eternamente giochi pericolosi che attanagliano visioni e consentono minuziose musicalità, che dai colori alle ombre , dai lampeggi alle figure , avvolgono il pensiero ed un suo personale potere taumaturgico . Qui lo sguardo è introspettivo . Uno specchio nel quale riflettere le visioni che la quotidinianità propone , un ripetersi della memoria che divenuta attiva riaccende figurazioni ed eventi che hanno segnato le circonvoluzioni cerebrali . Il paesaggio si colora di variopinte accensioni , nel riaccendere i volti che inseguono le ombre , i papiri che srotolano parole , le labbra che schiudono sorrisi , i silenzi che battono nel tempo fuggente , i mandorli che aspettano rugiada , le ampolle smarrite sull’altare , la luna che cade dalle gocce di alloro , la pioggia che purifica l’aria o preannuncia il naufragio . “…in quella sfida ai limiti espressivi della parola – scrive Corrado Calabrò nella prefazione - che il poeta si mette alla prova, distinguendosi dal poetante. Giuseppe Manitta non vuole rinunciare a far riapparire, per lui e per noi, quelle immagini che gli si sono stampate nell’anima.”
Ricercato e fantasioso , elegante e sobrio , il poeta suscita visioni tra il dicibile e il non detto , per ricamare versi altamente evocativi nel rispetto del tempo che travalica e corrode.
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 11 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = FRANCESCA LO BUE

Francesca Lo Bue, "Itinerari", Ed. Dante Alighieri, Roma 2017

Nata e formata in Argentina, l’autrice, ricercatrice nell’università italiana, scrive in due lingue parallelamente, spagnolo e italiano. La sua produzione teorica muove da una riflessione sulla poesia di Leopardi e si sviluppa nel periodo compreso tra il 2009 e il 2017.
I suoi libri fondamentali di poesia sono fra gli altri: L’Emozione nella parola (2003), Moiras (2010), Il Libro Errante (2013), Itinerari (2017). Quest’ultimo è costituito da circa 145 poesie. Da un punto di vista semantico dobbiamo, senz’altro tenere presente che la parola e il libro sono due modalità di comunicazione che nella loro diversità e nella loro specificità connotano simbolicamente i messaggi.
In questa chiave di lettura, si compongono le poesie come itinerari di pensiero nei quali il linguaggio, come codice espressivo, assume la caratteristica di un canale comunicativo fondamentale intorno al quale le simbolizzazioni delle immagini poetiche acquistano il loro significato. Da tale punto di vista non va dimenticato il principio per cui il linguaggio e le lingue costituiscono un patrimonio di codici simbolici che arricchiscono le modalità comunicative.
Tra le diverse figure simboliche emergono in vari componimenti poetici di questo volume le maschere che diversamente da quanto accade nelle drammatizzazioni di Pirandello connotano l’apparenza nella sua dinamica volubilità di forme e di significati. Tuttavia, nelle espressioni poetiche privilegiate dall’autrice, possiamo ricordare che i miti antichi rappresentano il patrimonio genetico dei racconti e della poesia nei quali il pensiero si fa visione ed immagine in una tradizione che si innova costantemente nelle culture.
In ogni caso, per comprendere il significato complessivo degli itinerari evocati dalla poesia, dobbiamo riflettere sul tempo che, quale dimensione del ricordo e dell’attesa, fa emergere delle raffigurazioni del tutto particolari. Si pensi ad esempio che il passato ritorna in una particolare forma di ciclicità in cui il tempo e la storia raccontano le vicende umane nei loro significati e nelle loro espressioni interrogative. Così, Francesca Lo Bue, produce una poesia che racconta ed esprime il pensiero attraverso suoni, colori e immagini. Comunque, anche in questa situazione, non possiamo dimenticare che il ricordo nostalgico costituisce un atteggiamento dell’animo umano nel quale la memoria presentifica il passato e dà forma ai sentimenti nelle loro valenze emotive. Così, ne risulta che i poeti sono i sacerdoti pagani dell’arcano.
Da un punto di vista contenutistico, il quadro poetico misterioso ed affascinante costituito dai riferimenti alle immagini mitologiche della classicità greca, trova la sua integrazione in un contesto caratterizzato anche da una semantica dei frammenti di religiosità cristiana.
Da un punto di vista linguistico delle espressioni poetiche, dobbiamo osservare che il metodo espressivo è dato da una particolare forma di ermetismo simbolico. Pertanto, l’autrice nel suo volume esprime due anime e due culture attraverso le quali l’arcano e il mistero trovano dei veicoli comunicativi differenziati e complementari, i quali assumono un valore particolarmente originale nelle composizioni poetiche. La poesia infatti, in queste pagine, viene ad essere in senso leopardiano, una composizione raffinata e meditata che spesso rinuncia all’ingenuità della spontaneità immediata.
Quindi, come già accennato, la poesia include l’arcano come spazio del mistero. Si tratta di un nascondimento che si rivela nelle pieghe di un linguaggio simbolico e ricercato. Possiamo quindi osservare che la poesia nelle due lingue utilizzate si pone al di là di una volontà di tradurre in quanto costituisce il parallelo di due vere e proprie forme di composizione immaginativa, in quanto ci si pone al di là del metodo della traduzione. Ciò comporta una doppia modalità espressiva che arricchisce le pagine del testo poetico in una specie di polifonia semantica. Quindi, la lettura di questo volume, non dà luogo soltanto da una fruizione estetica ma offe l’occasione di sviluppare una via speculativa nella quale il pensiero è senz’altro meditazione.
*
Aurelio Rizzacasa

giovedì 10 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

ALESSIA di RAFFELE PIAZZA-- Ed. Associazione Salotto Culturale- Rosso Venexiano

La raccolta si configura come un piccolo, ma denso poema il cui filo è condotto da Alessia, novella Arianna, che guida il poeta, Raffaele Piazza, ad attraversare il tempo e lo spazio in una sequenza di visioni , in un continuo susseguirsi di scoperte sensoriali ed emotive. Se per lui Alessia rappresenta la figura salvifica per eccellenza al pari delle tante donne della nostra tradizione letteraria ,anche per noi lettori ella diventa importante, nostra compagna, concreta ed immateriale nello stesso tempo, capace di rivelarci scenari sempre nuovi, generantisi quasi gli uni dagli altri, simili al meccanismo di una scatola cinese. Questo è il miracolo della poesia che da ispirazione individuale e soggettiva diventa sentimento ed esperienza di tutti. La caratteristica della scrittura di Raffaele Piazza consiste nel saper coniugare insieme immagini di realtà e trasfigurazioni poetiche. Quest’oscillare tra sfere diverse costituisce il fascino della sua poesia che si ancora da un lato a precisi dati spazio-temporali e dall’altro ti fa accedere a mondi altri, di nitore e di bellezza: un mondo che è il suo, ma che diventa attraverso la lettura anche nostro. Lo strumento fondamentale attraverso cui si instaura questa relazione è il linguaggio, sostenuto da una onirica capacità associativa, di matrice simbolista, generatrice di associazioni inconsuete e affascinanti. Per chi legge non è tanto importante decifrare nel vero significato “questa foresta di simboli”, ma relazionarsi a questo mondo la cui cifra è la leggerezza della parola lirica, trasparente come l’aria ed evocatrice di spazi di bellezza.

Anna Cacciatore

mercoledì 9 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = RITA PACILIO

Rita Pacilio : “L’amore casomai” – Ed.La vita felice – 2018 – pagg. 88 - € 12,00 –
Volume di difficile collocazione , impegnato come appare in una scrittura rapida e scorrevole , fulminante e aggressiva , ricca di sospensioni e vertigini , tale da lasciare in bilico la suggestione del lettore tra la prosa del racconto e la poesia del pensiero.
Qui il racconto non si sviluppa in un susseguirsi di avvenimenti vissuti da personaggi ben disegnati , ma è un susseguirsi di pagine “cifrate”, in descrizioni e avvicendamenti , che suggeriscono immagini e sospensioni da “decifrare” . Questi personaggi si rincorrono e si avvinghiano , si avvicinano in un abbraccio che potrebbe addirittura sembrare virtuale, e si contraggono in sospensioni erotiche tutte da immaginare e veleggiare. Gli spazi si riempiono tra cataste di libri e ninnoli luccicanti , tra cristalli preziosi e pareti ombrose . Ogni pagina ha un suo momento di lacerazione , e la poesia si affaccia prepotente nelle improvvisazioni . Si accarezza un orgasmo mentre si rincorre un’illusione , si stravolge un contatto amoroso mentre si raffredda un caffè nelle conversazioni, si raccolgono briciole cadute dalla bocca mentre alcune parole diventano lingue di fuoco, si aspetta il metrò e si ripete il bacio furtivo . Rita Pacilio offre una scoperta della realtà tutta personale, forse traumatizzante , forse spregiudicata , in uno slancio descrittivo che riesce a cucire psiche e muscoli , memoria e carne , in un dialogo ininterrotto che dona alle sue creature fisicità e sospensioni.
ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 8 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIUSEPPE VETROMILE

Mare nostro quotidiano
Antologia poetica a cura di Giuseppe Vetromile
Note critiche di Melania Panico
Scuderi Editrice – Avellino – 2018 – pag.87 - € 12,50

Il senso di una nuova antologia, come quella che prendiamo in considerazione in questa sede, va ricercato innanzitutto nella selettività dei Curatori della stessa (in questo caso Giuseppe Vetromile, Melania Panico e Rita Pacilio) nello scegliere i quattordici poeti inclusi che, esprimendosi in maniere differenti, raggiungono in modo incontrovertibile esiti estetici alti.
Gli autori antologizzati sono in ordine alfabetico: Lucianna Argentino, Marco Bellini, Luigi Cannillo, Paola Casulli, Stefania Di Lino, Francesco Filia, Federica Giordano, Suzana Glavas, Antonietta Gnerre, Cinzia Marulli, Angela Ragusa, Davide Rondoni, Vanina Zaccaria e Alexandra Zambà.
Il filo rosso che guida l’opera vista nel suo insieme è quello della tematica del mare, in particolare del Mediterraneo, un mare considerato geograficamente ma soprattutto interiorizzato, come afferma nella prefazione densissima e ricca di acribia lo stesso Vetromile.
Il testo è strutturato con la presenza iniziale della suddetta introduzione di Vetromile alla quale seguono le sillogi delle poesie degli autori e delle autrici precedute ognuna dalla nota critica a cura di Melania Panico.
Poi incontriamo le conclusioni di Rita Pacilio, i ringraziamenti dello stesso Vetromile e le note biobibliografiche degli Autori e dei Curatori.
Dunque il nostro “mare” interiore: partiamo da lì per emergere nel mondo, per affrontarlo e per viverlo, sotto tutti gli aspetti; dalla nostra storia, dal nostro tempo, dalla nostra cultura e dal nostro potenziale creativo, per inserirci nel grande e variegato, e variabile mosaico della nostra civiltà e della nostra particolare conoscenza dell’”altro e degli “altri”, così scrive Giuseppe nella sua nota e del resto il Nostro si può considerare, nella sua poliedrica produzione, tra l’altro, un bravissimo curatore di antologie stesse avendone in passato prodotto anche altre.
Nell’introduzione Vetromile si sofferma anche brevemente sulle poetiche di ciascun partecipante.
Il mare come metafora della liquidità del pensiero e della vita attuali, inoltre, come viene a realizzarsi il vissuto attuale nel postmoderno occidentale.
Splendida anche l’immagine in copertina di Laura Bruno intitolata Infinito abisso, un acrilico su tela.
Da Omero con l’Odissea ad Ungaretti con L’allegria dei naufragi e Il porto sepolto, da Melville con Moby Dick fino ad Hemingway con Il vecchio e il mare, il mare stesso ha sempre attirato e ispirato i poeti e i narratori con il suo fascino ora numinoso, ora tendente all’incanto e alla bellezza.
Il mare anche come liquido amniotico, punto di partenza e di arrivo dell’esistere come afferma lo stesso Curatore.
Dunque una pubblicazione originale e piacevole Mare nostro quotidiano nella quale il fruitore può navigare senza ricorrere all’onnipresente internet.
Ha scritto Jung che il mare è come la musica: contiene e suscita tutti i sogni dell’anima e si può aggiungere che la poesia stessa deriva dai sogni, da quelli ad occhi aperti soprattutto.
*
Raffaele Piazza

domenica 6 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = ELEONORA BELLINI

Eleonora Bellini : “Prove d’autunno” – Puntoacapo edizioni – 2018 – pagg. 120 - € 12,00
Il tepore che volteggia tra le macchie di sole ed il verde , tra le nuvole bianche e l’azzurro, tra le onde increspate e le vene , si arricchisce piano piano di una oscillante tristezza , cucita delicatamente tra i versi.
Il sottotitolo avverte : “raccolta composita e stravagante mentre già incombe l’assurdo” quasi a suggerire una chiave di lettura particolare che valga contro i luoghi comuni, che cercano di omologare impazienza e polemica , suggestioni e realtà. Un tentativo di scavo nella quotidianità con un intento pittorico di gradevole fattura tra i momenti del tempo e le immagini colorate. Questa silloge si sviluppa in molteplici figurazioni e scomparti , da brevi e concisi pensieri nelle fragili rose di ottobre a incursioni distratte per camminamenti da scoprire , da rincorse improvvise per inseguire il volo dei gabbiani a incisioni e rammendi tra i fogli dispiegati per lettere mai terminate, dalle inconsuete invasioni di una ruspa agguerrita al saltellante ultimo poemetto dal titolo invitante “dentro l’estate dei giorni”.
Schiettezza e rigore sono a testimonianza di un lavoro poetico portato con salvifico intento di partecipazione.
ANTONIO SPAGNUOLO

RIFLESSIONI SU POESIE DI ANTONIO SPAGNUOLO

Riflessioni sulle poesie di Antonio Spagnuolo

Quali sono le parole più giuste che vorremmo che altri rivolgessero per distoglierci dal dolore esperito?
Non esistono o meglio se anche esistessero parole adeguate non basterebbero per placare la fame e la sete insaziabili di rivelazione di noi stessi a noi stessi!
L’amore investe il tempo della più grande prerogativa della vita: distrarci da noi stessi per aprirci alla rivelazione dell’altro, ammaliati dall’altro dimentichiamo d’essere, dimentichiamo di vivere solo per noi stessi e apriamo il sentire alla pace, all’unione, al completamento che la sola esistenza dell’altro ci dona ed è così grandiosa quest’ esplosione di vita che quando la vita stessa ci toglie questa opportunità restiamo vivi ma come morti, senza più fiato, destinati ad ansimare e ad annegare in noi stessi e nel nostro irrisolto, nel nostro dolore, nella nostra fragile natura per la mancanza di speranza senza speranza o fede, badando di tenere porte e finestre ben chiuse per non rinnovare un dolore già vissuto… poiché non v’è dolore più insopportabile di quello già vissuto!
E allora non resta che rintanarsi e difendersi dal dolore rannicchiandosi nel miraggio del ricordo d’essere stati amati e amanti, nell’inganno d’esser stati vivi anche solo per un attimo, attimo appartenente al passato, nel ricordo d’essere stati vivi perché vivi ci sentivamo amando! Perché vivere è amare: il senso ultimo della vita! Per poi sentirsi addirittura in colpa per essere sopravvissuti all’altro, per essere stati destinati a continuare una vita senza poterla più condividere con l’altro che ci significava e completava!
Noi siamo la nostra percezione del mondo e questa consapevolezza dovrebbe farci riflettere su quale inganno possa essere per noi stessi il nostro pensiero, il nostro percepire il mondo setacciato dalle emozioni: questo il più grande, inclemente e cieco spietato inganno perpetrato ai danni di noi stessi inconsapevolmente!
Essere vivi senza amore, senza più la grazia dell’emozione e del gioire profondo… c’è morte in vita più atroce e tenera?
La poesia non è altro che quest’ operazione di scavo: nero su bianco nel rivelarci noi stessi a noi stessi! E’ un grido d’aiuto, quasi sempre lo è ed è solo per cuori predisposti e preparati all’accoglienza e all’ascolto di sé stessi, per anime avvezze ad avvicinarsi e condividere il sentire proprio e altrui senza paura di accogliere la verità più spietata e dolorosa!
La consapevolezza d’esser destinati alla solitudine, al richiamo della quale nessuno può esimersi è forse in ultimo l’atto di coraggio più difficile ma dovuto col quale possiamo anzi dobbiamo omaggiare la vita!
La memoria resta a farci compagnia e a traghettare l’anima nella dimensione felice dove essere libera linfa d’anima come un feto che vuol tornare nel ventre della bellezza primigenia, amati d’un amore che non conosce morte! Il ricordo appare come culla dove cullare il dolore dell’assenza e da esso trarre il senso ultimo del vivere o meglio del sopravvivere alla mancanza dell’amata!
La poesia interviene con la sua dolcezza lenitiva e curativa a far compagnia in quello che sarebbe altrimenti un abisso senza luce e accade che a tratti nel non detto il lettore senta sulla pelle il tentativo reiterato del poeta di sublimare, trasfigurare il suo dolore con l’amore che ancora resta: l’amore per la parola, fedele a lui in tutti questi anni, alla quale chiede aiuto e luce in tutto quel buio nel quale egli è costretto a vivere!
Il poeta scrive: “Non so trasformare lacrime in versi e versi in lacrime” ma sa far commuovere -aggiungo io- invita il lettore nel suo mondo, lo rende partecipe del suo dolore, dell’assenza cara e dell’angoscia vissuta; è questo un invito a capire in maniera empatica, con tutta la tenerezza e il rispetto possibili quanto la vita sia una cosa seria e quanto essa richieda serietà nel vivere il dolore e la morte, senza averne timore ma mostrando il petto! La consapevolezza che ci regala è impagabile!
Queste le mie piccole e umili riflessioni da lettrice ai due libri di poesie del poeta Antonio Spagnuolo : “ Canzoniere dell’assenza” e “ Ultimo tocco” , il quale con la gentilezza che lo contraddistingue ha voluto onorarmi della sua amicizia e condividere con me la sua opera!
Nella speranza di aver fatto cosa a lui gradita con rinnovata stima!
**
Rosaria Chiariello

venerdì 4 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = SONIA GIOVANNETTI

Sonia Giovannetti : “Dalla parte del tempo” – Ed. Genesi 2018 – pagg. 100 - € 11,00
Il tempo scorre veloce ed inesorabilmente corrode la nostra quotidianità , senza lasciare illusioni sospese e immagini indecise , perché la meraviglia del vissuto parla continuamente di una realtà che incide nel nostro agire e nel nostro sopravvivere .
La fulminea labilità dell’umana esistenza e l’incombere non esorcizzabile della caducità si affacciano tra i ritmi dei una poesia che cerca di superare il dicibile in un’atmosfera elegantemente ricamata , per smuovere la penombra e riflettersi nella luminosità dell’apparire.
Qui le figure retoriche si specchiano nelle pagine elegantemente proposte in una dignitosa scelta di versi , tutti tesi a raccontare un parlare di luci , di luminosità , di giochi onirici, di memorie , di dolcezze e sconquassi , di scommesse epocali , di referti storici o immaginari , tali da rendere efficace rapsodia una lettura piana e modulata.
“Ti prego, porgimi un bagliore , un volto,/ una mano, qualcosa che m’arrivi in seno/ e accenda una fontana di luce,/ che mi scuota e gridi questo mio nome / al vento, per dirmi che sono ancora viva.”
Anche gli aventi sono ancorati ai luoghi ed al tempo , come un immaginario viaggio , scorgendo dal finestrino del treno i binari che , paralleli , scorrono verso l’ignoto, in un rapporto elegiaco che in brevi tratti diventa pittorico descrittivo, in tocchi essenziali a volte brevi e rapidi , a volte profondi ed acuminati.
Stile ininterrotto che risalta nelle sue chiavi serrate e culturalmente incise.
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia in salita"

Alessia sale la vita in limine
con il tempo rosa vestita
e nell’albereto di pini entra
detersa l’anima dalla favola
infinita dell’amore a giocare
nel letto con Giovanni. Vede
Alessia Mirta nella nuvola
del candore sublime e si
appoggia ad attimi di aurora
e poi d’alba chiarità mattinale
ad avvolgere ragazza Alessia
nella mistica di natura
atmosfera e poi viene la luna
e la luce di platino e squilla
il telefonino.
*

"Alessia e la lanterna magica"

Nell’interanimarsi con le tinte
luminose (il rosso e il blu a
entrarle nell’anima), attimi
belli per Alessia nel ritagliarsi
qualcosa che non sia di vita
parvenza. Lanterna magica
per Alessia a irradiare filamenti
luminosi dove era già stata
(la camera dell’amore calcinata).
Si sparge tra le quattro mura
dei gelsomini il bianco dell’odore
e transitano i pensieri
per la mente di ad ogni passo
redenzioni ad angolo con il mondo
nell’intessersi la vita
ai passi del flamenco
da Mirta insegnati.
*

"Alessia e il mare di maggio"

Acque fresche del Mediterraneo
di Napoli solcate da Alessia
nel nuoto a stile libero. Via
Caracciolo nell’anima e si è
tuffata da una parvenza che
è reale di scogliera senza
confondere la vita con la recita.
Alessia in costume rosa confetto
pari a ninfa postmoderna sfida
l’acquoreo elemento e nel
fluire del mare sul suo corpo
a Castel dell’Ovo giunge
e si ricompone nell’anima
di 18 grammi di sedicenne
in sette tinte dell’esistere
l’arcobaleno visto ieri
a Capri dove ha fatto l’amore
con Giovanni. Poi pensa
a Mirta Alessia, l’amica
che in sogno le è apparsa.
*

"Lacrime per Mirta"

Sei cenere e soprattutto
anima sottesa al tuo suicidio.
Dante ti metterebbe nell’inferno
ma il Medio Evo è bello
per le cattedrali gotiche.
Te ne sei volata giù e sei
morta ma l’anima tua vergine
l’ha presa Dio e sei in Paradiso
con il tuo ex suicida anche
lui. Non ci sono parole.
Mangerei con te di nuovo
al nostro ristorante dei vivi
(ricordi ti piaceva la cucina
cinese), Non ci siamo baciati
e le nostre anime fanno
ancora insieme l’amore,
Mirta ora felice nell’infinito.
*

"Inizio maggio di Alessia"

Culmina l’aurora nell’alba
del quattro maggio per ragazza
Alessia, la durata prima della
felicità raggiunta a gradi
e il filo della vita tiene
e l’amore e di commessa
il lavoro vanno bene nella
liquidita di una vita e del
canto dei volatili da rinominare
nel loro incielarsi nell’azzurro
intenso come di Alessia l’anima.
Mese mariano e Alessia
attende trepida in una preghiera
che dia il senso ad una
prosecuzione della gioia
ora che Mirta esiste più di
prima nel primevo tempo
senza tempo.
*
Raffaele Piazza

giovedì 3 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARCO SAYA

Marco Saya – Murales--Edizioni L’Arca Felice – Salerno – 2018 – pag. 39---con all’interno Un viaggio a Parigi diario visivo e fuori testo la litografia Angelo guerriero, lavori entrambi di Marco Vecchio.
Marco Saya è nato a Buenos Aires il 3 aprile 1953. Dal ’63 risiede a Milano. Musicista jazz e scrittore. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Bambole di cera (2000), Raccontarsi (2002), 4-poets (2003), Noi, atomi alla ricerca di un nucleo (2005) e Situazione temporanea (2009). È presente in diverse antologie e ha riportato significativi risultati in vari concorsi di poesia.
Murales è una plaquette illustrata da immagini in bianco e nero, che risulta, per questo, alla fruizione del lettore, come un connubio tra poesia e arti figurative e, per questa ragione, potrebbe essere considerata un ipertesto pur nella sua brevità.
Il libro è il trentesimo della collana di arte - poesia “Coincidenze” diretta da Mario Fresa.
L’opera viene proposta da 1 a 199 esemplari agli amatori ed è strutturata in due sezioni Divagazioni e Murales.
Divagazioni è costituita da venti componimenti, mentre la scansione eponima contiene una sola poesia divisa in vari segmenti.
Tutte le parti della raccolta sono senza titolo, procedono in lunga ed ininterrotta sequenza e iniziano con la lettera minuscola elemento che farebbe credere nell’intenzione dell’autore di creare un’arcana provenienza a partire dall’incipit di ogni brano.
In realtà l’opera in toto potrebbe essere considerata come l’assemblaggio di diversi frammenti disposti spesso senza un filo conduttore coerente.
C’è una vena epigrammatica in tutte le poesie dell’opera, che hanno pure un aspetto assertivo nella loro parvenza aforismatica.
Una ricerca voluta e consapevole del nonsense pare essere la prima impressione che si prova leggendo queste forme concentrate nelle quali i versi, procedendo per accumulo, producono visioni che sfiorano l’anarchico e l’alogico con la loro forte carica icastica di sospensione e mistero.
I componimenti si sdipanano scattanti e leggeri e per la loro forte tensione espressiva ogni singola poesia, come dal titolo, potrebbe essere considerata come il contenuto delle parole scritte in un murales che è in realtà un dipinto su una parete o un soffitto in muratura.
È dunque palese la sovrapposizione e l’intersecazione dei piani espressivi come sopra si affermava.
Una poetica tout-court antilirica e anti elegiaca è quella espressa da Saya in questo libretto le cui immagini interne unite ai testi creano una forte aurea di magia.
Da notare che la parte eponima composta da tredici frammenti possiede nel suo svolgersi una sua vaga logica coerenza, una consequenzialità.
Nella suddetta all’inizio, in quella che potrebbe considerarsi una prima strofa, vengono dette quattro mura imbrattate/ nel proseguo della via. / maledetta congiunzione/ del diritto con il rovescio/ si attarda o si approssima//.
Basta leggere questi sintagmi per renderci conto della forza provocatoria del poiein di Marco Saya che trova una sintonia anche con la policroma e brillante litografia di Marco Vecchio che correda il volumetto che rappresenta sì un angelo, ma un angelo guerriero.
*
Raffaele Piazza

mercoledì 2 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARISA PAPA RUGGIERO

Marisa Papa Ruggiero : “Se questo è il gioco” – Eureka edizioni -2018 – pagg. 36 – s.i.p.
Quattordicesimo volume della prestigiosa collana “Centodautore”, curata da Rossana Bucci e Oronzo Liuzzi , distribuita in cento esemplari numerati, con intervento manuale in copertina e firmati .
Il dialogo che la poetessa riesce a ricamare in queste sue poesie , tutte incise nella scrittura rapida e concisa del verso breve e martellante , è un continuo saltellare di metafore e pensieri , incisi nella illusione del gioco , che la quotidianità offre alle nostre meningi .
Un gioco , la vita , il pensiero , le immagini , le memorie , i silenzi , i sogni ?
Le parole diventano catene nel sussurro appena accennato degli spazi colorati e imprigionati nel tremore delle dita.
Ciò che riusciamo ad intravedere nelle pulsioni del nostro immaginario qui si realizza negli scomparti delle pagine , fra le indecifrate presenze e la realizzazione del non senso, tradotto nella fluttuazione indescrivibile della realtà.
Il lessico ha la sintesi più armoniosa , tavolozza di simboli che si sprigionano attraverso il gesto e la semplice linearità.
ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = VELIO CARRATONI

Madori di corpi -- Velio Carratoni : "Passive perlustrazioni" - Ed. Fermenti - 2018 -

Colpisce d’immediato il taglio della prosa di racconto. Nelle "Passive perlustrazioni" (Fermenti, Roma 2018) di Velio Carratoni la durezza, la superficie butterata del linguaggio, con punte talora acute, è una costante. Nessun trucco coprente, nessuna correzione abbellente è dato ravvisare; infrazioni alla composta acconciatura dello stile si incontrano, invece, con alta frequenza. Qualora fosse necessario far menzione di possibili precedenti, e di filoni letterari ai quali sia pensabile un aggancio intertestuale, farei il nome del Moravia dei pezzi brevi, e ruvidamente “morali”, della sua primissima stagione (il miglior Moravia, a mio giudizio); e circoscriverei, contemporaneamente, un’area ideologico-culturale sulla quale insistono suggestioni espressionistiche e atmosfere riverberate dall’esistenzialismo.
D’altra parte tutto è qui nel segno di un chiudersi stretto e di un raggricciarsi fino ad una immedicabile costipazione. Spiragli che lascino intravvedere vie di fuga sono tutt’affatto inesistenti. Gli esterni, nelle figurazioni narrative, sono intasati da personaggi dalla consistenza quasi di macchine semoventi, che paiono seguire tracciati eterodiretti e rispondono ad impulsi come automatici; traiettorie alienanti attendono i gesti e i movimenti delle sagome antropomorfe appaltate nei racconti e le attirano in uno scenario obbligato a forte, congestionata, sperdente urbanizzazione; i percorsi che si registrano sulla mappa del testo, al dunque, sono strade sbarrate e non portano da nessuna parte, sempre uguali.
Gli esterni, insomma, è come se fossero fatti ripiegare, trasferire negli interni, saturandone i volumi: nella consapevolezza di una standardizzazione e di una omologazione globalizzate, che hanno occupato qualunque spazio vitale, Passive perlustrazioni si dà ad una scrittura tutta di interni. E tutta di atmosfere asfittiche, di aria che manca.
Non v’è dubbio che questo sia, storicamente, l’habitat che l’espressionismo ha avuto in cura, come tanta pittura e tanto cinema ci hanno mostrato; non v’è dubbio, al tempo stesso, che nel chiuso degli interni il corpo a corpo dei personaggi con gli altri che si fanno loro accosti, e i conti di ciascuno di essi con se stesso, siano esposti a verifiche esistenzialistiche della tenuta e del senso dei rapporti, a ripetute autoanalisi non sostenute da certezze. In questa chiave i racconti scelgono pressoché tutti inquadrature di primo piano sui soggetti in scena e tengono ferma la macchina da ripresa ricusando ogni piano-sequenza, ogni campo lungo.
Nel fermo delle immagini, che corrisponde alla stasi irremovibile, al fermo raggrumato di una generale condizione comune, neppure v’è dubbio che le figure umane subiscano esse medesime un blocco e appaiano appena reduci da un processo di spossessamento, di svuotamento, di riduzione all’inanimato (all’inautentico). Il titolo del libro è un segnale assai chiaro: gli sguardi, le esplorazioni nei loro dintorni sono inattive, non producono alcunché: le parti in copione sono quelle degli inetti all’ennesima potenza. Ogni azione è interdetta o abortisce: non vi sono attanti né logiche attanziali nei segmenti narrativi del testo; e il racconto è come se, per scelta autoriale deliberata, rimanesse avvitato su se stesso. Fermo, appunto, in passive perlustrazioni.
Per certo, in un contesto siffatto, e in un siffatto sistema di connessioni, ogni identità è smarrita. I personaggi sono stati derubati della loro identità e se ne mostrano irreversibilmente privi. Di racconto in racconto il non sapere chi siano, e come siano in relazione, li stringe in costipazione: hanno nomi che talora si ripetono, indizi di un reale anonimato, in situazioni che a volte sembrano reiterarsi sempre uguali. Quale sia il loro genere, quali le inclinazioni affettive e sessuali, quale sia il rapporto di coppia in cui sia più facile ritrovarsi e riconoscersi, cosa vogliano da sé e dagli altri resta comunque oscuro, indeterminato. Nessuno è in grado di appurarlo facendo chiarezza nella sua esistenza; tutti si presentano esitanti e incompleti; tutti sono incapaci di individuare il proprio volto e finanche di scegliere la propria maschera. Una prova del nove aggiunta è che non reggono linee di ascendenza, o filiazioni: accade in alcuni casi che il padre sia dichiarato assente, in una società che è tutta senza padri, interrottasi ogni trasmissione di esperienze o di mondi con i quali confrontarsi.
Con un rigore assoluto, e crudele, Velio Carratoni ricusa il racconto come compiuta, risolta storia di formazione (essa, al contrario, non è fatta neppure cominciare); e con ribattuta tenacia, in asprezza, porta in scena una diffusa, contagiosa, ormai endemica perdita di identità. Una sindrome dei nostri sciagurati anni.
I soggetti ameboidi chiamati alla ribalta in Passive perlustrazioni puntano sul corpo e sulle sue proiezioni sessuali la localizzazione di un possibile ubi consistant. E in effetti la corporalità senza sublimazioni o rimozioni, ripresa da vicino nelle sue manifestazioni, funzionali al principio del piacere, condensa e trattiene un tema dominante, reiterato in leitmotiv. Epperò l’eros non c’è verso che si sottragga alla stretta di thanatos e che rinunci a segnare, rimarcandola, una condizione di crisi irreversibile.
Non solo il sesso si configura, in questi racconti, ancora sotto l’egida dell’inautentico, come strada con divieto d’accesso ad una formazione da compiere, ad una identità da conseguire; e non solo i suoi atti si riproducono infine automatici, incoativi. Lo stesso corpo, che ha ricevuto incarico di supplenza, e mandato esplorativo di perlustrazione dell’altro da sé, termina rotto, frammentato, dissolto. Frammentato in una realtà frammentata: la prassi ospedaliera a cui è esposto lo disseziona in particole e gli atti relazionali che lo impegnano prendono a liquefarlo in madori, che è parola la più ricorrente, e indicativa di una diatesi di forte valore semantico, in Passive perlustrazioni.
Una silloge di racconti tra editi e inediti, scritti nell’ultimo decennio, in linea perfetta con il rigore e la consapevole coerenza con cui Velio Carratoni conduce il suo ragguardevole percorso di ricerca letteraria dentro il groviglio e le panie del nostro tempo, fuori dagli schemi di letteratura correnti che distillano melassa: questa la testimonianza viva, e polemicamente attiva, di Passive perlustrazioni.
--- Marcello Carlino




martedì 1 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO

Antonio Spagnuolo – Come un solfeggio---Kairòs Edizioni – Napoli – 2014 – pag. 49

Antonio Spagnuolo, autore del libro di poesia che prendiamo in considerazione in questa sede, è nato nel 1931 a Napoli, dove vive. Poeta e saggista, è specialista in chirurgia vascolare presso l’Università Federico II di Napoli. Redattore negli anni 1957 – 1959 della rivista “Realtà”, diretta da Lionello Fiumi e Aldo Capasso, ha fondato e diretto negli anni 1959 – 1961 il mensile di lettere e arti “Prospettive letterarie”. Condirettore della rivista “Iride”, fondatore e condirettore della rassegna “Prospettive culturali”, ha fatto parte della redazione del periodico “Oltranza” Ha pubblicato numerosissime raccolte di poesia, per le quali ha riportato molti prestigiosi premi, e varie opere in prosa. Ha curato diverse antologie ed è presente in numerose mostre di poesia visiva nazionali e internazionali. Collabora a periodici e riviste di varia cultura. Attualmente dirige la collana “le parole della Sybilla” per Kairòs editore e la rassegna “poetrydream” in internet. Tradotto in francese, inglese, greco moderno, iugoslavo, spagnolo. Della sua poesia hanno scritto numerosi autori tra i quali A. Asor Rosa nel suo “Dizionario della letteratura italiana del novecento” e nella “Letteratura italiana” (Einaudi).
“Come un solfeggio” è una plaquette non scandita, costituita da trentasei testi, tutti forniti di titolo, raccolta che per la sua unitarietà stilistica e contenutistica, potrebbe essere considerata un poemetto.
Il testo è preceduto da un’introduzione dello stesso Spagnuolo ed è dedicato alla memoria dell’amatissima Elena, la compagna di vita dell’Autore recentemente scomparsa.
Nel suddetto scritto il Nostro afferma che l’assenza con il suo vortice negativo imprime indelebili incisioni nel subconscio, tali da annullare ogni “res estensa”, in un naturale sottofondo d’angoscia, che riporta i termini del logorio e del pronunciamento.
Bisogna sottolineare che Spagnuolo ha incentrato tutte le raccolte poetiche della sua ultima produzione sul tema dell’assenza di Elena che, tramite il mezzo della parola poetica, ridiviene una presenza e non è esclusa nella concezione del poeta napoletano l’idea della trascendenza per avvalorarne un possibile ritorno.
Interessante il titolo della raccolta che si rifà ad un termine musicale, il solfeggio, appunto.
Se, cosa incontrovertibile, le arti sono tra loro sorelle, il libro nel suo andamento, da componimento a componimento, sottende un ritmo serrato che produce una forte ed efficace melodiosità attraverso i sintagmi che creano immagini efficaci ed avvertite, raffinate e ben cesellate, sempre leggere e icastiche.
Molto bella e quasi programmatica la composizione iniziale intitolata Misteriosa la notte, notte che nella visione del poeta esce dal tempo lineare degli orologi.
Nella notte stessa si aprono improvvisi gorghi per ascoltare una poesia che trabocca, mentre la fiamma è un guizzo di ricordi incomposti dove nascondere l’unica promessa della gioventù spinta al passato.
Quindi il tema del tempo stesso diviene centrale nella poetica di Antonio che si apre alla magia dell’attimo, del non – tempo stesso, che può essere raggiunta solo dalla poesia e dalle altre arti.
Qui il poiein del Nostro si apre talvolta a forme neo liriche veramente efficaci come in “Meraviglioso amore” nella quale dominano atmosfere elegiache che sfiorano la linearità dell’incanto in paesaggi lunari e nel ricordo rivissuto in modo classicheggiante della bellezza di Elena.
Si ha così conferma della svolta nel lavoro di Spagnuolo nella sua recente produzione di un passaggio da forme oscure tendenti all’anarchico e all’alogico, ad una scrittura distesa, chiara e luminosa.
Consapevole riattualizzazione senza nostalgia ed autocompiacimenti a conferma del fatto che la vita va “contro ogni spazio, contro tenerezze/ come il pensiero della solitudine.”

Raffaele Piazza


SEGNALAZIONE VOLUMI = GIUSEPPE VETROMILE

AA. VV. “Mare nostro quotidiano” – antologia poetica a cura di Giuseppe Vetromile – Scuderi Editore – 2018 – pagg. 88 - € 12,50
Con una prefazione veramente degna di essere letta quasi come una prosa poetica Giuseppe Vetromile raccoglie 14 poeti nel segno del mare , inteso non soltanto come meravigliosa materia della natura , ma principalmente come un substrato, inafferrabile e plasmabile allo stesso tempo, di una nostra umana partecipazione al soffrire nelle esperienze della quotidianità .
Rigorosamente in ordine alfabetico Lucianna Argentino , Marco Bellini , Luigi Cannillo, Paola Casulli , Stefania Di Lino , Francesco Filia , Federica Giordano , Suzana Glavas , Antonietta Gnerre , Cinzia Marulli , Angela Ragusa , Davide Rondoni , Vanina Zaccaria, Alexandra Zambà si cimentano in un itinerario poetico ricco di sorprese culturali e di sospensioni musicali , immersi in quel liquido amniotico, che resta il nostro primo navigare, per sorgere nel nucleo di una identità umana che albeggia nella memoria e nelle illusioni .
“:::Esiste anche un mare più profondo e ancora più vasto del nostro Mediterraneo, e del mare in genere: è i nostro mondo interiore – scrive Vetromile nella prefazione – la nostra persona , che nasce nell’elemento liquido e poi anela all’etereo, mira oltre ni confini del cielo, attraversando tutte le fasi che dalla cellula madre conduce alla consapevolezza piena e al desiderio onesto e irrefrenabile di conoscere sempre di più…”
La poesia qui si spoglia dai suoi desideri , indeclinabili del consumismo e della vacuità, e nella crisi assume il valore dell’illusione , del presente che si scioglie come coagulo sociale di ogni gesto estetico , per assumere il valore del nuovo e dello scenario mimetico delle presenze. Così il mare assume le fattezze dell’ambiguità e nella sua immensità crea l’incontro con la psiche. Promessa delle attese è distante e vicino per avvolgerci nel respiro del mistero , o per confonderci negli abbandoni della natura. Ancora nelle profondità la memoria rielabora il valore della scoperta e nei ricordi intesse costellazioni inesplorate .
ANTONIO SPAGNUOLO