domenica 18 febbraio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIANFRANCO JACOBELLIS

Gianfranco Jacobellis : “A lezione di sogno” – Edizioni del Leone – 2018 – pagg. 192 - € 12,00 –
“Sulla nostra /incerta presenza/ qualcosa caduto/ dal piombo del cielo / disorienta l’attesa/ nasconde l’amore / si frange come l’onda/ che perde la riva/ resta soltanto/ un ripostiglio di luce/ e l’ultimo suono/ uscito dalla soglia:/ la vita bipartita/ ha perso l’ancora / e cerca la chiave/ per fermare il tempo.” – Nel sogno le figure , i colori , i tratteggi , le illusioni , gli inganni prendono corpo palpabile e rincorribile , quasi una stoffa predisposta alla piega , per farsi leggera o pesante a seconda della effimera velatura dell’irreale . Anche il tempo non ha momenti di sospensioni , tra le improvvise assenze che annebbiano il quotidiano o le ombre confuse che si affacciano minacciose . L’onirico impone la sua magia tra gli intervalli che aprono squarci materiali , pronti a decifrare le incertezze del silenzio o le cesellature del visibile. La lezione di Freud ci insegna a leggere per decifrare tutto quanto di criptico si nasconde tra le fulminazioni del sogno; e la poesia del nostro offre numerose occasioni di svelamenti , sfuggenti sino al loro estremo esaurimento, per riversare memorie e simboli , come a rincorrere una clessidra quasi del tutto svuotata. Continuiamo a sognare ma “La dialettica dei contrari/ è la connessione dei tempi / così se la luce/ declina nell’ombra / come la vita nella morte / sono soltanto / assenze transitorie.”
Lingua e stile sono elementi essenziali in questo viaggio, che potrebbe apparire anche come indagine , vera e propria escursione nella parabola che mescola conoscenza e immaginazione , ascolto e solitudine , segreti e rimembranze .
ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = SANDRO BUORO

Sandro Buoro – Ritrovarsi in una selva oscura
Ventisette poesie di sentimento e risentimento
puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2017 – pag. 47 - € 8,00

Sandro Buoro (Grosseto 1947), autore di articoli di storia e di ricerche pedagogiche, è stato giornalista, insegnante e dirigente scolastico. Ha pubblicato le raccolte di poesia: Che il viaggio finisca qui? (1985); Il viaggio infinito – Canti di Ulisse (1996); Versi compatti (2000); Paesaggi e oltre (2010). In prosa ha pubblicato i fortunati racconti Storie dell’antiquario (2009).
Ritrovarsi in una selva oscura, il libro del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, non è scandito e presenta una postfazione di Emanuele Spano intitolata La selva oscura della memoria.
I componimenti sono numerati e tutti senza titolo e, anche per questo, l’opera, che ha una forte unitarietà stilistica e contenutistica, potrebbe essere considerata un poemetto.
Da notare che il testo è sottotitolato "Ventisette poesie di sentimento e risentimento", elemento che ci fa intendere le chiare intenzioni dell’autore del voler trattare tout-court il campo dell’affettività, dell’amore e del disamore.
Le composizioni sono quasi sempre di notevole estensione e sono sempre suddivise in strofe; inoltre tutte presentano le date di quando sono state composte, in uno spazio di tempo che va dal 2009 al 2014.
È detto il tema del pensiero della morte che si collega a quello del tempo che passa inesorabilmente e alla fine restano proprio i sentimenti e i risentimenti che hanno accompagnato e costellato la vita dell’io – poetante.
Per esempio, relativamente a quanto suddetto, nella poesia diciottesima, il poeta immagina la sua morte e soprattutto si chiede in che modo continuerà a vivere nelle memorie di quanti gli sono stati vicini durante l’esistenza e che lo ricorderanno, soprattutto i figli.
Ma nonostante la tematica dolorosa Buoro non si piange mai addosso, invece, proprio tramite la parola poetica detta con urgenza, ritrova il filo e il senso vero della vita che, se pure inserita nella temporalità, merita di essere vissuta.
Si può evidenziare qualcosa di neobarocco, nell’accezione positiva del termine, nella versificazione di Sandro per i versi che tramite le strofe, fluiscono in lunga ed ininterrotta sequenza e, inoltre, si deve sottolineare l’ottima tenuta dei versi lunghi, che sono molto numerosi e frequenti.
Tema saliente è quello di una natura rarefatta e anche idilliaca che emerge nelle poesie, a volte vagamente liriche, con accensioni e spegnimenti.
A questo proposito emblematici i versi dell’incipit della poesia diciannovesima: “Cadono le prime foglie di betulla tremula/ nel concluso giardino che le mie cure/ e forse il destino mi riservano in pegno…/- “
Qui il poeta intende per giardino quello che i poeti romantici tedeschi chiamavano giardino segreto e cioè la sfera interiore e inaccessibile dell’animo umano, alla quale solo solipsisticamente si può accedere e che è bene non rivelare a nessuno.
Quelle foglie di betulla che con indifferenza cadono nel giardino riservato al poeta divengono simbolicamente dei messaggi che giungono a Buoro dall’esterno nella nostra epoca del pensiero liquido che ci vede sommersi da notizie di tutti i generi che provengono dai mass-media.
Così, con una poetica complessa il poeta sottende proprio il fermo desiderio di uscire dalla selva oscura di dantesca memoria, che non riguarda solo lui, ma noi tutti.
*
Raffaele Piazza

sabato 17 febbraio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIO FRESA

Mario Fresa : “Svenimenti a distanza” – Ed. il melangolo – 2017 – pagg. 144 - € 12,00-
Il volume si apre con un capitolo ben preciso , sia per la scrittura in prosa sia per il titolo “convalescenza” , che potrebbe lasciar sospesi gli incipit di qualunque racconto per muoversi coraggiosamente sul piano dell’imprevisto e del sussurro . Così la figura che si staglia, seminascosta nel gusto della sorpresa, sembra occhieggiare tra le gemme di pareti inconsistenti ed il fogliame vigoroso della brughiera , tra le improvvise siluette tratteggiate e le foto accantonate nel cassetto. Questi ventisei paragrafi non sono un racconto , bensì coloratissimi interventi del pensiero vagante, che ha il sapore delle scelte impegnate per la esplorazione improvvisa delle inquietudini e delle timidezze d’amore, o le stranezze insolite d’una visione televisiva materializzata in vocaboli che imitano movimenti e difetti. Come sveniva Lucia ? In una specie di vertigine , in un vortice di fuoco che tenta di allontanare la tristezza. Il diverbio ha scatti e note che esprimono con eleganza la premura del confronto , fra due personaggi reali (?) o fra evanescenze metaforiche (?).
Il registro delle poesie che seguono, annodate nei capitoli “Alta stagione” , “Nodo parlato” , “Medusa della specie”, “Galateo per un abisso” , “Morphing”, “L’oggetto del desiderio”, “Falsa testimonianza” , “La mala fiaba” , spazia come in una perenne musicale conversazione , tra apparizioni e memorie , illusioni e desideri , incontri e incursioni , sussurri e amore.
In alcune composizioni Mario Fresa sembra voler giocare con il dettato ripercorrendo momenti della fanciullezza , tra immaginari giochi di infante e preposizioni roventi di energia, tra quadretti riproposti dalla scuola e angoscianti sospensioni ospedaliere , fra scene colorate del quotidiano familiare e frastornati rigurgiti di spensieratezza , così che la pagina sempre è ridondante , carica di quella cultura che la distingue per intensità e segno .
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


"Alessia promossa"

Trepida per d’Italiano 2
l’esame ha indossato
la minigonna rosa fuxia
Alessia mattinovestita per la vita.
Nel sottendersi all’asettico
spessore dell’aria per l’esame
il professore le chiede
di dire Laura del Canzoniere
di Petrarca. Risponde Alessia
fluviale. Poi di Dante La vita
nova e Alessia ragazza
nel pensare all’amato risponde.
Poi parla di Paolo e Francesca
del quinto canto della Commedia.
Trenta e lode e la vita è
una commedia, pensa Alessia.
*

"Alessia compra il rimmel"

Per via Chiaia nel passare Alessia
rosavestita per la vita nell’acquata
a bagnarla campita nell’esatto
grigio tinta neutra del cielo di
febbraio che dà stelle di fortuna
ad Alessia ragazza dell’ariete,
sottesa alle vetrine e in una vede
un rimmel che non aveva mai
provato per le ciglia dello sguardo
su Giovanni. Vuole ciglia
più lunghe Alessia per piacergli
e lo compra e paga €18.
Poi esce nel fluviale andare
della gente e il freddo la rigenera.
A casa allo specchio con gesto
esperto di sedicenne tinge lo
sguardo e si guarda più bella.
Squilla il telefonino: è lui!!
è lui!!! è lu!!!

Raffaele Piazza

INTERVENTO CRITICO PER ELENA SCHWARZ

ELENA SCHWARZ
Non è un caso che un volume di Elena Schwarz - EDITO DA FERMENTI - esca proprio nel 2018: si vuole infatti ricordare questa poetessa russa
nel settantesimo anno dalla sua nascita (1948-2018).
Il nome di Elena Schwarz è ben noto agli slavisti italiani,ma è giusto che varchi i confini del mondo accademico. Questo
lavoro si rivolge appunto ai lettori italiani, che amano la poesia,perché possano avere sempre più occasioni di leggere i testi di
una poetessa forte e vivace.
Ho cominciato a tradurre Elena Schwarz nel 2003, mentre lavoravo alla raccolta "La nuova poesia russa" (Milano), una
delle prime antologie di poeti russi contemporanei, uscite in Italia. Ho curato alcuni volumi di Elena Schwarz: San
Pietroburgo e l'oscurità soave (Venezia 2005), Gli omuncoli e altre storie (Sesto San Giovanni 2011, prosa), Così vivevano i
poeti (Pesaro 2013), Le opere di Arno Zart (Pesaro 2014).
L'intenzione è proseguire il mio lavoro di traduzione per presentare appieno questa poetessa, la cui carriera letteraria si è
protratta per quasi cinque decenni.
In un testo autobiografico Elena Schwarz si è definita “figlia dell'amore”: i genitori ebbero una
relazione breve e impetuosa. Il padre, Andrej Džedžula, professore universitario a Kiev, è sempre
stato lontano; la futura poetessa ha vissuto con la madre, Dina Schwarz, direttrice letteraria del
Grande Teatro Drammatico di Leningrado: è quindi cresciuta nell’ambiente teatrale. Ha seguito la
madre nelle varie tournée nell'URSS.
Ha studiato alla Facoltà di Lettere dell'Ateneo leningradese, ma ha interrotto dopo pochi mesi.
Nel 1971 si è laureata presso l’Istituto di Teatro, Musica e Cinematografia. Conoscendo le lingue
europee, ha tradotto opere letterarie per gli editori sovietici e poi russi.
Negli anni Settanta ha frequentato gli ambienti letterari clandestini, dove i suoi versi circolavano
in versione ciclostilata. I poeti underground si esibivano in letture fondamentalmente domestiche.
Era la “seconda cultura” leningradese con la sua intensa vita intellettuale a metà con le follie
provocate dai fumi dell'alcol. Tra i poeti dell'underground a lei più vicini: Viktor Krivulin, Sergej
Stratanovskij, Jurij Kublanovskij, Dmitrij Bobyšev, Michail Schwarzman.
Con l'avvento della perestrojka gorbačëviana ha potuto pubblicare anche in patria: sulle
principali riviste letterarie e in edizioni a sé stanti. La raccolta più completa, uscita in Russia, è
Sočinenija [Opere] (2002-13, in 5 volumi).
In un testo autobiografico la poetessa ha scritto: “Tra tutte le persone, più di tutti mi
entusiasmano: Mosè, Giobbe, Francesco d’Assisi. Colui che preferì celarsi dietro lo pseudonimo di
Shakespeare, la Cvetaeva, Alessandro il Macedone, K. G. Jung e Andrej Belyj. E Pitagora. E prima
anche – Chlebnikov e Mejerchol’d, Van Gogh. E ancora prima – Savonarola”.
La poetessa ha scritto di avere il sangue “giudaico, slavo, tartaro e zigano” (“Rozze correnti di
sangue barbaro:/Nel mio corpo...”) Appartiene alla tradizione cristiana, che rielabora in maniera
barocca. È una produzione poetica colma di misticismo, al di fuori di schemi e abitudini. Sono testi
che evitano oscenità, come pure i temi di attualità e di politica.
Elena Schwarz si è occupata a lungo di alchimia. Alla base de Le opere di Arno Zart c'è proprio
l’alchimia, in particolare quella del taoismo. La poetessa subordina questa disciplina a un processo
unico: la creazione del poeta. Come il metallo non nobile si tramuta in oro, così a livello umano il
verme diviene creatore, il corpo diviene spirito, la morte vita. Ella ha scritto: “L’alchimia nella
poesia non è solo un Opus magnum, non solo la creazione della pietra filosofale, non solo la
trasfigurazione dell’anima mediante la materia linguistica. È il principale compito spirituale, ma ci

1 Elena Schwarz, Nel cristallo della stella Mizar, a cura di P. Galvagni, 2018, Fermenti Editrice.
sono molti segreti tecnici che si conoscono con gli anni, per i quali le dita diventano gialle per gli
acidi che disgregano i significati e le radici delle parole. L’essenza di un poeta si può comprendere
attraverso la materia dei suoni che rimangono dopo l’evaporazione di tutto il superfluo”.
Elena Schwarz è certamente uno degli autori più celebri dell’underground leningradese e quindi
della scena letteraria russa. I numerosi estimatori hanno creato una sorta di mitologia, inserendo la
poetessa in una nuova “torre d’avorio”. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti letterari, tra cui il
prestigioso premio Andrej Belyj (uno dei più autorevoli e longevi riconoscimenti letterari in Russia,
istituito nel 1978 e tuttora esistente), “Severnaja Pal’mira” (1999) “Triumf” (2003), “Znamja”
(2006).
La sua fama crescente l'ha resa celebre anche all'estero: è stata invitata a numerosi festival di
poesia in Europa e in America. Le sue poesie sono state tradotte in 17 lingue, tra cui il giapponese e
l’ebraico. Tra i volumi pubblicati in Europa: Paradise: selected poems (Newcastle upon Tyne 1993),
Das Blumentier, Gedichte (Düsseldorf 1999), La vierge chevauchant Venise et moi sur son épaule:
poèmes (Évian, Alidades 2003).
Elena Schwarz aveva un carattere particolare, iroso e battagliero. “Io sono una persona
complessa. Il subcosciente in me è come in una persona della società tribale, la coscienza –
medievale, e l’occhio – barocco.” Negli ultimi anni era vulnerabile, goffa. Era comunque una
persona immersa nel lavoro interiore mai interrotto. Come traduttore mi sono incontrato spesso con
lei, durante i miei soggiorni pietroburghesi. Abitava nel centro di San Pietroburgo insieme al suo
“hoka”, il minuscolo cagnolino giapponese di razza chin, in un appartamento dove regnavano le
icone antiche, i CD di musica lirica, tantissimi volumi.
È comparsa nel 2010 per una grave malattia (“Quando sarò morta,/ Volerò al nucleo della terra –
/Come una farfalla/ Su una candela). È sepolta nel cimitero Volkovskoe di San Pietroburgo, accanto
alla madre. Attualmente il critico pietroburghese Kirill Kozyrev si occupa di mantener viva la
memoria della poetessa, conservandone l'archivio (lettere, manoscritti, fotografie, etc.). È prevista
la creazione di un sito dedicato alla vita e all'opera della Schwarz.
La scomparsa della Schwarz per la poesia russa può esser paragonata solo alla morte di Brodskij
nel 1996.
Elena Schwarz ha scritto:“La poesia russa è del tutto incomprensibile al mondo, assolutamente
esoterica per esso. Ha accolto come affini quasi tutti i grandi poeti del mondo, ma, pur avendo
assorbito tutto questo e pur avendo generato qualcosa di teoricamente nuovo e significativo in un
senso spirituale e puramente poetico, è rimasta sconosciuta per le altre lingue. Se un giorno sarà
inventato, diciamo, un elmo magico, indossando il quale un francese o un inglese potrà
comprendere una lingua estranea (il russo) come propria, allora, forse, tra molti secoli essa
diventerà per la cultura mondiale come quella antica, e Mandel’štam sarà come Orazio, e anche io,
peccatrice, sarò qualcosa.”
Questa sua aspirazione a esser conosciuta e letta mi ha spinto in questi anni a tradurre e
pubblicare i suoi testi.
Nel 2001 la poetessa ha ricevuto dal Fondo Brodskij un “grant”, grazie al quale ha potuto
soggiornare in Italia (Roma, Villa Medici). A Bologna è stata profondamente colpita dalla pietà di
Nicolò dell’Arca nella chiesa di Santa Maria della Vita: “Lì una Maria calva, / ulula a squarciagola /
lacerando la bocca” (ciclo “Versi italiani”). Nel 2004 l'editore Nicola Crocetti l'ha invitata a
Perugia, a un festival di poesia. Il professor Stefano Garzonio, slavista dell'Università di Pisa, l'ha
invitata a Firenze al seminario “Dante nella poesia contemporanea” (Palazzo Vecchio – Gabinetto
Vieusseux).
Tra i poeti italiani, Paolo Ruffilli ha avuto a che fare con Elena Schwarz: ha pubblicato il
volume San Pietroburgo e l’oscurità soave presso le Edizioni del Leone, l'ha invitata a Fermo nel
2005, dove è stata premiata all'“Europe Festival”. Anche Serse Cardellini, poeta ed editore
marchigiano, ha molto apprezzato questa voce potente, pubblicandone due volumi. Davide
Rondoni, poeta e direttore del Centro di poesia contemporanea (UniBo), ha dialogato con lei in
occasione dell'“Amo Bologna festival”: abbiamo passeggiato con la poetessa a Bologna, sostando
nel giardino di via Broccaindosso, dov'era il melograno del Carducci.
Nel 2010, l'anno della morte della poetessa, due riviste italiane, “Poesia” e “L'Immaginazione”,
l'hanno ricordata, pubblicando nuove traduzioni.
Nell'ultimo periodo stava preparando per l'editore pietroburghese “Vita Nova” una corposa
biografia di Gabriele D'Annunzio, poeta che apprezzava e leggeva nell'originale italiano. Nel
marzo 2009 le ho portato dall’Italia alcuni libri sul “vate”, tra cui l'opera di Giordano Bruno Guerri,
che lei avrebbe letteralmente divorato. Nel 2010 è uscito postumo il volume Krylatyj ciklop [Il
ciclope alato] (più di 500 pagine).
Si può prevedere la presentazione di questo volume nei Laboratori di Poesia, tenuti a Roma da
Giorgio Linguaglossa, che ha già manifestato interesse per la poetessa. Anche l'Associazione “Italia
Russia” di Milano e il Centro di Poesia Contemporanea a Bologna possono essere contattati per
un'eventuale presentazione della Schwarz.
A San Pietroburgo nel corso del 2018 si prevedono varie iniziative (letture, incontri,
conferenze), in occasione dei settant'anni dalla nascita di Elena Schwarz. Inoltre il volume ora in
corso di pubblicazione presso Fermenti editrice, verrà conservato nell'archivio tenuto da Kirill
Kozyrev.
Paolo Galvagni

venerdì 16 febbraio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = MATILDE VITTORIA LARICCHIA

Matilde Vittoria Laricchia – "Non ci sono foto ma qualcosa è rimasto" --
puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2017 – pagg. 47 - €8,00

Matilde Vittoria Laricchia è nata nel 1985 a Livorno, dove vive dopo aver abitato in numerose città; questa è la sua raccolta di esordio.
“Non ci sono foto ma qualcosa è rimasto” è un testo scandito in tre sezioni: intitolate: “Sempre”, “Durante” e “Dopo”.
Già dai titoli dei suddetti segmenti si evince che nella raccolta è centrale il tema del tempo.
Il testo è preceduto da un componimento introduttivo senza titolo, che ha un carattere programmatico diviso in tre strofe; in esso si riscontra una grande chiarezza e trasparenza del dettato ed è presente il tema della metamorfosi.
Nella suddetta poesia la poeta afferma che un giorno esplose e che proiettata in pezzi avanti ha tastato cieca attorno per sperare in qualche coccio.
La composizione è originale, dal taglio narrativo, e connotata da una dizione icastica e sicura, caratterizzata da una certa pesantezza, che si coniuga con lentezza, senza che queste due ultime caratteristiche debbano essere intese in un’accezione negativa.
Le poesie sono pronunciate in prima persona e la Larricchia riesce a creare, nel tessuto linguistico, sospensione e mistero.
Contrariamente a quella iniziale, le poesie delle tre parti, che presentano una certa organicità, sono leggere e scattanti e da esse traspare una certa magia, che si coniuga a visionarietà.
Inoltre è presente una certa forma anarchica nei versi, che a volte sfiorano l’alogico e il misterioso.
L’io poetante è fortemente autocentrato e si assiste al ripiegarsi dell’autrice su se stessa, alla ricerca del vero senso della vita, attraverso una parola detta con urgenza, non senza l’apertura verso un tu del quale ogni riferimento resta presunto.
Tutte le poesie sono costituite da frasi brevi molto incisive: la giovane poeta riflette sulla sua condizione di persona che si trova ad affrontare la vita che si svela nel rapporto con l’alterità e nelle situazioni quotidiane più svariate.
La poetica dell’autrice può essere definita antilirica tout-court e sua cifra dominante pare essere considerata una sua certa vena esistenzialistica.
Particolarmente interessante la composizione Sono parola, tratta dalla prima sezione; in questa poesia si crea un intrigante gioco di rimandi dal foglio scritto, alla mente poetante, che divengono una cosa sola, in un procedimento che non ha nessuna traccia di autocompiacimento.
Il libro, complessivamente, può essere considerato un poemetto e ogni sua singola parte può essere vista come una variazione sullo stesso tema, che è quello della ricerca di un equilibrio nello stare al mondo, nel tentativo di abitare poeticamente la terra.
La vita è sempre la stessa nel suo eterno ritorno, nel suo giornaliero riaccadere e solo la poesia e la sua pratica, attraverso la scrittura, riescono ad infonderle un senso profondo; queste sensazioni si percepiscono anche attraverso la lettura del titolo della raccolta (Non ci sono foto ma qualcosa è rimasto), attraverso il quale l’autrice vuole darci il sentimento di una memoria salvifica, la nostra provenienza, che è viatico verso l’attimo presente: infatti dei momenti belli e felici, anche se non ci sono fotografie a suggellarli, rimane sempre una traccia indelebile nelle nostre menti,
*
Raffaele Piazza

venerdì 9 febbraio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = DARIO DE SERRI

Dario De Serri- Come le nuvole sopra Berlino----- puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2017 – pag. 203 - € 18,00

Dario De Serri è nato a Ferrara nel 1974 e dal 2008 vive a Berlino. Negli anni ha partecipato a concorsi nazionali e internazionali, pubblicato testi su riviste specializzate. Nel 2011 vince il Premio “Laurentum” nella categoria “Italiani nel Mondo”. Nel 2012 e 2013 è nei primi tre finalisti della sezione opere internazionali al Premio “Vignola”
Come le nuvole sopra Berlino è un testo molto composito e articolato architettonicamente e non a caso è costituito da parti in prosa (vagamente poetica) e da numerose sezioni di poesia, per cui, in senso lato, potrebbe essere considerato un ipertesto.
Il libro presenta uno scritto introduttivo di Emanuele Spano intitolato La Berlino di De Serri tra la vertigine del cielo ed il richiamo della terra e una nota di postfazione di Mauro Ferrari.
Profondità e scavo psicologico, introspettivo caratterizzano quest’opera originalissima che diviene emblematica nel nostro postmoderno occidentale nel suo riferimento alla città di Berlino dopo la riunificazione della Germania.
Proprio per la suddetta riunificazione dal 1989 non si parla più di Berlino est e di Berlino ovest ma di un’unica grande città dopo l’incruenta caduta del muro storico che divideva le due città.
Non a caso, in questo libro affascinante e avvincente la parola forte libertà, riflettendosi su sé stessa, partendo dalla sfera politica e pubblica, si riferisce successivamente al privato, definendosi in tutti i modi come fondamento caratterizzante della dignità sia della collettività, della società, sia del singolo e la libertà stessa diviene fondamento in sé stessa dell’amore, come vuole farci intendere l’autore.
Proprio per questo così scrive De Serra nell’Introduzione, sottotitolata Città di Plato: Questo libro parla d’amore, di libertà, per noi e per il mondo che ci circonda, del rischio che comportano la verità e la lealtà, l’essere e il riconoscere se stessi, la difficile accettazione del cambiamento e della fine, perfino nei sentimenti più nobili. Questo libro dice della libertà di scelta, lasciata – ad ogni costo- a chi ci circonda, soprattutto a chi ci ama e a chi ci sta vicino o che vorremmo più vicino, a chi ogni giorno decide – in piena coscienza -, se continuare o meno a restare nella nostra vita. Racconta la sfida del rinnovamento, il dubbio dell’ovvio, di ciò che – si dice – è sempre stato così.
Tale brano è sotteso all’implicita convinzione della possibilità dell’esistenza della felicità nella vita umana che si realizza proprio nel binomio amore – libertà, fattori che si coniugano nel loro produrre senso, il vero senso della vita.
Ed è ovvio e sottinteso, potremmo aggiungere, che qui entra in gioco la capacità d’amare per cui, per qualsiasi persona, il fatto di essere riamata dalle figure amate, in primis la compagna o il compagno di vita e i figli, dipende in gran parte dal proprio comportamento nel relazionarsi e interagire con gli oggetti amati.
Le poesie che fanno da controcanto alle parti in prosa possono essere senz’altro essere definite come poemetti collegati gli uni con gli altri e c’è sempre un “tu” al quale il poeta si rivolge, presumibilmente l’amata.
La cifra essenziale della poetica di De Serri è quella della vaghezza delle situazioni descritte che evocano una forte carica di mistero tra accensioni e spegnimenti.
*
Raffaele Piazza

giovedì 8 febbraio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = FRANCESCA LO BUE

Viaggio attraverso "MOIRAS" di Francesca Lo Bue

Per questo libro dal titolo un po’ misterioso, che tratta di vita e di morte, Francesca Lo Bue ha abbandonato i colori vivaci delle precedenti raccolte, privilegiando i colori smorti, soprattutto il nero, in antitesi con il bianco della neve, delle colombe, delle nuvole, dell’occhio accecato dalla luce, del fiore dell’albero centenario, della tunica di Cesare, del sole, nonché di tutte le cose “calcinate”, aggettivo che Francesca predilige e ripete spesso nelle sue liriche.
Anche Moiras è una raccolta bilingue in cui l’autrice si muove a cavallo dei suoi due mondi culturali, italiano e argentino, con originale profilo. Il tema prediletto è quello di Roma (dove Francesca ha scelto di vivere dopo la parentesi in Argentina) e del suo tempo ancestrale, visto come malinconia delle emozioni che trascina inesorabilmente in quel limbo chiamato passato. Altri temi sono la vita, la morte, l’odio, le nebbie, il vento, il mare – che raccontano la loro parte nella storia, da coinvolti spettatori.
Dice Giacomo Leopardi che «per gustare e sentire la verità profonda espressa dal poeta bisogna avere forza di immaginazione, sentimento e capacità di porsi nei panni dello scrittore». E infatti questa raccolta, che contiene tutto quello che ci rende semplicemente uomini, cioè la sofferenza, l’amore, la voglia di combattere e tante altre emozioni che, per forza di cose, si fondono e ricompongono con l’ambiente che ci circonda e che trasfiguriamo coi nostri occhi, richiede consapevolmente uno sforzo al lettore. Si propone di intrigarlo con la potenza visiva delle scene evocate dove, misterioso, incombe il tempo.
Il tempo ricordato, il tempo previsto e atteso, il tempo vissuto e rimpianto, ma anche il tempo scandito dal mondo della clessidra, che si impone come specchio dell’esistenza, come modo per entrare, comprendere e mostrare il mondo reale. Sono autentiche elevazioni dell’anima verso il mistero ultimo che alberga oltre il nostro tempo e che, non potendolo prevedere, il poeta può solo cantare.
Si tratta di liriche che con brevi e istintive frasi hanno la capacità di racchiudere l’essenza e la purezza del sentimento, con versi di lunghezze diverse e l’uso di ossimori (agonia serena, dolcezza rabbiosa, oscurità amena, stella opaca, etc.).
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Antonietta Tiberia

mercoledì 7 febbraio 2018

NOTIZIA DI PREMIO = APOLLO DIONISIACO

Premio Internazionale Apollo dionisiaco Roma 2018.
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L’Annuale di Poesia in voce, Arte in mostra e Critica in semiotica estetica delle opere.

L'Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea, polo no profit di libera creazione, ricerca e significazione del linguaggio poetico e artistico, in Convenzione formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre, con il Patrocinio dell’ANCI, della Regione Lazio e di Roma Capitale, Presidente la prof.ssa Fulvia Minetti, bandisce la V Edizione 2018 del Premio Accademico Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea “Apollo dionisiaco”, senza scopo di lucro e volto alla valorizzazione del senso dell’espressione creativa. Opere in poesia e opere d’arte visiva, in pittura, scultura, grafica e fotografia, edite o inedite, di autori e artisti di ogni età, formazione e nazionalità, sono attese via email all'indirizzo: accademia.poesiarte@libero.it entro l’8 giugno 2018.

L’evento artistico e letterario celebra il senso della bellezza dell’arte in tutti i suoi linguaggi d’espressione. L’arte è luogo di sintesi fra dionisiaco ed apollineo, fra corpo e mente, e azione rituale di nascita d’identità e di mondo nella trasfigurazione dei significati dell’umana verità.

L’Annuale d’incontro e premiazione di tutti gli artisti selezionati, fra Arte in mostra, Poesia in voce, Diplomi, Critica in semiotica estetica delle opere e i trofei Apollo dionisiaco in pregiata fusione artigianale del Laboratorio orafo di Via Margutta 51 in Roma, si terrà il 3 Novembre 2018, presso il Salone del duecentesco Castello della Castelluccia in Roma. Il bando del premio è su: www.accademiapoesiarte.it

Apre l’Antologia e la Mostra permanente on line al sito: www.accademiapoesiarte.com per Poeti e Artisti richiedenti anche fuori concorso.
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martedì 6 febbraio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIACOMO LERONNI

Giacomo Leronni – Le dimore dello spirito assente---- puntoacapo Editrice – Novi Ligure (AL) – 2017 – pag. 149 - € 15,00

Giacomo Leronni (Gioia del Colle, 1963) ha pubblicato molti suoi testi su alcune importanti riviste del settore. Ha vinto, fra gli altri, per l’inedito, il Premio Nazionale di Poesia “LericiPea” (1998) e il Premio Nazionale Castelfiorentino (2009). Polvere del bene (Manni 2008) è il suo primo libro. Altri suoi testi inediti sono confluiti in numerose antologie.
Le dimore dello spirito assente, il libro del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una postfazione di Massimo Morasso ricca di acribia intitolata L’impavida poesia dei minimi spazi.
La raccolta, molto estesa, è ottimamente strutturata architettonicamente e si articola nelle seguenti sezioni: Lezioni dall’oscurità, Consegne dello sguardo e Neve francese.
Quasi tutte le composizioni sono senza titolo e questo elemento ne accresce il senso di mistero.
Particolarmente intrigante nella sua originalità la composizione di apertura intitolata Dichiarazione di poetica, poesia programmatica nella quale vengono citati termini dello stesso poiein poetico, come verbosità, discorso paludato, fasto retorico, ridondanza e cornici esornative
Il suddetto componimento costituisce una riflessione della poesia su sé stessa e si chiude con i versi significativi e icastici: - “…/chi parla adesso è asciutto/ un corpo scarnificato/ evaporato//nient’altro che un’anima/”.
Questi sintagmi confermano la concezione dello scatto e scarto biologico che è alla base del fare poetico che sottende il pensiero creativo che resta invisibile e si traduce nella versificazione.
Non a caso la sezione nella quale è inserita questa poesia, che è la più corposa della raccolta è intitolata Lezioni dall’oscurità: in questa maniera il poeta si rivela come consapevole della provenienza inconscia della poesia stessa che scatrisce da regioni della mente che il giorno non conosce.
È così descritta implicitamente la genesi delle composizioni poetiche nel loro decollare e venire alla luce nelle pagine dei libri di poesia.
Cifra essenziale della poetica di Giacomo pare essere quella di un costante senso di sospensione e mistero del quale sono imbevute tutte le composizioni che compongono la raccolta.
Con un linguaggio del tutto antilirico e anti elegiaco il poeta ci consegna un materiale nel quale domina il fattore speculativo e proprio i componimenti medesimi divengono le dimore dello spirito assente, afflato che scompare nel vuoto o nel nulla dopo averle create.
Diviene così una poesia filosofica ed intellettualistica quella di Leronni nella quale sono detti l’essere e il tempo che dominano una natura che emerge in superficie con pochi riferimenti.
A livello formale tutte le composizioni, sempre articolate in varie strofe, sono eleganti e ben risolte.
Anche una vena anarchica, che a volte sfiora l’alogico, è peculiare di questo lavoro che, nel nostro panorama, costituisce un unicum e il discorso procede sempre per illuminazioni e subitanei spegnimenti.
*
Raffaele Piazza

POESIA = CARMINE LUBRANO -

"nova Letania per Emilio Villa"

e via verso il vesuvio
tra briciole esplose e vomiti in vitrum
vomiti silenti le cicatrici in tinte declinate
ai labirinti teneri patetico preludio ignoto cielo rapito
nella notte delle stelle e dei canti la letania di Emilio
per Carmelo
Bene
e la tempesta napolitana*
in questo incontinente comizio rimario rusario
e strilli stizzosi e mozzichi e sanguinolenti sangennari
quatte mappine ammuntunate e strummole e piquogne
sciusce 'e viento lu mare saglire n cielo e cielo lampiava

e via verso il vesuvio
la pigrizia de li astri e la vertigine
col rischio della voce nella cruna d'una fottuta fogna pietosa
e Trinculo fete de pisciazza
e puozze jettare lu sango
crocifissioni e danze e rutti erotizzati ( allusivi )

e via verso il vesuvio ( sarà una bella giornata )
di sesso stralunato tempesta e musica sonetti
e santo santo proponimento lo cancelliero e lo papa
scandali di democrazia testimoni incarnati
in bordella mignotte scapigliate scalze stracciate

e ci si sguazza dentro a l'inganno ( mirabile )
ch'apre il core a l'ortica ch'intrica
e chini i garofani ai gambi spinosi alli equi-voci
detriti di prosodia e che sorride
istantia nigra nido sexus sibylla deliriis

e via verso il vesuvio
appizzate li rrecchie
l'inchiostro invade s'inventa feria coi vermi
tra atipici sismi e ninfe tra gigli
nude nebbie e nodi e tenie tuoni
incastri endotermici trastulli gingilli
barocchi liofanti
che lengua Amor osa Amor che plora e si lamenta
amor ch'al corpo sano ha procurato scabbia
co' l'Immanuel Romano il bisbidis e l'asmo il rasmo
la superchia parola morduta eiaculanno lampe fummo e fuoco e fuoco e fiamme
all'arruzzata carcassa da surece e zoccole tutta rusecata
e via verso il vesuvio
e puozza jettare lu sango
buffone cu li campanielle a lu cappuccio
**
* da "La tempesta" di William Shakespeare
nella traduzione in lingua napoletana
di Eduardo De Filippo
**

"CANTA "
Carmine canta co' lengua amor-osa
scovera Jorda pilosa i francisi poeti
del vomire in bordella la terra
le stagioni gli amori i cantautori
la minigonna ed i fiori tra i lunghi capelli
le anime corrose da idee luminose i dadaisti
les anarchistes musicisti ubriachi di jazz
che danzano la malinconia e bevono birra
tra cozze e patatine per inculare la luna nelle latrine
e ribes sanguinanti Carmine canta dei Santi
contro i berluscazzi che affogano nello sterco
tra piscio e cemento ami-anto con do nato
tarramoto e casoria escort import pompini lustrini
regine e mignotte attratte dal coitus interruptus
di una nuda italia che suda catarro camurria
tuosseco e munnezza a luci rosse cruci fissi Carminecanta l'Averno il verno l'inferno
rutto 'e Vesuvio cumane sulphitarie
la nuda bellezza nuda che si mostra
sporca di baci e di parole e lacrime antiche
Carmine canta stroppole d'ammore
l'asso di cuori l'occhio nel pozzo l'immensa dolcezza
del piacere impuro d'una letania a dismisura
che tra le rughe serpeggia e così sia penombra vertigine
enigma sonoro tra queste rime e quasi dimentiche

sorrisi ed inchiostri abbruciati Carmine canta
in questa Serenata Napulitana al Cabaret Voltaire
il vaffanculo blues maccarune ca' ricotta
e scarrafune cacamuro 'ndint' 'o scuro
'ndint' 'o scuro l'ultima canzone rusario de' criature

Carmine canta sa-sa sa-sa saziando la terra
tra sesso sasso matisse la febbre come l'incanto
il gatto il ratto il pane cotto ma vedi il fango ora il fango
ed i bambini i bambini e tu Edoardo in un sonetto
urgente emergente con inquieti ingredienti
arpe e mulattiere omofonia cancrena ed anestesia
il tuo fazzoletto rosso e la ricetta per cuocere tutto
cadaveri e logaritmi il conflitto tra cuore e mammelle

Carmine canta le brutte ferite marcite la puzza morduta
tra orrido e schifo il sudore del morbo secreto la rissa
nolana che deslippa mignotte tricchitracchi allocchiç
tarocchi mamalucchi la spaccastrommola che brucia e vomita
le nunziate ed i santi l'inferno de le puttane e de' ruffiani
ma vedi il fango ora il fango Carmine canta
'e ciento poesie d'ammore 'o mmare
'o mmare ca se jetta 'ndint' 'a lluna Carmine
canta la voglia di chiavarti nel tinello nel bordello
nella notte del Santo del Salento cu' lacrime cucente
e ccussi ssia
spassiunatamente
*
CARMINE LUBRANO ---

domenica 4 febbraio 2018

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“ Indugio ” ---

Rincorro la tua pallida brace , il tuo seno
che non appartiene più agli umani
nel solco che divide giorno da giorno.
Fisso nel sopracciglio
scommesse dal rosso dissociato,
fra caviglie e tempie,
ormai nel conforto
a guardia dell’ennesima ischemia.
Mollemente fra tempi sillabati
a trapanare reni
la tua parola è tuffo di balbuzie.
Soffocato stupore la sorpresa
nell’imprendibile soffio che rimanda
a costringere pieghe;
dal fondo del mio pensiero straniato
il timore adagiato nell’indugio.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = RAFFAELE PIAZZA



"Alessia nell’albereto sogna"

Sera di febbraio nell’intensificarsi
il freddo per Alessia ragazza
nell’albereto di abeti argentati.
Custodisce nell’anima il sogno
più bello Alessia ragazza da non
dire nemmeno a Giovanni
Tappeto d’aghi d’argento a fare
da letto ad Alessia nel diradarsi
della nebbia nel sognare cavalli
candidi e neve bianca come la vita.
Sottesa al vento Alessia nell’infinita
storia a proseguire.
*

"Alessia anima di ametista"

Alessia vestita d’ametista
tinta dell’anima di 18 grammi
nell’incielarsi nel colore
dell’azzurro tetto sulla fabula
che si fa favola della vita
se lo vogliono gli angeli,
felice Alessia nel riannodarsi
alla natura in fili di verde
d’erba per grazia gratis data
da Dio e l’amore dura
pari a donna Alessia, 16 anni
contati come semi.
*

"Alessia dopo le stelle"

Attimi di fili di luce
di stelle a entrare negli
occhi di Alessia e all’
anima di 18 grammi
giungere nell’interanimarsi
Alessia ragazza con l’iridato
sembiante delle voglie.
Vuole fare l’amore ragazza
Alessia nel vestirsi
nella trepida mattina
e telefona a Giovanni
(sono da te tra un’ora
fatti bella che lo facciamo).
Ansia a stellare Alessia
nel ricordare la lezione
del Maestro.
*

"Alessia al blu sottesa"

Sottesa Alessia ragazza al blu
di un cielo serico nell’apparire
Mirta nel fondale di una via
deserta pari a una dea
terrena, lei così bruna e così
donna tra bagliori d’alba e
semispente stelle nell’inalvearsi
nel sentiero chiarezza d’acque
in un rigo del pensiero a inumidire
del giorno la terra per germogli
di primavera ora che è febbraio
bianco e innocente come il freddo.
Responsi dal blu più che dalla
chiesa in un nuovo transito
di idee fino all’azalea.
*

"Alessia tra le alberate"

Stellante silenzio tra le
alberate ad avvolgere Alessia
rosa pesca vestita nell’
interanimarsi con l’iridato
sembiante di arcobaleno
dopo la pioggia su Napoli
che ancora esiste sottesa
al lungomare nella mente
di Alessia nel levigarsi
dei pensieri al vento.
Ed entra in scena il freddo
a riscaldarla l’abbraccio
con Giovanni e la storia
dei baci che continua.
*
Raffaele Piazza

sabato 3 febbraio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = MATTEO VERONESI

Matteo Veronesi : “Tempus tacendi” – ed. Alla chiara fonte- 2017 – pagg. 46 – s.i.p.
Non direi proprio che è tempo di tacere , se la poesia preme con le sue note musicali e con l’impegno che la ricerca della parola affida al poeta. Il segreto si cela nei versi e cerca in tutti i modi di palesarsi per risuonare tra le arcate di un tempio o fra le onde fragorose agli scogli . Ma il segreto diventa pensiero o figura per un proprio movimento interiore che mescola conoscenza e illusione. La voce sconfigge i silenzi e richiama “il muto canto degli angeli dagli abissi della calce” . A volte le riflessioni sono metafisiche, a volte romantiche , ancora stupefatte, crescendo in un interrogativo che si incide tra i versi ed il segno, capaci di coinvolgere per la fascinazione del ritmo e della orecchiabilità. L’incantamento della memoria ha una sua essenziale immaginazione che ripropone figure o luminosità , per un “mondo solo gorgo di colori/ un vortice di forme decomposte / ad avvolgere l’indice che addita / e sfiora il tutto e il niente / il pieno e il vuoto avvinti / alla colonna tenue dello spirito.”- Una strana e vivida richiesta circa il potere della parola ritorna in alcune pagine, quasi sfida a ricostruire il dettato di un pensiero fulminante : “ Del vuoto abbia la mia / parola la pienezza / arda al nero fuoco/ del non senso - / abbia la cieca / forza inesausta della debolezza.” – L’io autobiografico non sparisce e la voce narrante interviene in un continuo commento , immergendosi nella storia , nelle sorprese , nelle metafore , quasi a manipolazione della comune oralità, per suggerire colori e adagi fra persone , cose , avvenimenti , ricordi , speranze.
*
ANTONIO SPAGNUOLO .

venerdì 2 febbraio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = GUIDO GALDINI

Guido Galdini – Il disordine delle stanze--(Poesie 1979 – 2011)-- puntoacapo Editrice – Novi Ligure (Al) -2017 – pag. 109 - € 12,00

Guido Galdini è nato a Rovano (Brescia) dove tuttora risiede nel 1953. Si è laureato in ingegneria nel 1978. Lavora nel campo dell’informatica. Questa è la sua prima raccolta.
Il disordine delle stanze, il volume di poesie del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, è un libro non scandito che, per la sua unitarietà stilistica e contenutistica e per il fatto che quasi tutte le composizioni non hanno titolo, potrebbe essere considerato un poemetto.
Una considerazione preliminare, che riguarda tutti i componimenti racchiusi nel corposo volume, consiste nel fatto che presentano una forma elegante e ben cesellata nella sua raffinatezza.
Le composizioni, che iniziano tutte con la lettera minuscola, elemento che ne accresce il fascino, evocando una lontana provenienza, sono tutte ben risolte nella loro leggerezza ed icasticità.
Non si può parlare di liricità tout-court per definire queste poesie ma di un lirismo accennato e di vaga bellezza.
Anche una certa vena neo – orfica s’intravede in molti componimenti che sono imbevuti di una forte carica di mistero, costituiti da immagini dove tutto resta magicamente presunto nel realizzarsi di una forte carica d’ipersegno.
Una parvenza intellettualistica sembra prevalere con tendenze speculative e filosofeggianti che spiazzano il lettore per una pronuncia detta con urgenza.
La prima poesia breve, costituita solo da quattro versi, sembra avere un carattere programmatico:-“ se una cosa hai da dire,/ dilla con una poesia,/ se non sai dirla con una poesia,/ che importanza ha mai dirla/-“.
Nella suddetta si accentua la concezione del valore salvifico della scrittura in versi perché il poeta descrive una situazione paradossale, invitando un tu, del quale ogni riferimento viene taciuto, ad esprimersi, anche nel linguaggio parlato, quotidiano presumibilmente, tramite la poesia per dire le cose.
Quindi, con poche parole, disposte con bravura, il poeta ci fa intendere che si potrebbe parlare recitando poesie nel linguaggio comune, cosa ovviamente paradossale e che pare avere un valore kafkiano.
Perché il titolo Il disordine delle stanze? La risposta potrebbe essere quella della visione di una realtà generalmente caotica, fatta appunto di stanze senza ordine; e quindi proprio la poesia stessa diventa un fattore di realizzazione di una consistenza ordinata, nonostante sia veramente sempre composita in tutte le sue sfaccettature. Del resto il termine stanza, non a caso, in poesia evoca il termine strofa.
Un passaggio dal caos al cosmo che può essere raggiunto solo attraverso una parola avvertita e suadente.
Una carica di sospensione nell’attimo tra il detto e il non detto emerge in queste poesie e cembra essere la cifra dominante della poetica dell’autore, frutto di una sapiente coscienza letteraria.
L’andamento dei versi è ritmato, pervaso da musicalità, attraverso il fluire dei sintagmi quasi sempre in lunga ed ininterrotta sequenza.
Illuminazioni e spegnimenti si susseguono e rendono piacevole la lettura per chi s’immerga in questo libro.
*
Raffaele Piazza

venerdì 26 gennaio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANGELA CACCIA

Angela Caccia : “Accecate i cantori” – Ed. Faraeditore -2017 – pagg. 80 - € 10,00 –
Il canto che sprigiona la poetessa ha gli accenti musicali che nel ritmo affrontano le vertigini del quotidiano e ricamano gli orditi delle sorprese , mentre il tempo rievoca memorie o affronta illusioni che l’attesa dipinge. Sospensioni e ricordi, interrogazioni e tensioni affiorano in metafore e sedimenti, che rendono il verso stemperato e plasmabile , ricco com’è di sentimenti e di cultura.
“Dovrei seminare più ottimismo / su questa mia distesa di pelle /invece di spulciarla in cerca di oscuri presagi, / mieterei la saggezza di un corpo che / già conosce il suo epilogo/ - un modo come un altro / per convincersi al bene di invecchiare./ Spetterà a queste mani / una volta eleganti pantere / la flemma dei gatti appassiti al sole ,/ a ogni ruga / la preziosa memoria di un aedo/ ma confido nelle segrete indulgenze/ della vecchiaia / - mia madre sconfinò in dolcezze di nebbie / né pianse più come un peccato il domani/ che giunse in un oceano di piccole onde.” Spontanea la narrazione in una operazione linguistica che rappresenta livellamenti in un vero e proprio crescendo di segni. Così , in modo naturale e spontaneo , si riesce a saldare riferimenti e figure , inserti ed esplosioni , mediazioni e spartiture, con la concretezza di una originale scrittura. Angela Caccia ha il tocco della cromaticità e negli intervalli brevi lascia indugiare nascondigli d’argento e specchi di porpora , opali e iridescenze quali inattese urgenze e primaverili immersioni .
*
ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 24 gennaio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Commento su ALESSIA ---- (raccolta poetica di Raffaele Piazza)

Alessia è un Virgilio che accompagna l'autore (forse Giovanni o forse no) per il mondo degli uomini, delle cose o l'anima delle cose, dei paesaggi, dei vari sentimenti.
Ma è contemporaneamente un Virgilio che viaggia per conto suo e si fa raccontare nella sua molteplice quotidianità e con il suo Giovanni-amore.
Alessia potrebbe apparire come una ossessiva ripetizione se non fosse l'efficace traccia che aiuta a seguire un percorso che ci vuol parlare di apparenza e di profondo, di inconscio e con la leggerezza che occorre alla poesia contemporanea per contrastare la crudezza e il peso di un vivere forse con pochi e labili sbocchi e spesso affidato alla casualità.
Il viaggio variegato della vita tra realtà percepita e finzione del sogno, o forse anch'essa un altra modalità del reale così come il nostro cervello la vuol incontrare.
E poi il continuo intrecciarsi dei sentimenti delle passioni con la natura delle cose. “ con la tinta a scendere nell’anima di Alessia,” e poi “ Sono venute le gemme/sulla, trasfigurazione dei rami/e immensità/e gli angeli nell’invisibile/panneggiare, quando fa l’amore/con Giovanni.”
Alessia che attende la primavera “..oltre i confini delle cose”
E si incontra l'amore in questi viaggi, lo si può immaginare o sognare giocando con una abilità linguistica dell'Autore molto fascinosa e coinvolgente.
Cito una frase della prefazione:
“Le assonanze, i rinvii, le proposte, i suggerimenti, gli incisi sono delle figurazioni ideali attraverso le quali egli (l'autore) riesce a disegnare un tessuto sempre compatto ed attento ai risvolti culturali.”
Un gioco che si avvale anche dei frequenti richiami ai colori e al loro frequente accostarsi ad immagini di esseri viventi, animali e non e si continua e combina così con “in transiti felici del pensiero,/ nell’elaborare la tela della vita: /l’ostacolo lo salta/il bianco del cavallo.”
E poi la vita che scorre lungo le stagioni, come fossero sipari aperti di una rappresentazione che vede anche i frutti della terra come protagonisti in questi incontri con Giovanni, con l'amore.
Trovo assolutamente splendidi e calzanti questi versi
da ALESSIA A CAPRI
“il vino e il bacio di Giovanni
a portarle in dono rosa conchiglia
lì dove iniziano il tempo
di rinascita e una cesta di fortuna. “
Ed è sempre Giovanni l'onnipresente che l'accompagna, passando per Ischia, a Salisburgo come ad Assisi e poi “a far l'amore nel profano campo di grano.” verso che rieccheggia nei miei ricordi qualcosa di De Andrè (l'amor profano di Marinella o il dormi sepolto in un campo di grano della Guerra di Piero)
E le stagioni scorrono, come nuvole, come i versi che più mi colpiscono in questo viaggio “tra paesaggi reali o inventati e/o metafore avvincenti” vorrei elencarli in sequenza per segnalarne semplicemente la loro POESIA:

“Liquido bacio
nello scorgere il delta del fiume
a poco a poco a fendere la
campagna dell’oro delle
spighe fino a di sorgente un’epifania
con le mani a coppa beve
Alessia dopo la salita. “

oppure in Alessia all'Università

“Alessia, anima di stella nel nero
dei rondoni sui fili della luce
a scrivere parole con i voli “

Questa suggestione di un pentagramma di fili della luce su cui scrivere parole con i voli!

E poi in questa Alessia e i vestiti torna questo gioco fascinosi e coinvolgente di incontro Alessia con la natura in cui si perde o meglio si confonde sino a rendere impossibile rintracciarne i tratti umani se non attraverso “il protendersi al ramo dell'arancio”

“E sono dietro ai vetri le rondini
di platino in armonia
di volo sotteso nella nebbia,
in forma di sciarpa trasparente
al collo campito in invisibile
spessore che fa tutto uguale
pari a fabula l’animo di Alessia
nel protendersi al ramo dell’arancio. “
questo taglio “lucreziano” (almeno così mi pare di vedere) mi piace molto e coincide anche con il mio modo di sentire la poesia.

E il tempo scorre, questo 1984 che rivive nell'irrompere di Serena per il tempo del giocare con “trasgressioni inesistenti” nell'attesa di un futuro
“(ansia stellante a sommergerla
nell’inalvearsi col pensiero
nella radura del futuro, anni
a manciate ad attenderla al varco)”

Ed oltre questo scorrere irrompe questa DEDICA ad Alessia
Alessia, colei che protegge,
“ascoltami nel dedicarti il mio
tempo migliore, a dire di te
poi in presagi di gioia ti penso
nella festa a casa dell’amica
farsi parola. “
E ci si avvicina pian piano agli anni presenti tra una “pasqua Resurrezione nelle fibre” e un Natale con una Alessia di rosso vestita per giocare alla vita, come un misterioso percorso quasi mistico fino ad
“ ad eclissarsi Alessia nel sonno e nel
sogno (ha sognato Dio a sorriderle)” e ad “accendere una candela dedicata alla Madonna a perdonarle una vita.”

L'Alessia rosavestita di vita porta sempre Giovanni con sé nel suo immaginarlo e nel suo desiderio d'amore carnale
Questo “orgasmo che scende liquido nell’anima di vetro”.

Mi colpisce poi anche questo ripresentarsi di giochi di parole e di colori per parlare di lei e della natura che incontra:
“Attimi rosapesca nell’intensa chiarità
lunare, sul mare plenilunio: Alessia
in estasi mistica prega il manto azzurro
di quel cielo che la protegga.”
“Attimi rosapesca, arcobaleno nel mentre
di un tramonto, “
“il Mediterraneo messo in casa
in tinta d’azzurro neutro “
Ed ecco che compare, quasi come una conferma alla suggestione suggeritami sin dall'inizio della raccolta, un richiamo apparentemente indiretto a questa figura dantesca
“Al Parco Virgiliano,
l’auto stretta dove farlo
per rigenerarsi
e l’Albergo degli angeli,
camera n.8 attende.”
ed è in questa chiusa che si pronuncia il termine di un percorso che conduce fuori dalle cose vissute del mondo sino ad un rigenerarsi
“sul viale /della gioia, presentita/nello scrosciare della/
pioggia al culmine /dell’amore con Giovanni.
*
GIANFRANCO ISETTA

martedì 23 gennaio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIETTA FRAGNITO

Antonietta Fragnito : “Rossetto vermiglio sul volto della luna” – Ed.Pluriversum – 2017 - pagg. 74 -- € 10,00 –
Ogni pagina ricama , con versi quasi sempre brevi e ritorni a capo che sospendono la lettura , ad alta voce il susseguirsi di immagini , di illuminazioni , di tentennamenti , di ripensamenti , di folgorazioni , che rendono il dettato ricco fascinazioni . Sono momenti della vita quotidiana , sono attimi di preghiera invocata e spesso sottintesa , sono istanti in cui lo sguardo si sofferma tra le corde di un’arpa incandescente , sono illusioni che richiamano battiti d’ala.
Il magico , l’arcano hanno la sostanza della fiaba, anche quando il sogno incalza divorando i silenzi.
“Di certo / ogni mattina/ è una resurrezione./ Ci vuole coraggio, / quando tutto è divorato dal digiuno./ Avevo un paradiso, / ero stretta e sinuosa nell’aria./ Avevo capelli di miele, / un cuore di leone/ e mi dava pace,/ senso, consistenza e forme./ Non ero io,/ ero tocco di poesia,/ avevo il volo a due passi,/ l’indulgenza per ogni cosa di me./ A volte/ ero incredula,/ spaventata,/ avevo una bellezza miracolata.”
Il tempo esige le sue vittorie e lo specchio traduce senza inganni le frustate che incide giorno dopo giorno . Ma gli anni non hanno un precisa scadenza quando la memoria custodisce con gelosia i sorrisi , i sussurri , il tocco , che la persona amata è riuscita a donarci nell’arco breve della nostra esistenza. Qui la poesia , che sembra tradotta a scatti e fulminee cesure , offre una sua personale scrittura , molto lontana dall’endecasillabo , ma pur carico di musicalità.
ANTONIO SPAGNUOLO

lunedì 22 gennaio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIO RONDI

Mario Rondi – 66 Storielle----Fermenti Editrice – Roma – 2017 - pag. 235 - € 18,00

Mario Rondi vive a Vertova (Bergamo) dove è nato. Ha pubblicato a partire dal 1978 numerosi testi di poesia e narrativa. È firmatario anche di libri di cultura popolare scritti con Marino Aresa. Si sono occupati di lui: Giulia Niccolai, Adriano Spatola, Alberto Cappi, Mario Ramous, Maurizio Cucchi, Tomaso Kemeny. Alcuni suoi lavori precedenti: La stanza dei sogni, Il trucco, Sonetti silvestri, Cabaret, Ortolandia, Gran varietà, Storie d’amore e disamore, Amori effimeri, Fuga dalla memoria, etc., Video realizzato dalla RAI.
66 Storielle è una raccolta costituita da racconti brevissimi in terza persona, spesso di sole tre pagine, che potrebbero essere considerati come frammenti di saggia connivenza.
Il volume comprende un’accurata introduzione di Vincenzo Guarracino.
Come leggiamo nella scheda il pubblico al quale è destinato è costituito da chi ama il teatrino della vita, formicolante di presenze vegetali, animali e umane, teatrino intriso di grazia e perfidia, in un clima di divertimento “per farsi beffe di ogni superbia”.
I brani si possono considerare come appartenenti al genere fantasy e spesso diventano degli apologhi che riguardano vari campi esistenziali, risultato della multiforme e fervida fantasia creatrice dello scrittore, effetto di una connotazione che si può definire vagamente teatrale.
Caratteristica comune di ogni singola storiella è la ricerca del particolare nelle descrizioni delle vicende dei personaggi che sono delineati con un sorprendente scavo psicologico.
La stessa denominazione di Storielle potrebbe far pensare a una materia minore nell’ambito della produzione dell’autore. Invece la definizione è associata alla brevità di tasselli che compongono il disegno complessivo dell’opera. Infatti ogni narrazione è espressa con forma elegante e i suoi contenuti sono complessi nel loro genere, pervasi da un alone di magia e fascino.
Tema dominante, che lega i segmenti, sembra essere il concetto dell’amore, con il suo conseguente pathos, elemento che era stato già oggetto di numerosi lavori di Rondi. Così molti tipi, che vivono innamoramenti e passioni, spesso sono privi di un’intelligente e sensibile capacità d’amare. Questo avviene, per esempio, in Tempi sbagliati in cui il protagonista fallisce per il suo dichiararsi alle amate troppo precipitosamente.
Da sottolineare che alcuni degli scritti in questione possono definirsi vere e proprie favole, inserite in una realtà ancestrale, pervase da atmosfere misteriose nelle quali non manca il tema del soprannaturale. Altre storie sono invece ambientate in una quotidiana postmodernità che risulta intrisa da malia e reticenza.
Prevale nelle narrazioni un elemento surreale che assume vari aspetti, come quello di amori tra animali di specie differenti tra loro, protagonisti fate, orchi nella loro ciclica personificazione. Tale caratteristica si ritrova nell’inverarsi di ambientazioni e atmosfere inquietanti, nei rapporti tra figure di sesso diverso.
Spesso il lettore percepisce una sensazione di sogno ad occhi aperti attraverso situazioni che Mario ci riserva nella loro essenza inaspettata.
L’ironia pare essere, velata o esplicita, tramite un ingrediente fondamentale nei vari intrecci e i racconti che sembrano avere un andamento rispecchiante lontanamente le tematiche di Italo Calvino.
Spesso si riscontrano influssi kafkiani con avvenimenti paradossali e spiazzanti nella loro indeterminatezza. Si delinea nelle diegesi talvolta una sospensione del corso naturale degli eventi. Questo avviene, per esempio, in L’avvelenamento, nel quale un uomo torna alla luce dopo essere stato eliminato dalla moglie.
Colgono nel segno le storielle di animali e vegetali che, di volta in volta, divengono simboli di tipologie relative ad esseri umani, riprendendo coordinate del genere favolistico di tutti i tempi.
Come scrive Guarracino nell’introduzione Rondi descrive un mondo, che in maniera forse inconsciamente compensativa, appare, vivo e diverso, alternativo, sapendo inventarsi e trovare, sublimate, nella scrittura, risorse di sopravvivenza e di sogno.
Denominatore comune delle storielle, pur nella loro eterogeneità, è quello di una scrittura manifestata con immediatezza. Effetto di tensione e suspense.
Il libro costituisce un unicum nel panorama letterario non solo italiano, facendoci ricordare lo scrittore Gianni Rodari con le sue novelle per l’infanzia, per affinità con quelle di Rondi.
Ma se le invenzioni di Rodari descrivono situazioni solari e felici, nei racconti del Nostro prevale un tono drammatico, intriso della presenza del male, anche se a volte a lieto fine.
La ventina di storie sono accompagnate dalle tavole in bianco e nero di suggestiva immediatezza di Sara Barbarino, che sanno cogliere l’atmosfera del libro, risultando intriganti nella loro fruizione per l’interazione che si realizza tra letteratura e arte figurativa. Inoltre l’artista è autrice dell’efficace disegno a colori che illustra la copertina.
Così 66 Storielle diviene una raccolta alquanto preziosa, per inaspettati svolgimenti ed intenzioni.
*
Raffaele Piazza


POESIA = MILO DE ANGELIS

Ci offrono in un articolo apparso nell'ultimo "La parola , le cose" (22-1-2018)- la seguente poesia di Milo De Angelis -, quale "esempio di poesia istruttiva" --- Noi la riproponiamo , in attesa di commenti , da parte di lettori e critici .
*
"La luce sulle tempie"

Che strano sorriso
vive per esserci e non per avere ragione
in questa piazza
chi confida e chi consola di colpo tacciono
è giugno, in pieno sole, l’abbraccio nasce
non domani, subito

il pomeriggio, i riflessi
sui tavoli del ristorante non danno spiegazioni
vicino alle unghie rosse
coincidono con le frasi
questa è la carezza

che dimentica e dedica
mentre guarda dentro una tazzina le gocce
rimaste e pensa al tempo
e alla sua unica parola d’amore: “adesso”.
*
Milo De Angelis - da "Tutte le poesie" - Mondadori -

giovedì 18 gennaio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = IVANA TANZI

Ivana Tanzi – Il metro estensibile----puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2017 – pag. 135 - € 14,00

Ivana Tanzi è nata a Parma e vive a Milano. Ha pubblicato due raccolte di versi: "Un sasso un sogno ed altro" e "Stanze e distanze".
Il metro estensibile, il libro di poesia della Tanzi del quale ci occupiamo in questa sede, è un testo non scandito e presenta la peculiarità di una voluminosità notevole rispetto alla media dell’estensione delle raccolte poetiche che s’incontrano nel panorama attuale.
Poetica tout-court del tutto antilirica e anti elegiaca, quella della poeta, un esprimersi attraverso i versi avvertiti, raffinati e ben cesellati nel realizzare immagini icastiche e scattanti nelle poesie luminose e leggere.
Una vaga vena di intellettualismo pare sottendere il poiein dell’autrice pervaso spesso da un alone di onirismo purgatoriale.
Spesso le poesie hanno per oggetto, per contenuto, descrizioni di luoghi che, percepiti con i sensi dall’io – poetante, creano insiemi di unità minime che formano testi che decollano leggermente sulla pagina per poi planare nelle chiuse con una notevole leggerezza.
In Via Sottopugliola, componimento di notevole estensione, per esempio, ritroviamo la raffigurazione minuziosa di una strada di sera in tutto il suo squallore con tubi, fili scoperti e contatori che creano un’atmosfera kafkiana.
Poi nella seconda parte della composizione viene detto un personaggio misterioso, un paziente d’ospedale, un oscuro degente, il compagno di stanza di mezz’età che domani si potrebbe incontrare guarito per strada senza pantofole e pigiama.
Quindi non è estranea una caratteristica anarchica dei versi in questa come in molte poesie racchiuse in questo libro.
Sono scabri ed essenziali i versi di Ivana e sono espressione di una visione disincantata della vita e delle cose nella quale è costantemente serpeggiante una vaga ironia.
Quanto suddetto si esemplifica nel breve componimento eponimo:-“Si dice. O si canta, che sia/ l’amore una catena. Il mio/ preferirei paragonarlo/ a un moderno guinzaglio/ o a un metro estensibile:/ una molla mantiene/ gradevolmente teso e richiama/ a sé il nastro che si sia allungato/ a misurare il perimetro dell’universo/ o dell’isolato”-.
Questa poesia è una riflessione sui sentimenti e la poetessa con sarcasmo. intende l’amore stesso simile ad un metro estensibile e ci fa capire che nella sua concezione il sentimento stesso può essere misurato e qui entrerebbero in scena anche i parametri della sincerità dell’amore e quello della capacità d’amare.
Chiarezza, nitore ma non elementarità connotano queste poesie che potrebbero essere intese come delle riflessioni in versi.
Bello e alto il componimento iniziale intitolato Guardando quel niente nel quale protagonista è una luce che ispira fascino per l’io – poetante nel suo contemplarla.
Qui s’inverano magia e sospensione e la poeta assiste all’evento della luminosità di quello che potrebbe essere il fanale di una bicicletta, una sigaretta accesa o una lucciola.
E proprio il gioco del presunto è l’etimo delle composizioni di questo libro e l’interpretazione è quasi sempre lasciata libera al lettore.
*
Raffaele Piazza

lunedì 15 gennaio 2018

POESIA = RAFFAELE PIAZZA



"Alessia e il fascino del febbraio"

Fiume del tempo di febbraio
sotteso a fantastiche azzurrità
nell’inalvearsi del pensiero
di Alessia nelle acque dove
due volte non ci può bagnare.
Fascino di febbraio per Alessia
riemersa nel risveglio duale
nel letto con Giovanni sazia
d’amore tra finestre di verde
isola protesa Alessia alle
alberate. Ruscelli e sorgenti
dove bere la vita in sogno
e continua Alessia il cammino
di corsa verso il mare
Mediterraneo color delfino
per rigenerazioni ad ogni
passo nella quinta stagione.
*

"Alessia bagnata dalla luna"

Pini centenari al Parco Virgiliano
nell’intessersi i pensieri con i
verdiago Alessia ragazza nel
contemplare la notte a bagnarla
la luce della luna sulle spalle
e il seno dalla scollatura. Poi
attimi di fascino amniotico
nel rivestirsi Alessia di una
coperta d’immenso azzurro
nel cogliere nel segno della
festa degli alberi e dell’amore.
*

"Ansia di Alessia"

Poi, svegliatasi come una donna,
di sedici anni Alessia contati come
semi per un fertile raccolto di sogni
belli, procede Alessia ragazza
nella luminosità del giorno nuda
allo specchio nel vedersi bella.
Le tinte del cielo nell’intensificarsi,
da trascrivere nel diario gualcito
a fare anche da erbario. E sublime
attimo d’estasi del telefonino
lo squillo prima di dire pronto
Alessia aurora vestita per la vita.
*

"Alessia chiede felicità a Giovanni"

Sorgiva Alessia rosapesca vestita
per la vita nell’intessersi l’incanto
dell’azzurro degli occhi con natura
(la radura del Parco Virgiliano
ricomponendosi nelle pupille l’affresco
di un cielo di stelle semispente
nell’aurorale incantesimo e il giardino
bello della vita tra i sempreverdi
a dare tinta all’anima di 18 grammi
nel lambirla di fianco e di traverso).
E corre Alessia scalza giocando
alla California per gioco di sguardi
col sembiante nell’accarezzarlo il cielo
ceruleo a trarne sorgiva felicità
ora che ha incontrato Giovanni.
*

"Alessia chiede gioia a Giovanni"

Albereto di selenica sera per Alessia
e Giovanni (occhi negli occhi la coppia),
lacrima di Alessia ragazza il trucco
a disfarne in liquido azzurro nella densità
pari a cielo in alto sospeso come festone.
Di Alessia l’anima si spezza nel pianto
(ora mi lascia!!!). Poi entra in Alessia
dell’amato lo sguardo buono e si
ricompone di Alessia il soffio vitale
e ride Alessia come una donna protesa
agli aghi di pino per terra il verde
a toccarla e ringiovanirla. Si stempera
il freddo in Alessia nel gioirne,
favola a inverarsi e ci sarà raccolto.
*

"Alessia e la collezione di giorni felici"

Attimo di un battito d’occhi
per ragazza Alessia nell’intessersi
lo sguardo dei pensieri fino a
del Mediterraneo i limiti nascosti.
Ansia a stellare Alessia ragazza
nella collezione di giorni felici
(ieri dopo l’amore lui le ha
scritto nel diario gualcito di ragazza
che non la lascerà mai).
Doccia amniotica per ragazza
Alessia nuda allo specchio
nel vedersi bella per Giovanni
nell’aurora consecutiva nella
camera della mente e della casa.
Calcinate pareti nel passare dei
minuti e fuori il solicello a invaderla
come una donna. A scuola tutto bene
e ha due amiche sincere.
Si veste Alessia ed è tutto
da ricominciare come se l’amore
non lo avesse fatto mai.
*

"Alessia e il senso delle cose"

Va da albereto a bosco Alessia,
natura vegetale nello scenderle
nell’anima di 18 grammi, pronta
ragazza Alessia per la festa.
E attende ancorata a meraviglie
dell’abetaia e della pineta fantastiche.
A poco a poco in versi e non
in versi la vita in quel risvegliarsi
sorgivo al mattino per la scuola
dei responsi e la verità ad ogni
passo tra ricordi belli per il
prossimo letto con Giovanni
dopo avere consumato con incerta
grafia il diario nell’aggiornarlo.
*
Raffaele Piazza

POESIA = NAZARIO PARDINI


"La solitudine del mare"

Sono solo e l’inverno mi percuote
coi suoi venti freddi e burrascosi.
Innalzo le onde fino al sommo cielo
e le porto alla strada per sbirciare
gli addobbi di Natale. Ogni tanto
mi vengono a trovare dei ragazzi
innamorati: seduti sul pattino,
allungano lo sguardo, incatenati,
tra un bacio e l’altro, fino all’orizzonte.
Mi fanno compagnia. La solitudine
mi fa pensare al mondo, al mio vagare,
mi fa pensare ai giorni dell’estate,
ai tanti corpi immersi dentro me,
alle grazie di giovani fanciulle
che mi lisciavano il corpo. Ora ricordo;
vivo nel rievocare quei momenti,
mi sento triste se mi torna in mente
il pianto di una madre e il suo inveire
contro la risacca, e la corrente,
che portarono via un figlio in fiore,
sperso nei miei fondali. Ma a pensarci
sono tanti i mortali sprofondati
nelle mie cavità. Ora son solo;
alzo le braccia al cielo e mi imburrasco
per la forza di un vento che d’inverno
mi assale con frustate. Se m’incontri
di questi tempi ombrosi e nuvolosi,
quando il respiro mio si fa più denso,
mi vedi in piena angoscia. Tiro fuori
tronchi, detriti, ciocchi e tavoloni,
spurgo ogni cosa che mi porta il fiume,
e riempio la spiaggia di vestigia;
si fanno le mie acque intorbidite;
trovo la pace solo se la luna
frantuma le sue chiome in tante scaglie.
Allora mi riposo. Puoi vedermi
quando arancio le guance e tingo il cielo
degli amplessi fecondi che dal dentro
fuoriescono per visualizzare
l’inquieto stare chiuso dagli scogli
senza poter sfuggire oltre le sponde.
Senza poter capire, e mi tormento,
quello che fuori esiste; e che mi è ignoto.
*
12/12/2017
NAZARIO PARDINI

sabato 13 gennaio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

RAFFAELE PIAZZA ,”Del sognato. Poesie” in “Sguardi”,
collana diretta da Gabriela Fantato, La vita Felice, Milano 2009.

“Del sognato”, già dal suo canone onirico, lascia le sue tracce, in tempi e luoghi diversi, di ricordi destrutturati e ricostruiti contemporaneamente, Raffaele Piazza conferma la sua scrittura di tipo allucinatorio per guarnire di ricchi simboli un quotidiano sentito come una realtà scarna e laconica. La ricchezza della simbologia contenuta nel suo “Sognato”, le rapide associazioni tra contenuto e impennate di colori, somiglia al sonno REM, quello della autorappresentazione spontanea, con tutta la sua livrea biografica di associazioni feconde.
L’apertura della silloge ha la cornice mediterranea. La smagliante Partenope introduce il lettore a ritrovare tracce di verità in un caos biografico di fatti malsicuri. Ed ecco il suo teatro di fiori improvvisi, sollevati dal turbine delle memorie. Ma attenzione: le linee di significato sono volutamente anarchiche. Non virgole e punti, alla maniera della scrittura medievale di un codice manoscritto. I significati sfuggono e bisogna cercarli in una rincorsa continua di contenuti non lineari. La nota critica di Gabriela Fantato alle poesie di Piazza fa molta luce nella soffitta congestionata dove ogni frammento di sogno è stato accolto al buio, come se il protagonista volesse dimenticare. Eppure una tale foresta affollata di esseri, simboli, colori e situazioni cronologicamente sconnesse, è consistente per la sua stessa anomalia formale. Si entra al buio e lentamene si accendono tutti i sensi del passato, si ripropongono vivi, in difficoltà nei movimenti, curvi di memorie, ma poi si distendono, essi stessi forniscono la loro luce e il buio della soffitta si rischiara. A quel punto, nei flussi continui di parole come luci che si accendono e si spengono, che scorrono nei versi ed all’interno del ritmo, si infrangono senza vincoli logici, impariamo a seguire il “sognato” del poeta accettando la sua scrittura che ha rinunciato ad una dimensione narrativa regolare.
Si va tra il Mediterraneo e Partenope, viva miracolosamente per apparentamenti misteriosi, tra realtà e invenzione. Tra oggi e ieri, nel materiale accantonato di una personale archeologia biografica. Il poeta Piazza ci ha fornito, pudicamente, un tenue filo di Arianna per lasciarci entrare nella sua intimità labirintica. E ci si chiede alla fine, che vuol dire “verità” se nel vissuto ci è sembrato di sognare? E’ forse il problema dell’anima, della sua immensità, che tormenta in misura assai maggiore l’uomo moderno, che non i suoi avi prossimi o remoti? E poi affiorano realtà che si pronunciano paradossalmente “Internet e mail rosapesca”, “attimi di margherita”, “l’essenza degli orgasmi”, “rosa sudore dei giorni”, fino ai “tavoli di lavoro” alla luce chiara del giorno, in città, quando è inevitabile che arrivi “l’epifania di pagine del tempo” , lungo “il sentiero nella città che porta al mare”.
- FRANCO CELENZA

venerdì 12 gennaio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Raffaele Piazza, "Alessia" (Roma, Associazione Culturale Rosso Venexiano, 2014)

Di Raffaele Piazza è già stata rilevata sia la vivace immaginazione stilistica, veicolata da una lingua onirica e trasfigurante, sia, dal punto di vista tematico, la centralità dell’esperienza amorosa. In "Alessia", la sua quinta raccolta poetica, questi due aspetti si fondono ad una temperatura lirica tale da rendere attraente (almeno per il sottoscritto) un approccio psicoanalitico. Vorrei proporre che il poeta realizza, in questa nuova raccolta, una sistematica, radicale immersione nella fantasia febbricitante del soggetto innamorato. Alessia è qui vera e propria ipostasi dell’innamoramento, una condizione, come si sa, almeno moderatamente psicotica, contraddistinta dalla percezione della realtà esterna come sensibilissimo controcanto dell’esaltazione psichica del soggetto. La personificazione della natura è un sintomo cospicuo di questo fenomeno e qui infatti alberi, fiori, uccelli, aria e corpi celesti (ma anche, in un’incursione allucinata del soprannaturale, schiere di “angeli”), tutti trasfigurati dalla frenesia amorosa di Alessia, diventano fedeli comprimari nello spettacolo fantasmagorico della sua passione.
Cogliamo l’occasione per sottolineare la sensibilità figurativa di Piazza, i cui “scenari”, “campiture” e “panneggi” denotano un’ispirazione e un vocabolario esplicitamente pittorici: e Alessia, carnale e divina (“nel differenziarsi dai / limiti del tempo, entra in galassie e ne esce / rinnovata…”), appare come un incrocio tra l’orgasmica Santa Teresa del Bernini e la Venere botticelliana, istigatrice della fertilità universale. Ma forse il DNA di questa scrittura gioiosamente panico-erotica va più opportunamente cercato nel naturalismo mistico di San Francesco (il ritmo sacramentale del cui cantico è pure richiamato dalle incessanti ripetizioni: “amniotica pioggia”, “anni contati come semi”, “sta infinitamente”…). E del resto, l’immersione radicale nella fantasia amorosa esige proprio il mantenimento di un’atteggiamento di mistica positività per cui il sentimento della “gioia”, parente stretto del thauma francescano di fronte alla natura delle cose, domina l’intera raccolta.
È uno stato che necessariamente esclude l’elemento traumatico, la cui dimensione spettrale è relegata a brevissime e ripetute allusioni (“gridano i gabbiani: ‘attenzione!’”, :”tanto non mi lascia” “non ho finito gli esami / e Giovanni non ha lavoro / né casa né culla”). L’estasi dell’innamorato non concepisce il trauma. Ma il costo di questa esclusione è la necessita di ribadire l’estasi ad ogni nuovo testo, in un tessuto martellante di ridondanze in cui, come già accennato, intere frasi, stilemi, parole chiave (la più notevole, “interanimarsi”) si ripetono, identici o sottilmente variati, alla stregua di formule incantatorie. Ogni poesia, in altre parole, è costretta a ridire quella che la precede, non tanto perché, banalmente, un testo non riesca mai a dire tutto, ma perché l’integrità della fantasia va costantemente riaffermata, difesa ad ogni costo e il più al lungo possibile dal sempre imminente assalto della grigia realtà: in questo consiste, appunto, la proverbiale “pazzia” o “cecità” della condizione amorosa. A lungo andare, però, il regime assolutistico del gaudio finisce per caricare la cesura (il silenzio, lo spazio bianco) tra ogni testo e il successivo di una sospensione di inusitata pregnanza, nella misura in cui vi si accumula – non detto perché indicibile – lo sconfessato lato oscuro della fantasia amorosa: come si gestiranno, finita l’ebbrezza, le miserie della quotidiana vita di coppia? Come si negozierà l’ontologica incompatibilità di genere, l’impossibilità che Lacan dimostra essere costitutiva del (non-) rapporto sessuale?
Se si intende la negatività hegelianamente, ossia come funzione del divenire e motore di sviluppo, risulta chiaro come proprio questa dimensione debba rimanere assente dall’universo fantasmatico di questa raccolta (che si potrebbe legittimamente intitolare l’Alessia innamorata). In questa estrosa eppure formalmente rigorosissima (sacra?) rappresentazione della psicopatologia dell’innamoramento non può esistere sviluppo, ma soltanto l’euforica riproposizione dello stesso scenario psichico, un universo atemporale in cui è sempre il “1984”, e tutto sobbolle gloriosamente nel fuoco del rapimento erotico.
*
Giorgio Mobili

giovedì 11 gennaio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = NAZARIO PARDINI

Nazario Pardini : “ Cronaca di un soggiorno” – Ed. the writer – 2018 – pagg.128 - € 16,00 –
Il viaggio multicolore e scandito che il poeta invita ad intraprendere potrebbe mutarsi in riflessi orchestrali che dalle immaginarie mura di una stanza avviano alle maestose illusioni dell’immenso . Il soggiorno allora non è assolutamente temporaneo e immediatamente assorbito , ma è il brivido di chi vive ed ascolta, tra la voragine del nulla e lo splendore della memoria.
Nazario Pardini trasfonde nei suoi versi “un canto ottobrino , autunnale ed estivo – scrive Giorgio Linguaglossa in quarta di copertina – che si nutre dei colori dell’autunno e dell’estate , la sua è una poesia che poggia sulle sinestesie e su un endecasillabo dalla classica positura piuttosto che sulla riforma prosastica del verso che ha egemonizzato la poesia italiana del tardo Novecento e dei nostri giorni.” - Egli riesce a incidere nella pagina con un bagaglio culturale di notevole spessore , e sa ben redigere la parola nel verso , indicando con superba fattura la meraviglia musicale del ritmo .
“Sono rimasto a lungo a questa luna
che vela malinconica la terra.
Solo con me , con voi , assieme a noi,
miei morti che tacete
il cumulo dei giorni, le memorie,
con il vostro pallore in preda al tempo
che attende rumoroso vane ceneri
da spargere al silenzio. Solitudini
immemori di sole , solitudini
di morte compagnie lasciate alla pietà
di chi vive la fine inconsciamente
giorno per giorno. E’ l’ora che sfrascando
fra i popolati cipressi regala
rubini di rimbalzo , raggi vecchi
di un antico tramonto che , impietosi,
lisciano i marmi, con in seno l’aria
di una campagna larga e profumata.”
Il dire ci parla di un altrove dove il mondo è visibile e palabile , di un soggiorno esperibile che da forme alle assenze , e colori al divenire , ed incalza senza tregue tra le pagine per cercare disperatamente di dare conto alla sorgente, la quale disperde e riaffiora in un cielo incontaminato o in un apparire empirico e causale . Allora la poesia tenta di diventare essa stessa vita preparando gli indizi dell’ignoto e coinvolgendo il ricordo nelle molteplici manifestazioni dei contrasti . Atomi e tempo , armonie e spazi , corrispondenze ed artifici , la linfa o gli affanni , le immagini o le tracce , segnano le rivelazioni attraverso le quali si realizza la trasmigrazione delle idee e delle illusioni , perché il significato incide nella storia , musicalmente autentica , mai enigmatica , mai misteriosa , ma dalla immediatezza modulata .
La singolarità del poeta Nazario pur appartenendo alla tradizione esprime la sua esperienza nella densità di una scrittura lampeggiante e disincantata , nell’arabesco dei silenzi , nella cascata dei suoni, nella festosità del senso , per custodire con fermezza il perseverare della lingua nella pluralità del dicibile.
*
ANTONIO SPAGNUOLO


RIVISTA = CAPOVERSO

CAPOVERSO - N° 34 - Luglio - dicembre 2017
Sommario :
Pino Corbo : A proposto della rima
- Saggi:
Saverio Bafaro : Jacopone poeta della tensione mistica
Pietro Civitareale : Voci femminili della poesia
Mario Melis : Leopardi e L'Infinito nella critica italiana dell'8oo e '900
- Testi :
Elio Andiuoli : Quattro poesie
Lidia Are Caverni : Canzoni di ghiaccio
Carlo Cipparrone : da "Versi ospedalieri"
Domenico Cipriano : Due poesie
Tomaso Kemeny : Il circolo delle stagioni
Giuseppe Langella : Personaggi e destino
Valentina Neri : Danze ancestrali
Nijolè Daujotite : Noreciau sitokadro
Raffaele Piazza : Alessia
Alessandro Salvi : Stornelli
Antonio Spagnuolo : Tre poesie-
- Interventi :
Pino Corbo : Pensieri e parole
Rosa Elisa Giangoia : Il "dio assente" nella poesia di Guido Zavanone
Pawel Krupka : A chi serve oggi la poesia ?
Sandro Montalto : In equilibrio sul nulla
Paolo Procaccini : La musa trilussiana
Marys Rizzo : Yves Bonnefoy : l'insorgenza dell'essere
- Letture
- Cronache di poesia
- Notizie sugli autori
*

mercoledì 10 gennaio 2018

PRESENTAZIONE VOLUMI = RICCARDO CAMPION

Riccardo Campion – Geografie Private---- puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2017 – pag. 69 - € 10,00

Riccardo Campion è nato ad Alessandria nel 1966. Traduce da varie lingue, tra cui il polacco e il bulgaro per le riviste di poesia online IrisNews e Atelier. Su quest’ultima sono apparse le poesie Siamo entrati nel mondo, Ottobre, stazione e Il primo giorno dopo l’operazione.
Geografie Private, il libro del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, è la sua raccolta poetica d’esordio.
Il volume presenta una prefazione di Fabiano Alborghetti esauriente e ricca di acribia.
Il testo non è scandito ed è costituito da componimenti eterogenei tra loro quasi tutti forniti di titolo.
Cifra distintiva della poetica di Campion espressa in quest’opera è quella di una vena intellettualistica.
Il poeta puntando la sua cinepresa sulla realtà in tutte le sue sfaccettature, come attraverso un gioco di specchi e lenti deformanti, ce la restituisce in versi originali, profondi e avvertiti.
Una parola detta con urgenza decolla instancabilmente sulla pagina e ogni componimento, sempre efficacemente risolto, diviene carico di senso attraverso una sempre elevata densità metaforica sinestesica e semantica.
Una poesia che, anche se gridata, finisce sempre con l’essere ottimamente controllata, nonostante aleggi il tempo che inesorabilmente scorre come un fiume impetuoso che non si può fermare, durata che ha per precipitato inevitabile il senso della morte e della precarietà.
Siamo sotto specie umana, per dirla con Mario Luzi, e si contano gli anni a manciate, per usare un’espressione di Milo De Angelis. Tuttavia, come correlativo oggettivo e salvifico esiste la poesia stessa, che, soprattutto nei suoi esiti alti, e tali sono quelli di Campion, ci salva.
Sembra di scorgere una maniera che spesso assume la connotazione neo orfica, in quanto le composizioni, per quanto abbastanza chiare e non alogiche o anarchiche, hanno spesso una consistenza misteriosa, magica, vanno decriptate e devono essere lette più di una volta per essere recepite e intese.
In Controra, a proposito di tematiche alte, viene nominata la verità e a questo proposito torna alla memoria l’ultimo Fortini di Composita solvantur con il suo verso memorabile …proteggete le nostre verità…Tuttavia è diversa la verità come vuole farcela intendere il Nostro perché afferma che la verità la trovi forse solo negli scomparsi, nei nascosti, nelle porte socchiuse.
Una verità dunque che coincide con una pulsione inconscia per i vivi che la ritrovano a brandelli e inevitabilmente inespressa nei morti.
È magmatica la linea espressiva di Campion, nell’approccio alla parola stessa, nel ritrovarla dopo averla smarrita: e qui avviene l’attimo forte, qui scocca la scintilla della pienezza dell’essere che solo la poesia può fornire, a meno che non ci sia un’uscita religiosa e mistica.
E bene quanto suddetto è sintetizzato nei versi di un componimento senza titolo: - “//Qui ti vorresti trasformare in sale/ o sabbia per vestirti delle orme/ di piedi oppure essere vapore/…”.
Spiazzante e affascinante la densissima poesia di questo libro nella convinzione condividibile dell’autore consistente nel fatto che comunque prevale nella vita il privato che è l’interiorità dell’essere stesso.
*
Raffaele Piazza

lunedì 8 gennaio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = CLAUDIA PICCINNO

Claudia Piccinno : “Ipotetico approdo” – Ed. Mediagraf 2017 – pagg. 112 – s.i.p.
Con testo in inglese a fronte la raccolta offre un caleidoscopico alternarsi di immagini , figurazioni , esplosioni , memorie , ormeggi , che fanno della poesia una vera e propria ondulazione di illusioni e sogni , di incertezze e mutazioni , per tratteggiare aperture di eccellente musicalità.
Lo stupore che avvolge il mondo della poetessa si riversa con tutto lo slancio positivo di una frammentazione , nella esperienza mentale di una certissima vocazione letteraria , illuminatasi nel linguaggio e che rappresenta in queste pagine un intenso ritmo emotivo.
A volte la preghiera sembra immergersi nel pessimismo , quasi latente minaccia della memoria , che tra l’oggi e il passato percorre gli infiniti risvolti del sogno.
Realtà vissute concedono divisioni e confronti , fantasie e impazienze , quasi sempre nel desiderio di apparire nei legami suadenti dell’abbandono . Ed il tocco delicato della filosofia ricuce, con attenzione di una profonda logica , le attenzioni del giorno , come per quelle orme che lasciano il segno del passo felpato.
La libertà metrica è nutrimento culturale in un risveglio inconfondibile di spazi espressivi , focolaio del sentire lirico-emotivo.
*
ANTONIO SPAGNUOLO



domenica 7 gennaio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = SALVATORE ANZALONE

Salvatore Anzalone – Geografia di sguardi---Robin Edizioni – Torino – 2017 – pag. 119 - € 14,00

Salvatore Anzalone è nato in Sicilia nel 1965. Vive e lavora a Bologna.
Ha pubblicato diversi libri di poesia tra i quali: “L’equilibrio dell’anima”, 2007, “Parole mancine”, 2012, e “Dei confini sottili”, 2014.
“Geografia di sguardi”, la raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Antonio Spagnuolo esauriente, acuta e ricca di acribia.
Il libro raccoglie poesie di Anzalone scritte tra il 2006 e il 2016.
Da notare che, per quanto riguarda la disposizione dei componimenti sulla pagina, sono tutti stampati sulle pagine dispari del volume, mentre i fogli pari rimangono bianchi e questo elemento dona fascino alla lettura.
E potremmo immaginare che il lettore possa scrivere le sue osservazioni relative ad ogni testo sulla facciata bianca che di volta in volta rimane vuota.
La raccolta non è scandita e, per la sua unitarietà tematica e strutturale, potrebbe essere considerata un poemetto.
Con “Geografia di sguardi” Salvatore si apre ad una nuova fase della sua ricerca, rispetto alle sue raccolte precedenti nelle quali dominavano le tematiche dell’amore connesso all’erotismo e della ricerca dell’equilibrio del rapporto corpo – mente che coincideva anche con un afflato mistico.
Infatti il nuovo testo ha per cifra distintiva la poetica dei luoghi ai quali, come dal titolo, l’io – poetante rivolge gli sguardi, per poi trasfigurarli tramite una parola poetica detta con urgenza.
Si tratta in massima parte di località italiane ed estere, a partire da descrizioni di frazioni minime delle province italiane, per giungere a metropoli come Parigi.
In altri casi il luogo ha per definizione qualcosa di circoscritto come può essere una chiesa come in San Giovanni in Laterano.
È inserito un tu presumibilmente femminile che potrebbe essere l’amata per la presenza in qualche composizione di immagini erotiche, tra l’altro molto alte.
Tali immagini sintetizzano la visione della bellezza femminile con i paesaggi idilliaci spesso detti dall’autore, sembianti che realizzano una vera e propria linearità dell’incanto.
Quanto suddetto si collega ad un’altra novità che qui s’incontra in Anzalone, rispetto al poiein della precedente raccolta intitolata Dei confini sottili, la realizzazione di una voce e di un tono vagamente neo – lirici.
L’io – poetante pare puntare la sua cinepresa il suo occhio sui paesaggi non con la freddezza e l’asetticità di un naturalista, ma con la sensibilità di un attento e scaltrito artista per ritrovare stupore e magia.
Quanto suddetto avviene esemplarmente in Cefalù, poesia veramente alta che apre la raccolta nella quale il poeta si rivolge all’amata dicendole che quando il sole le scalda le spalle, il mare irrompe senza avvertire e le bagna la schiena.
Tale tensione lirica è veramente rara nel panorama attuale della poesia nel quale dominano gli sperimentalismi, frutto delle soggettività dei poeti che cercano nella complessità del disporsi dei sintagmi, spesso, i consensi.
E sottesa ad un’arcana complessità nascosta è anche la poesia in questa raccolta nella quale spiccano icasticità, precisione e nello stesso tempo leggerezza nello sdipanarsi dei versi.
*
Raffaele Piazza

sabato 6 gennaio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = EDITH DZIEDUSZYCKA

Edith Dzieduszycka – Haikuore--- Genesi Editrice – Torino – 2017 – pag. 163 - € 15,00

Di origine francese, Edith de Hody Dzieduszycka nasce a Strasburgo, dove compie studi classici. Attratta sin da giovane dal mondo dell’arte, i suoi primi disegni, collage e poesie risalgono all’adolescenza passata in Francia. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, nazionali ed internazionali e si è dedicata alla scrittura. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, fotografia, una raccolta di racconti e un romanzo.
Haikuore è un libro con il quale Edith Dzieduszycka conferma la sua creatività versatile presentando con il suddetto una composita raccolta di haiku.
Non a caso il testo è scandito in sei sezioni intitolate Haikulla, Haiculto, Haicuculo, Haikurva, Haikucito e Haikulmine eterogenee tra loro per contenuti.
Il testo è corredato da una breve premessa sulla poesia giapponese di Luigi Celi che è anche il prefatore dell’opera.
Da notare che il genere haiku è stato praticato in Occidente anche da Rilke, Pound. Borges, Seferis e Machado.
Come tipo di poesia, nella sua stringatezza, sottesa alla misura dei tre versi racchiusi nelle diciassette sillabe, l’haiku si rivela una forma affascinante che resiste nel tempo e che è praticato da numerosi autori e autrici del panorama attuale.
Concentrare il senso in segmenti di questa brevità può far nascere opere nelle quali si realizzano affascinanti illuminazioni, fulminee e icastiche che possono cogliere nel segno attraverso la densità semantica, metaforica e sinestesica.
E la Dzieduszycka è un’abilissima tessitrice delle brevissime trame che costituiscono le poesie che ci presenta.
Abituati al verso libero, sembra quasi surreale entrare nella fruizione degli haiku che hanno un fascino del tutto particolare.
L’autrice ha la grandissima capacità di produrre sempre forme diverse in questo libro da poesia a poesia, rinnovando continuamente il repertorio d’immagini, presentandoci una fantasmagoria di visioni tramite l’intuizione realizzando tessuti sempre mirabili ed esatti.
Sospensione e magia sembrano essere gli approdi ai quali giunge la poetessa nella strutturazione delle poesie che nel percorso della lettura si rinnova di continuo e sembra di affondare in ogni singolo frammento nelle sue unità minime che come schegge luminose e iridate si susseguono.
Notevole il fluire ritmico dei versi che produce una musicalità intrigante in ogni prova.
Sia che tocchi il tema della poesia che riflette su sé stessa, nell’inverarsi di risultati di metapoesia come nella sezione che apre il volume, sia che i testi abbiano per oggetto la natura in modalità animali o vegetali, sia se siano affrontati i temi del tempo e del viaggio, gli esiti delle opere, tutte senza titolo e numerate, sono sempre notevoli e tutti i testi decollano sulla pagina in modo mirabile per poi planare soavemente nei terzi versi delle chiuse.
Anche il tema etico è trattato, anche se ironicamente quando l’io – poetante si domanda se il gioco dell’haiku sia gioco oppure vizio rimanendo nel dubbio.
Così come raramente avviene così esplicitamente nel campo della poesia, la versificazione stessa diviene tout-court esercizio di conoscenza.
*
Raffaele Piazza


martedì 2 gennaio 2018

POESIA = RAFFAELE PIAZZA



"Alessia gioca alla vita fiorevole"

Attimi di silenzio nella penombra
di limbo per Alessia fragola vestita
per la vita in versi e non in versi
a continuare fiorevole nel dipanarsi
dei giorni consecutivi. E pensa a
Mirta Alessia, l’Amica bella e bruna
che sta in cielo nello sfioccarsi
oltre i tetti di una nuvola grandiosa
a farsi delfino o cavallo per la sera
infinita. E tocca il pacchetto, dono
di Mirta pari a reliquia per dell’anima
la teca, ragazza Alessia nel bere
alla sorgente di parole di un libro
di Montale di poesia. E la felicità
esiste anche se Mirta è morta
suicida, La vita si fa intensa e pensa
Alessia che stasera fa l’amore
e non sarà lasciata. Dalla finestra
l’acquata intravede.
*

"Alessia e il 2018"

Attimo tra dolore e gioia
aggettante verso risate e
sorrisi, ansia a stellare ragazza
Alessia in limine alla vita
nuova per l’inizio di un amore
per lui e il nuovo anno nel
coincidere ai blocchi di
partenza le date in quel
primo gennaio 2018
per Alessia tolta dalla
tenda della casa
e allo scoperto nell’entrare
in un cinema a baciarsi
con Giovanni uscita dal
suo film per vivere la felicità
sottesa a un pullover dono
di lui per il mese del nevaio.
*
Raffaele Piazza

lunedì 1 gennaio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANNA CACCIATORE

Anna Cacciatore – L’eco del tempo---- Pagine – Roma – 2017 – pag. 79 - € 23,00
Anna Cacciatore ha insegnato per quasi quarant’anni letteratura italiana e latina nei Licei e scrive poesie fin dall’età giovanile. Solo dopo la pensione si è dedicata a mettere un po’ d’ordine tra le sue carte pubblicando due raccolte di poesie: la prima nel febbraio 2007, Il pozzo del cuore, la seconda nell’estate 2009, intitolata A tratti. Inoltre, con la casa editrice Pagine, ha pubblicato alcune poesie sull’agenda letteraria Le pagine del poeta (2008, 2009, 2010) e sulle antologie: I poeti contemporanei (2012, 2013), In linea con la poesia (2012) e Parole sparse (2013).
Cifra essenziale della poetica di Anna Cacciatore è quella di un’inesausta ricerca consapevole di una forma neo lirica che sfiora continuamente la linearità dell’incanto in una maniera che si potrebbe definire soave.
Una dolcezza si evince nella maniera della poetessa nel suo mettersi in relazione con l’amato, i figli e i nipoti attraverso un discorso che vede al centro il passare delle generazioni attraverso il tempo, la durata che solo la poesia può fermare tramite l’attimo heideggeriano nel quale le immagini si rivelano tra prima e dopo, in una feritoia atemporale che ci restituisce il senso.
Ma il gioco apparentemente semplice si fa complesso perché nel sensibilissimo mondo interiore della poetessa, che si fa esteriore attraverso i versi, entra in scena la natura con paesaggi idilliaci e si svelano anche oggetti come palazzi misteriosi ed antichi ammirati nella loro purezza di forme, che divengono correlativi ancora una volta del tempo stesso che passa inesorabilmente.
Da notare che le composizioni sono state scritte tra il 1960 e l 2013 e che a questo proposito è doveroso mettere in luce che le poesie seguono un continuum attraverso uno strutturarsi dei tessuti linguistici che non presenta variazioni notevoli.
Quindi la vita diviene degna di essere vissuta proprio perché la poesia può immortalarla attraverso fotografie di parole che sono le poesie stesse che scaturiscono dal pozzo del cuore, per usare un’immagine della Cacciatore stessa, o dal pozzo dell’anima attraverso il suo trasferirsi nei sensi.
Lo stile del poiein di Anna è nitido e cristallino e i sintagmi si sdipanano con una chiarezza associata a nitore e armonia che sottende una complessità degli intenti nel loro inverarsi sulla pagina.
Tramite visione e memoria con leggerezza decollano i versi sulla pagina e c’è un ottimismo di fondo nella poetica dell’autrice che da ogni situazione della sua esistenza che si effonde dal suo io, riesce a cogliere sempre i lati, gli aspetti di segno positivo e gioioso.
Nonostante molti componimenti siano pervasi da una vaga malinconia dovuta alla consapevolezza del limite che è tout-court quello della brevità della vita stessa, c’è sempre una possibilità di redenzione, e per questo la poesia è salvifica, perché ci si può stupire di continuo attraverso la contemplazione che dai sensi passa nella psiche e si fa parola detta con urgenza.
E così, come dal titolo della raccolta, il tempo stesso si fa eco e così viene riattualizzato attraverso una memoria involontaria che non è vana e dolorosa nostalgia ma possibilità di riavvolgere il filo e giungere in modo disincantato ad una sorgiva provenienza, rivalutando momenti forti nel loro fondersi con il presente.
Per esempio, in Terrazza napoletana l’autrice rivive il suo essere ragazza quando con i coetanei si riuniva per sentire i grandi parlare mentre guardava paurosa salire le lucertole sul muro.
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Raffaele Piazza