lunedì 19 giugno 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTOLOGIA FERMENTI n° 11

"Inquiete indolenze" - antologia a cura di Raffaele Piazza . Ed. Fermenti 2017 - pagg.278 - € 22,00
Raffaele Piazza , con l'impegno ormai noto che lo distingue nel riferirsi alla poesia che oggi si affaccia timida nella ricerca culturale , ha riunito in volume alcune poesie scelte di diciotto autori . In rigoroso ordine alfabetico sono presenti : Giovanni Baldaccini , Franco Celenza , Bruno Conte , Antonino Contiliano , Gianluca Di Stefano , Edith Dzieduszcka , Marco Furia , Maria Lenti , Loris Maria Marchetti , Dario Passero, Anton Pasterius , Pietro Salmoiraghi, Italo Scotti , Antonio Spagnuolo , Liliana Ugolini , Silvia Venuti , Vinicio Verzieri , Giuseppe Vetromile . Per ciascun autore una breve scheda di presentazione , stilata con il garbo della della riflessione e dell'incipit critico, ed in riferimento al registro che l'inquietudine dei versi riesce a trasmettere fra le sensazioni musicali e visive della parola. Le voci si rincorrono armoniose per sobrietà di scoperta, nelle atmosfere multicolori che riescono a realizzare un panorama abbastanza ricco , in questo momento esistenziale così torturato e complesso. La poesia continua a sorprenderci anche nella illusione del tempo.
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 18 giugno 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = MAURO DE MARIA

Mauro De Maria, “Beatritz”, Book Editore, 2017, con una nota critica di Giuseppe Marchetti.

Ci sono libri di versi che si aprono fiduciosi al nostro sguardo, che se ci vedono indugiare smarriti ci offrono immediatamente delle tracce, degli indizi, tali da permetterci di proseguire agevolmente la lettura. Ci sono al contrario volumi di poesia più ostici e oscuri, quasi arroccati; la loro parziale impenetrabilità ci tiene un poco in disparte e però, proprio per i segreti che sembrano gelosamente custodire, allo stesso tempo fortemente ci attirano.
Di fronte al primo tipo di libro dobbiamo evitare di scivolare fra le pagine, di credere che la lettura sia facile (troppo facile); nel secondo caso dobbiamo invece evitare di arrenderci presto (troppo presto), di abbandonare subito il campo, di non accettare la sfida.
Le raccolte di versi di Mauro De Maria, sia il primo e precedente “Trame e orditi” sia, soprattutto, l’attuale “Beatritz” (entrambi pubblicati da Book Editore), hanno l’aspetto di una fortezza compatta, dove i pieni prevalgono sui vuoti, dove non si scorgono comode vie di accesso. Allora bisogna prendere tempo, girare pazientemente attorno ai suoi recinti finché, come premio della nostra costanza, all’improvviso si spalanca una porticina che ci invita ad entrare.
Una volta dentro, scenari e paesaggi radicalmente mutano. Ci si trova proiettati e immersi nel medioevo prezioso e incantato dell’amor cortese, dei trovatori e dello Stilnovo. Nella “Nota a margine” l’autore di questo libro davvero originale, insolito e sostenuto da notevoli maestria e abilità stilistica, precisa: “Beatritz si configura come una riproposizione, il più possibile personale, dell’idealizzazione della donna amata e della sua trasformazione in una sorta di figura angelicata. Al contempo abbondano nel testo dichiarazioni di fede nell’arte e nella poesia che divengono elementi di potenziale superamento del tempo e si delineano come un credo parallelo a quello della donna trasformata in elemento divino”.
Beatritz è la principale, quasi assoluta protagonista. Evitiamo qui di inoltrarci e di lasciarci irretire dal labirinto di citazioni e riferimenti colti, limitandoci a segnalare, per il momento, che le poesie (cinquanta, più un incipit e un congedo) formano una coesa collana di versi dove la parola conclusiva di ogni singola composizione diviene quella iniziale della successiva. Giustamente il critico Giuseppe Marchetti, nella sua Nota conclusiva, sottolinea che l’opera di De Maria è “una conversazione ininterrotta con l’oggetto amato”.
L’amore di cui nel libro si parla è fondato sulla gentilezza d’animo e dei modi; è casto e spirituale. Tra innamorato e amata si frappone una distanza incolmabile, ad ogni slancio in avanti del primo segue uno spontaneo retrocedere della seconda. E questa impossibilità di raggiungersi, di sfiorarsi, di toccarsi, genera contemporaneamente sofferenza e desiderio. L’incontro è perennemente rinviato e procrastinato, il tempo dell’attesa si dilata a dismisura; “la compenetrazione di due corpi” e la fusione di “due esistenze” si rivelano mete impossibili. Lui (“il vinto trovatore”) e lei (la “dama irraggiungibile”) si muovono all’unisono e in maniera sincronica, mantenendo inalterata la loro distanza. Non esistono varchi e scorciatoie, esiste invece un “flusso d’amore / che migra verso te ogni giorno / varcando le colline / e di notte riporta tue notizie / avanti e indietro senza posa”.
Al poeta non resta che tradurre in versi questo amore sfolgorante e sfuggente, intenso e negato; alla poesia spetta la magia di farlo vivere in parole e di renderlo memorabile: “Guardare la tua vita a me negata / ha mutato i miei tremuli silenzi / in parole posate sulla carta / nella fragile attesa che i tuoi occhi / guidassero nei solchi della stampa / anche il tuo cuore che il mio sempre scarta”.
*
Giancarlo Baroni

venerdì 16 giugno 2017

Napoli teatro festival - un evento che segna nel tempo la ricerca poetica -


Dal 14 al 24 giugno 2017, inizio ore 19
Poeti di oggi e del passato a Villa Pignatelli (Napoli - Riviera di Chiaia)
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Io e tu / Pagine nascoste
Sezione Letteratura e Cinema del Napoli Teatro Festival Italia
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Io e tu: sono i due pronomi dei poeti.
L’io che scava in se stesso, come volesse arrivare al centro della terra.
Il tu che si cerca, sporgendosi verso l’altro: amandolo, lasciandolo, anelandolo. Il tu che appare e scompare, come la passante di Baudelaire. O come il tu snodabile e plurimo, ma pur sempre uno, di Montale.
Nella loro relazione, io e tu s’inarcano nel ponte del noi.
Io e tu: è il titolo di una rassegna che nasce in contiguità con il teatro.
È la poesia la pratica letteraria più vicina a quella del teatro.
È la poesia che non ha mai abbandonato il rapporto con l’oralità.
Sono spesso i poeti a ricordare la necessità di essere accoglienti con chi è fuori di noi.
Ecco dunque dieci incontri, nati dal desiderio di fare un cerchio, prima che il sole tramonti, e di abitarlo bene.
Ci sono attori che amano poeti e se ne fanno palcoscenico vocale. Ci sono poeti che dialogano con altri poeti.
E ci sono voci che dalla parola parlata sanno trasbordare nel canto, come in una risalita verso l’origine.
E ci sono jam session poetiche. Si ascolteranno parole dal vivo e si potranno vedere film che raccontano storie di poeti del passato. E ci sarà anche una libreria interamente dedicata alla poesia.
Il tutto è accolto da Villa Pignatelli, la quale per dieci giorni sarà una vera e propria casa della poesia.
Come anni fa si trasformava nella casa della musica da camera, lasciando che il pubblico potesse con libertà frequentare le prove. A quel modello s’ispira deliberatamente Io e tu.

Agli incontri con i poeti d’oggi si accosteranno storie di poeti del passato, raccontate in alcuni cortometraggi, messi a disposizione dal Festivaletteratura di Mantova e Cine Agenzia.
È un work in progress. Versi che contengono altri versi. Tracciati di esperienze. Film.
Pagine nascoste. Titoli e pellicole che è molto difficile trovare nelle consuete sale cinematografiche.

Silvio Perrella

martedì 13 giugno 2017

RIVISTA = FERMENTI 245

Rivista “Fermenti” 245
Considerazione su poesie facenti parte del n. 245 (2017) di “Fermenti”.

- Poesia -

Ricco per numero di pagine e con un sommario articolato il numero 245 di “Fermenti”, rivista a carattere culturale, informativo, d’attualità e costume, diretta da Velio Carratoni,
In questa sede ci soffermiamo sulla sezione poesia, in particolare su “Le insegne non radiose” di Domenico Cara, “L’esperienza” di Ariodante Marianni, “Hai negli occhi il fulmine d’autunno” di Antonio Spagnuolo, “Extravaganti indignazioni” di Eleonora Bellini e “Il libro d’Ismaele” di Mauro Ferrari.

“Le insegne non radiose” è costituita da trentaquattro componimenti in massima parte brevi ed eterogenei per quanto riguarda le tematiche affrontate. Con questa sequenza Domenico Cara, studioso d’arte e di letteratura, editore e giornalista, conferma la cifra essenziale della sua poetica che è intellettualistica nella sua originalità, del tutto antilirica e fondata sulla riflessione.
A livello formale si registra un controllo in tutte le composizioni risolte nella loro compattezza. Nella raccolta si evince un pessimismo a partire dal titolo, scetticismo mitigato da una raffinata ironia e da un sottile psicologismo.
La scrittura è avvertita e ben cesellata. I versi procedono per accumulo nello sgorgare le immagini le une dalle altre. Si realizza un tono epigrammatico e gnomico nelle strofe in ininterrotta sequenza.
Le poesie hanno un carattere didascalico e lo stile è spesso anarchico, tendente all’alogico. S’inverano magia e sospensione in questi lavori che possiedono una forte densità semantica, metaforica e sinestesica.
Non mancano, nel tessuto linguistico, permeato da accensioni e spegnimenti, splendidi squarci naturalistici molto rarefatti. Visionarietà e magia sono presenti nel creare un’atmosfera di forte onirismo purgatoriale. Dominano armonia e musicalità arcane raggiunte attraverso il ritmo cadenzato e sincopato.
In ogni incipit i versi decollano sulla pagina per planare dolcemente nelle chiuse.
Alcune poesie esemplificano in versi concetti: questo avviene, per esempio, in quelle intitolate Turbamento, Allegoria quotidiana, Il pittoresco e Fermento. Altri testi hanno per nucleo di fondo le icone di animali e specie vegetali viste in modo sempre intellettualizzato.
Un cosciente esercizio di conoscenza quello di Cara nella serie composita e articolata architettonicamente.
“L’esperienza” di Ariodante Marianni, nato a Napoli, già segretario di Giuseppe Ungaretti, è costituita da tre poesie elegantemente risolte, che fanno parte di liriche inedite, composte probabilmente ai primi anni del duemila.
Tema centrale nei suddetti componimenti è quello del dolore che può essere superato attraverso la ricerca della felicità, tentativo raggiungibile, che non rimane una chimera. Secondo Marianni, che era ossessionato dal tema del labirinto nel suo poiein, la felicità ci è dovuta e può accadere.
Nella prima poesia, la più estesa, mentre il poeta pensa di stringere in pugno i bisogni dell’anima, s’imbatte in un giornale nel quale legge notizie di rapine, uccisioni, violenze, corruzioni e molti annunci economici.
La triste quotidianità degli articoli di cronaca, letti sul giornale stesso, ha per antidoto la pienezza della mente attraverso la poesia, il vivere poeticamente ogni momento come diceva Borges.
Nel vocio di alcune donne il poeta capta l’augurio per se stesso che una parte almeno del cammino che l’attende sia di calma, di fortezza e amore.
La terza poesia è contrassegnata da evocazioni suggestive di Roma e della sua storia attraverso l’immagine di un carretto evocatore di fascino, guidato da un cocchiere, che corre colmo, traboccante di carbone sui sampietrini.
Le composizioni, senza titolo, presentano il numero dal quale sono contrassegnate. Nella maniera affabulante e narrativa di Ariodante ritroviamo chiarezza insieme alla luminosità del dettato.
“Hai negli occhi il fulmine d’autunno” di Antonio Spagnuolo, nato a Napoli, inserito in molte antologie e che ha pubblicato numerosi volumi poetici, molti dei quali premiati, è una sequenza costituita da sette componimenti corposi. In essi anche i versi lunghi sono ben controllati. Nella silloge riemerge il tema delle recenti raccolte dell’autore, quello del trapasso della sua amatissima compagna di vita e del suo relazionarsi con lei che continua nell’immaginario rievocativo.
Da notare che Spagnuolo, pur soffermandosi sempre sullo stesso argomento, realizza un repertorio di variazioni che sembra inesauribile.
Il “tu” al quale il poeta si rivolge è proprio la consorte, nella sua presenza – assenza, della quale sono detti anche elementi fisici. Questi creano atmosfere erotiche, nei versi raffinati e ben cesellati, dove dominano metafore e sinestesie folgoranti.
In un componimento viene svelato il nome di Elena, che penetra nel sangue del poeta.
Nei testi si delinea un lavoro suggestivo, tramite architetture testuali che hanno qualcosa di barocco.
L’autore prova un forte struggimento per il silenzio della compagna che non profferisce “ti amo” quando il labbro rimane serrato.
Si realizza uno scatto e uno scarto memoriale che non è nostalgia, ma tentativo di una riattualizzazione dei momenti caratterizzati da un’immensa attesa sottesa all’amore. Solo con la poesia si può raggiungere la suddetta condizione e Spagnuolo ne è pienamente conscio.
Nei testi, paragonabili a partiture musicali articolate, emerge una liricità tormentata.
Il dolore e l’ansia sono controllati e sono evocati eros e pathos nel desiderio del poeta che la moglie non sia morta. L’angustia diviene produttiva e catartica nei versi ben controllati e cesellati.
Nel fluire icastico dei sintagmi si realizzano continue analogie e straniamenti che creano atmosfere di un’atemporale magia, che diventano varchi salvifici.
In “Extravaganti indignazioni”, breve silloge costituita dai componimenti L’illuminazione della biblioteca, La manutenzione e Il ringhio, Eleonora Bellini, poetessa e scrittrice, ispiratrice e dedicatoria del volume Un amore senile, di Ariodante Marianni, realizza una poetica nello stesso tempo vaga e inquietante nel serpeggiare del tema della morte e del suo senso, connesso esplicitamente a quello del male.
Si tratta di un fare poesia descrittivo nella sua vena sarcastica e lo stile è caratterizzato da chiarezza e narratività.
L’illuminazione della biblioteca è una composizione originalissima per il suo tono affabulante, permeata spesso da nonsense, che si potrebbe definire un racconto in versi.
C’è nella rappresentazione della nuova illuminazione della biblioteca stessa una ricerca dei particolari più minuziosi e si evince dal discorso che l’autrice rimpiange la precedente illuminazione. Questa diviene simbolo di una storia migliore, di un passato nel quale la stessa luce diveniva metafora della pienezza.
Quelle prodotte dalla Bellini nei testi in questione, come dal titolo, sono immagini stravaganti. L’indignazione si coglie nell’incipit del suddetto componimento, mista a dolore, quando la poeta afferma che l’illuminazione della biblioteca stessa fu affidata ad un imbecille. Qui viene trattato il tema del lavoro congiunto con quello spinoso della meritocrazia, perché è detto che lo sprovveduto mai avrebbe potuto degnamente illuminare piazze, incroci, sale consiliari e uffici di manager.
Gli fu affidato l’incarico forse per motivi clientelari. E qui il discorso si fa originalissimo perché è trattato il tema economico nel privato, che si riflette nel pubblico.
C’è cinismo e dissacrazione nei versi della Bellini quando afferma che le lunghe lampade usate sarebbero state più intonate agli obitori, nelle sale d’autopsia, negli hangar, nei depositi bagagli e forse anche nei magazzini dei prosciutti di Parma.
Così Eleonora produce sensazioni e atmosfere di tipo kafkiano, inquietanti e misteriose, nonché surreali.
Tinte grottesche e quasi macabre e cimiteriali si ritrovano in La manutenzione. In essa si parla della manutenzione stessa di un futuro cadavere (espressione intrigante, ambigua e paradossale) con vari riferimenti alla corporeità. Infatti viene manifestato il fitness come rimedio e come alimentazione acqua in abbondanza, verdura e frutta secca e anche cosmetici per le rughe (creme e riempitivi), gel intorno agli occhi e infine a tutto il corpo massaggi d’Oriente sopra i prati.
Nelle due strofe finali del suddetto componimento l’autrice si chiede se si può dilatare il tempo e assaporarlo come si fa coi bei pensieri consegnati ai più riposti segreti della mente. Nel distico che chiude il componimento la Bellini risponde pessimisticamente alla suddetta domanda, affermando che la vita è breve e conviene ingurgitarla.
Nel componimento più breve, Il ringhio, emergono descrizioni sconcertanti nella loro icasticità. Si parla di una prima cittadina che, oltre a lanciare un ringhio, con la bocca, vorrebbe anche morsicare.
Ella, in un sogno ad occhi aperti, se la prende, sputando ingiurie, contro imprecisati volumi allineati. A tali imprecazioni risponde il silenzio misterioso dei personaggi dei libri e poi un volume, una raccolta di leggi, in un’atmosfera irreale, le plana sul capo, quasi animato da un meccanismo, una forza oscura.
Una crudezza di toni permea le poesie della Bellini anche nella chiusa del suddetto componimento, quando la prima cittadina tace attonita, non tanto per la temeraria impudenza di quel libro, ma per avere inghiottito un dente.
Nelle descrizioni di Eleonora, nell’enuclearsi del peggio possibile, è presente un forte controllo formale e la materia, sempre incandescente, non si apre mai alla mera disperazione, grazie all’ingrediente dell’ironia.
“Il libro di Ismaele” di Mauro Ferrari, nato a Novi Ligure, direttore di Puntoacapo, dell’Almanacco Punto della Poesia italiana e della Biennale di poesia d’Alessandria, è una serie strutturata in sette poesie.
C’è da evidenziare che nell’Antico Testamento biblico Ismaele è il figlio di Abramo e della schiava Agar e che Sara, moglie di Abramo, s’ingelosisce vedendo giocare Ismaele bambino con Isacco, suo figlio.
Nel racconto biblico Dio disse ad Abramo che dallo stesso Ismaele sarebbe nata una grande stirpe.
Ferrari, rifacendosi alla Bibbia, nel primo componimento, che sembra fare da prologo, afferma che Ismaele era tornato, aggrappato al suo nulla per galleggiare, quasi morto senza aver vissuto, avendo schivato rischi ed errori.
Ismaele è conscio di essere lui il predestinato nel raccontare quella vera storia essendo alla ricerca della sua identità come se dovessero definirla gli altri. Vuole farsi raccontare chi era, andando per il mondo.
I versi di Mauro, connotati da magia e sospensione, creano atmosfere vaghe, essendo colme di un’armonia rarefatta. Negli altri sei componimenti è stabile quasi sempre la presenza di un “tu” al quale il poeta si rivolge, presenza che, presumibilmente, è Ismaele stesso nella sua misteriosa ricerca di pace e di salvezza.
Affabulante è la poetica del Nostro in queste composizioni a volte chiare, nitide e luminose, nelle quali c’è una forte dose di narratività, che potrebbero essere definite di prosa poetica.
Sembra che in ogni attimo, nel dipanarsi della scrittura, la voce del poeta si metta in relazione con Ismaele stesso, uomo eletto, per rasserenarlo, tranquillizzarlo e per trarlo in salvo dai pericoli:-“…/un braccio teso può salvare, trarti via//”.
Lo stile è sinuoso e avvertito e la forma controllatissima e in alcuni passaggi il tono si fa quasi iniziatico:-“/E poi considera: non sai/ in fondo, che abbraccio vai cercando/ e quale voce ti darà la voce; che fine/ per i tuoi troppi inizi. Se guardi/ in basso vedi le offese/ di chi ha percorso questa stessa ascesa:/…”.
Nei suddetti sintagmi in un’aura magica ci si rivolge con urgenza proprio a Ismaele che poi sale per la massima pendenza, senza smuovere un sasso, come se non avesse impronte.
La trama, nella sua visionarietà, si può considerare di qualità, anche per la sua originalità e ricerca umana biblica. Quello che emerge, nonostante le tante difficoltà che incontra il protagonista, è una vena di ottimismo perché il personaggio veterotestamentario non soccombe ma trova alla fine la vittoria.
Infatti, non a caso, nell’ultima delle poesie di quello che potrebbe essere considerato un poemetto, Ismaele riferisce a genti amiche di come fu salvato, lui, che avrebbe avuto vita e dimora duratura.
*
Raffaele Piazza









lunedì 12 giugno 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Palpebre”
Ho gli occhi di mio padre , le palpebre socchiuse
nel crepuscolo grigio che si increspa,
un’opaca dolcezza che a volte seduce
a volte bruscamente cancella una carezza.
Superato i suoi anni ora conosco la cenere
che annulla i profili e fuori dell’ora
rende inaudibili le sillabe a fior di labbra.
Tranne i colpi che a tanto caro sangue
segnava nei suoi tratti nulla rimane
e ancora la candela consumata
rifiuta le preghiere indiscrete.
*
Antonio Spagnuolo

domenica 4 giugno 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia incinta a 16 anni"

Si ridesta Alessia ragazza dal sonno
senza coperte e pensa e si aggrappa
a un sogno. Poi nuda allo specchio
intravede del ventre la rotondità
(sono incinta a 16 anni). Lo sa solo
Giovanni che possiede € 200 e io
nulla. I genitori non lo sanno.
Piange Alessia lacrime salate
a giungerle alla bocca nel sapore.
(Mi faccio ammazzare ma il bambino
nascerà).
Squilla il telefono ed è Giovanni
(Non ti lascio Ale non temere!!!
Sono presto a casa tua!!!).
Il fazzoletto bianco per Alessia
a contare gli attimi.
*

"Alessia conta le stelle"

Lo spazio scenico è il Parco
Virgiliano. Notte. Il cielo è
infiorato da stelle – rose a
sbocciare in luce ad alonare
di Alessia del sorriso la forma.
Estasi mistica nell’accadere
del realizzarsi dei desideri di
ragazza Alessia. Squilla il
telefonino e lui dice: ti amo!!!
Ansia a stellare Alessia nel
lucore rarefatto e la casa
non è lontana. Attimi disadorni
poi scopre la luna Alessia
e pensa che le sono venute.
*

"Alessia si abbronza al sole"

Sapore di sale per Alessia
dopo di mare il bagno a Torregaveta.
Imminenza di spiaggia
per ragazza Alessia in due pezzi
ad abbronzarsi. Il sole è diventato
un rosso dischetto nel tempo
meridiano di un giugno che mantiene
le promesse di caldo e luce.
Bionda Alessia con occhi azzurri
la pelle a farsi scura senza intervento
di persona. (Così gli piacerò di più)
pensa Alessia nel rinfrescarsi
al vento.
*

"Alessia e la pace"

Il lago nell’anima di Alessia,
di aprile acque fresche a tessere
una freddezza nuova. Attimi
stellanti e lentamente sul suo
bordo liquido Alessia ragazza
una candela accende dove
era già venuta in settembre
a bere la luce velata di momenti
di platino e d’aurora. Attesa.
La pace si distende in di Alessia
l’anima sinuosa e infinita.
La trova nella sua fotografia
con la scritta Ad Alessia per la
vita. E sarà una bella vita pensa
Alessia dopo 3 esami all’università
e quelli dell’esistere.
*

"Alessia e il rossetto"

Labbra baciate di Alessia
ieri da Giovanni. Adesso
ragazza Alessia le tocca
e pensa (è stato qui).
Poi sparge il rossetto
pari a fragola, la tinta
dell’anima e nello specchio
si guarda Alessia come
una donna (sedici anni
come sedici fiorite rose).
A poco a poco spedisce
il bacio ragazza Alessia
e per gioco toccano
della vita la sorgente
*
Raffaele Piazza

sabato 3 giugno 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Futuro”
Mi curvo a scrutare il futuro,
un futuro che non concede speranze,
perché ha le notti interrotte dall’insonnia.
Fra queste quattro mura , sempre eguali ,
dove il fruscio delle tue cosce rompeva il tempo,
vado scorrendo le ore senza più pazienza
e interrompo preghiere poco fedeli
perché non credo agli incanti , arruffati
all’antico genio delle crepe.
Cerchio perpetuo che non riesce a fermarsi,
segnato dall’avvicendarsi del ricordo,
e rompe nel mio petto ad una ad una le costole
con i silenzi rimbalzo alle pareti.
*
ANTONIO SPAGNUOLO
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Riceviamo e pubblichiamo : ---Caro Antonio, in questa poesia trovo (sento) la tua più forte vibrazione esistenziale. In cui la speranza si coniuga con la consapevolezza dei limiti assegnati dalla storia e dal tempo. Versi autentici, fini , sino alla sofferenza per non potere decidere dove e quando. Versi di grande sentimento della mancanza della persona amata, che amplifica il senso di vuoto che include l'io poetico alle scadenze inesorabili dell'umana vicenda.
Caro Antonio, questa è vera poesia. Un abbraccio

Ottavio Rossani -----

giovedì 1 giugno 2017

RIVISTA = NUOVO CONTRAPPUNTO

NUOVO CONTRAPPUNTO -- anno XXVI - gennaio marzo 2017 -
Sommario :
Elio Andriuoli : Ad Aurelio Valesi , Ad Archiloco
Silvano Demarchi : A Maiorca , Gli usignoli di Samotracia
Guido Zavanone : Tastiere , Verrò fuori di nuovo
Giuseppe Cassinelli : A Elena Bono pensando una sua lirica
Lucio Pisani : La cosa più bella , Tendono alla chiarità le cose oscure
Luigi De Rosa:Approdo in Liguria , Perché tanto splendore?
Enrico Rovegno : Parole nella sera
Bruno Bartoletti : Un angelo caduto , Dove sei ? , Solo un segno
Tiziana Monari : Gino (dedicata) , Sulla rotta di Mordor
- Opera grafica di Remo Abelardo Borzini
- Recensioni a firma di Elio Andriuoli , Luigi Reina, Franca Alaimo