martedì 14 novembre 2017

POESIA IN VERNACOLO = ANTONIOSPAGNUOLO

"NISCIUNO"
Nun songo cchiù nnisciuno pe ttramente,
so' addiventato ll'ombra di me stesso,
pure p' 'e figli mo nun conto niente:
me pigliano ogni vvota comme a ffesso !
'A gloria d' 'o passato ggià nuje sapimmo
sparita, comme fosse na maggìa,
pe ccomme vanno 'e fatte songo 'o primmo
a ccosere 'e ricorde e 'a pucundria.
'E juorne se ne vanno una vutata!
Natale, Pasca, primmavera e vvierno
volano senza luce, una nuttata,
scucchianno tre pparole a 'o Pateterno.
Mo cu 'e ddenocchia faccio paro e sparo,
songo nu superchiuso indifferente,
me sento comme fosse munnezzaro
e vveco 'a morte ca me tene mente.
*
Antonio Spagnuolo

sabato 11 novembre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“ STUPORE”
Vibra ancora una luce nell’attesa
mentre le spade incidono macerie,
come quando il tuo sguardo volgeva altrove
e ripeteva l’opacità di una strana risposta.
Dubbio imperfetto , incantato , silenzioso,
nell’ingenuo attrito di un prodigio e di armonie,
che forse volevi ricucire nel donarmi
parole inconsuete , sgocciolio di azzurro
nel nostro impaziente ritoccare.
Tra il cuscino ed il lume ascolto lo stupore
che spacca quasi tutto il mondo,
in un solo momento , per divenire polvere,
o nel sottile velo di malizie
avvolge il mio ricordo nel segreto.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 10 novembre 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


"Alessia alla mostra di pittura"

Quadri campiti nel bianco
di pareti per ragazza Alessia
nell’interanimarsi a quelle
tinte. Fuori piove acqua fredda
dal cielo per Alessia al colmo
della grazia salvata dai dipinti
di marine e corse di cavalli.
Scendono le scene fino
a di diciotto grammi l’anima
e stupore di fronte alla verità
dell’arte che è vita e battesimo
perenne. E scrive Alessia
una poesia ispirata alla scena
delle ninfe nel lago della pace
sottesa a redenzioni ad ogni
sillaba detta o non detta
a farsi parola.
*

"Alessia esce con Martina"

Sera di plenilunio su Napoli,
al bar del porto ragazza Alessia
con Martina confidenze a farsi.
Sedici anni entrambe le fanciulle,
fragola vestite per redenzioni
ad ogni passo. Pensieri a incielarsi
nella dell’aria leggerezza,
ad avvolgerle di protettivo panno.
Chiede Martina: tu, Ale, lo fai
con Giovanni? Non risponde
Alessia, il bicchiere macchiato
di rossetto. S’intesse il tempo
con la risata di Alessia
nell’accendersi intermittente
delle luci per le navi.
Ride anche Martina e i cellulari
squillano. Urla un gabbiano:
attenzione!!!
*

"Alessia sopra le nuvole"

Nel jet ragazza Alessia
sopra le nuvole nell’
intravedere il bianco
sfioccarsi campito nell’
azzurro mattinale che
domina, attende di Giovanni
la telefonata nel mattino
di pace occidentale.
Ansia a stellarla Alessia
nell’iridarsi della storia
infinita dai sedici anni
contati come semi
nel pensare alla storia
dei baci in sparsa meraviglia
dello squillo e le sue
parole ti amo Alessia
*


"Alessia allegra al bar"

Allegra al Bar Celestiale
ragazza Alessia nell’attraversare
la vita infinita nel bere
una coca cola fredda
per rinfrescare l’anima
di 18 grammi. Allegra
Alessia per dei limoni
il giallo captato con l’azzurro
degli occhi mentre beccano
i passeri le briciole lanciate
con l’affilata mano in prossimità
della vita e della gioia.
Una polifonia di verdi
scorge Alessia, quelli
degli aghi di pini, dell’oleandro
e della magnolia nella tinta
a intensificarsi per gioco
naturale e appare il mare
per un gioco di riscoperta.
*
RAFFAELE PIAZZA

giovedì 9 novembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = RIVISTA CRITICA LETTERARIA


Recensione di Ugo Piscopo su “Critica letteraria” (Loffredo), dir. Da Raffaele Giglio, n. 177,
Carlangelo Mauro, "Liberi di dire. Saggi sui poeti contemporanei", Avellino, Sinestesie, 2017, pp. 286.

Carlangelo Mauro, accreditato studioso di letteratura italiana moderna e contemporanea soprattutto sul versante poetico, dà un seguito al primo volume col medesimo titolo, pubblicato dalla medesima casa, e ne svolge, integra e allarga i reticoli di analisi e di sistemazione critica della poesia italiana contemporanea.
La maggiore e più significativa novità, che introduce questo secondo libro non solo rispetto al precedente, ma anche sull’orizzonte complessivo degli scandagli critici a livello nazionale, è la scommessa sull’importanza e sulla consistenza della produzione e delle proiezioni di gusto, di sensibilità e di creatività della poesia a Napoli e nel Sud oggi: su quattordici autori esaminati, nove sono di quest’area geografica, sollecitati (in maniera esplicita o implicita) nel loro immaginario dai rapporti con la terra di provenienza e con i suoi linguaggi.
Oggettivamente, questo nuovo lavoro di Mauro, senza farne dichiarazione, per un forte senso di pudore, ma facendo parlare i risultati e le prospettive degli autori, delinea in controluce un’effervescente e persuasiva situazione della letteratura e della poesia nel Mezzogiorno, sul cui conto circolavano e circolano come gettoni di uso giudizi sommari e preconcetti, secondo cui la nostra letteratura nel Sud degli ultimi decenni del secolo scorso e dei primi due – ammesso che si possa dire – del XXI secolo sia una piccola, povera, mortificata cosa, se considerata sullo scenario nazionale.
Più complessivamente, poi, la prospettiva, che è questa volta dichiarata, è quella dello scandaglio di una vicenda che riguarda anche il Sud, ma entro una situazione più ampia: il dialogo tormentato nella poiesi di questi anni di consonanza e di dissonanza dalla neoavanguardia, dall’epigonismo, dalle grandi narrazioni unilineari e ottimistiche di un nuovo sempre più nuovo all’infinito.
Nel libro gli autori non meridionali sono Elio Pagliarani, Maurizio Cucchi, Giancarlo Pontiggia, Umberto Piersanti, Loretto Rafanelli.
Per quanto concerne i meridionali, non è possibile, per l’economia della nota, soffermarsi dettagliatamente su tutti e nove gli autori analizzati da Mauro, ma ci si può velocemente affacciare su alcune situazioni.
Su quella, innanzitutto, di Antonio Spagnuolo, che appartiene alla generazione dei nati negli anni Trenta, e, dopo aver fondato la rivista «Prospettive culturali», è attualmente direttore di una collana editoriale per Kairòs. Autore di testi di poesia, di teatro, di narrativa, a molti dei quali sono stati attribuiti premi e sono stati dati riconoscimenti significativi da Saba ad Asor Rosa, si connota per strappi e spaesamenti della scrittura in omologia con le esperienze traumatiche e sconvolgenti del mondo di oggi.
Vengono, poi, scrutinate le ricerche suggestive e motivate da lucide e coerenti ragioni intellettuali, insieme con una scrittura lavorata al bulino, dei poeti delle generazioni successive. Come Luigi Fontanella, in ascolto della bouche d’ombre, come diceva Breton, e dei richiami dell’Altro. Come Sebastiano Aglieco, che disocculta il lontano nel vicino. Come Luigia Sorrentino, impegnata in tessiture aracnoidee di testi nel testo. Come Domenico Cipriano, preso dalle malie dell’appartenenza che chiama in causa la storia. Come Mario Fresa, assorto nelle trame delle analogie. Come Stelvio Di Spigno, attentissimo e coerente nel lavoro di spegnimento del sublime e dell’oratorio. Come Vincenzo Frungillo, che si ricollega a Pagliarani, ma per narrare in densità di rarefazioni.
Ugo Piscopo

SEGNALAZIONE VOLUMI = DAVIDE CUORVO

DAVIDE CUORVO : "LA MISURA DEL SILENZIO" ed. Manni 2017 - pagg. 78 - € 12,00
Le figure che il giovane poeta tratteggia , temperando un equilibrio di scrittura di lodevole impegno , rincorrono la luminosità esistenziale che si affaccia timidamente ad una componente onirica allusiva , pensosa , per illimpidirsi tra i versi nell'inseguire il senso troppo spesso illusorio della nostra presenza temporale.
"Fin dai primi versi - scrive Wanda Marasco nella prefazione - una dichiarazione di poetica : si richiede al fare poesia la restituzione dello stato intuitivo e dello shock memoriale per connetterli alla figura di pensiero e alla ricognizione dei significati....Si inizia a leggere guidati da un verso-rivelazione che in qualche punto si accosta alla tensione oracolare"
Figure colorate, in attesa del sussurro , ricamano trepidazioni , modellando e modulando il presente a volte per una semplice percezione estatica, a volte per una vibrazione musicale , così che la notte , il cielo , un tramonto , un paesaggio irragiungibile , un sussurro, sfiorano gli accenti e incidono nella memoria . Il rigore della parola poetica allora emerge nella pagina , così come tratteggia l'affiorare di un sentimento cosmico folgorante nella cifra. "Desiderai pattinare nei tuoi occhi / mentre tu chiudevi le imposte. / C'è sempre un esilio / a doppia corsia / nei passi che si involano alla luna, / una pupilla di di fiume presa in prestito / più leggera del fumo. / Dole l'anima al mancato appuntamento/ senza senso, senza sogno / sulla riva di un'altra silloge / di sassi."
Rievocazione e stimolo memoriale , registro di abbandono e trepidazione , evanescenza e nebbia , luce e colori , sono gli infingimenti che Davide Cuorvo riprende nel flusso di una suggestione musicale che si palesa fuori dalle astrattezze , ed oscilla per intrecciare analogie fulminanti.
ANTONIO SPAGNUOLO

RIVISTA = NUOVO CONTRAPPUNTO

NUOVO CONTRAPPUNTO - anno XXVI - luglio-settembre 2017
sommario :
Profilo d'autore : Adriano Sansa
Elio Andriuoli : La samaritana al pzzo ; L'adultera
Silvano Demarchi : Nell'oblio della notte ; Vi è cosa più dolce della sera
Guido Zavanone : Poesia , Ore notturne
Antonio Spagnuolo : Il segno ; Immagini
Dante Maffia : A imitazione del sonetto 55 di Shakespeare ; Il falchetto
Nazario Pardini : Il fiume ; Ottobre
Piera Bruno : Amicizia
Viviane Ciampi : Paese ; Lo specchio
opera grafica di Roberto Lanari
Recensioni a firma di Elio Andriuoli , Giorgio Galli
***

domenica 5 novembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = MAKSIM GOR'KIJ

Maksim Gor’kij – Minacciosi schiumano i flutti
Versi tra fine ‘800 e inizi ‘900
Fermenti Editrice – Roma – 2017 – pag. 93 - € 15,00

Maksim Gor’kij nasce nel 1868 in una città della Russia centrale nella famiglia di un falegname. Rimasto orfano, trascorre l’infanzia con un nonno dispotico e una nonna legata alla cultura popolare. Ben presto è costretto a guadagnarsi da vivere con lavori umili (garzone, lavapiatti, aiuto fornaio…). Grazie all’eccezionale memoria, acquista grandi conoscenze come autodidatta. Nel 1884 a Kazan’ tenta di iscriversi all’università; non ci riesce, ma si avvicina ai circoli populisti e marxisti. Dal 1889 viene arrestato varie volte per propaganda rivoluzionaria. Tra il 1895 e il 1897 pubblica testi neoromantici e realistici, che attirano l’attenzione del pubblico. Svolge una vita avventurosa viaggiando molto in tutto il mondo e nel 1917 accoglie negativamente la rivoluzione d’Ottobre. Nel 1932 torna in patria e viene riconosciuto come importante autore della letteratura sovietica. Nel 1936 muore in circostanze misteriose.
“Minacciosi schiumano i flutti” è una raccolta di poesie non scandita del Nostro, curata da Paolo Galvagni, con testo originario a fronte, costituita da componimenti prelevati da varie fonti, riviste in massima parte.
Gor’kij narratore, drammaturgo, pubblicista e critico, anche nella poesia riesce a dire la sua. Così asserisce nell’introduzione lo stesso Galvagni, aggiungendo che della sua passione per i versi parla quasi con un senso di colpa. Si sentiva come uno che sottrae tempo all’occupazione principale (la prosa), scrivendo poesie ogni giorno.
Cifra essenziale della poetica di Maksim è quella di una limpida e avvertita liricità. Nel suo poiein domina la rappresentazione di una natura spesso idilliaca ma a volte anche minacciosa e numinosa soprattutto quando è detto il mare.
Non a caso il poeta riprende la tradizione letteraria nella quale il mare e la tempesta hanno un significato simbolico.
Da notare che tutti i versi iniziano con la lettera maiuscola, elemento che ne accentua l’icasticità e che crea un ritmo avvincente.
Il primo componimento senza titolo, databile tra il 1880 e il 1890, ha un carattere programmatico. In esso il poeta usa un tono colloquiale, immediato e spontaneo nel rivolgersi ai suoi lettori pregandoli di non rimproverare la sua musa. Chiarezza, luminosità e leggerezza connotano questa poesia ed è interessante e ottimistico che qui il poeta affermi di comporre un canto non al passato ma proiettato nel futuro.
Intriganti i versi nei quali dice di nuotare provando una forte inquietudine causata dai minacciosi flutti che si stagliano dietro di lui, onde che costituiscono la via marina che è ignota all’anima. Il mare per l’io poetante potrebbe voler significare anche un inconscio collettivo e personale sempre dominato. Di fronte alla potenza terribile del mare stesso il poeta prova la profonda fiducia che da dietro le nubi brillerà un raggio del sole glorioso, metafora di un avvenire felice.
I temi toccati dall’autore sono eterogenei: si va da quello amoroso, quando la voce poetante si realizza sia dal punto di vista maschile che femminile, a quello etico, da quello religioso a quello della morte.
Si deve evidenziare, nella scrittura di Gor’kij, la forte osmosi tra la produzione narrativa e quella poetica, un notevole interagire tra i due generi, elemento del quale il russo è pienamente consapevole.
Non a caso una delle sue principali opere, “La fanciulla e la Morte”, pubblicata nel 1917, poesia molto corposa e affabulante e che ha un vago andamento teatrale, è sottotitolata Favola.
Il suddetto componimento è suddiviso in sette parti e potrebbe essere considerato un poemetto autonomo.
Nell’incipit della composizione è detto un re che vaga per le campagne provenendo dalla guerra, sovrano che sente una fanciulla ridere forte. Lo stesso re, già triste per essere stato battuto dal nemico, diventa furioso perché considera la risata della ragazza un’offesa alla sua persona. Allora la stessa figura femminile ordina al re di allontanarsi perché sta discorrendo con il suo amato. Lo stesso re viene preso da una rabbia selvaggia e ordina al suo seguito di gettare la fanciullina in carcere. Allora, come diavoli, stallieri e scudieri del re si gettano su di lei e la consegnano alla Morte, che viene raffigurata come una vecchietta che amerebbe Satana.
Si tratta quindi di una Morte umanizzata, simile a quella dell’immaginario artistico medievale. Qui i temi sono proprio quelli dell’amore e della morte perché la terribile Morte alla fine, dopo un’articolata serie di vicissitudini, risparmia la ragazza che raggiante può vivere la sua storia. La Morte quindi dimostra di avere un potere sui destini delle persone maggiore di quello dello stesso re.
Di genere e tematica completamente differente il componimento Dal diario, pubblicato nel 1924, che costituisce un apologo in versi sulla Prima Guerra Mondiale. Si tratta di una poesia che sfiora la prosa poetica nella quale sono evidenti magia e sospensione. Qui sono dette in modo traslato le atrocità della guerra che genera odio e dolore e il poeta lancia strali contro il diavolo che ha saputo bruciare tutta la stupidità umana, riducendo la felicità in polvere.
È presente sempre una vena di pathos nelle poesie di questo autore che crea continuamente atmosfere in bilico tra gioia e dolore qualsiasi siano gli argomenti trattati. Ma c’è anche una tensione verso la ricerca di un atteggiamento di fondo positivo nei confronti della vita che è degna di essere vissuta.
Si riscontra, spesso, nel versificare una notevole linearità dell’incanto attraverso le descrizioni di una natura idilliaca che vive una sua vita umana. Ma la natura stessa spesso emerge come impervia e dominatrice. A questo riguardo in Sul Mar Nero, pubblicata nel 1895, dopo l’incipit, che è un inno alla vita e alla bellezza, seguono immagini inquietanti come quella delle rocce che hanno sepolto i pensieri.
Protagonista della lirica è il mare e, in un’aurea di sogno ad occhi aperti, con l’icona di una chiara altitudine azzurra, nella quale ghirlande di sogni sfrecciano. Al poeta sembra di vivere proprio un sogno stupendo. Bella anche l’immagine del cielo e del mare che si abbracciano, si uniscono e dormono.
A livello strutturale si riscontra una grande eleganza della forma e si produce una misurata musicalità.
C’è sempre un controllo estremo in questi versi che sgorgano in modo naturale senza il minimo sforzo da parte dell’autore con un’apparente scorrevolezza che sottende una grande coscienza letteraria legata ad una raffinata cultura.
*
Raffaele Piazza


sabato 4 novembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANDREA ROMPIANESI

Andrea Rompianesi : “Quote di non proletariato” – Ed. Scrittura creativa edizioni . 2017 – pagg. 80 - € 14,00 –
Una voce insistente e rapida incide versi cadenzati da una sottile ansia di citazioni , di imperativi colorati , di sollecitazioni , nel magma incandescente del potere materiale o del vertiginoso incalzare politico . Il tocco sociale è evidente tra le capacità di acquisto di un denaro sempre barcollante e l’abbrutimento di un lavoro incostante, che si dilania tra una morale in penombra e una organizzazione economica dalla lunga onda. Poesie asciutte , fulminanti , queste di Rompianesi , che riescono a illuminare e mettere in gioco le precarietà , le derive , di una quotidianità che ci avvolge , anche se non la inseguiamo. Privato e pubblico si alternano conquistando musicalità martellanti , scalpellando una individualità mai convenzionale , mai trasfigurata , che potrebbe perdersi , travolta dal corso caotico e inconcludente dei giorni . Spigoli e torsioni frenano o addirittura arrestano il flusso del tempo cercando di illuminare ambienti e personaggi che si presterebbero facilmente a un gioco crepuscolare , ma che invece riescono a tratteggiare un autentico mondo da rivisitare.
ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 26 ottobre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO



“Palpebre”
Ho gli occhi di mio padre , le palpebre socchiuse
nel crepuscolo grigio che si increspa,
un’opaca dolcezza che a volte seduce
a volte bruscamente cancella una carezza.
Superato i suoi anni ora conosco la cenere
che annulla i profili e fuori dell’ora
rende inaudibili le sillabe a fior di labbra.
Tranne i colpi che a tanto caro sangue
segnava nei suoi tratti nulla rimane
e ancora la candela consumata
rifiuta le preghiere indiscrete.
Cerchio perpetuo che non riesce a fermarsi,
segnato dall’avvicendarsi del ricordo,
e rompe nel mio petto ad una ad una le costole
con i silenzi cuciti alle pareti.

*

“DEMONE”
Soltanto una figura , intarsiata,
un solo momento nel tenero candore d’uno sguardo,
poi il tremore d’una vita nella pausa scomposta,
fragile meraviglia,
che rimane nel vecchio disegno delle mani.
Inutile sorprendere di luoghi nel dramma di uno scatto,
inventare illusioni che riaccendono
l’ultima trasgressione,
mentre si frantuma la passione una volta ancora
offrendo proprio in un sussurro
il demone scarlatto.
*

“MISTERO”

Nel muto scorrere delle pietre si infosserà l’orizzonte,
dagli artigli appuntiti, per decidere finzioni
dell’arte , perenne irrisione di esperienze.
Per ghermire sospiri oggi ritorna la minaccia
beffarda e goffa, quasi tentazione
di un lieve peccato da eseguire
deludendo l’incerta fede dei bianchissimi lini.
A ritroso sull’orlo vaghiamo al mutamento,
arretrando nella luce di un giorno molto avaro
e tra le mani il tepore di un corpo ,
cancellando possessi .
Ecco il mistero che sfiora le apparenze
ed intreccia progetti.
Ora si può anche vagare con furore
al desiderio di dolcezze invecchiando nei ritmi.
*

"RICORDI"

Entrava la notte d'estate
senza gli scherzi della luna
e potevi ancora cercare nei sogni
rincorrendo le immagini sbiadite,
il susseguirsi dei segreti , le parole non dette,
contro le fratture del tempo.
Ai tuoi capelli le dita in semplice carezza
per incurvare le forme della tua simiglianza.
"Non stringermi" - dicevi - "mi piacciono
le speranze della tua voce,
l'inabissare dei dubbi,
richiamare le gemme della tua nudità."
Ora succhio al bicchiere dei gIorni
l'inconsapevole inconsistenza dei sorrisi,
imprudente nella scelta degli anni,
e la malinconia ritorna dai colori.
Quell'angolo di mondo che ci apparteneva
raccoglie la mia solitudine,
mentre ancora trasparenze incidono
le ciglia profonde dI ricordi.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 22 ottobre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = STAVROS ZAFIRìU

Stavros Zafirìu – Quando il rumore della vita teme la propria eco---Fermenti Editrice – Roma – 2017 – pag. 153 - € 18,00

Stavros Zafirìu è nato a Thessaloniki dove risiede. Il poeta è autore di numerose raccolte di poesia, di una prosa e di alcune favole. I suoi versi sono stati tradotti in sei lingue. Svolge attività di critico letterario nelle maggiori riviste elleniche, mentre sue poesie sono comprese in tutte le antologie della Poesia Contemporanea Greca.
“Quando il rumore della vita teme la propria eco”, che presenta l’introduzione e la traduzione a cura di Crescenzio Sangiglio, è stato pubblicato in collaborazione con la Fondazione Marino Piazzolla di Roma presieduta da Velio Carratoni.
Il volume è composito, articolato e bene strutturato architettonicamente anche perché comprende componimenti tratti dalle raccolte “La seconda farfalla e il fuoco (1992), Atropo dei giorni (1998), Corporis Verbum (2004), Territoriali (2007), Reità (2010) e Difficile (2014)”.
Una poetica intellettualistica, complessa, sempre in progress, in continua evoluzione per forma, stile e tematiche è la cifra essenziale del poiein di Zafirìu. Egli è uno degli esponenti di maggior rilievo per spessore creativo e valenza ispirativa della generazione greca dell’80.
Nell’impossibilità in questa sede di analizzare in maniera profonda e particolareggiata tutti i materiali prelevati dai sei testi dell’autore, ci si sofferma sulla definizione delle caratteristiche fondamentali del suo lavoro. Si parte dalla costatazione del dato della sua estrema eterogeneità, ponendo come premessa che Stavros è un poeta al di fuori di ogni corrente.
Sembra opportuno fare una riflessione sul titolo, nel quale è detto che il rumore della vita teme il suo riflesso. Da questo possiamo renderci conto che l’etimo che sottende l’opera in toto è quello di una concezione della vita stessa vista come connotata da una serpeggiante inquietudine, da quello che Montale stigmatizzava come il male di vivere.
Viene in mente, riferendoci al rumore di vivere, il titolo del romanzo di Cesare Pavese Il mestiere di vivere, pur essendo i due autori lontanissimi tra loro per vissuti, appartenenza geografica e sensibilità.
Se andare avanti nell’iter esistenziale da adulti è difficile, sembra che Zafirìu voglia farci intendere che ad ogni azione umana (il rumore) in tutti i settori (nel pubblico e nel privato) segue una conseguenza, quella che lui definisce un eco.
Del resto la realtà è fatta di ostacoli ed esami da superare in tutti i suoi settori e nulla di quello che è stato fatto, come ogni singola parola pronunciata, rimane senza effetto, nemmeno i sintagmi della poesia.
Nel discorso del poeta si riscontra una molteplicità di registri espressivi e i versi, pur essendo quasi sempre anarchici, fino a sfiorare l’alogico, hanno un andamento narrativo e affabulante.
Le atmosfere prodotte sono molte volte grottesche nella loro visionarietà con le loro suggestioni da onirismo purgatoriale.
Le descrizioni sono molto intense e in esse si evidenziano densità metaforica e sinestesica.
Alta la poesia Lilith, tratta da La seconda farfalla e il fuoco, nella quale sembra rivelarsi un virtuale osservare situazioni da parte dell’autore, esemplificato in immagini poetiche.
Qui è affrontato il tema della metamorfosi quando la dodicenne amazzone con le fosche brachesse dell’incipit, che invita il poeta a venirsi a coricare con lei, nella chiusa si trasforma in una vecchia sdentata.
Alcuni componimenti hanno per oggetto una tematica religiosa come Età del corpo, tratta da Atropo dei giorni, libro nel quale si manifesta l’universalizzante coercizione del tempo.
Nella suddetta composizione in forma di monologo l’io – poetante molto autocentrato s’identifica in Gesù tradito e crocifisso, un Cristo sui generis che ha vissuto a carponi in branchi di sciacalli e che si è rincantucciato nelle tane dei rettili. Paradossalmente è un Cristo guidato dallo spirito del male, dato sconvolgente e provocatorio. Ed è un Cristo che ha visto nudo nel Tempio il corpo della donna, bella immagine trasgressiva sul filo del binomio erotismo – misticismo, estremi che si toccano.
Non a caso nella concezione cristiana Gesù è la Parola, il Verbo incarnato e bene s’intonano, s’inseriscono, la sua raffigurazione e la sua presenza in poesia, perché la stessa poesia è fatta di parole.
Si riscontrano spesso nei componimenti mistero, sospensione e magia legati ad un senso di precarietà.
In Teofagia, tratta da Corporis Verbum, il tu è Dio e la fisicità si fa voce attraverso i sensi che affrancano il corpo e il poeta non possiede null’altro per invocare. Proprio attraverso il percorso dei sensi si arriva al grido primo della nascita in un’esistenziale diacronia.
Il termine teofagia designa la consumazione di una vittima sacrificale di carattere divino e bene si adatta ai contenuti e alle atmosfere della poesia.
Si tocca quindi la tematica religiosa della mistica corporea essendo il poeta concentrato soprattutto sulle sue sensazioni fisiche, sulla sua propriocezione, che vengono prima del pensiero nel dualismo corpo – mente.
Nell’esteso componimento sono presenti delle strofe in corsivo nelle quali ci si rivolge ad un tu presumibilmente femminile al quale viene chiesto di ripristinargli proprio la forma del corpo.
I componimenti sono pieni di mistero e hanno venature neo orfiche e in essi la mera fisicità proviene da un corpo cogitante.
Tra le immagini, che scaturiscono da un inconscio controllato, si stabiliscono spesso connessioni e a volte viene toccato il tema dell’epica del quotidiano.
In altri casi le icone si dispiegano con una suadente dolcezza evocativa attraverso una forte eleganza formale.
Con il loro andamento notevolmente ritmico i versi sgorgano con naturalezza, senza il minimo sforzo apparente, e nello stesso tempo, sono concentratissimi e avvertiti nella loro icasticità. Queste caratteristiche rendono irripetibile un’esperienza che diviene un vero unicum non solo nella letteratura greca contemporanea.
*
Raffaele Piazza


venerdì 20 ottobre 2017

POESIA = LIDIA PAOLA POPOLANO

"E invece"
Ho smesso di dare per scontata la mia vita
come se il fatto di essermela sudata
mi desse il diritto di averla a mia disposizione
come se il fatto di averla accudita e curata
mi rendesse sempre capace di darle una direzione.
Non do più alcunché per scontato e invece ...
ho perso l’ordine, ho perso la vergogna
ho perso la pettinatura, l’eleganza e anche la piega della gonna
ho smesso i sogni, ho smesso i rimpianti
ho ritrovato i miei riccioli, il sorriso e i colori vibranti
ho indossato la malinconia, le aspettative trepidanti e la timidezza
ho ritrovato il piacere del silenzio, dell’ascolto e della tenerezza
ho imparato ad ascoltare i tepori, ad assaporare gli scricchiolii
e ad amare l’imprevedibilità della natura
lasciando una volta per tutte il pianto della sconfitta, le recriminazioni per gli errori
e soprattutto la terribile abitudine alla paura.

Roma, aprile 2014
*

"Desideri"
I miei desideri sono come bolle di sapone
scoppiano appena salgono alla mente
troppo simili alla ricerca di qualcosa perduto
che so bene non tornerebbe, perché immaginato.
Meglio non stare troppo a rimuginare,
meglio restare con i piedi a terra
fermarsi al piacere del presente
e alla infinitesima e concreta tensione
verso ciò che è vicino e realizzabile
meglio circondarsi di molte di queste
infinitesime e infinite gioie tutt'intorno.
Loro si rinforzano l'una con le altre
loro sono sinergiche e potentissime.
Sono colorate e animate.
Sorridono, ti prendono,
ti danno coraggio e voglia di vivere
più di qualunque vago e vacuo desiderio
e, soprattutto, sono più brillanti
se vissute insieme agli altri.
Le gioie hanno bisogno di compagnia.

Trapani -agosto 2014
*
Lidia Paola Popolano

giovedì 19 ottobre 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA -


"Alessia e l’altana per l’azzurro"

Azzurrità mattinale per ragazza
Alessia sull’altana protesa verso
del cielo le cose a vestirsi Alessia
di quel celeste che arriva fino
all’anima. Nuvole grandiosa
di pioggia annunciatrici per Alessia
nel ricominciare nel nuovo
giorno a tessere la vita su
delle ore il telaio. E il velario
dell’aria resistente abbraccia
la scena prima della telefonata
dell’amato. Esce Alessia dal suo
film ed entra nell’esistere.
*

"Alessia esce con Paolo"

Appuntamento a via dei Mille
con l’amico Paolo per Alessia
(gli piacerò? ci proverà visto
che ha la macchina e il Parco
Virgiliano dove farlo è vicino?
mi toccherà? se lo sapesse
Giovanni mi lascerebbe subito).
Trepida Alessia attende un po’
bagnata e guarda l’ora: le 18
e con tempismo la Ferrari
appare e scende Paolo
sportivissimo sotto un cielo
di ottobre che ha qualcosa
di paradisiaco. Emozionata
Alessia entra nel bar con Paolo
e vede che le guarda i seni
rotondi e ride.
Poi tutto il tempo parlano di poesia.
*

"Alessia esce con Veronica"

Napoli d’ottobre di fiorevole
sole, tepore a entrare nell’anima
di Alessia partendo da Piazza
Trieste e Trento con Veronica
nell’attraversare Via Chiaia
dalle vetrine eleganti: vede
un jeans rosapesca Alessia
e una camicetta blu elettrico
e chiede se sono belle per l’amica
(così gli piacerai molto sarai
sexy, Alessia). Entrano e Alessia
prova nello spogliatoio gli
indumenti come nuvole a coprirla,
Alessia – cielo. Si riveste
al colmo della grazia Alessia,
€ 70 paga alla cassa ed esce.
Poi al bar le amiche a farsi
confidenze (a che età, Alessia,
l’hai data per la prima volta?
È stato magico?). Non risponde
e vivace ride ancora Alessia.
*

"Alessia esce con Virginia"

Napoli, via Roma, ad accogliere
Alessia fresca del bagno di mare
con il sale addosso che a Giovanni
piace nell’incontrarsi con Virginia.
Sedute al bar le amiche. “Alessia, dice
Virginia, io non ho mai baciato,
nessun ragazzo mi ha vista nuda
e mai ho fatto sesso e il mio
unico fidanzato mi ha lasciata.
Ho fatto male, Alessia?”
Alessia risponde: “Secondo
il mio confessore hai fatto male,
ma non preoccuparti troverai
un altro partner perché
sei bella e sexy”.
Piange Virginia e abbraccia Alessia.
*

"Alessia e la tenerezza di Mirta"

Attimo tra la solitudine al bar
e di Mirta l’apparizione. Tutta
d’attesa una vita in un battere
di ciglia per ragazza Alessia.
Arriva Mirta e sorride e dice:
non essere turbata, Alessia:
non ti lascerà!!! Piange
Alessia come una donna
ragazza acqua e sapone
senza trucco. Mirta l’abbraccia
e ripete: non ti lascerà!!!
Squilla di Alessia il telefonino
È lui è lui è lui. E dice: non
piangere, Ale, ci vediamo
stasera!!! Poi sullo scontrino
(ha pagato Mirta) Alessia
scrive una poesia.
*

"Alessia e le rose selvatiche"

Il luogo per Alessia ragazza
è la Valle dei Re, nell’inalvearsi
nel sentiero a prendere gioia
dai verdi del prato dagli occhi
azzurri all’anima. Ossigeno
per Alessia nello scorgere
delle rose selvatiche le
forme a destarle pensieri
di stupore. Si addentra Alessia
nel posto vegetale e guarda
il mare dall’incantato belvedere
giocare con un cielo di
carta velina tra nuvole grandiose
di fine ottobre senza pioggia
sottesa a mistica felicità
(lui non mi lascerà mai
come ha detto Mirta).
Si ricompone il sembiante
serale, firmamento infiorato
da Venere e le stelle altre
e luna ostia di platino.
Accade ancora la felicità per
Alessia che scrive una poesia.
*

"Alessia esce con Francesca"

Sera delle vetrine di via Chiaia
di luci scintillanti per Alessia
e Francesca levigate dall’amore.
Al Bar Celestiale le ragazze e
prende una coca cola ragazza
Alessia ghiacciata per l’anima
di 18 grammi. Silenzio d’argento
nell’aria di fine ottobre
lontane le porte dell’inverno
e di gennaio il mese del nevaio.
Beve un’aranciata Francesca
sorridente e ad Alessia dice:
vedi che Giovanni non ti lascia.
Pensa Alessia alla storia dei baci
*

"Alessia esce con Antonella"

Rosavestita Alessia nel camminare
non in prove di esistere o di danza
per Via Crispi per l’appuntamento
a Piazza Amedeo con Antonella.
È bella la vita, pensa Alessia ragazza,
perché lui non mi lascerà mai,
come ha detto Mirta. Davanti
all’edicola occhi negli occhi le
fanciulle e poi si abbracciano e ridono
felici. Ho superato di matematica
l’interrogazione con 7 dice Alessia
e Antonella si è diplomata in ragioneria.
Sedute al bar della stazione a bere
coca cola le anime a rinfrescare chiede
Antonella: Alessia, tu e Giovanni
fate tutto? Non risponde e ride Alessia.
Urla un gabbiano: attenzione!!!
*

Raffaele Piazza

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO CAROLLO

Antonio Carollo : “Poesie” Ed. Tracce – 2017 – pagg. 224 - € 14,00 –
La sensibilità delicata con la quale il poeta riesce a tessere l’eco della natura che circonda tra il divenire della quotidianità , il calore nascosto del fuoco , il richiamo ad una intimità sottesa e pregnante , al profilo di numerosi colori che l’onda delle parole aggruma in versi capaci di rubare emozionanti segni , si delinea in queste pagine , raccolte in venti capitoletti , tutti segnati con rintocchi della memoria .
Versi già apparsi in riviste , in volumi , in antologie e versi nuovi , inediti , scelti con cura per gusto di musicalità e ritmo , offrendo una poesia che passa di sicuro attraverso un bagaglio culturale personale di notevole spicco .
Immagini e simboli, metafore e cadenze , ricordi e illusioni , sospiri e preghiere , suggestioni e incisioni , sono particolari figure che attraversano pensiero ed emozioni per suggerire una lirica irrequieta , intensa , sorprendente. Emerge tra le riga una incondizionata disponibilità che traccia le molteplici linee dell’esistenza , personale e universale , sorprendendo , mutando scenari , inventando soluzioni e dissoluzioni, concretizzando l’infinito , riallacciando il silenzio , quasi a incidere in un singolare panorama , dal presente al passato , dal passato ai ricordi , dai ricordi alle emozioni , che quasi sempre affiorano nella vulnerabile e fragile testimonianza del sussurro.
“O mie parole,
non sarete che riverbero d’un cuore,
luccichio di polvere
al lampo di memoria,
oblio,
sogno non sognato
fin che l’occhio vi segue e vi pervade.
Sarete l’ultimo mio vivere
quale spola tra l’albero e i suoi nomi
(Pendono vivi i frutti dell’ulivo
in attesa di una mano
nel giardino intirizzito
nella sera di dicembre.)
*
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 7 ottobre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


“OMBRE”
Mi tuffo nella luna a piedi scalzi
come un soffio di vento che traluce,
e sfigura ogni ombra , nel delirio di sagome
quasi a voler andare nei riflessi
che propongono fiabe.
Come sussurro gli smalti in dissolvenze
hanno parole delicate, per l’improvviso lume
che scricchia in cielo ed avviluppa
ogni illusione.
E’ l’infinito che precede ogni sguardo,
scatta , rompe , intercetta ,
precipita nella corteccia di cose inaspettate.
Il velo ha oggi escluso anche il mio nome.
*

"CRISTALLI"
Avrei voluto sciogliere ancora il sangue nella mia solitudine
prigioniero dei segni che le ombre
incastrano in cemento, tra questi vicoli oscuri.
Avrei voluto inseguire le impazienze di un tempo
fra gli angoli grigi delle lettere e dei versi
nel gesto di sgomento dello sguardo disperso alle parole.
Resta avvizzito il segno di ferite
nello stridore delle stanze estreme.
Troppo brevi i sussurri , le illusioni , le preghiere
in questi archi senza luce , che serbano memorie,
nel trasparente gioco delle consuetudini
che ingannano i tuoi occhi di cristallo.
*

"PREGHIERE"
Scuotono ombre i borghi in capogiro,
arrossano le fiamme del tramonto
per tentare varianti ,incastonate .
Le palpebre appagano le sere nelle misure ingorde
gonfie di memorie , e tu compari ancora
tra le lenzuola , alla falda del cigno frettoloso
per segnare complici trasgressioni.
Interrompi gli scherzi
per ingabbiarmi nella tua vanità
invece di scomporre le preghiere.
*

Antonio Spagnuolo

giovedì 5 ottobre 2017

AUGURI = LA CAPRIA

Raffaele La Capria ha compiuto novantacinque anni il 3 ottobre . In una chiacchierata – intervista rilasciata a Silvio Perrella per Il Mattino di Napoli egli dice con un sorriso delicato che non si illude più , ma contemporaneamente ha bisogno di illudersi , perché l’illusione non è altro che una forma di poesia. La mente è abitata dai pensieri e per tal motivo risorge quotidianamente il desiderio della parola . Una vita dedicata alla scrittura , inseguendo lo stile del narratore , per il quale il senso del limite definisce l’avvicinarsi della fine. “Aiutato dalla vecchiaia – egli aggiunge – che essenzializza ogni cosa , penso che le cose del mondo si restringono in due campi : il caos e l’ordine. Dal caos primigenio bisogna tirar fuori un’ordine : la razionalità.” – Resta nell’uomo scrittore un luminoso appetito della vita.

martedì 3 ottobre 2017

PREMIO DI POESIA = RITRATTI DI POESIA

Anche quest’anno “Ritratti di Poesia”, manifestazione ideata, promossa e organizzata dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo in collaborazione con InventaEventi S.r.l. – divenuta ormai nella Capitale un appuntamento culturale tradizionale ed imprescindibile, per gli addetti ai lavori, per le scuole e per gli amanti del genere – propone nuovamente il concorso “RITRATTI DI POESIA.140”, che nelle quattro precedenti edizioni ha riscosso molto successo.

Il concorso, a partecipazione gratuita, vuole essere un incontro tra la poesia e il registro espressivo immediato e sintetico dei social, in particolare la modalità di comunicazione richiesta da Twitter.

Al concorso si partecipa inviando un testo poetico inedito di 140 caratteri al massimo (spazi compresi) all’indirizzo di posta elettronica ritratti.140@libero.it. Richiedere il Bando completo -

lunedì 2 ottobre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI= PIETRO SALMOIRAGHI

Pietro Salmoiraghi – Un infinito istante--Edizioni Joker – Novi Ligure (AL) – 2017 – pag. 89 - € 13,50

Pietro Salmoiraghi, architetto, nasce nel 1941. Docente dal 1964 in diverse istituzioni (in particolare nella facoltà di Architettura del Politecnico di Milano) svolge al contempo attività di libero professionista, pubblicando anche saggi nei principali libri e riviste del settore.
Ha pubblicato un romanzo e varie sillogi di poesia. Ha inoltre pubblicato anche alcuni aforismi in antologie pubblicate da Edizioni Joker.
“Un infinito istante”, il libro del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta inizialmente un’esauriente “Nota dell’Autore” e in conclusione la prefazione di Sandro Montalto.
Il libro è strutturalmente ben articolato nella sua complessità ed è scandito nelle seguenti sezioni: “Testuale” (2011-2012), “Stato confusionale” (2013 – 2014) e “Abreazioni” (2014 – 2015).
Rispetto a quanto suddetto non si deve dimenticare che Salmoiraghi è architetto e si può riconoscere l’influenza di questo fattore nella sua opera letteraria.
La poetica di Pietro ha per cifra essenziale una vena epigrammatica.
Nei componimenti, tutti senza titolo e quasi sempre brevi, prevale un forte segno di riflessione sui vari settori della vita attraverso una parola sempre avvertita e detta con urgenza.
Eleganza formale si riscontra e l’autore, con uno stile calibrato riesce, attraverso quella che potremmo definire un’alchimia nel collegare i sintagmi nell’esprimersi, a coniugare narratività, chiarezza e complessità, producendo un risultato originalissimo e spiazzante soprattutto quando entra nel merito di questioni di linguistica dette in versi: - “Paradossalmente/ il non detto è la forma più esplicita/ del comunicare/ Ovvero:/ il silenzio può essere a volte/ la miglior forma per relazionarsi/ con il mondo/”.
Questa composizione, tratta dalla sezione Stato confusionale, fa venire in mente la genesi di tutte le arti. Per esempio anche la musica emerge da quella modalità del non detto stesso, che è il silenzio e inoltre nei brani musicali ci sono interruzioni nel fluire delle note.
Così in poesia, come anche nel linguaggio, nella vita vissuta di ogni giorno, il non detto è il blocco di partenza, l’attimo, l’istante, il momento, da cui scaturiscono le frasi.
Non si deve dimenticare, a questo proposito, che nell’antico testamento biblico è scritto che non ci sarà parola che sarà senza effetto.
Il titolo della scansione nella quale è inserita questa poesia, “Stato confusionale”, fa venire in mente un senso di autocompiacimento produttivo in senso estetico, perché il poeta sa benissimo di avere una lucidissima coscienza letteraria dei suoi intenti precisi e centrati.
Del resto nelle altre opere del Nostro, in continuum con questa, è stata evidenziata l’ironia dell’autore oltre al suo pessimismo cosmico, che trova proprio nei versi leggeri e icastici il suo riscatto, la sua redenzione.
Una poesia profonda e salvifica, che diviene tout-court consapevole esercizio di conoscenza.
*
Raffaele Piazza



sabato 30 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Raffaele Piazza – Alessia----ilmiolibro.it – Roma – 2014 – pag. 119 - € 12,00
*
Come costruire un viaggio di luoghi e date di avvenimenti e cose in modo originale. Questo è Alessia opera importante e acuta. Si rimane sbalorditi dall’estro e dal ritmo che Raffaele impone ai suoi versi. Pregevole l’idea di partenza il 1984 e poi luoghi stagioni oggetti che diventano simboli dove incastonare Alessia figura che rappresenta il fulcro dove si muove con molta abilità il nostro autore. Ogni poesia sorprende per il ritmo che entra nel nostro inconscio nel nostro quotidiano non concedendo spazio alle pause ai ripensamenti. Tutto procede ed emoziona si citano poeti, luoghi che meravigliano soltanto ad ascoltarli e noi rimaniamo incollati a questo personaggio. Poesia che si assapora anche nella ricerca mai esasperata ma attenta al senso simbolico delle parole che ridefiniscono limiti e contrasti. Il poeta napoletano che collabora con numerose testate letterarie prestigiose ha pubblicato molte raccolte poetiche delineando un percorso prezioso dove la ricerca stilistica “si accorda con l’acutezza visiva dell’autore”, così Antonio Spagnuolo nella centratissima prefazione che ben delinea il lavoro nella sua essenzialità. Cosa nasconde il nostro all’interno di ogni verso, cosa muove l’autore a dipingere un personaggio femminile incalzato dalla frenesia di Raffaele nel rendere tecnicamente ritmica ogni frase direi ogni parola, questo mi colpisce dell’opera, il ritmo, la presenza costante di una meticolosità da esplorare. Cosa racchiude nel suo involucro “Alessia”, un viaggio inconscio, una disperata attualizzazione del presente, un film muto, una scorribanda di sogni e metafore, una giostra emozionale. Si può interpretare la parola e la forma, invadere il campo d’azione dove si svolge la quotidianità, dove anche il personaggio maschile Giovanni interpreta l’oggetto, il corpo, la condivisione. Un viaggio, un brivido senza certezze senza proclami.
*
Alfonso Ravazzano

venerdì 29 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIANMARIO LUCINI

Gianmario Lucini – Sapienziali--puntoacapo Editrice – Novi Ligure (AL) – 2010 – pag. 93 - € 10,00

Gianmario Lucini (1953 – 2014) ha frequentato l’Istituto Magistrale, studiando pianoforte e pittura. Negli anni ’80 scrive su alcune riviste e pubblica una breve raccolta. Dal 1998 si dedica con assiduità alla scrittura e al sito web Poiein.it, pubblicando la raccolta “Allegro moderato” (2001). Su Poiein ha scritto centinaia di recensioni di poeti contemporanei, note di costume e note polemiche, oltre a centinaia di poesie.
Si è occupato, oltre che di poesia e di critica, di filosofia, fotografia e filmati culturali, organizzando anche per conto dell’Associazione Poiein il Premio “David Maria Turoldo”, giunto alla IX edizione.
I Libri Sapienziali, dai quali Lucini ha preso il punto di partenza, lo spunto ispiratore, per la stesura della raccolta che prendiamo in considerazione in questa sede, nell’Antico Testamento della Bibbia cristiana, sono libri didattici o di etica morale. Essi hanno lo scopo d’insegnare la Sapienza. Sono presentati, non a caso, in forma poetica e quindi vengono anche detti Libri Poetici. per lo stile immaginifico e il fraseggio elegante e musicale.
Il volume, scandito in due parti, quella eponima e “Scirocco”, si conclude con una “Nota dell’autore” nella quale il Nostro scrive che “Sapienziali” apparirà, alla lettura che cerchi una coerenza logica, assolutamente incoerente e anzi, un crogiolo di suggestioni, dove di biblico ci sono solo i riferimenti che le hanno generate.
I nove “poemetti” potrebbero sembrare così nove sillogi. Il nesso che li unisce non va quindi cercato solo in quello che viene detto, ma piuttosto nella suggestione che l’autore vuole trasmettere, con l’idea che ognuno di essi li contiene in qualche modo tutti, limitandosi a sviluppare un aspetto del tema generale. E se un tema vi può essere, una specie di argomento conduttore, questo va cercato nella riflessione sull’ingiustizia (o il nascondimento dell’ingiustizia che in termini filosofici teologici, consegue al nascondimento/assenza di Dio) e la condizione di un mondo dominato dalla boria tecnologica, servita dalla scienza e a sua volta al servizio del potere.
Diversa è la scrittura in “Scirocco”, imperniata però sul medesimo tema che si riconduce all’esperienza dell’autore in Calabria, nella dolorosa constatazione di un’ingiustizia più palese (violenta, schiavista, totalizzante) che cresce nell’indifferenza generale del Paese e risponde al nome di ‘ndrangheta. È questa una scrittura dai tratti realistici, quasi un diario.
Lucini, quindi, articolando una struttura che dal tema sacro e mistico trae la genesi, riesce a penetrare con i suoi versi nel mondo della contemporaneità arrivando a denunciare gli aspetti che la caratterizzano più aberranti a livello umano.
Si può intendere che i suddetti sono le guerre e le corse agli armamenti, la cui causa sono fatti di natura essenzialmente economica oltre che religiosa, come nel caso del terrorismo.
Non è utopistica l’operazione di Gianmario: la sua poetica originalissima, che dal sacro passa alle tematiche civili, è uno strumento di sensibilizzazione per scuotere le coscienze dei lettori e farli riflettere sul fatto che proprio da una riscoperta dei valori religiosi cristiani autenticamente, oltre i responsi della Chiesa non sempre condivisibili, si può arrivare anche a livello politico – sociale alla realizzazione di una vita migliore del singolo e delle masse.
*
Raffaele Piazza

giovedì 28 settembre 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e l’esame della vita"

Non sa ragazza Alessia se
chiamare Giovanni o
la telefonata attenderne.
Guarda l’ora Alessia (10.30)
e di aspettare decide.
Telefonino nelle mani affilate.
(Questo è un esame della vita,
pensa Alessia). Poi nella conca
di gioia di Alessia lui telefona
e dice: “Ti amo, fatti bella per
stasera”.
Meraviglia per Alessia sedicenne
al Bar Celestiale seduta.
Beve la coca cola fredda e si
rinfresca l’anima Alessia.
*

"Alessia al saggio di pianoforte"

Rosa vestita nell’intonarsi
a del pianoforte il nero
polito ragazza Alessia
dalle mani affilate sui
tasti e gli occhi chiusi.
Emozione ed estasi controllata
nell’eseguire di Bach le
invenzioni a due voci.
Ed esiste solo la musica
e non il pubblico o la sala.
Ultima nota della senza
spartito esecuzione
e gli applausi scroscianti.
Apre gli occhi Alessia
e lo vede. Stupita Alessia
nel decriptarne lo sguardo.
Risultato: mi ama!!!
*
"Alessia si specchia"

Specchio frontale per Alessia
nel mirarsi nuda al colmo
della grazia dopo la doccia
sinuosa e sensuale come
una donna (sedici anni
contati come semi).
Si guarda Alessia i seni
rotondi, i fianchi, il pube
e il sedere armonico.
(Dio mi ha fatta bella
e sono contenta di piacere
agli uomini).
Prova i sorrisi Alessia
(quello di rondine azzurra
e quello di farfalla rosa).
Poi il telefonino squilla.
*

"Alessia irradiata dalla luna"

Vago selenico incantesimo
sulla spiaggia di sabbia
bianca per Alessia illuminata
da raggi di luna ostia di platino
e da stelle margherite campite
nel cobalto. Luce sulla pelle
di Alessia per ad ogni passo
resurrezioni terrestri all’ombra
dell’albereto dei pini accanto.
Il golfo si fa leggerezza nella
storia di ogni giorno consecutivo
come freddezza d’acque di
ruscello per Alessia nel tempo
della vita che dà luminosità
ai sedici di Alessia anni.
*

"Alessia sottesa al cielo"

Attimi iridati nel proseguire
nel chiaro orizzonte da volatili
solcato sotto di ottobre
un cielo a perdifiato. Sottesa
Alessia si fa azzurra nell’anima
di 18 grammi e sedici anni
come una donna. Avanza
tempo per l’amore e a farlo
va nella camera calcinata
nello splendore dell’ossigeno.
Aurora immensa per il piacere
duale dei fidanzati e fuori
l’arcobaleno dei responsi.
*

"Alessia osserva il firmamento"

Ansia stellante Alessia
nella gioia a pervadere.
Tolta dalla tenda della casa
a scendere nel tepore
di un ottobre come una donna
(16 anni contati come semi).
Poi le camere della funicolare
da Piazza Amedeo al Vomero
giungere per grazia gratis data.
S’inalvea il pensiero
nel lago della felicità e della pace
per risurrezioni ad ogni passo
su del giorno consecutivo
il pensiero fiorevole nel
giungere a di salvezza la meta
nel condominiale delle ragazzine
il giardino. E dietro la palizzata
saltata dal bianco del
cavallo della mente
attende Alessia qualcosa
ed è la poesia, la sintonia,
la suggestione dei luoghi
visibili del corpo e della mente
azzurra in un attimo infinito.
*

"Alessia e la fisica gioia"

Di sette gradi si abbassa
su Napoli la temperatura,
Alessia vestita d’autunno
sottesa ad alberi frondosi
nella pace del Virgiliano
Parco nel giocare con la
fisica gioia sulla pelle di ragazza
fino a di 18 grammi l’anima.
In riva al mare dallo strapiombo
intravisto dove ha acceso
una candela dopo quella
solare, Alessia in sintonia
con il sembiante beve
una coca cola per trovare
quella freschezza dell’
adolescenza dei 16 anni
contati come semi e come
una donna ride divertita
dall’esame superato
alla scuola della vita
senza nome.
*

"Alessia sul bordo della vita"

In limine al sentiero
delle alberate dell’anima
(pini centenari nel cielo
svettanti nelle cime di
foglie - aghi verdi a tessere
la vita), ragazza Alessia
nella resistenza dell’aria
protesa a bere ossigeno
per rigenerarsi. Ed è vita
e non nuotando esistere
per Alessia sul suo bordo
nell’incielarsi di un
gabbiano per foschia.
Storia infinita ai blocchi
di partenza per la scuola,
le interrogazioni, il motorino,
l’abbonamento alla
metropolitana e tende Alessia
al letto dell’amore.
*

"Alessia sottesa alle nuvole"

Il luogo dell’albero cavo
per ragazza Alessia
al colmo della grazia
sottesa a d’ottobre le nuvole.
C’è qualcosa di nuovo
nell’aria, forse d’antico
ed è la poesia nell’
interanimarsi con le canne
al vento nella verde isola.
Segue delle cose l’azzurro
silenzio delle vele al vento
per Alessia nel tendere
le mani affilate al bordo
di tramonto conca d’arancia.
E beve all’invisibile sorgente
a dissetarsi di 18 grammi
l’anima.
*

"Alessia compra un dono"

Trepida, ansia a stellarla,
entra Alessia ragazza
nel negozio per comprare
una camicia per Giovanni.
La sceglie azzurro cielo
nel ricordare il letto
dell’amore di ieri che non
torna. (È stato bello, speriamo
che non mi lasci).
La vita è bella, paga
Alessia € 20, prende il
pacchetto ed esce nelle
strade conniventi.
Anima di Alessia felice
tra alberi urbani
dei quali non sa il nome,
sottesi a redenzioni
ad ogni passo. Entra
nella camera della funicolare
per salire Alessia.
*

"Alessia felice come una donna"

Di pochi anni Alessia
(16 contati come semi).
La strada della vita si fa
bella per ragazza Alessia
in minigonna azzurra
felice nel sentirsi donna
nell’albereto al Parco
Virgiliano con di ginnastica
le scarpe azzurro chiaro
a fare footing nell’incielarsi
di un pensiero nel vento
di ottobre. Fresco a levigare
Alessia nell’interanimarsi
con dei monti azzurrini
il sembiante ricomponendosi
l’affresco.
*

"Alessia pensa a un bambino"

Sembiante di monti azzurrini
a incorniciare il pomeriggio
di Alessia nel tendere le mani
al ramo dell’arancio del giardino
di Mirta. Veste rosa cielo Alessia
e pensa che le sue cose le sono
venute anche se lui non è stato
attento. Pensa ragazza Alessia
che le piacerebbe essere incinta
e allevarlo con Giovanni
che guadagna € 3000 in banca
e avere una casa con una soglia
da consumare in due. Pensa alla
culla e vorrebbe un maschietto
ragazza Alessia. Squilla il telefono:
è lui.
*

"Alessia vede un neonato"

Nella carrozzina azzurra
vede ragazza Alessia
un neonato che dorme
e pensa Alessia (16 anni
contati come semi), che
a 18 anni vuole fare un
bambino con Giovanni.
Quando consumeranno
una duale soglia della
loro casa (lui guadagna
€ 5000 in banca).
Sorriso a illuminare
di Alessia il viso
sotteso al lattante che dorme.
*
Raffaele Piazza

mercoledì 27 settembre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“SILENZI”
Non aggiungo che piccoli brandelli
per quei sogni tagliati nei solchi delle ore,
chiedo un segno che possa custodire
l’impossibile attesa di un credo,
avvezzo ormai al diniego di un Dio inclemente.
Il silenzio
per gesti intessuti in solitudine
ha scansioni di pupille e di impazienze:
riflesso di una lampada dietro le vecchie foto
che ripetono avventure ormai sbiadite.
Nulla coincide con le mie promesse
per le tue labbra di cenere.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = GINO RAGO


"Piazza dei Martiri"

Piazza dei Martiri è colma di gente.
Il sole pigro non vuole tramontare.
A destra una parte del popolo in festa
A perdifiato urla: «Dio salvi il Re…»
Dal lato sinistro si leva
Un altro grido che sembra di guerra: «Dio salvi la Regina…»
Il centro della piazza non si lascia intimorire.
Altro urlo: «Dio salvi il Re e la Regina…»
In lontananza il boia lucida i legni dell’impianto
Con la palla di grasso ottenuto dai cani.
La corda con il cappio pende luccicante.
Al sole del crepuscolo sembra più splendente.

Un urlo soltanto unisce la piazza
Da destra a sinistra passando
Per il centro: «Muoia il Re. E muoia la Regina».
Ma rimane strozzato in tutte le forre.

Passano cesti con pane bianco.
La botte con il vino sembra una fontana.
Il cappio in lontananza risplende più di prima.
«Dio salvi il Re… Viva la Regina».

Soltanto il poeta lascia Piazza dei Martiri.
Non desidera il pane d’altri. Rifiuta anche il vino.
Non vuole il Re. Non vuole la Regina.
Cento usignoli nel suo petto si destano. Si destano.
Alzano il canto della sua libertà.
*
Gino Rago
*
"Piazza dei Martiri"

Piazza dei Martiri is full of people.
The lazy sun does not want to go down.
To the right some of the persons celebrate
Howling with wide-open throats “God Save the King…”
To the left rises up
Another yell: “God save the King and the Queen…”
Far away the executioner polishes the fork of wood
With a grease ball obtained from dogs.
The hanging rope shiningly swings.
In the dawning sun it seems more shining.
A single howl unites the square
From right to left crossing
The center: “Let the King die let the Queen die”.
But it is choked in every gorge.
Baskets pass hands with white bread loafs.
A wine barrel sprouts like a fountain.
Far away the noose shines more than before.
“God save the King… Hurrah for the Queen”.
Only the poet abandons Piazza dei Martiri.
He does not want other people’s bread. He also refuses the wine.
He doesn’t want the King. Does’nt want the Queen.
A thousand skylarks awakein in his breast. They do wake up.
Uplifiting his song of freedoom.
*
Gino Rago

© 2017 American transposition by A. P. Nicolai of the poem “Piazza dei Martiri…” by Gino Rago.
All Rights Reserved for the original poem and its translation.

martedì 26 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GUIDO ZAVANONE

Guido Zavanone : “Percorsi della poesia” – Ed. San Marco dei Giustiniani – 2017 – pagg. 96 - € 15,00 –
Affidato alla tradizione più luminosa , quasi legato ad un passato letterario che in veste linguistica non muta segno e senso , diventando perfettamente omogeneo al ritmo del tempo e alle immagini che si creano nei riflessi, Guido Zavanone intraprende con queste sue poesie , proposte in due distinti capitoli “per terra” e”per cielo” , un vero e proprio viaggio tra la propria quotidiana esistenza ed il progetto di quelle misure che accompagnano realtà e illusioni.
Il racconto , perché così si scioglie il tessuto delle composizioni , dispone di quelle caratteristiche capaci di resistere alle continue reazioni che la fantasia insegue per inquietudini e per ritrovamenti . Un racconto pacato , scorrevole , comunicativo , con la massima apertura proiettata nelle capacità di una poesia dotta e contenuta.
Gli estremi temporali si traducono negli squarci luminosi del verso, che riesce a comporre filigrane in ogni “passaggio” , ove arcobaleni , nuvole , luci accecanti , cinguettii di parole , martellanti rintocchi , cancelli magnetici , fulgide costellazioni , radure erbose e profumate , sguardi improvvisi , domande sospese , scogli spumeggianti, diventano figure poetiche di eccellente selezione.
Scrive Giuseppe Conte nella postfazione : “Zavanone…dice che , andando per terra e per cielo, si può compiere un grandioso tentativo di capire l’universo e se stessi, e che , se l’apocalisse è in agguato , c’è un’energia spirituale soltanto che può arginarla, con la sua voce debole ma ricca di tutto il meglio che l’uomo ha dato nel suo percorso sulla terra e nel cosmo.
ANTONIO SPAGNUOLO

lunedì 25 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Raffaele Piazza, "Alessia"
Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano – Roma – 2014 – pag. 119 - € 12,00

“Alessia”, la silloge poetica che ci propone Raffaele Piazza, è opera che si legge come se si sfogliasse insieme all’autore un album di ricordi, un diario in cui il filo della continuità e della parola è nell’Io di Alessia e nel dialogo d’amore erotico e tenero tra Alessia e Giovanni. Alessia attraversa il tempo e lo spazio (Alessia a Ischia nel 1984, Alessia a Salisburgo, Alessia verso febbraio 2012, Alessia nel 2014) e il tempo e lo spazio che attraversa si fanno stanza di ripresa e poi pellicola dove a rivelarsi è la nudità, immensa e pura, della voce e del mondo interiore di Alessia. Scorrono i fotogrammi (Alessia e il campo animato, Alessia e il fulmine, Alessia e il sole, Alessia e le gocce del mare, Alessia mistica) e la pellicola si fa vita e canto, amore vissuto, emotivamente e fisicamente, in totale pienezza. Meglio, si fa volo che diventando, a poco a poco, comunione con l’infinito ci mostra il mistero dell’esistenza, la misura dei suoi echi e disorientamenti, l’osmosi tra mondo interiore e realtà esterna.
Alessia è memoria biografica e storia personale ma è anche specchio che accoglie e dilata, specchio in cui riconoscersi e che si amplia e ci amplia in un disvelamento/estensione di storie personali. Alessia, dunque, come una sorta di specchio cosmico ma Alessia anche come cassa di risonanza perché in Alessia quelle parole e quelle emozioni che sono anche le nostre parole e le nostre emozioni si fanno più intense, di un timbro più nitido.
Alessia, e il personaggio Alessia, seducono per la luminosità e il nitore della loro essenza, per il linguaggio che Raffaelle Piazza ci dona. Un lessico ancorato nel quotidiano, ma che, proprio perché ancorato e tattile, schiude geografie interiori e picchi di mondi e vita che ci riportano all’origine della parola, al suo sodalizio con il nostro essere ed esistere, con il nostro esserci.
Alessia, ossia: una testimonianza che scolpisce luoghi e tempo di vita e di amore e che, così scolpendoli, li fa orientare e perdurare nel loro orizzonte.
*

Silvia Comoglio

sabato 23 settembre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"ATTESE"
Non ho più doni !
La tua custodia tramutava pupille nell'oblio
ed oggi il ricordo ed il sogno
percorrono la cupola del cielo divorando gli inganni.
Rapidi i giorni strisciano monotoni
rinserrano nel buio nostalgie e brezze
imporporate alla sera tra il pensiero ed il sangue
per inventare gli incanti delle stanze.
Dove era il tuo corpo recito stupori
già composti in una storia che è solo sconfitta,
mentre fra la rabbia e la danza
una cicatrice ha il blocco d'una attesa corrotta.
Vorrei stroncarti ancora in un sussulto.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 22 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIORGIO MOBILI

Giorgio Mobili – "Waterloo riconquistata"--puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2017 – pag. 123 - € 13,00
Giorgio Mobili (1973) vive negli USA dal 1999. Attualmente insegna alla California State University di Fresno. È autore di vari saggi e di uno studio. La sua poesia in lingua italiana è apparsa nel volume collettivo “1° non singolo: Sette poeti italiani” (2005) e in varie riviste. Ha pubblicato due raccolte in lingua italiana e una in spagnolo.
“Waterloo riconquistata”, il volume del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Rossano Pestarino esauriente e ricca di acribia.
Il libro è corposo e composito, bene strutturato architettonicamente.
Il testo è scandito nelle seguenti sezioni: “La battaglia, A l’amour comme à la guerra, Intermezzo: undici nostalgie e Situs inversus”.
Cifra distintiva della poetica di Nobili espressa nel testo è quella di una poetica intellettualistica che a tratti diviene criptica e oscura con un accumularsi delle immagini, di poesia in poesia, che è spesso caratterizzato da una connotazione anarchica, che giunge a sfiorare l’alogico.
In sintonia con quanto suddetto molti testi hanno per argomento accadimenti storici, fatti di politica, società e costume e anche avvenimenti biblici.
Un’atmosfera di onirismo purgatoriale domina in molti componimenti e nel leggerli, per la magia delle atmosfere evocate, sembra di affondare nella pagina.
Icasticità e leggerezza sono le caratteristiche prevalenti nel libro e il discorso si fa denso e intenso nei vari tessuti linguistici.
Dominano densità metaforica e sinestesica in un rivelarsi di parole che si fanno immagini cariche di accensioni e spegnimenti.
La scarto dalla lingua standard, nel linguaggio di Nobili, raggiunge livelli notevolissimi e l’esito di quella che si potrebbe definire un’originalissima sperimentazione è quello di una scrittura neo orfica, fortemente imbevuta di mistero nella sua controllata ridondanza.
S’incontra nella lettura un tu del quale quasi ogni riferimento resta taciuto, al quale il poeta si rivolge non sentimentalmente, ma in maniera filosofica e speculativa.
Tale misteriosa presenza potrebbe essere identificata come una figura femminile, un’amata, quando il poeta, rivolgendosi a lei, le dice che vorrebbe stare sotto le sue lunghe ciglia.
Del resto in ogni poesia più che mai la tensione dell’io – poetante è quella verso un irrefrenabile, continuo e stabile esercizio di conoscenza, che si dirige di volta in volta, verso ogni campo dell’esperire umano e tutto è imbevuto di una riflessione in bilico tra gioia e dolore, bene e male, vita e morte e sul dualismo luce-ombra.
Nonsense e ironia serpeggiano sulla pagina, un sottile sarcasmo domina, fatto che crea un’aurea di vaga bellezza che coinvolge il lettore.
Il poeta produce spesso raffigurazioni altissime proprio per la loro forte carica di pensiero divergente, pur mantenendosi il tono sempre controllato.

Sembrerebbe che il poiein di Giorgio sfoci nell’irrazionale, ma in realtà c’è un grande rigore logico e per spiegare le intenzioni dell’autore bisogna ricordare che in poesia tutto è presunto: - “…oggi basta gridare/ alla gente da un balcone/ e ti seguiranno in tutto.” …, versi memorabili nella loro ambiguità che fanno davvero riflettere sul senso di straniamento dell’uomo contemporaneo, tematica fondante della raccolta.
*
Raffaele Piazza

giovedì 21 settembre 2017

PREMIO POESIA : LA GORGONE D'ORO

IL CENTRO ISTITUTO DI RICERCA SULLA POESIA CONTEMPORANEA "SALVATORE ZUPPARDO" indice il premio "La Gorgone d'oro" 2017 -
A) Poesia religiosa e / o poesia a tema libero
B) Volume edito di poesia in lingua italiana -
Scadenza per la presentazione dei testi 31 dicembre 2017 - presso la sede del Centro - via Cammarata 4 -- 93012 Gela (CL)
telefono 0933937474 -
E' richiesta tassa di lettura, per spese di segreteria -
Primo premio : Trofeo e assegno di 500,00 euro
Secondo premio : Trofeo e assegno di 250,00 euro -
Richiedere il Bando completo a : centrozuppardogela@gmail.com

mercoledì 20 settembre 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e il segreto giardino"

Segreto giardino per Alessia
ragazza delle piante rare
da rinominare, infiorescenze
dalle belle tinte dal rosso carminio
al celeste, dal giallo al rosa fuxia.
Si compongono i pensieri
nella camera della mente
di Alessia sottesi al sogno più
dolce. È preghiera e vita
nell’anelare all’amica della
verità. Trasgressione passata
(ha baciato Paolo Alessia).
Poi con coraggio di ragazza
si veste Alessia e va a scuola.
*

"Alessia va a casa di Giovanni"

Attimo bello (premere il tasto
del citofono della casa di Giovanni
nell’attenderne la voce).
“Vieni Ale”, dice lui. Sale i tre
piani ragazza Alessia nello
scorgere le piante ornamentali
delle quali non sa il nome.
Si fonde con natura Alessia
rosavestita per la vita e gioca
la carta del rossetto che a lui
piace. Poi in esatta meraviglia
lui apre e la bacia sulla bocca.
Entra Alessia e lui la prende
in braccio pari a una sposa
fresca. Poi la mette sul letto
e spoglia Alessia ed entra in lei.
Felice Alessia spera che non
la lasci mai vedendosi con
lui nello specchio frontale.
*

"Alessia danza il flamenco"

Spettacolo delle ballerine,
ragazza Alessia in sintonia
con il complesso danza il
flamenco dopo prove di danza
e di vita. Il pubblico non esiste
per Alessia sullo spazio scenico
ad aggettare sulla sala.
Scorge tra la gente Alessia
imprevisto Giovanni e non
sbaglia le movenze e i passi
nel trasalire per l’amato
a sorpresa in prima fila.
Finisce la prova: Alessia
nel camerino ad attenderlo.
*

"Alessia e il suo film"

Libera nel suo film
privato ragazza Alessia
al fiore della grazia.
Volontà di farcela nella
vita se non è nuotando
esistere nell’intessere
chiari mattini nell’
agglutinarsi alle sere.
Eterno ritorno. 16 anni
contati come semi.
Alessia dai seni rotondi
nel presagio di vittoria
nella felicità nel
guidare l’auto nuova
fino all’Albergo degli
angeli e lì fare l’amore,
piacere di redenzione.
*

Raffaele Piazza

martedì 19 settembre 2017

POESIA = GIUSEPPINA PALO

"Lungo le rotte del tempo..."

Campi del Sud, io vi ho lasciati.
Sotto lo sguardo di Dio,
ho contemplato fontane di piazzali antichi,
che accolgono bianche colombe in riposo,
e, sudata,
ho riempito brocche, sotto il lento gettito d'acqua.
Arrivederci pianure lontane
ov'io vivevo, nella casa paterna!
Fra i venti che soffiano e i rossi papaveri,
dall'angolo sperduto del Sele
alle radure vicino all'Università,
ho sostato.
Lungo il corso di Salerno
operosi lavoratori di intarsi marmorei
ricamare le strade con arte,
ho ammirato.
Spruzzata dalle acque del litorale d'Amalfi,
tra arbusti selvaggi a lungo ho camminato,
ricordando l'odore del mirto e del finocchietto
dell'amata Sardegna.
L'argento pallido della luna
accarezzava, con dolcezza,
il mio volto sfinito
e mi incitava al riposo.
Poi fui rapita da un sogno:
viaggiatori mi ospitarono su una nave
conducendomi sulle coste di Cadossene,
fra more, ginestre, boschi, coralli, porpore e miniere.
Passeggera del tempo,
agli albori del giorno mi risvegliai,
approdata ai ricordi d'infanzia,
sulla terra sarda.
Buongiorno mare leggiadro
ove mia madre, fanciulla, bagnava la chioma!
Percorsi ancora sentieri, in caldi meriggi,
e, fra chiese romaniche, portali remoti, colonne di Tharros,
balconi fioriti, stradine ariose, gatti fuggenti,
canti di cicale, ginepri silenti, dune soleggiate,
lungo spazi infiniti,
udii la celebrazione sublime della pace.
*
Giuseppina Palo
*

Giuseppina Palo, nata ad Eboli (Salerno) nel 1965 ,
ha pubblicato: il volume Il dono selvaggio, Poesie (1989, by Edizioni Ripostes Salerno - Roma);
Favole moderne (1993, i tascabili Ripostes); Dell'Amore eterno, Poesie (2016, Edizioni
Il Saggio Ars Poetica). Inoltre, quattro poesie sull'Antologia In my end is my beginning - I poeti
italiani negli anni ottanta /novanta (1992, i tascabili Ripostes); Una poesia è sull'Antologia Lo
sciame dei sogni (Printed in Italy 1997 by Edizioni Terni); Una poesia è sull'Antologia Note
nuove alla vita (2010, Edizioni Ape - Agostino Pensa Editore). Un Poema è sull'Antologia
Navigare 22 (2016, by Casa Editrice Pagine - Roma). Due poesie sono presenti ancora
sulle Antologie Carezze al cuore e Versi diversi, sedicesima edizione (2017, Edizioni Il Saggio).

lunedì 18 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = FABIO GRIMALDI

Fabio Grimaldi : “Gazzella” – Ed. Lietocolle – 2017 – pagg.82 - € 13,00
Si conclude , avverte l’autore , con questo volume un percorso poetico che egli chiama “Trilogia degli ultimi”, rifacendosi alle raccolte precedenti “Via Dolorosa Via Gloriosa . XXIV Segni sulla Passione di Cristo” e “Mi chiamo Barbone” rispettivamente degli anni 2008 e 2015. Un iter severamente cesellato che ripropone una figura dolente e rifiutata del Cristo , una riflessione lacerata dell’uomo emarginato, ed infine una partecipazione emotiva e sofferta al dramma contemporaneo delle centinaia di vittime di migranti , che tentano quotidianamente di raggiungere lidi incandescenti.
Il canto si fa corpo , si fa parola incisa nell’illusione , si fa parola che traspare nelle cromatiche immagini che scandiscono il ritmo , parole che riflettono la sconfitta e assaporano la sorpresa, tra consonanze e dissonanze che riescono a ribadire le pause inaspettate del tempo , nei suoi continui rinvii.
L’inadeguatezza dell’uomo davanti all’ignoto , o davanti al destino , costituisce la dura epifania dell’angoscia di fronte alla temporalità , qui in balia di quel mare che promette luccicanti libertà , ma inganna nelle increspature delle sue onde.
“All’infrangersi violento delle onde sulla barca,
i nostri figli,
accatastati come legna da ardere,
da poco appisolati,
sobbalzano di scatto, atterriti.
*
Infanzie violate,
soffocate in singhiozzi impalliditi.”

Fabio Grimaldi sembra osservare con voluta attenzione la sorte troppo spesso agghiacciante di quei migranti , sospesi al dubbio , all’incertezza , alla negazione, per ripetere attonito , appassionatamente legato alla musica del verso , i riflessi dei fantasmi arroventati dal sole o serrati nell’abbraccio letale.
“Il peschereccio imbarca acqua,
non c’è più tempo,
in un secondo tutto è già inghiottito, perduto;
la luce, i bisbigli, il calore di un bacio,
il tenersi per mano, lo scambiarsi uno sguardo:::
il tempo è un’ombra allucinata,
interrotto da un silenzio di marmo.”

La visione è simbolo archetipico del singhiozzo , lo scorgere dell’affanno nel divenire esistenziale che pulsa , plasmando labbra serrate.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 17 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = INQUIETE INDOLENZE

AA - VV- : INQUIETE INDOLENZE -- Fermenti Editrice, 2017, pp.274, euro 27,00

L’antologia di poeti “Inquiete indolenze” curata dal poeta Raffaele Piazza, è già nella consonanza dei due termini, un’efficace e implicita indicazione di ciò che il lettore può attendersi: inquietudine e indolenza sono le contraddizioni programmatiche dell’attuale polifonia delle più svariate tendenze dei poeti antologizzati.
Niente è meno riconducibile all’ordine e alla disciplina di un preoccupante main stream collettivo, tra le diciotto libere avventure individuali che l’antologia “Nuovi fermenti” ha proposto.
Fermenti Editrice (ferm99@iol.it) 2017 ha al suo attivo anche narrativa e teatro. La connotazione più specifica, indicata dallo stesso Raffaele Piazza nella sua introduzione, è un dato fondamentale dello “scrivere per se stessi”, riconoscibile per una caratteristica che ha attraversato ogni letteratura non ideologica: la scrittura per se stessi è l’unico e forse l’ultimo luogo abitabile per l’essere umano costretto all’ultima prova di sé, quella di “esserci” ma anche il suo estremo “messaggio in bottiglia”.
Quanto scrive Piazza nell’introduzione: “La pratica della poesia come uscita di sicurezza (forse un’eco del romanzo di Silone?)dall’edificio della vita di ciascun poeta come cittadino del proprio tempo” è da sottoscrivere, soprattutto nella sensazione di essere individui costretti talvolta in un edificio-mondo più adatto ad un soggiorno obbligato che ad una residenza liberamente scelta. Infatti, conclude Piazza, “ogni possibile conclusione risulterebbe vana nei nostri tempi d’inquiete indolenze”
*
Franco Celenza

lunedì 11 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = FELICE SERINO

Felice Serino – Le voci remote-- Poesieinversi.it – 2017

Felice Serino è nato a Pozzuoli nel 1941. Autodidatta. Vive a Torino. Copiosa la sua produzione letteraria (raccolte di poesia: da “Il dio – boomerang” del 1978 a “La vita nascosta” del 2017); ha ottenuto importanti riconoscimenti e di lui si sono interessati autorevoli critici. È stato tradotto in otto lingue. Intensa anche la sua attività redazionale. Gestisce vari blog e siti.
“Le voci remote” presenta un’introduzione di Giuseppe Vetromile acuta e ricca di acribia.
Con questa nuova raccolta Serino prosegue il suo percorso, già intrapreso nelle precedenti prove, espressione di una vena mistica, di un senso della trascendenza e del sacro calati nel quotidiano e non solo, discorso secondo il quale la poesia stessa si fa costantemente preghiera.
Libro non scandito, costituito da 45 componimenti, per la sua compattezza strutturale, contenutistica e semantica può essere letto come un poemetto.
Bella nella sua vaghezza e con intenti programmatici la poesia eponima che apre il volume.
Da un lato la suddetta composizione nella prima strofa si potrebbe considerare una poesia sulla creatività, quando l’io – poetante afferma che un’accoppiata di parole o una frase sentita o letta risuonano e sono una fitta nella mente che inizia a elaborare; e qui viene in mente Borges quando, a proposito dell’ispirazione afferma che il primo verso è dato e poi si sviluppa il tessuto linguistico di un testo poetico.
D’altro canto nella seconda strofa è detto che il letto di un fiume è un sudario che raccoglie le voci remote delle anime in sogno e qui pare che venga toccata la tematica di poesia e sogno connessa a quella delle voci che tracciano i tragitti della poesia stessa, che potrebbero essere quella che gli antichi chiamavano musa, gli psicoanalisti nominano come inconscio e gli ebrei e i cristiani designano come Spirito Santo.
A proposito di religiosità viene toccata anche la tematica della spiritualità pagana: per esempio in Sogno di Cupido il figlio di Venere, voce poetante, afferma che come doppio incorporeo aleggiava “per l’aere” e che con molte frecce al suo arco germinava amore.
La tematica della genesi di un componimento poetico è ripresa in Fuoco azzurro nella quale il poeta afferma che da una forzatura dell’ispirazione stessa verrebbe un pastrocchio e che deve essere invece la poesia stessa a visitare col suo fuoco azzurro a pervadere le viscere e a calare nell’humus della parola.
Cifra distintiva della poetica di Serino, evidenziata soprattutto in quest’ultimo lavoro, è quella di una vena vagamente intellettualistica, che si esprime con una parola scabra ed essenziale che sembra procedere per accumulo con intermittenze di accensioni e spegnimenti.
Tutte le composizioni iniziano con la lettera minuscola e questo crea un senso di sospensione, come si provenisse da una regione delle cose e della mente arcana e come se ogni poesia fosse la prosecuzione di quella precedente anche se questa non è stata mai scritta.
In “Primavera canterina” viene realizzata una bella immagine naturalistica che ha qualcosa di pittorico: nell’incipit viene detto che la natura si riveste di verde in chiome folte a specchio di sole e poi viene detto il chiurlo che fa il verso se si abbozza un motivetto.
La dominante venatura mistica di Felice è pregnante in “Tutto è preghiera” quando il poeta afferma che la natura riflesso del cielo è preghiera, affermazione che riporta a quella religiosa ma paganeggiante di Goethe, secondo la quale la natura è l’abito vivente della divinità.
Originalissima e alta per stile, forma e contenuti questa scrittura nella sua forte sensibilità che si coniuga ad amore per la vita.
*
Raffaele Piazza

sabato 9 settembre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"Ombre"
Ho tradotto le ombre per chiedere abbandoni
sorteggiando gli spazi che le mura
mi lasciano in sospeso.
Ho gli anni che intrecciano stanchezze indicibili,
traforato da rughe clandestine e dagli antichi accenti
che giocavano al disinganno delle primavere.
L'iride improvvisa ha il mandorlo della gioventù
qualche bisbiglio tra le linee tracciate nei cristalli
per rilanciare promesse.
La tua assenza scivola , e affogo l'ultima illusione.
*
Antonio Spagnuolo

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTOLOGIA AA.VV.

AA. VV., "Inquiete indolenze"; collana Antologia Nuovi Fermenti Poesia; volume antologico con introduzione e note di R. PIAZZA, Roma (Fermenti Editrice), 2017, pp. 276, euro 22.

Raffaele Piazza, oltre ad essere un bravissimo poeta in proprio, è anche un acuto lettore di poesia, cosa che lo porta a diventare un raffinato critico letterario. Proprio in questa veste, di lettore e di “analista” della poesia altrui, Piazza, per l’editore romano “Fermenti”, molto attivo nel campo sia della prosa e della poesia che del teatro con edizioni di autori sia noti che meno noti, ma comunque sempre interessanti, ha selezionato 18 poeti, chiedendo loro di produrre una breve silloge di testi, di cui egli ha curato la presentazione con una acuta, e spesso penetrante, scheda critica che si è aggiunta ad una breve auto-presentazione bio-bibliografica del poeta stesso.
Tutti gli autori presentano testi in lingua italiana, tranne il torinese Dario Pasero, che ci offre una silloge di 10 brevi testi in piemontese con relativa traduzione italiana.
Non potendo, per non appesantire la lettura, parlare analiticamente di ogni sezione, e quindi di ogni poeta, mi limiterò ad alcune osservazioni en passant, toccando comunque (dato che lo meritano) ciascuno dei 18 scrittori, che hanno tutti dato un titolo, coerente ed esplicativo, alle sillogi predisposte.
Si parte dunque, procedendo la raccolta in rigoroso ordine alfabetico, da Giovanni Baldaccini (Alla mia estraneità), nelle cui “interpretazioni onirico-psicologiche” (non per nulla egli è psicologo e psicoterapeuta) non mancano rimandi al volo ed agli uccelli, quasi cadute nel sogno e trasporti notturni in altri mondi, a Franco Celenza (Scenario dei brevi splendori), nei cui distici notturni nascono le invenzioni che chiudono i componimenti tutti rigorosamente monòstrofi, e Bruno Conte (Stridocosmo), le cui invenzioni retoriche e lessicali meravigliosamente periclitano sul confine tra la sciarada e il frammento ellenistico. Si passa poi ad Antonino Contiliano (Trafficanti armi, pas oubliant), sperimentatore energetico di lingue parole immagini anche diversive/eversive, Gianluca Di Stefano (Esilio terrestre), che senza paura ci rivela autori e passi da cui la sua ispirazione dipende, atomo di lucida sincerità (rara avis negli intellettuali) poetica, Edith Dzieduszycka (L’erba incredula), alsaziana nutrita di cultura classica ed italica, lucreziana nel suo “pulviscolo dorato”, e Marco Furia (Ecco, sorprende), nei cui dinamici testi prevalgono le immagini che rimandano al fluire. Procediamo poi con Maria Lenti (Frutti di stagione), poesia di alta quotidianità in cui all’italiano icasticamente innovativo si mescidano versi nella lingua della realtà più intima (romagnolo? marchigiano?; poco importa: ciò che conta è che essa è l’espressione splanchica della nostra verità), Loris Maria Marchetti (Breve suite estiva e Traversata), che già nell’indicazione topografica della nascita (Villafranca arcaicamente Sabauda, invece che modernamente Piemonte) ci fa sentire la sua poetica del “sempre” trasfuso nell’“oggi”, privilegiando quel mare che per i piemontesi ha in sé qualcosa di magicamente inquietante, Dario Pasero (Tor Bronda), l’unico – si dceva – a non presentare testi in italiano, la cui u-topica Torre Bronda è metafisico segnale del “nulla” attuale trasfigurato nel “tutto” arcaico, Antòn Pasterius (I capelli sono sempre fuori di testa), nelle cui composizioni risaltano la critica ai mass-media (e quindi in ultima analisi a buona parte della società contemporanea) e la “scattosità” dei versi, brevi in genere e costruiti su paronomasie e antitesi lessicali, e Pietro Salmoiraghi (Inseguire le voci): passato e presente, memoria e realtà, fine delle illusioni metaforizzata nel vento che non muove più “le mie amate/bandiere rosse”. Per concludere con Italo Scotti (Politikòn Zoòn, ma un grecista noterebbe che il termine, aristotelicamente properispomeno, è in realtà Zóon), esempio di poesia “civile”, una sorta di “instant poetry” testimone delle ansie del nostro tempo, quello di oggi e quello appena passato, Antonio Spagnuolo (Svestire le memorie), con i suoi versi lunghi, che si fanno recitare nell’anima, che raccontano di amore e di ricordi, di sensazioni tattilo-notturne, e che svolgono, a volte con acribia chirurgica, pensieri e tocchi fugaci di donna, Liliana Ugolini (Pellegrinaggio con eco a Firenze), in cui la città del giglio, protagonista assoluta coi suoi luoghi più o meno noti, è davvero – come recita il titolo – “eco”, nei particolari talora microscopizzati, di una inquieta volontà di sublimazione che si fa spesso gioco lessicale, Silvia Venuti (Dediche), coi suoi componimenti tutti (o quasi) bi-strofici in cui ad una prima strofa (stampata in tondo) che presenta uno scorcio concreto risponde una seconda (in corsivo) nella quale l’io poetico interviene a completare e a dare senso al quadro iniziale, Vinicio Verzieri (In attesa di risurrezione), che, grafico e ideatore di ex-libris d’arte, arricchisce i suoi versi con inserti che stanno tra l’illustrazione e lo schizzo ideogrammatico, giungendo ad un esito di grande efficacia sperimentale, e, infine, Giuseppe Vetromile (Da questi treni non attendo più notizie), che con andamento quasi prosastico (nel suo senso più alto) fa scorrere la sua ricerca tra amore e realtà quotidiana.
Un plauso all’editore ed al curatore per l’impegno culturale: al primo anche per la precisione tipografico-editoriale, al secondo anche per il coraggio delle scelte, sempre controcorrentemente azzeccate.
*
Cristina Zaccanti

mercoledì 6 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = RENATO FIORITO

Renato Fiorito – La terra contesa--puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2016 – pag. 63 - € 10,00

Renato Fiorito è laureato in Economia ed è stato dirigente della Banca d’Italia. È presidente del Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Don Luigi di Liegro”. Nel 2008 ha pubblicato il romanzo “Tradimenti” (Edizioni Zerounoundici) e nel 2011 il romanzo “Ombre”, ambientato nel mondo dei clochard. In poesia ha pubblicato la silloge “Legàmi” (Lepisma, 2012) con la prefazione di Dante Maffia. Ha ottenuto importanti riconoscimenti per i suoi testi in prosa e in poesia. Suoi scritti sono presenti in numerose antologie, riviste e blog letterari. Dirige il blog “La bella poesia”, nel quale vengono segnalate le voci più interessanti del panorama letterario italiano.
“La terra contesa” presenta un’esauriente prefazione di Vincenzo Vita e uno scritto ricco di acribia di Manuel Cohen intitolato “Renato Fiorito: al fuoco della controversia, quasi un reportage”.
Il testo è un poema ispirato al film documentario “Route 181 – Frammenti di un viaggio il Palestina – Israele” di Eyal Sivan (cineasta israeliano) e Michel Khleifi (cineasta palestinese).
Il volume, tripartito, è preceduto dal componimento programmatico che ha per incipit il verso “Non emetto sentenze”.
La PARTE I è intitolata “È per questa strada che si muore?” la PARTE II “Un soldato quando nessuno lo vede può fare quello che vuole”, la PARTE III “Ma io dico che tra noi dobbiamo fare la pace”.
L’opera si può considerare nel panorama odierno un raro esempio di poesia civile, non nel senso pasoliniano di scrittura politico – sociale – economica per una più equa distribuzione dei beni e dei diritti per le classi proletarie, ma nel senso di voler essere una testimonianza in versi del doloroso e duraturo conflitto tra palestinesi e israeliani, che, come ogni guerra, è un’offesa all’intelligenza e si basa, oltre che sul fattore religioso, su quello economico.
Non pare un caso che “La terra contesa” sia ispirata ad un film documentario, perché nel complesso il libro ha un andamento cinematografico.
Il fatto che il lungometraggio che sta a monte sia stato prodotto da un regista israeliano e da uno palestinese insieme fa pensare ad un ideale irenico e pacifista che è il background sul quale si basa il tessuto linguistico che costituisce il libro.
Il poema è molto particolareggiato per i riferimenti storici e questo porta a credere che l’autore si sia documentato profondamente sulle tematiche del conflitto che è il tema del testo.
A volte, elemento interessante e originale, nella scrittura di Fiorito è il sostituirsi all’io – poetante di voci di realistici personaggi maschili e femminili che vivono la quotidianità tragica nei territori tra lavori alienanti per procurarsi il pane quotidiano nei territori occupati dove sono insediati anche rumeni e thailandesi.
Le condizioni descritte sono inumane anche se in un componimento è scritto utopisticamente che la gente è fatta per vivere insieme.
A livello stilistico e formale colpiscono il lettore la chiarezza e la narratività del linguaggio sempre nitido e leggero e nello stesso tempo icastico.
Per il suo genere l’opera è del tutto antilirica ed è portatrice, attraverso la denuncia di un messaggio destinato al lettore occidentale per sensibilizzarlo nei confronti di situazioni a lui estranee.
Se la poesia non può cambiare il mondo può diventare un forte strumento per riflettere sulla mancanza di gioia in Israele e Palestina, detta con urgenza dal poeta.
*
Raffaele Piazza




sabato 2 settembre 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e la pioggia di settembre"

Attimi verticali di pioggia
ad accadere per ragazza Alessia
nei capelli e sulle ciglia
a rinfrescare di 18 grammi
di Alessia l’anima nell’intessersi
la vita a camminare fino
all’albereto frontale nell’ossigenarsi
al colmo della grazia Alessia.
E luna polita nell’ inter animarsi
di Alessia con il lascivo lucore
per d’amore fatti stasera
con Giovanni. Attimi di pioggia
a bagnare e benedire le vite
di Alessia e l’amato nel farlo
nell’auto tra i giornali
ai finestrini al Virgiliano
Parco.
*

Alessia e l’acquazzone di settembre

Scende dal cielo fiume
vorticoso d’acque su
Napoli e settembre è al 7.
Suono di liquidità sulle
piante del condominiale
giardino. Aria umida
nella casa per Alessia
come una donna di vedetta
sull’amore. Si prepara
per stasera Alessia (una doccia,
la lingerie nera e la gonna
rossa più corta oltre
al nero delle scarpe).
Gli piacerò? Verrà all’
appuntamento? Proverò
piacere? Avrò l’orgasmo
come una donna io
sedicenne?
Attende Alessia ed ecco
squillare il telefono.
È lui.
*

"Alessia vede venire Mirta"

Alessia ragazza nell’albereto
rosavestita al vento di settembre
sottesa vede Mirta incontro
venirle. Duale abbraccio tra
la pelle di Alessia e di Mirta
l’anima. Senza parole all’inizio.
Occhi negli occhi. Accenna
Mirta un passo di flamenco
e dice amore. Si specchia
sul fondo del lago adiacente
Alessia poi risale felice
del verdetto di Mirta.
S’incamminano le amiche
per il campo di grano
profano luogo per Alessia
e Giovanni. Mirta scompare.
*
"Alessia gioca alla vita"

Vita sottesa al gioco
fiorevole per ragazza Alessia
campita nell’azzurro di settembre.
Così è l’amore nel rigenerarsi
nel farlo con Giovanni.
Come scalza correre nel prato
giocando alla California Alessia
e abbeverarsi ad acque di
sorgente nella fuori stagione
freddezza e ridere come
una donna, sedici anni contati
come semi. Ludico incanto
dopo il sette in matematica
nella scuola – vita che procede
per Alessia nel ricordarsi
vergine.
*

"Alessia sotto il cielo"


Attimi nell’iridarsi
del pensiero di Alessia
sotto il cielo. Fioriscono
dal bianco profumo
i gelsomini nel giardino
di Alessia nell’affrontare
i giorni salva Alessia
una preghiera come
un segreto mantra.
Attesa a scuola dopo
l’autobus o il motorino
a portarla Alessia in
limine ai tronchi dei limoni.
poi nel folto dei segreti
sui sagrati della chiesa
dei responsi. Tesse il
cielo una sinfonia fantastica
nelle mani a scrivere poesie.
Passano le ore nell’incanto
prealbare nel giorno
della festa del santo
e Alessia attende trepida
l’amato nerovestito.
*
"Domenica di Alessia"

C’è qualcosa di nuovo
nella di settembre seconda
domenica. per ragazza Alessia,
forse d’antico dopo l’acquata
dal cielo un solicello a
rallegrare il sembiante
nella visione del mare.
Celestiale Bar ad attendere
Alessia con Giovanni
per una ghiacciata coca cola
per raffreddare l’anima
di diciotto grammi.
Mirta dice che non la lascerà.
Domenica napoletana di Alessia
capelli al vento e occhi azzurri
nell’attenderlo con il nero
dell’auto ai lieti colli della vita.
Procede il tempo azzurro
dell’attimo fino alla telefonata.
*

"Alessia e la festa di San Gennaro"

Tra gli scogli e gli iceberg
della memoria si aggrappa
Alessia al mantra segreto,
la preghiera azzurra che non
fallisce. San Gennaro ha
il miracolo rinnovato aria di
festa. Polita è la camera per
poetare e pregare. Felice
fa l’amore Alessia con nuove
forze nel segno della vita.
Poi prende tra le mani il Rosario.
*
RAFFAELE PIAZZA

PREMIO = ALBEROANDRONICO

PREMIO ALBEROADRONICO - SCADENZA 30 SETTEMBRE 2017

1.Possono partecipare tutti i cittadini, ovunque residenti, solo con opere in lingua italiana e, limitatamente alla sezione I, con Opere in
dialetto.
2.Ogni concorrente è libero di partecipare ad una o più sezioni.
3.Alla sezione A si partecipa con una poesia dattiloscritta, che non deve superare i 40 versi.
4.Alla sezione B si partecipa con un massimo di 8 poesie, ognuna delle quali non deve superare i 40 versi.
Alla silloge occorre dare un titolo e un indice.
5.Alla sezione C si partecipa con un elaborato (racconto, saggio, favola, articolo) che non deve superare le 8 cartelle, ciascuna di 2000 battute
spazi compresi.
6.Alle sezioni D, G e H si partecipa con un elaborato letterario, svolto in poesia (che non deve superare i 40 versi) o in prosa (racconto, saggio,
favola, articolo) che non deve superare le 8 cartelle, ciascuna di 2000 battute spazi compresi, che approfondisca il tema indicato.
7.Alla sezione E si partecipa con un volume edito dal 1 gennaio 2007 alla data di scadenza del Premio, da inviare in 4 copie (non è necessaria
la firma). Sono ammesse anche edizioni elettroniche da inviare all’indirizzo e-mail alberoandronicoediti@gmail.com una sola copia in
formato pdf. Per edizione elettronica si intende opera edita in tale categoria con codice ISBN e non copia sostitutiva di opera in cartaceo.
8.Alla sezione F si partecipa con un testo per una canzone, dattiloscritto, che non deve superare i 40 versi.
9.Alla sezione I si partecipa con una poesia dattiloscritta, in dialetto, con traduzione in italiano a fronte, che non deve superare i 40 versi.
10.Alla sezione L si partecipa con una fotografia inedita a tema libero, a colori o in bianco e nero, da inviare per posta elettronica all’indirizzo alberoandronicofotografia@gmail.com,
in formato JPG, della dimensione massima di 1.600 x 1.200 pixel. I file devono essere nominati con
Nome - Cognome - Titolo Foto. Sulla fotografia non dovrà essere indicato né l’autore né alcun altro segno identificativo. Saranno ammesse
solo immagini prodotte tramite apparecchiature fotografiche e non alterate da fotomontaggi e/o fotoritocchi tali da snaturarne l’idea
fotografica e la valenza artistica. Per questa sezione è necessario inviare all’indirizzo sopra indicato, insieme alla scheda di partecipazione
e alla ricevuta di cui al punto 14, lo specifico modulo compilato e firmato scaricabile dal sito www.alberoandronico.net.
11.Alla sezione M si partecipa con un cortometraggio a tema libero, di durata non superiore a 15 minuti titoli inclusi, da inviare alternativamente
in 4 copie Dvd o attraverso un link all’indirizzo alberoandronicocortometraggi@gmail.com. Sono ammessi filmati sia in lingua
italiana che straniera; questi ultimi dovranno essere sottotitolati in lingua italiana. L’Autore assume ogni responsabilità per le riprese
effettuate compreso l’utilizzo di musica non originale protetta da diritti d’autore, ogni responsabilità civile e penale del filmato prodotto
e dichiara di avere la disponibilità legale del film, ne autorizza la pubblica proiezione senza pretendere alcun compenso, liberando l’Associazione
Alberoandronico da qualsiasi responsabilità presente e futura. I video che perverranno su supporto non funzionante non saranno
valutati. L’Associazione si riserva il diritto di utilizzare le opere inviate per fini esclusivamente culturali, senza nulla a pretendere da parte
dell’Autore. Per questa sezione è necessario inviare , all’indirizzo sopra indicato, insieme alla scheda di partecipazione e alla ricevuta di cui
al punto 14, lo specifico modulo compilato e firmato scaricabile dal sito www.alberoandronico.net.
12.Alla sezione N si partecipa con un romanzo o saggio o raccolta di poesie inediti. Sono ammesse anche raccolte di racconti purché riuniti
sotto un unico titolo. Le opere classificate al primo posto delle categorie narrativa e poesia saranno pubblicate da primaria Casa editrice.
E'richiesta tassa di lettura di 20,00 euro
Riferimento :alberoandronico@libero.it