lunedì 25 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Raffaele Piazza, "Alessia"
Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano – Roma – 2014 – pag. 119 - € 12,00

“Alessia”, la silloge poetica che ci propone Raffaele Piazza, è opera che si legge come se si sfogliasse insieme all’autore un album di ricordi, un diario in cui il filo della continuità e della parola è nell’Io di Alessia e nel dialogo d’amore erotico e tenero tra Alessia e Giovanni. Alessia attraversa il tempo e lo spazio (Alessia a Ischia nel 1984, Alessia a Salisburgo, Alessia verso febbraio 2012, Alessia nel 2014) e il tempo e lo spazio che attraversa si fanno stanza di ripresa e poi pellicola dove a rivelarsi è la nudità, immensa e pura, della voce e del mondo interiore di Alessia. Scorrono i fotogrammi (Alessia e il campo animato, Alessia e il fulmine, Alessia e il sole, Alessia e le gocce del mare, Alessia mistica) e la pellicola si fa vita e canto, amore vissuto, emotivamente e fisicamente, in totale pienezza. Meglio, si fa volo che diventando, a poco a poco, comunione con l’infinito ci mostra il mistero dell’esistenza, la misura dei suoi echi e disorientamenti, l’osmosi tra mondo interiore e realtà esterna.
Alessia è memoria biografica e storia personale ma è anche specchio che accoglie e dilata, specchio in cui riconoscersi e che si amplia e ci amplia in un disvelamento/estensione di storie personali. Alessia, dunque, come una sorta di specchio cosmico ma Alessia anche come cassa di risonanza perché in Alessia quelle parole e quelle emozioni che sono anche le nostre parole e le nostre emozioni si fanno più intense, di un timbro più nitido.
Alessia, e il personaggio Alessia, seducono per la luminosità e il nitore della loro essenza, per il linguaggio che Raffaelle Piazza ci dona. Un lessico ancorato nel quotidiano, ma che, proprio perché ancorato e tattile, schiude geografie interiori e picchi di mondi e vita che ci riportano all’origine della parola, al suo sodalizio con il nostro essere ed esistere, con il nostro esserci.
Alessia, ossia: una testimonianza che scolpisce luoghi e tempo di vita e di amore e che, così scolpendoli, li fa orientare e perdurare nel loro orizzonte.
*

Silvia Comoglio

sabato 23 settembre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"ATTESE"
Non ho più doni !
La tua custodia tramutava pupille nell'oblio
ed oggi il ricordo ed il sogno
percorrono la cupola del cielo divorando gli inganni.
Rapidi i giorni strisciano monotoni
rinserrano nel buio nostalgie e brezze
imporporate alla sera tra il pensiero ed il sangue
per inventare gli incanti delle stanze.
Dove era il tuo corpo recito stupori
già composti in una storia che è solo sconfitta,
mentre fra la rabbia e la danza
una cicatrice ha il blocco d'una attesa corrotta.
Vorrei stroncarti ancora in un sussulto.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 22 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIORGIO MOBILI

Giorgio Mobili – "Waterloo riconquistata"--puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2017 – pag. 123 - € 13,00
Giorgio Mobili (1973) vive negli USA dal 1999. Attualmente insegna alla California State University di Fresno. È autore di vari saggi e di uno studio. La sua poesia in lingua italiana è apparsa nel volume collettivo “1° non singolo: Sette poeti italiani” (2005) e in varie riviste. Ha pubblicato due raccolte in lingua italiana e una in spagnolo.
“Waterloo riconquistata”, il volume del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Rossano Pestarino esauriente e ricca di acribia.
Il libro è corposo e composito, bene strutturato architettonicamente.
Il testo è scandito nelle seguenti sezioni: “La battaglia, A l’amour comme à la guerra, Intermezzo: undici nostalgie e Situs inversus”.
Cifra distintiva della poetica di Nobili espressa nel testo è quella di una poetica intellettualistica che a tratti diviene criptica e oscura con un accumularsi delle immagini, di poesia in poesia, che è spesso caratterizzato da una connotazione anarchica, che giunge a sfiorare l’alogico.
In sintonia con quanto suddetto molti testi hanno per argomento accadimenti storici, fatti di politica, società e costume e anche avvenimenti biblici.
Un’atmosfera di onirismo purgatoriale domina in molti componimenti e nel leggerli, per la magia delle atmosfere evocate, sembra di affondare nella pagina.
Icasticità e leggerezza sono le caratteristiche prevalenti nel libro e il discorso si fa denso e intenso nei vari tessuti linguistici.
Dominano densità metaforica e sinestesica in un rivelarsi di parole che si fanno immagini cariche di accensioni e spegnimenti.
La scarto dalla lingua standard, nel linguaggio di Nobili, raggiunge livelli notevolissimi e l’esito di quella che si potrebbe definire un’originalissima sperimentazione è quello di una scrittura neo orfica, fortemente imbevuta di mistero nella sua controllata ridondanza.
S’incontra nella lettura un tu del quale quasi ogni riferimento resta taciuto, al quale il poeta si rivolge non sentimentalmente, ma in maniera filosofica e speculativa.
Tale misteriosa presenza potrebbe essere identificata come una figura femminile, un’amata, quando il poeta, rivolgendosi a lei, le dice che vorrebbe stare sotto le sue lunghe ciglia.
Del resto in ogni poesia più che mai la tensione dell’io – poetante è quella verso un irrefrenabile, continuo e stabile esercizio di conoscenza, che si dirige di volta in volta, verso ogni campo dell’esperire umano e tutto è imbevuto di una riflessione in bilico tra gioia e dolore, bene e male, vita e morte e sul dualismo luce-ombra.
Nonsense e ironia serpeggiano sulla pagina, un sottile sarcasmo domina, fatto che crea un’aurea di vaga bellezza che coinvolge il lettore.
Il poeta produce spesso raffigurazioni altissime proprio per la loro forte carica di pensiero divergente, pur mantenendosi il tono sempre controllato.

Sembrerebbe che il poiein di Giorgio sfoci nell’irrazionale, ma in realtà c’è un grande rigore logico e per spiegare le intenzioni dell’autore bisogna ricordare che in poesia tutto è presunto: - “…oggi basta gridare/ alla gente da un balcone/ e ti seguiranno in tutto.” …, versi memorabili nella loro ambiguità che fanno davvero riflettere sul senso di straniamento dell’uomo contemporaneo, tematica fondante della raccolta.
*
Raffaele Piazza

giovedì 21 settembre 2017

PREMIO POESIA : LA GORGONE D'ORO

IL CENTRO ISTITUTO DI RICERCA SULLA POESIA CONTEMPORANEA "SALVATORE ZUPPARDO" indice il premio "La Gorgone d'oro" 2017 -
A) Poesia religiosa e / o poesia a tema libero
B) Volume edito di poesia in lingua italiana -
Scadenza per la presentazione dei testi 31 dicembre 2017 - presso la sede del Centro - via Cammarata 4 -- 93012 Gela (CL)
telefono 0933937474 -
E' richiesta tassa di lettura, per spese di segreteria -
Primo premio : Trofeo e assegno di 500,00 euro
Secondo premio : Trofeo e assegno di 250,00 euro -
Richiedere il Bando completo a : centrozuppardogela@gmail.com

mercoledì 20 settembre 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e il segreto giardino"

Segreto giardino per Alessia
ragazza delle piante rare
da rinominare, infiorescenze
dalle belle tinte dal rosso carminio
al celeste, dal giallo al rosa fuxia.
Si compongono i pensieri
nella camera della mente
di Alessia sottesi al sogno più
dolce. È preghiera e vita
nell’anelare all’amica della
verità. Trasgressione passata
(ha baciato Paolo Alessia).
Poi con coraggio di ragazza
si veste Alessia e va a scuola.
*

"Alessia va a casa di Giovanni"

Attimo bello (premere il tasto
del citofono della casa di Giovanni
nell’attenderne la voce).
“Vieni Ale”, dice lui. Sale i tre
piani ragazza Alessia nello
scorgere le piante ornamentali
delle quali non sa il nome.
Si fonde con natura Alessia
rosavestita per la vita e gioca
la carta del rossetto che a lui
piace. Poi in esatta meraviglia
lui apre e la bacia sulla bocca.
Entra Alessia e lui la prende
in braccio pari a una sposa
fresca. Poi la mette sul letto
e spoglia Alessia ed entra in lei.
Felice Alessia spera che non
la lasci mai vedendosi con
lui nello specchio frontale.
*

"Alessia danza il flamenco"

Spettacolo delle ballerine,
ragazza Alessia in sintonia
con il complesso danza il
flamenco dopo prove di danza
e di vita. Il pubblico non esiste
per Alessia sullo spazio scenico
ad aggettare sulla sala.
Scorge tra la gente Alessia
imprevisto Giovanni e non
sbaglia le movenze e i passi
nel trasalire per l’amato
a sorpresa in prima fila.
Finisce la prova: Alessia
nel camerino ad attenderlo.
*

Raffaele Piazza

martedì 19 settembre 2017

POESIA = GIUSEPPINA PALO

"Lungo le rotte del tempo..."

Campi del Sud, io vi ho lasciati.
Sotto lo sguardo di Dio,
ho contemplato fontane di piazzali antichi,
che accolgono bianche colombe in riposo,
e, sudata,
ho riempito brocche, sotto il lento gettito d'acqua.
Arrivederci pianure lontane
ov'io vivevo, nella casa paterna!
Fra i venti che soffiano e i rossi papaveri,
dall'angolo sperduto del Sele
alle radure vicino all'Università,
ho sostato.
Lungo il corso di Salerno
operosi lavoratori di intarsi marmorei
ricamare le strade con arte,
ho ammirato.
Spruzzata dalle acque del litorale d'Amalfi,
tra arbusti selvaggi a lungo ho camminato,
ricordando l'odore del mirto e del finocchietto
dell'amata Sardegna.
L'argento pallido della luna
accarezzava, con dolcezza,
il mio volto sfinito
e mi incitava al riposo.
Poi fui rapita da un sogno:
viaggiatori mi ospitarono su una nave
conducendomi sulle coste di Cadossene,
fra more, ginestre, boschi, coralli, porpore e miniere.
Passeggera del tempo,
agli albori del giorno mi risvegliai,
approdata ai ricordi d'infanzia,
sulla terra sarda.
Buongiorno mare leggiadro
ove mia madre, fanciulla, bagnava la chioma!
Percorsi ancora sentieri, in caldi meriggi,
e, fra chiese romaniche, portali remoti, colonne di Tharros,
balconi fioriti, stradine ariose, gatti fuggenti,
canti di cicale, ginepri silenti, dune soleggiate,
lungo spazi infiniti,
udii la celebrazione sublime della pace.
*
Giuseppina Palo
*

Giuseppina Palo, nata ad Eboli (Salerno) nel 1965 ,
ha pubblicato: il volume Il dono selvaggio, Poesie (1989, by Edizioni Ripostes Salerno - Roma);
Favole moderne (1993, i tascabili Ripostes); Dell'Amore eterno, Poesie (2016, Edizioni
Il Saggio Ars Poetica). Inoltre, quattro poesie sull'Antologia In my end is my beginning - I poeti
italiani negli anni ottanta /novanta (1992, i tascabili Ripostes); Una poesia è sull'Antologia Lo
sciame dei sogni (Printed in Italy 1997 by Edizioni Terni); Una poesia è sull'Antologia Note
nuove alla vita (2010, Edizioni Ape - Agostino Pensa Editore). Un Poema è sull'Antologia
Navigare 22 (2016, by Casa Editrice Pagine - Roma). Due poesie sono presenti ancora
sulle Antologie Carezze al cuore e Versi diversi, sedicesima edizione (2017, Edizioni Il Saggio).

lunedì 18 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = FABIO GRIMALDI

Fabio Grimaldi : “Gazzella” – Ed. Lietocolle – 2017 – pagg.82 - € 13,00
Si conclude , avverte l’autore , con questo volume un percorso poetico che egli chiama “Trilogia degli ultimi”, rifacendosi alle raccolte precedenti “Via Dolorosa Via Gloriosa . XXIV Segni sulla Passione di Cristo” e “Mi chiamo Barbone” rispettivamente degli anni 2008 e 2015. Un iter severamente cesellato che ripropone una figura dolente e rifiutata del Cristo , una riflessione lacerata dell’uomo emarginato, ed infine una partecipazione emotiva e sofferta al dramma contemporaneo delle centinaia di vittime di migranti , che tentano quotidianamente di raggiungere lidi incandescenti.
Il canto si fa corpo , si fa parola incisa nell’illusione , si fa parola che traspare nelle cromatiche immagini che scandiscono il ritmo , parole che riflettono la sconfitta e assaporano la sorpresa, tra consonanze e dissonanze che riescono a ribadire le pause inaspettate del tempo , nei suoi continui rinvii.
L’inadeguatezza dell’uomo davanti all’ignoto , o davanti al destino , costituisce la dura epifania dell’angoscia di fronte alla temporalità , qui in balia di quel mare che promette luccicanti libertà , ma inganna nelle increspature delle sue onde.
“All’infrangersi violento delle onde sulla barca,
i nostri figli,
accatastati come legna da ardere,
da poco appisolati,
sobbalzano di scatto, atterriti.
*
Infanzie violate,
soffocate in singhiozzi impalliditi.”

Fabio Grimaldi sembra osservare con voluta attenzione la sorte troppo spesso agghiacciante di quei migranti , sospesi al dubbio , all’incertezza , alla negazione, per ripetere attonito , appassionatamente legato alla musica del verso , i riflessi dei fantasmi arroventati dal sole o serrati nell’abbraccio letale.
“Il peschereccio imbarca acqua,
non c’è più tempo,
in un secondo tutto è già inghiottito, perduto;
la luce, i bisbigli, il calore di un bacio,
il tenersi per mano, lo scambiarsi uno sguardo:::
il tempo è un’ombra allucinata,
interrotto da un silenzio di marmo.”

La visione è simbolo archetipico del singhiozzo , lo scorgere dell’affanno nel divenire esistenziale che pulsa , plasmando labbra serrate.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 17 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = INQUIETE INDOLENZE

AA - VV- : INQUIETE INDOLENZE -- Fermenti Editrice, 2017, pp.274, euro 27,00

L’antologia di poeti “Inquiete indolenze” curata dal poeta Raffaele Piazza, è già nella consonanza dei due termini, un’efficace e implicita indicazione di ciò che il lettore può attendersi: inquietudine e indolenza sono le contraddizioni programmatiche dell’attuale polifonia delle più svariate tendenze dei poeti antologizzati.
Niente è meno riconducibile all’ordine e alla disciplina di un preoccupante main stream collettivo, tra le diciotto libere avventure individuali che l’antologia “Nuovi fermenti” ha proposto.
Fermenti Editrice (ferm99@iol.it) 2017 ha al suo attivo anche narrativa e teatro. La connotazione più specifica, indicata dallo stesso Raffaele Piazza nella sua introduzione, è un dato fondamentale dello “scrivere per se stessi”, riconoscibile per una caratteristica che ha attraversato ogni letteratura non ideologica: la scrittura per se stessi è l’unico e forse l’ultimo luogo abitabile per l’essere umano costretto all’ultima prova di sé, quella di “esserci” ma anche il suo estremo “messaggio in bottiglia”.
Quanto scrive Piazza nell’introduzione: “La pratica della poesia come uscita di sicurezza (forse un’eco del romanzo di Silone?)dall’edificio della vita di ciascun poeta come cittadino del proprio tempo” è da sottoscrivere, soprattutto nella sensazione di essere individui costretti talvolta in un edificio-mondo più adatto ad un soggiorno obbligato che ad una residenza liberamente scelta. Infatti, conclude Piazza, “ogni possibile conclusione risulterebbe vana nei nostri tempi d’inquiete indolenze”
*
Franco Celenza

lunedì 11 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = FELICE SERINO

Felice Serino – Le voci remote-- Poesieinversi.it – 2017

Felice Serino è nato a Pozzuoli nel 1941. Autodidatta. Vive a Torino. Copiosa la sua produzione letteraria (raccolte di poesia: da “Il dio – boomerang” del 1978 a “La vita nascosta” del 2017); ha ottenuto importanti riconoscimenti e di lui si sono interessati autorevoli critici. È stato tradotto in otto lingue. Intensa anche la sua attività redazionale. Gestisce vari blog e siti.
“Le voci remote” presenta un’introduzione di Giuseppe Vetromile acuta e ricca di acribia.
Con questa nuova raccolta Serino prosegue il suo percorso, già intrapreso nelle precedenti prove, espressione di una vena mistica, di un senso della trascendenza e del sacro calati nel quotidiano e non solo, discorso secondo il quale la poesia stessa si fa costantemente preghiera.
Libro non scandito, costituito da 45 componimenti, per la sua compattezza strutturale, contenutistica e semantica può essere letto come un poemetto.
Bella nella sua vaghezza e con intenti programmatici la poesia eponima che apre il volume.
Da un lato la suddetta composizione nella prima strofa si potrebbe considerare una poesia sulla creatività, quando l’io – poetante afferma che un’accoppiata di parole o una frase sentita o letta risuonano e sono una fitta nella mente che inizia a elaborare; e qui viene in mente Borges quando, a proposito dell’ispirazione afferma che il primo verso è dato e poi si sviluppa il tessuto linguistico di un testo poetico.
D’altro canto nella seconda strofa è detto che il letto di un fiume è un sudario che raccoglie le voci remote delle anime in sogno e qui pare che venga toccata la tematica di poesia e sogno connessa a quella delle voci che tracciano i tragitti della poesia stessa, che potrebbero essere quella che gli antichi chiamavano musa, gli psicoanalisti nominano come inconscio e gli ebrei e i cristiani designano come Spirito Santo.
A proposito di religiosità viene toccata anche la tematica della spiritualità pagana: per esempio in Sogno di Cupido il figlio di Venere, voce poetante, afferma che come doppio incorporeo aleggiava “per l’aere” e che con molte frecce al suo arco germinava amore.
La tematica della genesi di un componimento poetico è ripresa in Fuoco azzurro nella quale il poeta afferma che da una forzatura dell’ispirazione stessa verrebbe un pastrocchio e che deve essere invece la poesia stessa a visitare col suo fuoco azzurro a pervadere le viscere e a calare nell’humus della parola.
Cifra distintiva della poetica di Serino, evidenziata soprattutto in quest’ultimo lavoro, è quella di una vena vagamente intellettualistica, che si esprime con una parola scabra ed essenziale che sembra procedere per accumulo con intermittenze di accensioni e spegnimenti.
Tutte le composizioni iniziano con la lettera minuscola e questo crea un senso di sospensione, come si provenisse da una regione delle cose e della mente arcana e come se ogni poesia fosse la prosecuzione di quella precedente anche se questa non è stata mai scritta.
In “Primavera canterina” viene realizzata una bella immagine naturalistica che ha qualcosa di pittorico: nell’incipit viene detto che la natura si riveste di verde in chiome folte a specchio di sole e poi viene detto il chiurlo che fa il verso se si abbozza un motivetto.
La dominante venatura mistica di Felice è pregnante in “Tutto è preghiera” quando il poeta afferma che la natura riflesso del cielo è preghiera, affermazione che riporta a quella religiosa ma paganeggiante di Goethe, secondo la quale la natura è l’abito vivente della divinità.
Originalissima e alta per stile, forma e contenuti questa scrittura nella sua forte sensibilità che si coniuga ad amore per la vita.
*
Raffaele Piazza

sabato 9 settembre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"Ombre"
Ho tradotto le ombre per chiedere abbandoni
sorteggiando gli spazi che le mura
mi lasciano in sospeso.
Ho gli anni che intrecciano stanchezze indicibili,
traforato da rughe clandestine e dagli antichi accenti
che giocavano al disinganno delle primavere.
L'iride improvvisa ha il mandorlo della gioventù
qualche bisbiglio tra le linee tracciate nei cristalli
per rilanciare promesse.
La tua assenza scivola , e affogo l'ultima illusione.
*
Antonio Spagnuolo

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTOLOGIA AA.VV.

AA. VV., "Inquiete indolenze"; collana Antologia Nuovi Fermenti Poesia; volume antologico con introduzione e note di R. PIAZZA, Roma (Fermenti Editrice), 2017, pp. 276, euro 22.

Raffaele Piazza, oltre ad essere un bravissimo poeta in proprio, è anche un acuto lettore di poesia, cosa che lo porta a diventare un raffinato critico letterario. Proprio in questa veste, di lettore e di “analista” della poesia altrui, Piazza, per l’editore romano “Fermenti”, molto attivo nel campo sia della prosa e della poesia che del teatro con edizioni di autori sia noti che meno noti, ma comunque sempre interessanti, ha selezionato 18 poeti, chiedendo loro di produrre una breve silloge di testi, di cui egli ha curato la presentazione con una acuta, e spesso penetrante, scheda critica che si è aggiunta ad una breve auto-presentazione bio-bibliografica del poeta stesso.
Tutti gli autori presentano testi in lingua italiana, tranne il torinese Dario Pasero, che ci offre una silloge di 10 brevi testi in piemontese con relativa traduzione italiana.
Non potendo, per non appesantire la lettura, parlare analiticamente di ogni sezione, e quindi di ogni poeta, mi limiterò ad alcune osservazioni en passant, toccando comunque (dato che lo meritano) ciascuno dei 18 scrittori, che hanno tutti dato un titolo, coerente ed esplicativo, alle sillogi predisposte.
Si parte dunque, procedendo la raccolta in rigoroso ordine alfabetico, da Giovanni Baldaccini (Alla mia estraneità), nelle cui “interpretazioni onirico-psicologiche” (non per nulla egli è psicologo e psicoterapeuta) non mancano rimandi al volo ed agli uccelli, quasi cadute nel sogno e trasporti notturni in altri mondi, a Franco Celenza (Scenario dei brevi splendori), nei cui distici notturni nascono le invenzioni che chiudono i componimenti tutti rigorosamente monòstrofi, e Bruno Conte (Stridocosmo), le cui invenzioni retoriche e lessicali meravigliosamente periclitano sul confine tra la sciarada e il frammento ellenistico. Si passa poi ad Antonino Contiliano (Trafficanti armi, pas oubliant), sperimentatore energetico di lingue parole immagini anche diversive/eversive, Gianluca Di Stefano (Esilio terrestre), che senza paura ci rivela autori e passi da cui la sua ispirazione dipende, atomo di lucida sincerità (rara avis negli intellettuali) poetica, Edith Dzieduszycka (L’erba incredula), alsaziana nutrita di cultura classica ed italica, lucreziana nel suo “pulviscolo dorato”, e Marco Furia (Ecco, sorprende), nei cui dinamici testi prevalgono le immagini che rimandano al fluire. Procediamo poi con Maria Lenti (Frutti di stagione), poesia di alta quotidianità in cui all’italiano icasticamente innovativo si mescidano versi nella lingua della realtà più intima (romagnolo? marchigiano?; poco importa: ciò che conta è che essa è l’espressione splanchica della nostra verità), Loris Maria Marchetti (Breve suite estiva e Traversata), che già nell’indicazione topografica della nascita (Villafranca arcaicamente Sabauda, invece che modernamente Piemonte) ci fa sentire la sua poetica del “sempre” trasfuso nell’“oggi”, privilegiando quel mare che per i piemontesi ha in sé qualcosa di magicamente inquietante, Dario Pasero (Tor Bronda), l’unico – si dceva – a non presentare testi in italiano, la cui u-topica Torre Bronda è metafisico segnale del “nulla” attuale trasfigurato nel “tutto” arcaico, Antòn Pasterius (I capelli sono sempre fuori di testa), nelle cui composizioni risaltano la critica ai mass-media (e quindi in ultima analisi a buona parte della società contemporanea) e la “scattosità” dei versi, brevi in genere e costruiti su paronomasie e antitesi lessicali, e Pietro Salmoiraghi (Inseguire le voci): passato e presente, memoria e realtà, fine delle illusioni metaforizzata nel vento che non muove più “le mie amate/bandiere rosse”. Per concludere con Italo Scotti (Politikòn Zoòn, ma un grecista noterebbe che il termine, aristotelicamente properispomeno, è in realtà Zóon), esempio di poesia “civile”, una sorta di “instant poetry” testimone delle ansie del nostro tempo, quello di oggi e quello appena passato, Antonio Spagnuolo (Svestire le memorie), con i suoi versi lunghi, che si fanno recitare nell’anima, che raccontano di amore e di ricordi, di sensazioni tattilo-notturne, e che svolgono, a volte con acribia chirurgica, pensieri e tocchi fugaci di donna, Liliana Ugolini (Pellegrinaggio con eco a Firenze), in cui la città del giglio, protagonista assoluta coi suoi luoghi più o meno noti, è davvero – come recita il titolo – “eco”, nei particolari talora microscopizzati, di una inquieta volontà di sublimazione che si fa spesso gioco lessicale, Silvia Venuti (Dediche), coi suoi componimenti tutti (o quasi) bi-strofici in cui ad una prima strofa (stampata in tondo) che presenta uno scorcio concreto risponde una seconda (in corsivo) nella quale l’io poetico interviene a completare e a dare senso al quadro iniziale, Vinicio Verzieri (In attesa di risurrezione), che, grafico e ideatore di ex-libris d’arte, arricchisce i suoi versi con inserti che stanno tra l’illustrazione e lo schizzo ideogrammatico, giungendo ad un esito di grande efficacia sperimentale, e, infine, Giuseppe Vetromile (Da questi treni non attendo più notizie), che con andamento quasi prosastico (nel suo senso più alto) fa scorrere la sua ricerca tra amore e realtà quotidiana.
Un plauso all’editore ed al curatore per l’impegno culturale: al primo anche per la precisione tipografico-editoriale, al secondo anche per il coraggio delle scelte, sempre controcorrentemente azzeccate.
*
Cristina Zaccanti

mercoledì 6 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = RENATO FIORITO

Renato Fiorito – La terra contesa--puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2016 – pag. 63 - € 10,00

Renato Fiorito è laureato in Economia ed è stato dirigente della Banca d’Italia. È presidente del Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Don Luigi di Liegro”. Nel 2008 ha pubblicato il romanzo “Tradimenti” (Edizioni Zerounoundici) e nel 2011 il romanzo “Ombre”, ambientato nel mondo dei clochard. In poesia ha pubblicato la silloge “Legàmi” (Lepisma, 2012) con la prefazione di Dante Maffia. Ha ottenuto importanti riconoscimenti per i suoi testi in prosa e in poesia. Suoi scritti sono presenti in numerose antologie, riviste e blog letterari. Dirige il blog “La bella poesia”, nel quale vengono segnalate le voci più interessanti del panorama letterario italiano.
“La terra contesa” presenta un’esauriente prefazione di Vincenzo Vita e uno scritto ricco di acribia di Manuel Cohen intitolato “Renato Fiorito: al fuoco della controversia, quasi un reportage”.
Il testo è un poema ispirato al film documentario “Route 181 – Frammenti di un viaggio il Palestina – Israele” di Eyal Sivan (cineasta israeliano) e Michel Khleifi (cineasta palestinese).
Il volume, tripartito, è preceduto dal componimento programmatico che ha per incipit il verso “Non emetto sentenze”.
La PARTE I è intitolata “È per questa strada che si muore?” la PARTE II “Un soldato quando nessuno lo vede può fare quello che vuole”, la PARTE III “Ma io dico che tra noi dobbiamo fare la pace”.
L’opera si può considerare nel panorama odierno un raro esempio di poesia civile, non nel senso pasoliniano di scrittura politico – sociale – economica per una più equa distribuzione dei beni e dei diritti per le classi proletarie, ma nel senso di voler essere una testimonianza in versi del doloroso e duraturo conflitto tra palestinesi e israeliani, che, come ogni guerra, è un’offesa all’intelligenza e si basa, oltre che sul fattore religioso, su quello economico.
Non pare un caso che “La terra contesa” sia ispirata ad un film documentario, perché nel complesso il libro ha un andamento cinematografico.
Il fatto che il lungometraggio che sta a monte sia stato prodotto da un regista israeliano e da uno palestinese insieme fa pensare ad un ideale irenico e pacifista che è il background sul quale si basa il tessuto linguistico che costituisce il libro.
Il poema è molto particolareggiato per i riferimenti storici e questo porta a credere che l’autore si sia documentato profondamente sulle tematiche del conflitto che è il tema del testo.
A volte, elemento interessante e originale, nella scrittura di Fiorito è il sostituirsi all’io – poetante di voci di realistici personaggi maschili e femminili che vivono la quotidianità tragica nei territori tra lavori alienanti per procurarsi il pane quotidiano nei territori occupati dove sono insediati anche rumeni e thailandesi.
Le condizioni descritte sono inumane anche se in un componimento è scritto utopisticamente che la gente è fatta per vivere insieme.
A livello stilistico e formale colpiscono il lettore la chiarezza e la narratività del linguaggio sempre nitido e leggero e nello stesso tempo icastico.
Per il suo genere l’opera è del tutto antilirica ed è portatrice, attraverso la denuncia di un messaggio destinato al lettore occidentale per sensibilizzarlo nei confronti di situazioni a lui estranee.
Se la poesia non può cambiare il mondo può diventare un forte strumento per riflettere sulla mancanza di gioia in Israele e Palestina, detta con urgenza dal poeta.
*
Raffaele Piazza




sabato 2 settembre 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e la pioggia di settembre"

Attimi verticali di pioggia
ad accadere per ragazza Alessia
nei capelli e sulle ciglia
a rinfrescare di 18 grammi
di Alessia l’anima nell’intessersi
la vita a camminare fino
all’albereto frontale nell’ossigenarsi
al colmo della grazia Alessia.
E luna polita nell’ inter animarsi
di Alessia con il lascivo lucore
per d’amore fatti stasera
con Giovanni. Attimi di pioggia
a bagnare e benedire le vite
di Alessia e l’amato nel farlo
nell’auto tra i giornali
ai finestrini al Virgiliano
Parco.
*

Alessia e l’acquazzone di settembre

Scende dal cielo fiume
vorticoso d’acque su
Napoli e settembre è al 7.
Suono di liquidità sulle
piante del condominiale
giardino. Aria umida
nella casa per Alessia
come una donna di vedetta
sull’amore. Si prepara
per stasera Alessia (una doccia,
la lingerie nera e la gonna
rossa più corta oltre
al nero delle scarpe).
Gli piacerò? Verrà all’
appuntamento? Proverò
piacere? Avrò l’orgasmo
come una donna io
sedicenne?
Attende Alessia ed ecco
squillare il telefono.
È lui.
*

"Alessia vede venire Mirta"

Alessia ragazza nell’albereto
rosavestita al vento di settembre
sottesa vede Mirta incontro
venirle. Duale abbraccio tra
la pelle di Alessia e di Mirta
l’anima. Senza parole all’inizio.
Occhi negli occhi. Accenna
Mirta un passo di flamenco
e dice amore. Si specchia
sul fondo del lago adiacente
Alessia poi risale felice
del verdetto di Mirta.
S’incamminano le amiche
per il campo di grano
profano luogo per Alessia
e Giovanni. Mirta scompare.
*
"Alessia gioca alla vita"

Vita sottesa al gioco
fiorevole per ragazza Alessia
campita nell’azzurro di settembre.
Così è l’amore nel rigenerarsi
nel farlo con Giovanni.
Come scalza correre nel prato
giocando alla California Alessia
e abbeverarsi ad acque di
sorgente nella fuori stagione
freddezza e ridere come
una donna, sedici anni contati
come semi. Ludico incanto
dopo il sette in matematica
nella scuola – vita che procede
per Alessia nel ricordarsi
vergine.
*

"Alessia sotto il cielo"


Attimi nell’iridarsi
del pensiero di Alessia
sotto il cielo. Fioriscono
dal bianco profumo
i gelsomini nel giardino
di Alessia nell’affrontare
i giorni salva Alessia
una preghiera come
un segreto mantra.
Attesa a scuola dopo
l’autobus o il motorino
a portarla Alessia in
limine ai tronchi dei limoni.
poi nel folto dei segreti
sui sagrati della chiesa
dei responsi. Tesse il
cielo una sinfonia fantastica
nelle mani a scrivere poesie.
Passano le ore nell’incanto
prealbare nel giorno
della festa del santo
e Alessia attende trepida
l’amato nerovestito.
*
"Domenica di Alessia"

C’è qualcosa di nuovo
nella di settembre seconda
domenica. per ragazza Alessia,
forse d’antico dopo l’acquata
dal cielo un solicello a
rallegrare il sembiante
nella visione del mare.
Celestiale Bar ad attendere
Alessia con Giovanni
per una ghiacciata coca cola
per raffreddare l’anima
di diciotto grammi.
Mirta dice che non la lascerà.
Domenica napoletana di Alessia
capelli al vento e occhi azzurri
nell’attenderlo con il nero
dell’auto ai lieti colli della vita.
Procede il tempo azzurro
dell’attimo fino alla telefonata.
*

"Alessia e la festa di San Gennaro"

Tra gli scogli e gli iceberg
della memoria si aggrappa
Alessia al mantra segreto,
la preghiera azzurra che non
fallisce. San Gennaro ha
il miracolo rinnovato aria di
festa. Polita è la camera per
poetare e pregare. Felice
fa l’amore Alessia con nuove
forze nel segno della vita.
Poi prende tra le mani il Rosario.
*
RAFFAELE PIAZZA

PREMIO = ALBEROANDRONICO

PREMIO ALBEROADRONICO - SCADENZA 30 SETTEMBRE 2017

1.Possono partecipare tutti i cittadini, ovunque residenti, solo con opere in lingua italiana e, limitatamente alla sezione I, con Opere in
dialetto.
2.Ogni concorrente è libero di partecipare ad una o più sezioni.
3.Alla sezione A si partecipa con una poesia dattiloscritta, che non deve superare i 40 versi.
4.Alla sezione B si partecipa con un massimo di 8 poesie, ognuna delle quali non deve superare i 40 versi.
Alla silloge occorre dare un titolo e un indice.
5.Alla sezione C si partecipa con un elaborato (racconto, saggio, favola, articolo) che non deve superare le 8 cartelle, ciascuna di 2000 battute
spazi compresi.
6.Alle sezioni D, G e H si partecipa con un elaborato letterario, svolto in poesia (che non deve superare i 40 versi) o in prosa (racconto, saggio,
favola, articolo) che non deve superare le 8 cartelle, ciascuna di 2000 battute spazi compresi, che approfondisca il tema indicato.
7.Alla sezione E si partecipa con un volume edito dal 1 gennaio 2007 alla data di scadenza del Premio, da inviare in 4 copie (non è necessaria
la firma). Sono ammesse anche edizioni elettroniche da inviare all’indirizzo e-mail alberoandronicoediti@gmail.com una sola copia in
formato pdf. Per edizione elettronica si intende opera edita in tale categoria con codice ISBN e non copia sostitutiva di opera in cartaceo.
8.Alla sezione F si partecipa con un testo per una canzone, dattiloscritto, che non deve superare i 40 versi.
9.Alla sezione I si partecipa con una poesia dattiloscritta, in dialetto, con traduzione in italiano a fronte, che non deve superare i 40 versi.
10.Alla sezione L si partecipa con una fotografia inedita a tema libero, a colori o in bianco e nero, da inviare per posta elettronica all’indirizzo alberoandronicofotografia@gmail.com,
in formato JPG, della dimensione massima di 1.600 x 1.200 pixel. I file devono essere nominati con
Nome - Cognome - Titolo Foto. Sulla fotografia non dovrà essere indicato né l’autore né alcun altro segno identificativo. Saranno ammesse
solo immagini prodotte tramite apparecchiature fotografiche e non alterate da fotomontaggi e/o fotoritocchi tali da snaturarne l’idea
fotografica e la valenza artistica. Per questa sezione è necessario inviare all’indirizzo sopra indicato, insieme alla scheda di partecipazione
e alla ricevuta di cui al punto 14, lo specifico modulo compilato e firmato scaricabile dal sito www.alberoandronico.net.
11.Alla sezione M si partecipa con un cortometraggio a tema libero, di durata non superiore a 15 minuti titoli inclusi, da inviare alternativamente
in 4 copie Dvd o attraverso un link all’indirizzo alberoandronicocortometraggi@gmail.com. Sono ammessi filmati sia in lingua
italiana che straniera; questi ultimi dovranno essere sottotitolati in lingua italiana. L’Autore assume ogni responsabilità per le riprese
effettuate compreso l’utilizzo di musica non originale protetta da diritti d’autore, ogni responsabilità civile e penale del filmato prodotto
e dichiara di avere la disponibilità legale del film, ne autorizza la pubblica proiezione senza pretendere alcun compenso, liberando l’Associazione
Alberoandronico da qualsiasi responsabilità presente e futura. I video che perverranno su supporto non funzionante non saranno
valutati. L’Associazione si riserva il diritto di utilizzare le opere inviate per fini esclusivamente culturali, senza nulla a pretendere da parte
dell’Autore. Per questa sezione è necessario inviare , all’indirizzo sopra indicato, insieme alla scheda di partecipazione e alla ricevuta di cui
al punto 14, lo specifico modulo compilato e firmato scaricabile dal sito www.alberoandronico.net.
12.Alla sezione N si partecipa con un romanzo o saggio o raccolta di poesie inediti. Sono ammesse anche raccolte di racconti purché riuniti
sotto un unico titolo. Le opere classificate al primo posto delle categorie narrativa e poesia saranno pubblicate da primaria Casa editrice.
E'richiesta tassa di lettura di 20,00 euro
Riferimento :alberoandronico@libero.it

venerdì 1 settembre 2017

POESIA = CONCETTA AVELLA



ULISSE ---

Nudo eri trasparente
Così dolce e delicato che,
Guidato dal respiro
L'istinto si è chinato e
Laddove era il dolore
Con un bacio ti ha sfiorato.

Tepore del mattino
In una fresca brezza.
L'approdo di un guerriero
Che a lungo ha navigato e ,
Dentro la mia carezza,
Ha il capo abbandonato

Un attimo rubato
Sfuggito all'attenzione.
Nudo frammento d'anima
che...
Come scintilla ardente
Rivela l'emozione.

Quel gesto accomunava
Il tuo bisogno al mio e...
Se avessi detto :
T'amo.
Avrei risposto:
Anch'io.
*
Concetta Avella

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALFONSO RAVAZZANO

Alfonso Ravazzano – Luce che nutre---puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2016 – pag. 83 - € 12,00

Alfonso Ravazzano è nato a Novi Ligure nel 1963. Ha pubblicato due raccolte di poesia, “Cantilena inesorabile” (1994) e “A Luca” (1996). È stato membro del laboratorio letterario “Parole e cose” di Novi Ligure e ha curato per anni una rubrica poetica per “Il novese” e “Il nostro giornale”. Suoi testi appaiono su siti letterari, sia a nome proprio che con lo pseudonimo Nika Otare. Ha partecipato per Radio Pieve al programma “Caleidoscopio” condotto da Andrea Bobbio.
“Luce che nutre”, il libro del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Emanuele Spano ricca di acribia ed una puntuale e acuta postfazione di Mauro Ferrari.
Da notare che tutti i componimenti sono senza titolo e che questo elemento ne accresce il senso di indeterminatezza dal quale sono connotati.
Il testo, composito e articolato architettonicamente, è scandito nelle seguenti sezioni: “L’io dei miracoli, Avrebbe goduto il dolore, La nudità dell’acque e Sincronie”.
Il titolo della raccolta fa pensare al principio vitalistico della luce stessa che fa crescere le piante e riscalda la terra, una luce che pare irradiare le composizioni stesse e farsi foriera del principio primo della poesia stessa in generale, che è qualcosa di catartico e salvifico sotteso al pensiero divergente che è quello che anima e stimola la creatività.
Del resto le poesie, che fluiscono spesso anche in lunga ed ininterrotta sequenza attraverso le strofe, esprimono un amore per la vita e sono a volte permeate da un vago misticismo, come quella iniziale che si chiude con il distico: - “ma l’angelo s’incaricò di lasciarti insonne/ e amando il tuo sguardo lo sorprese” -.
Bisogna mettere in evidenza che un tema centrale del libro è quello del dolore, un’angustia che diviene personificata: - “Avrei voluto essere il tuo dolore…”.
Pare che il dolore detto da Ravazzano sia qualcosa di atavico, che inizia con la nascita, con lo strappo nell’entrare nel mondo e che prosegue per tutta la vita connesso all’esserci nella realtà e che trova nella scrittura la sua espressione nelle immagini, frutto di una fortissima urgenza del dire.
Del resto, tornando al tema dell’origine, della provenienza, che è quella dell’io –poetante, non è un caso che in molti componimenti si parli del padre e della madre del poeta stesso che divengono archetipi della sua genesi e che sono sempre descritti, non a caso, con partecipazione commossa.
Il poeta descrive le figure (e non manca un tu femminile del quale ogni riferimento resta taciuto) come strettamente e necessariamente inserite nel cronotopo spazio – temporale: - “Vorrei inventarti all’origine di tutto/ come se nulla fosse mai stato/ il nulla a creato lo spazio/ oltre si resta avvinghiati” -.
La poetica di Alfonso ha come cifra distintiva una forte carica intellettualistica e i versi si sdipanano sempre icastici e avvertiti.
I tessuti linguistici sono sempre antilirici e anti elegiaci e le struttura delle poesie è eterogenea.
Infatti le poesie sono di diverse lunghezze (da quelle brevissime a quelle lunghe e articolate, da quelle verticali a quelle costituite da versi lunghi).
Quello che emerge come una costante è il ritmo sincopato e serrato che produce una stridente e misurata musicalità.
Ci sono aperture all’ottimismo, secondo il vitalismo di cui si diceva: - “Ho preferito guardarti risorgere, porpora e spirito, quasi invisibile” -.
*
Raffaele Piazza




mercoledì 30 agosto 2017

POESIA - PLINIO PERILLI -

Eclissi totale
21 Agosto 2017

(- ad Alfredo de Palchi,
amico transgenerazionale e autore
(squisito paradosso) dell'opera forse
più ottimista degli ultimi anni, veloci
e impoetici, del nostro sciagurato
Occidente: NIHIL, Niente, il Niente...
E questo è tutto, davvero non c'è altro.)
*
1 –

Il Niente avanza, s'irradia ma anche
ombreggia se stesso, s'incupisce...
e forse si rinnega: squallido, tronfio
bilancio occidentale di pieno Agosto,
che i media non han certo il coraggio
di far uscire dalla metafora "cosmica",
astrologica... Lo spettacolo del Secolo!
pulsa, promette al mondo la Rete tutta...
E invece, Nihil: eccolo, il Nulla – matura
e prodigiosa, irripetibile Eclissi totale!
Azzimati, i resoconti on line disegnano
una mappa da cono d'ombra in progress
programmabile nel multisala della fantasia.
Mentre noi stiamo ancora contando i morti
per terrorismo sulla Rambla di Barcellona...

............................................................................................
VITTIME E SOCCORRITORI ... Sei colpi quattro terroristi uccisi
– L'applauso per l'agente eroe che deve restare senza nome.....
2 –

L'Eclissi è in ogni caso ormai annunciata,
proclamata come reboante decreto legge.
... Si parte dall'Oregon, ma non è un film
di John Ford! – vorrei dirlo ad Alfredo,
il mio fiero, acre amico italo-americano
senatore di Poesia, esperto d'atrocità subite
e rinarrate... Viziose avversioni, le chiama
lui, che individua comunque, nel Moderno
che ci spetta e ci spezza, seduce e avvelena,
una Anonymous Constellation (1997)
che già vent'anni fa proclamava l'Ombra
della mente sul cuore, l'Eclissi totale
che la Storia-ancella, satellite ostile e
passivo, assegna a Divina Sovrana-la Natura.

.............................................................................................................
La Luna oscura completamente il disco solare... Da costa a costa negli USA l'eclissi totale durerà poco più di un'ora e mezza. In ogni singola località l'oscuramento completo durerà al massimo 2 minuti e 40 secondi, con il cono d'ombra della Luna che si sposterà da Ovest a Est a una velocità di circa 43 chilometri al minuto....................................................................................
3 –

I Politici avulsi vanno al circo, tragicomico,
dei propri discorsi... Gentiloni parla a Rimini...
Vecchi riti democristiani, Re Magi travestiti,
oro incenso e mirra, imposture e genuflessioni,
le palingenesi di là da venire, riformismo strategico!
"Neanche l'Italia sarà al riparo Ma non cediamo"...
Salviamo invece il coraggio, i doveri dell'Uomo.
Onore ad "Harry lo sconosciuto", il turista inglese
che in Catalogna consola il povero Julian, dolce
bimbetto morente, senza neanche capire il perché!
"... Era privo di sensi, aveva la gamba piegata e
la testa piena di sangue..." Lui dunque gli racconta
la morte, in diretta come fosse la sua ultima favola.

............................................................................................................
«Ho cercato di prendergli il polso, ma già non c'era più. Ho pensato che
se n'era andato, gli ho carezzato i capelli e l'ho riempito di lacrime e sono rimasto seduto accanto a lui, non volevo che restasse lì in mezzo alla strada... Sembrava mio figlio: è la loro età, circa sette-otto anni» (intervista
a Harry Athwal, di Birmingham, 44 anni – "Corriere della Sera", lunedì 21 agosto 2017).............................................................................................
4 –

Un'apocrifa, trafelata parabola evangelica!
Consolare gli afflitti, dare luce ai moribondi...
È l'Eclissi del Cuore: nostra, transeunte e totale.
Esplode, lacera dentro, sutura tessuti, disinfetta
l'anima, e certo non va su Google! Non cadenza
i social... A un bimbo, poi, come spiegare il Male?
Con l'immagine del cono d'Ombra, il piano-sequenza
imploso e inesorabile della Luce che resta dentro,
dietro... Lo romanzò Dostoevskij, ma non riuscì
a zuccherare quel trapasso piccolo e immenso...
O il volo inquieto degli angeli di Rilke! Tu Alfredo
l'hai mai avuto, un angelo custode?: "Penso alle
assuefazioni ai dinamismi / integrali / come si congiura
per esistere / – congiuro contro me stesso / e ascolto
i fatti / le narrazioni olfattive i difetti / abbelliti di parole"...

.......................................................................................................
L'Eclissi totale genera a Terra un fenomeno noto come bande d'ombra (shadow bands), in cui al suolo si alternano striature di luce e di buio // Eclissi totale di sole 2017 – dove vederla in diretta streaming..................
5 –

Con Nina ormai ogni giorno si va a correre
e si vivono, scattano foto... Villa Pamphili arida
d'agosto, assetata tra pini e colline educate:
i fasti romani dal Rinascimento al Barocco,
il casino Algardi rigorosamente chiuso, adornato
da quel sublime e geometrico giardino all'italiana:
Signorile e sbarrato, nel parco che pure è pubblico,
democratico... Anche questa è un'Eclissi, la morale
d'ogni Stato Moderno, come lo profetò Machiavelli,
principesca magione che àdula ma frusto sottomette
il volgo... Oggi, poi, lo colonizza, rapinosa l'omologa
al consumo. Tutti a correre per smaltire il benessere,
il troppo stroppia, il nuovo secolo obeso, sigla XXI.

......................................................................................................
Negli Stati Uniti l''eclissi totale di Sole durerà 92 minuti e attraverserà
14 Stati: Oregon, Idaho, Montana, Wyoming, Nebraska, Iowa, Kansas, Missouri, Illinois, Kentucky, Tennessee, Georgia, Nord Carolina, Sud Carolina // ... Il miglior punto d'osservazione in assoluto (best eclipse site),
è stato vinto dalla cittadina di Casper, nel Wyoming ..................................
6 –

Scendono le cornacchie, ogni sera, grigie e nere
come nelle favole – Fedro, Esopo, La Fontaine...
Scendono verso le sette e quasi passeggiano,
dismesse ali e voli, sull'erba ormai secca e gialla,
incalvita, impolverata... Mentre i pappagalli
sbraitano lassù a gazzarra, goffi e variopinti –
e le molte, volitive atlete per diletto, fanciulle
belle o donne in età, sovrappeso, corrono, sudano
cocciute ciccia e stress, sognano corpi perfetti
che non hanno, ma tanto più sublimano, s'inventano
penando... "L'Eclissi totale da noi non giungerà"
– dicono – o forse per i filosofi sarà estro e piglio
d'un pensiero nuovo, filosofema di Futuro in 3 D.

..........................................................................................
ECLISSI anche delle notizie; buffe, nobili o atroci, è quasi lo stesso:
"Caronte, la luna di Plutone vista da vicino" (Ecco il più grosso satellite naturale di Plutone ripreso dalla sonda New Horizons della Nasa)... /
"Talco e cancro ovarico, in USA condanna record da 417 milioni di dollari". / "Ius soli, spinta del Papa" / "I cinesi vogliono strappare la Jeep a Fca"...
7 –

No che non basta la cronaca, a risarcire il vivere,
i poveri, maldestri casi dell'Esser-ci: che il NIHIL
lo incorniciano, o meglio lo incoronano sovrano,
assoluto e ben poco illuminato... Io invece resto
e m'affascino, uscendo con Nina tardi dalla Villa,
carpendo i giochi estremi di due giovan ciclisti
un po' acrobati, smargiassi e in bilico o rodeo...
fra cielo e asfalto! È uno sport nuovo, BMX: dove
il motore in fondo diventi Tu... Zompare in bici
su due larghe ruote, divagare nell'aria come moto
da cross. Per rabbia e credo, solo le gambe, la spinta,
possenti guizzi da élan vital!, diceva Bergson. Ma
affanculo cultura e idee! La rivoluzione è surplace...

..........................................................................................
Quelle inchieste gustose e ridicole, con il "Corriere" à la page, sempre pronto a tuffarcisi: Il Viminale: barriere anche a costo di disagi – Progetti d'autore: Mimmo Paladino: Colori, estetica, corni e grandi croci... – "All'orrore replichiamo con l'ironia". Un'alleanza con l'arte per battere la paura: "I luoghi simbolo circondati d'acqua" – sogna l'architetta Benedetta Tagliabue...
8 –

"Perché non si vedrà dall'Italia" – spiega Google.
E intanto, una scossa magnitudo 4, l'ennesimo
infausto terremoto italico, polverizza l'isola
d'Ischia, le sue case e bellezze, l'antica pace!
..."Bimbi tra le macerie, si scava per salvarli"...
... Io invece l'ho vista eccome – tellurica Eclissi
totale che si rifrange dentro, ti prende e forse
ti contamina, in pensieri parole opere e omissioni.
"Il salvataggio dei tre fratelli: Pasquale, Matias,
Ciro"... L'ho vista, profetata in cuore, incarnata
come un'unghia ostile, un'usuale maxima culpa.
"Dalle 18:04 italiane la Luna si frapporrà tra
il Sole e la Terra"... E neanche Giacomo saprebbe
più poetarla: "tacita luna / Commoverammi il cor".

................................................................................................
Oltre 200 milioni di americani hanno assistito allo spettacolo storico che
non accadeva da 99 anni / Purtroppo dovremo attendere fino al 2026 affinché si verifichi un'altra eclissi totale di Sole in Europa............
9 –

Riparto dal tuo NIHIL, Alfredo, caro Mister
De Palchi che da ragazzo sei andato in guerra
forse come si va a giocare e infatti ti ha giocato,
imprigionato i primi anni sbagliati – e ti tolse
il Sole, abbacinandoti col buio di una Luna che
invece tu sognavi bianca,
pura sposa di Poesia.
"... che mai avrò il coraggio / di confrontarmi e
mettere a nudo lo spirito quanto / il corpo fedele
allo specchio... / strip the spirit naked as I / do
the body faithful to the mirror...".
Amare insomma
l'Eclissi davvero come uno Specchio Totale, che
finalmente ingigantisca tutto, colpe e meriti: la
Libertà e la sua abiezione, negazione, sopraffazione.
*

(20-25 agosto 2017)
*
Plinio Perilli

martedì 29 agosto 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIOVANNI MARCO PRUNA

Giovanni Marco Pruna – “D’inettitudine e d’amore”--puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2017 – pag. 95 - € 11,00
Giovanni Marco Pruna è nato a Iglesias nel 1981.
E’ laureato e specializzato in fisica teorica delle alte energie. “D’inettitudine e d’amore” è la sua prima pubblicazione individuale dopo alcune collaborazioni antologiche.
La pubblicazione del Nostro, che prendiamo in considerazione in questa sede, è articolata e composita architettonicamente.
Non a caso, rispetto a quanto suddetto, è suddivisa in varie parti che presentano tra loro una certa eterogeneità.
Il libro è scandito in cinque sezioni: “Diario di un nomade, Impressioni di un cannibale, Bozze di un pittore, D’inettitudine e d’amore verso il mondo, Tre canti agli dei ed un falso finale”.
Il componimento intitolato “Sbagliato”, situato nel terzo segmento del testo, sembra illuminarci sull’approccio del giovane poeta alla sua materia; in questa composizione, costituita da otto scarni distici e da un verso finale di cinque righi, con ironia e sarcasmo, apparentemente autodistruttivi, Pruna afferma di non sapere scrivere niente di giusto e che il suo poiein consiste nell’imbruttire pagine bianche.
“Una cazzo di pagina bianca/ e non la so riempire.//…” suona l’incipit di “Sbagliato”, poesia sulla creatività ricca di nonsense nella quale si manifestano le tendenze dissacratorie di una poetica basata sullo scetticismo e una certa forma di pessimismo cosmico.
Del resto la parola inettitudine del titolo designa la mancanza di attitudine a fare qualcosa.
Ma, contrariamente alle sue mordaci dichiarazioni, Giovanni Marco è un bravo e originale poeta e ha una forte coscienza letteraria.
Una parola detta con urgenza, sempre icastica ma leggera connota il versificare di Pruna, frutto di un io – poetante non lirico ma sempre molto autocentrato su se stesso, un io che avverte il mondo esterno profondamente ed empaticamente per poi tradurlo in versi acuminati, vagamente anarchici e nei quali domina una certa forma di straniamento che si coniuga ad anamorfosi.
E’ variegato il ventaglio della fantasia del poeta che passa da poesie che hanno per ambientazioni città come Amsterdam, che sembra dargli un senso di pace e calma e Londra, che invece gli trasmette una forte inquietudine, a testi di forte impatto emotivo come “Il ragno e la farfalla”, nel quale viene detta la cattura di una farfalla da parte di un ragno.
L’evento permeato da una forte naturalità, qualcosa che va secondo i meccanismi del creato, è pervaso anche da un forte senso di peccato e pentimento da parte del ragno stesso quando come una cosa sola la farfalla entra in lui.
Anche a livello formale e strutturale si realizza una grande varietà nella scrittura, nei tessuti linguistici del Nostro che giostra tra composizioni brevi e concentrate, a volte verticali, e poesie in terzine dai versi lunghi che possiamo considerare come poemetti autonomi.
Nel giovane poeta, in questa opera prima, si manifestano intelligenza e bellezza in un fare poesia come cosciente esercizio di conoscenza.
*
Raffaele Piazza



mercoledì 23 agosto 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO VITOLO

ANTONIO VITOLO : " L'ultimo porto" - Ed.Centro di promozione culturale del Cilento - 2017 - pagg.76 - s.i.p.
Componimenti pregni di una caldissima musicalità spirituale , quasi tutti raffinati in una particolare atmosfera, che raccoglie le gocce di un pensiero dominante e le moderazioni di un palpito vitale multicolore. Tutti portano in calce la data in San Mauro del Cilento (2013-2015), paese dove l'autore ha dato il meglio di se stesso sia professionalmente che culturalmente , in una quotidianità autentica e sicuramente connaturata con il sacrificio morale e sociale. Una energia simpatetica ci avviluppa , quasi nella doppia accezione di arcaico e di classico , mentre la parola si chiude in una scorza come se volesse giocare una partita al di fuori di ogni trucco, nella tensione che custodisce l'armonia segreta del paesaggio e si fa canto , sensazione concreta, per figure e ombre , mitiche o reali.Nel miracolo del vissuto , nell'illusione delle memorie , nell'intimo mosaico dell'anima ,il linguaggio, sempre generosamente propenso allo scavo, si libera proponendo incisioni ritmiche di plasticità personale. Arricchiscono questo agile volume dodici foto del giovane Federico Scarpa.
ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 22 agosto 2017

POESIA = GIOVANNI PERRI

"Cose"
Ho sistemato, sai, con cura, ogni piccola cosa: il rubinetto che perde,
la scala che da al seminterrato, il piede del tavolo in giardino. Ho messo
persino una lucina al ripostiglio, che tanto, dicevi, mancava. E ora che tutto è a posto
in questi cavi minuscoli del giorno, io mi sistemo: e riesco persino a parlarti, per ogni
goccia, passo, inclinatura del mondo.
A volte, lascio il televisore acceso su quei canali che vendono tappeti
e lì mi addormento: antenna, fossile, conchiglia. Più di ogni cosa
soffro lo squillo del telefono, ma anche lo specchio nell'armadio,
l'odore di questa saponetta che scappa dalle mani.
Sono le cose che restano, questioni antiche da sopportarne ogni piccola dose:
isole idiote, poesie che girano gli occhi
nidi all'orecchio che fanno paura.
*
"Cinema di pomeriggio"
Sembriamo due miracolati, io e te,
venuti via da chissà quale dramma,
salvati con la bocca, due bambini intaccabili.
Siamo legati con la lava, una sola memoria, frusta, vetusta, bandita.
Appena un grammo di dolore ci sbilancia
e la trama ci avvolge.
Siamo noi il cinema, il buio: poltrone reclinabili
che inghiottono bottiglie, borselli, storie.
*
"Figure"
e non soltanto gli occhi, quelli davanti al giorno che muore:
mi prende la parola, il gesto, ed ogni resto di luce incastrata,
l'ora che in un suo giro d'onde mi ritorna:
e riconosco i suoi sottomarini,
la gioia che inchioda l'acqua e più su, le vette avvistate lamelle
della malinconia.
Son'io lo spazio prolungato, il volto venuto dalla sabbia
l'uomo che studia al tavolino le costellazioni,
la carica dei pesci sotto il materassino.
*
GIOVANNI PERRI

POESIA = LIDIA POPOLANO

"Malinconia"

Indugio, e non dovrei,
talora in pensieri
rassegnati,
a volte
compiaciuti,
(un nonnulla di amaro
che condisce la giornata
e stuzzica le sfumature)
come di abrasivo,
mortifero e mortale,
colorati.
Inquieta vago
nei pensieri grigi
e nubiformi
senza trovarne
il senso o la forma.
Pastelli che tracciano
ombre tenui e solide,
tangibili.
Ora, posa la tua
amorevole mano,
i tuoi freschi pensieri
e dammi motivo
di tacere.
*


"Demetra"

E ora che ho chiuso gli occhi alle illusioni
Ora che ho lasciato per sempre gli inferi
Ora che maternamente amo Persefone,
In tutte le donne, e dolcemente venero
Ade caro, nell'uomo che tanto ho amato,
ora apro il cuore mio al presente e vivo.
Vivo così, come Demetra deve e può.
*

"Specchio"

strappati questo artificio con le unghie!
basterebbe una goccia di pioggia per svelarlo
vai a testa alta con le tue imperfezioni
non hai altro da presentare di te.
*
LIDIA POPOLANO
(da "Mura diroccate" - inedito)
*

Lidia Popolano è nata a Trapani, dal 1974 vive a Roma, dove ha studiato Scienze Biologiche all’Universita La Sapienza e, oltre ai master relativi alla docenza, ha frequentato i seminari interdipartimentali di Neuroetica e Cognizione Sociale NeuCoS.
Alterna l'attività creativa, all’insegnamento.
Ha scritto un romanzo, dal titolo Via Trionfale, una donna senza qualità.
Autrice dei monologhi teatrali "Di notte per i vicoli di Roma antica" e "Di notte per i vicoli di Firenze antica", messi in scena dal 2007 al 2013, nell’ambito dell’Estate Romana e dell’Estate Fiorentina, quali itinerari notturni narrati, recitati e accompagnati da musica dal vivo.







lunedì 21 agosto 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = NICOLINO LONGO

NICOLINO LONGO : "La sottomissiva funzione dei verbi servili" Ed. Bastogi - 2017 - pagg.104 - € 15,00
Strano libro , questo che Nicolino Longo presenta con le edizioni Bastogi , ricco di varianti e di sorprese . Un volume che raccoglie una quindicina di poesie e in seconda "parte" scritti critici, interventi , memorie , letture , lettere e numerose testimonianze bibliografiche . Il poeta calabrese cuce e ricuce nei suoi versi pensieri originali , con la delicatezza della satira o con l'impulso del suggestivo, con l'acribia del ricercatore ormai incallito , e l' intarsio dei sentimenti , sia nel proporre le sfaccettature dell'amore , sia nell'incidere del sarcastico , dell'ironico , del piacevole. Versi brevi , penetranti , accattivanti , tesi al guizzo di parafrasi o intessuti di una realtà sempre colorata e limpida. La seconda parte ha pagine in prosa di notevole interesse , dal testo che interroga la lingua madre , alle riproduzioni di articoli di stampa pubblicati negli anni, dal discorso cultural/politico pronunciato per una intitolazione di un plesso scolastico allo scritto memoriale del medico di base. Moltissime le notizie biobibliografiche , che ci fanno conoscere la lunga e ricca militanza dell'autore.
ANTONIO SPAGNUOLO .

martedì 15 agosto 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Ferragosto senza Mirta Rem Picci" (morta suicida il 17/7/2017)

Un anno fa, Mirta, per telefono rosa
pesca ci sentivamo prima dell’
incontro di gennaio del nevaio
il mese. Villeggiatura laziale
per te, Napoli sempre Napoli
per me. Lieta andavi al
supermercato. Facevi i bagni
della termale gioia a entrare io
nella tua vita (ora vado a bere
chiamami tra un’ora). Tua madre
e tua zia a stellarti nel senso
buono del domestico profitto.
Eri serena non ci pensavi a morire.
Ci sentivamo solo prima dei 4
incontri del 2017. Sana mi rispondevi
poi ci vedremo e ci siamo visti.
Chiedevo a Dio di perdonarmi
i pensieri per te, Mirta, così bruna
e così donna. Le tue ceneri, Mirta,
eppure una voce, una presenza
di te ineffabile, mi dice che mi
sei ancora più vicina e m’inviti
a non avere paura.
*

"Un po’ del mio tempo migliore con Mirta Rem Picci"

L’auto segue una scia di resurrezione
(è gennaio del nevaio il mese)
arrivo al cancello dopo sforzi per
giungere alla meta di materica gioia.
Ti ho telefonato con il cellulare
per il percorso nel giorno dell’Epifania
che è vita. Mi hai gettato il filo
d’Arianna e sono giunto. Sei felice nel
vedermi, Mirta, così come ora che
la tua anima mi è accanto nel folto
dello studio. Bruna e sexy come una donna
leggi sul divano la quarta di copertina
di “Alessia” a donartelo trepido. Poi
mi hai portato nella tua camera e mi
hai mostrato i tuoi lavori di architettura
al monitor. Dovevo andarmene a mezzogiorno
e invece mi hai invitato a pranzo
il giorno della fredda luce. Abbiamo
passeggiato in della villa il giardino
e hai colto un’arancia e ho lanciato
un ramo al cane e mi hai donato la fortuna.
Poi il sonno senza sogni e il risveglio
e il tuo invito a dormire a casa tua.
Ricordo le nostre risate in un soffio
di brina e le ricordi anche tu, Mirta.
*

"Ti ricordo, Mirta"

Tu, Mirta, nel desiderare
la tua sorgente anche
nella sensualità di luglio
e le tue parole nel giocare
alla vita. Donna dei boschi,
prostrato dal dolore davanti
alle tinte della tua fotografia.
Più matura di prima ti
definivi nel toglierti la fisicità
ma non l’anima.
Ti ricordo, Mirta, sorella, amica,
icona dei momenti perfetti,
anima di stella a sussurrarmi
a cose fatte questa poesia.
*

"In viaggio con Mirta"

Ora ci sei più di prima
sull’autostrada per Viterbo
nel guidare sicura come
una donna. Ti siedo accanto
e ridiamo dei tuoi segreti
benedetta innocenza,
verginità morale. Siamo
arrivati ai bagni termali
e ci immergiamo nelle
sulfuree acque che fanno
bene, Mirta, perché ancora
esisti. Poi nella tua villa
enorme leggiamo poesie
e mi dici come si pronuncia
Alessia in francese. Sempre
più amici affermi con gioia
come quella dell’erba azzurra
di mistico cielo nel dedicarti
questo sogno ad occhi aperti
ora che non posso più
telefonarti o dividere con
te il pane della felicità.
*

"Mirta ancora vicina"

Anima di luna, tu Mirta
nelle cose aurorali ancora
mi parli e mi dici di non
avere paura. Abbiamo attraversato
il sentiero azzurro della vita
la tua villa faro per me
per la nostra connivenza.
Sei volata via dal terzo
piano della Reggia e hai
aperto in me la ferita.
Ora passano i giorni
senza te e non si ricompone
l’affresco del tempo che nelle
nostre risate si fermava
nella gioia.
Grazie per avermi dettato
questa poesia.
*

"Di Mirta il dono"

Mi hai donato, Mirta,
della tua anima il libro
(quello che volevi
e non avevi). Ridevi
anche il giorno prima
del gesto, pareva che
nulla ti mancasse.
Desideravi il vero
amore oltre il sesso,
Mirta sorella, l’uomo
della tua vita e un figlio.
Ora mi sei accanto,
Mirta, innocente e
mentre scrivo mi sorridi.
*

"Mirta nelle acque del cielo"

Ti vedo nuotare, Mirta,
nel fiume del paradiso
che hai raggiunto, ancora
così bruna e così donna.
Non hai rimpianti per la
valle che hai lasciato
né per noi che rimaniamo
nell’esilio. Acque fresche
per te che fortuna attiri
per chi ti nomina dopo
il tuo suicidio. Non avevi
peccati e sei stata presa
a braccia aperte. Ti vedo
nuotare nelle acque del cielo,
Mirta, invidiata e fraintesa
qui sulla terra. Adesso
mi disseto a un rigo della
pena che ho per te, Mirta,
che te ne sei andata,
unica amica nella ressa dei
giorni di quando mi traevi
da tutti della vita i labirinti.
*

"All’unisono con Mirta"

Annulla le distanze, Mirta,
l’amicizia nostra. Tu nell’
altrove per altri del tuo flamenco
passi, io mentre scrivo.
Ancora all’unisono le risate
nostre, la connivenza, l’eccitazione
sintomo d’amore.
Mirta, è tutta da ricominciare
la vita in versi e non in versi.
A non avere paura m’inviti, Mirta,
e a credere nei sogni,
vedi, parlano anche del tuo giardino
gli alberi svettanti.
*

"Mirta sorgente viva"

Dove sei ora, Mirta, inter animata
a mari freschissimi dove nuoti
sei nella grazia che cercavi
in terra e non trovavi. E te
li ha dati Dio, oceani sicuri
dove t’immergi e ti fai sorgente
di parole, queste parole.
A me che sono rimasto dici
di non temere questo nulla
di vita che è bella come
un paleocristiano in una chiesa
affresco, tinte pastello ad entrare
nell’anima. Non mi manchi,
Mirta, perché ti sento ora più
vicina di quando mangiavamo
insieme. Sento che adesso sei
felice come una donna e lavori
e stai con tuo padre e Massimo.
Serena senza peccati mi apri
alla gioia il varco, Mirta.
*

"Mirta oltre il nulla"

Il nulla, ma ad emergerne
tu, Mirta, viva più di prima
di essertene andata per
tua scelta di dolore. Ma, adesso,
mi sei accanto mentre scrivo
e mentre lavoro dolce e ridente
sinuosa e sensuale
come quando mangiavamo
insieme la vita o mi invitasti
a dormire nella tua villa:
era gennaio e il rimpianto
della purezza tua e del freddo
mi entra nell’anima nell’estate
torrida e mi insegna l’arte
di recitare la vita se non è
nuotando esistere.
Mirta, ora che sei morta suicida
a 44 anni, se alzo lo sguardo
ti vedo sorridere nell’azzurrità
e non è finzione.
*

"Nuvole e Mirta"

Quella che sto osservando
dallo studio ha la tua silhouette
e sembra nel suo panneggiare
di neve, Mirta, che sei di nuovo
tu figura celeste danzante
il tuo flamenco. Nell’inalvearsi
il mio pensiero mi congiungo
all’anima tua volata via,
e leggo in te tanta gioia dopo
del suicidio il dolore.
Ti ha presa Dio, mi dici, e non
rinunci alla felicità e in infiniti
spazi fai l’architetto e stai
con Massimo e tuo padre.
Ora nessun luogo è lontano
e ti tendono le mani le stelle
dietro le nuvole, Mirta.
*

Raffaele Piazza

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"QUADERNO"
Le immagini che annottano,
che avanzano , sempre in contraddizione
tra la veglia ed il sonno
sono la danza delle tue folgorazioni,
sono i segni a sorpresa che riscopro
immerso nell'illusione delle tue pupille.
L'ultimo abbandono fra le carte ingiallite
cerca di decifrare il timore della memoria,
del tuo avorio intarsiato , delle impudiche carezze,
preludio del tremore di parole proibite.
Resta sospeso il capogiro
nel quaderno sgualcito.
*

"IMPROVVISA"
Schiavo dei segreti improvviso gli aromi
che la notte mi offre in penombre.
Perduto negli ultimi battiti della malinconia
abbandono lo sgomento, ebbro del colore dell'avorio,
e parlo ad ogni segno che perseguita
l'inafferrabile carne ormai fantasma.
Il grido schiude sorprese
troppo in fretta consunte.
*
Antonio Spagnuolo

lunedì 14 agosto 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Raffaele Piazza ( a cura di ) : "Inquiete indolenze" – Ed. Fermenti 2017 – pagg. 280 - € 22,00 –
Volume antologico , nel quale diciotto autori , presentati in stretto ordine alfabetico , svolgono i loro connotati poetici nei seguenti filoni : Giovanni Baldaccini (interpretazioni onirico psicologiche), Franco Celenza ( analisi interiori tout-cout), Bruno Conte ( scrittura reinventata), Antonino Contiliano ( sperimentazioni magnetiche), Gianluca Di Stefano (trasgressività mordace) , Edith Dzieduszcka ( trasfigurazioni rarefatte ) , Marco Furia ( filosofizzazioni anti maniera), Maria Lenti (tragiche rievocazioni epocalo-contingenti) , Loris Maria Marchetti (amorose sintesi), Dario Pesaro ( dialetto piemontese con guide a fronte), Antòn Pasterius (ludismo giocoso), Pietro Salmoiraghi (nichilismo cosmico), Italo Scotti ( politicità sociale), Antonio Spagnuolo (distacco rievocativo-sublimato), Liliana Ugolini ( misteriose formule ontologiche), Silvia Venuti (grazie e levità trasfigurate),Vinicio Verzieri ( connubio di segni e parole da legare e slegare ), Giuseppe Vetromile ( erotismi essenziali). Una tale catalogazione , puntualizzata dal curatore in una prefazione esaustiva e ricca di appunti critici, offre un panorama multicolore e caleidoscopico di una scelta schiera di poeti , che nella ricerca della parola hanno fondato in passato e fondano tuttora la propria scrittura , realizzando il corpo nutrito di certa produzione contemporanea. Testimonianza senza alcun dubbio redatta con scrupolo e attenzione , nella quale le molteplici espressioni vengono lette nel denominatore comune , che sembra dipanare un filo musicale nella metafora incisa. Raffaele Piazza , da par suo , riesce a stilare per ogni autore pagine critiche che hanno sintesi e approfondimento, elaborati in acuta risoluzione linguistica: un dettato che presenta pagina dopo pagina una forte densità speculativa, creando sospensioni e concentrazioni degne di un conio adamantino.
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 12 agosto 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = PIETRO CORDONA

Pietro Cordona – “L’ascesa e la rinuncia”---puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2016 – pagg. 55 - € 8,00

Pietro Cordona è nato nel 1976 a Torino, città dove vive e lavora; nel 2005 ha pubblicato la prima raccolta poetica “Ritratti a tempo” (Edizioni Palomar, Bari). La seconda raccolta è “Racconti dell’attesa” (Novi Ligure, 2007).
“L’ascesa e la rinuncia” è preceduta da un poemetto senza titolo dal carattere programmatico, costituito da sette strofe.
La suddetta composizione è di carattere decisamente verticale ed è formata da sette strofe; in essa è presente una forte inquietudine esistenziale e un grande senso di angoscia.
Aleggia un forte senso della morte in tale poemetto connessa ad una corporeità dell’io – poetante vissuta morbosamente; vi si legge un forte senso di rinuncia (come dal titolo) alla solarità e vi si respira un’atmosfera kafkiana vaga ed indeterminata, pervasa da un alone di mistero.
Si ripete spesso, in questo testo introduttivo, il sintagma sono caduto e la parola dignità, come se il poeta, di fronte al dolore, temesse di avere perso la stessa dignità, in una caduta simbolica del suo essere.
L’io – poetante, neolirico in modo ombroso, vive la ricerca costante di se stesso, della propria identità, delle coordinate per uscire dalla nevrosi e dall’ossessione di un esistere al quale non si può né si deve rinunciare.
Allo scritto iniziale segue il testo composto da 25 frammenti numerati, tutti provvisti di titolo che,, per la sua unitarietà intrinseca, può essere letto come un poema.
Una netta linea di demarcazione divide il poemetto introduttivo dalla raccolta vera e propria, in quanto il carattere pessimistico del primo segmento, non si riscontra in L’ascesa e la rinuncia.
Finora abbiamo parlato di rinuncia, ma c’è pure una pars costruens a livello emotivo da parte dell’autore che, tramite lo strumento privilegiato della poesia, ricerca il seme di una vita che possa approdare ad un minimo di serenità, a una certa gioia.
Nelle 25 poesie la dizione è elegante e molto leggera e il tono è più disteso e venato da una certa solarità, rispetto alle poesie dell’incipit.
Qui il poeta riesce a trasfigurare in versi una visione armonica della vita e della parola stessa.
Il ritmo è incalzante e la forma è eterea e il poeta riesce a raffigurare anche la figura di un tu (probabilmente femminile) al quale si rivolge in modo calibrato ed empatico.
E’ presente una vera armonia nei versi, permeata da una vaga musicalità. In Via Sant’Antonio il poeta descrive un viaggio in macchina in compagnia di un interlocutore del quale ogni riferimento resta taciuto e, fatto saliente, il nostro dice attraverso le prime immagini che, mentre percorreva non solo svincoli vertiginosi a capofitto, non aveva paura.
L’atmosfera qui, come dicevamo, perde il pathos del brano poetico iniziale, tutto il suo sentimento del dolore, per trasferirsi i in un’aurea di quotidianità che si apre ad orizzonti e approdi più distesi.
Cordona riesce a produrre testi ben risolti, privi di cadute, e in “L’ascesa e la rinuncia” ci offre un’opera caratterizzata da una forte coscienza letteraria e da una chiarezza d’intenti. .
Chiude il libro lo scritto in prosa dell’autore, dalla forte componente autobiografica, intitolato “Agli addetti e ai non addetti ai lavori”.
*
Raffaele Piazza


RIVISTA = CULTURA E PROSPETTIVE

CULTURA E PROSPETTIVE - N° 35 - Aprile - Giugno 2017 - edito da Il Convivio
Sommario:
-Saggi e studi-
Asteria Casadio : Un monologo inedito di Rosso di San Secondo
Lucia Bonanni : Significati , anomalie e liminarità in "Aspettando Godot" di Samuel Beckett
Anna Gertrude Pessina : Attualità , modernità , esoterismo ne "La Jena delle Fontanelle" di Francesco Mastriani
Angelo Manitta : Ugo Piscopo : un omaggio alla cultura- Numero monografico di "Risvolti"
Claudio Guardo : Tiresia a New York . Il tono profetico di Allen Ginsberg
Carlo Di Lieto : "Tormento ed estasi" nel sodalizio artistico di Tina Vaira e Carlo Felice Colucci
Aldo Marzi : Totò , Dario Fo , Alberto Sordi e le maschere.
Giovanni Tavcar : Schubert : il Lied e la forza terapeutica della musica.
Domenico Cara : Etica dell'istanza (arsioni del tempo, dal dirupo)
Silvana Del Carretto : La monaca di Monza è nata in Capitanata tra storia e letteratura .
- Letture -
Carmine Chiodo su Pier Paolo Pasolini
Maristella Dilettoso su AngeloManitta
Giuseppe Iuliano su Carmen Moscariello
Antonio Spagnuolo su Anna Santoro
Carmine Chiodo su Francesco Curto
DomenicoPisana su Daniela Cecchini
Francesca Luzzio su Elio Giunta
Antonio Crecchia su Elio Dessi
Giovanna Cangelosi su Calogero Cangelosi .
- Riferimento : enzaconti@ilconvivio.org

venerdì 11 agosto 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = LUANA FABIANO

Luana Fabiano – Respiri violati--puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2014 – pag. 79 - € 10,00
Luana Fabiano nasce a Catanzaro nel 1978 e vive a Squillace. Esordisce nel 2013 con la sua opera prima, la silloge "I canoni della speranza" che vanta la prefazione di Dante Maffia e che è risultata finalista al Premio Internazionale di Poesia, Prosa e Arti Figurative “Il Convivio 2013”.
“Respiri violati”, la raccolta della poetessa della quale ci occupiamo in questa sede, presenta una prefazione esauriente e ricca di acribia di Antonio Spagnuolo.
Il libro è scandito nelle sezioni “Bellezza confinata” e in quella eponima.
Come scrive lo stesso Spagnuolo, per comprendere a pieno i segreti di questa raccolta, immersa faticosamente nel non senso e nelle impossibili tracce dell’inconscio, bisogna conoscere qualche passo del pensiero creativo della poetessa. In questa silloge - ella suggerisce – ha cercato di dare respiro a tutta quell’umanità dimenticata, nel caso dei manicomi, ad esempio, o all’umanità abusata dei bambini, tanti cappuccetti rossi “scoperti” da lupi “domestici”, alla bellezza dilapidata delle donne che hanno labbra consumate, ridotte in mozziconi di duro asfalto.
Nella scrittura della Fabiano si riscontra un fortissimo scarto rispetto alla lingua standard con un andamento anarchico che sfiora il prelogico e l’alogico.
Si arriva ad una particolare definizione delle immagini attraverso la frequente aggettivazione in un discorso che si fa magico e magmatico attraverso la sospensione. Il discorso di dipana tramite la notevole densità metaforica, sinestesica e semantica.
Lo stile della poetessa è del tutto antilirico e anti elegiaco e le immagini, che scaturiscono le une dalle altre, procedono per accumulo, s’intersecano e spesso sono irrelate tra loro.
I componimenti sono spesso corposi e sempre molto icastici.
Si potrebbe affermare che l’atteggiamento della poeta, pur scaturendo da una vena che, come si diceva, mette in scena il peggio nell’ambito dei settori umani, si apre sempre ad una vaga speranza di riscatto, identificabile già nel fatto di dire con urgenza i mali della vita, di esporli facendoli riemergere, di farne oggetto di poiein.
La scrittura è sempre controllata, in parallelismo, in sintonia, con i sentimenti espressi dall’autrice, lucidi e distaccati nel non gemersi mai addosso.
Le descrizioni sono molto crude e l’approccio all’esterno avviene tramite la corporeità.
Non mancano a fare da sfondo descrizioni di una natura rarefatta e intensa e a volte nella lettura c’imbattiamo in un tu del quale ogni riferimento resta taciuto.
Non manca una vena neo orfica nelle descrizioni, dove aleggiano mistero e atmosfere di grande onirismo purgatoriale se non addirittura allucinato.
Cifra distintiva della poetica della Fabiano è quella di una forma intellettualistica e sempre fortemente avvertita e alle cose descritte si aggiungono idee su di esse in una forma di autoriflessione simultanea per la quale sono forti gli effetti stranianti.
Anche il tema amoroso – erotico si ritrova nella raccolta anche se non è tra i dominanti. Per esempio, in Reliquia, con raffigurazioni visionarie l’io – poetante si rivolge all’amato con trepidazione in bilico tra gioia e dolore e anche qui l’esito va verso il positivo, la realizzazione, la pienezza perché, come scrive Luana, “la pelle del nostro amore non raggrinzisce”.
La poeta modula i versi con intelligenza secondo una scaltrita coscienza letteraria.
*
Raffaele Piazza


martedì 8 agosto 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIUSEPPE IULIANO

Il male di vivere è pozzo e pace
“Fiori dell’anima” di Giuseppe Iuliano

La più recente raccolta di poesie di Giuseppe Iuliano (“Fiori di carta”, Delta3 Edizioni, Grottaminarda (Av) 2014 con una prefazione e una postfazione rispettivamente di Dante Della Terza e Peppe Lanzetta, e una nota sul risvolto di copertina di Paolo Saggese) è la conferma di una fedeltà intatta incrollabile a una vocazione laica e totale di resistere resistere resistere sul crinale, dove si incontrano parola poetica e contraddizioni della storia, accensioni di slanci ed echi di sofferenza. La storia e la sofferenza qui sono contattate e testate sotto l’aspetto del Mezzogiorno di oggi e di sempre, con riferimenti specifici al territorio di appartenenza, cioè l’Irpinia, dove, se si gratta la vernice di superficie della nostra tormentata contemporaneità, si scopre puntualmente fatalmente che lì dietro stanno in attesa di venire alla luce gli affreschi intriganti e paurosi dei primordi. E’ un vulnus, questo, che non si è mai rimarginato finora e che rischia di non rimarginarsi neppure domani, secondo il poeta, il quale, a rispecchiamento, fa sua tale ferita aperta, consapevole che in quella identificazione si giochi anche il suo destino, senza riserve, anzi con l’orgoglio di essere la costola in sofferenza di un’identità a rischio, ma ricca di tensioni al culmine, e di tanta memoria, che fa da bordo di abbrivio per il viaggio nella quotidianità e nella realtà più complessiva materiale e ideale. Così, la scansione e la pronunzia di ogni sillaba dei suoi tracciati avviene in stretta omologia col suo sentire o, meglio, col suo essere uomo del Sud. La sua parola, quindi, impegnata a vivere e a rappresentare il dramma di un mondo che cerca riscatto e risarcimento per i torti patiti, si sottrae in premessa alle distinzioni di generi letterari, di stili, di poetiche e di estetologie, attraversa i linguaggi trasversalmente e incurantemente delle sottigliezze stilistiche e retoriche, per aderire a quell’altra musica che è il dramma ineludibile e travolgente del suo, del nostro Sud. Nella sua voce egli è attentissimo a catturare e a far vibrare le voci delle situazioni reali nel loro porsi in essere per spirali, per frammenti, per urti all’interno e all’esterno. Per tale via, le parole diventano cose, incisioni di cose, voci di cose. Perciò, quando il poeta nomina il sale, il vino, la mensa, la semina, il campo lavorato, dice certamente quello che dice, ma dice anche tanto altro che è alle spalle del sale, del vino, della mensa. Il suo sale, il suo vino sono “più sale”, “più vino”, come si potrebbe dire parafrasando Alfonso Gatto (“Premessa” al “Capo sulla neve”), e, sotto tale aspetto, acquistano decoro e danno ornamento al messaggio. Giustamente, nella prefazione, Dante Della Terza sottolinea la qualità di questo dire, fatto di “parole ornate […] aggiuntive di nuovo calore poetico”.
**
Ugo Piscopo

SEGNALAZIONE VOLUMI = LOTIERZO & FORTUNATO

Antonio Lotierzo e Antonio Fortunato
Una utile e deliziosa sosta, con documenti, sui canti popolari lucani

I canti popolari, dall’Ottocento in qua, cioè dal romanticismo in poi, hanno acquistato sempre più nettamente e dignitosamente cittadinanza nella cultura ufficiale, ovvero dei vincitori. Da espressione di ambienti e ceti marginali, essi sono diventati patrimonio linguistico, musicale, artistico di tutti e per il godimento di tutti e, sul piano degli studi, hanno assunto una grande importanza per varie e fondamentali discipline, dalla letteratura alla storia, dall’antropologia alla sociologia e ad altre scienze umane. Ne dà riscontro la ricca, articolata, diramata bibliografia critica ed esegetica, che è tuttora in crescita. Oggi, questi documenti preziosi di arte e di cultura, soprattutto in Italia, attraverso l’accoglimento sempre più favorevole anche fuori degli ambiti accademici e scientifici, sta contribuendo a delineare un nuovo profilo del gusto, della sensibilità, della lingua in senso popolare, cosa che finora è stata abbastanza stentata e deficitaria da noi.
In questo mosaico di situazioni in svolgimento, degli utili tasselli sono inseriti da un volumetto gradevole e insieme culturalmente rigoroso, curato da due addetti ai lavori, Antonio Lotierzo, saggista e poeta, con notevoli contributi dati agli studi antropologici, e Antonio Fortunato, che, col figlio Giovanni, si dedica da anni al recupero e allo studio dell’oralità lucana. Ambedue lucani, essi, con la collaborazione anche di un musicologo, Riccardo Fittipaldi, ci regalano un volumetto gradevolissimo, agile, denso di suggerimenti: “Io tengo un organetto. Canti lucani”, Delta3 Edizioni, Grottaminarda (AV) 2015, pp. 119.
In esso, sono compresi 26 testi in originale, ognuno accompagnato da traduzione nell’italiano letterario e da note critiche, linguistiche, antropologiche essenziali, ma pertinenti e vibranti di guizzi intellettuali. Esauriente è il saggio introduttivo curato da Lotierzo, e opportuno il dialogo da lui intrattenuto con Fortunato. La materia raccolta non è di riporto, ma è fatta di documenti pubblicati adesso per la prima volta, con la consapevolezza dei giuochi variantistici complessi, che sono propri dei canti popolari. Come afferma un maestro di statura internazionale, quale lo spagnolo Menéndez Pidal, fondamentale deve essere in questi recuperi e complessivamente in questi studi la rigorosa attenzione per la geografia e per la storia dei canti popolari. E qui, gli autori hanno rispettato, senza adulterazioni e banalizzazioni testuali, i genuini reperti di una miniregione che va da Montella in Irpinia all’area cilentana nel Salernitano e a quella lucana, soprattutto del versante occidentale, come essi erano in realtà diffusi in un preciso periodo storico, secondo Novecento. La genuinità risulta da molteplici riscontri, tra i quali sono particolarmente significativi gli inserimenti del linguaggio della piccola borghesia, con il “suo italiano regionale”.
Tanto ancora bisognerebbe aggiungere sui procedimenti e i risultati conseguiti. I quali appartengono all’ambito delle ricerche, ma riescono in genere anche gradevoli alla lettura. Come in questo simpatico calco di una situazione furbesco-pulcinellesca:
“Care cumbare facimme nnu mmite,
tu puòrte a carna e ìje lu spiède.
Tu porta lu ppane, ca lu mìje è ndustate
porta lu vine, ca lu mìje è acìte.
Porta a miglièreta ca la mia è malata.
Care cumbare, che bella penzata!” (p. 59).
**
Ugo Piscopo

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia chiede felicità"

Furba Alessia nella malizia
ha atteso di Giovanni la telefonata
ed è arrivata con mezz’ora
di ritardo. L’ha invitata ragazza
Alessia a fare l’amore.
(Ero fessa se chiamavo io).
Chiede felicità alle stelle
infiorate per gioco di natura.
Una melodia di Mozart
dura nell’anima di Alessia.
Si veste e scende ad attenderlo
all’azzurro del prato sottesa
pari a una donna
sedici anni contati come semi.
*

"Alessia si rivolge alla pianta"

Silenzio nel folto della casa
per ragazza Alessia al colmo
della grazia nel mattinale
incantesimo di nuvole a giocare
con il cielo. Alessia ragazza
si rivolge alla domestica pianta
da rinominare e l’essenza vegetale
le dice: “stavo morendo nel
candore di gennaio e tu, Alessia,
mi hai dato acqua e sono risorta
e ho gettato fiori bianchi
per il tuo amore che sarà infinito”
Alessia sorride nell’illuminarsi
dell’anima di 18 grammi.
Poi prende di sorgente acqua
e l’innaffia felice come una donna.
*

"Alessia contempla"

Sembiante iridato per ragazza
Alessia al Parco Virgiliano,
le tinte dell’arcobaleno della
quinta stagione per Alessia
nel cogliere al varco la gioia
sottesa alla sorgente dell’anima.
Dopo d’agosto la pioggia
e naviga in stupore Alessia
stellata dalle pozzanghere
e il celeste dei prati del cielo
specchi a invaderla di grazia
oltre l’esame della vita.
*

"Alessia e il gabbiano felice"

Vicino all’albereto dei sogni
in limine a di Napoli il mare
dell’amore paesaggio mistico
a iridarsi per Alessia vitavestita
di rosso della sera e domani
fa bel tempo. Anima di Alessia
di 18 grammi dove era già
stata due anni fa e aveva il
gabbiano felice scorto librarsi
leggero verso i lampi del mare
senza pioggia. Rivede quel
gabbiano Alessia ragazza nel
rasserenarsi in prossimità del
balcone dell’esistere a illuminarsi
sotto nuvole grandiose.
*
Raffaele Piazza

lunedì 7 agosto 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = SANDRO PIGNOTTI

Sandro Pignotti – “L’opera suona”--puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2016 – pag. 95 - € 11,00

Sandro Pignotti (Sanremo 1953) ha pubblicato varie raccolte di poesia e ha vinto numerosi premi nazionali.
E’ presente nell’antologia del “Premio Astrolabio 2009” edita da puntoacapo Editrice.
“L’opera suona”, preceduta da una Nota dell’Autore, è una raccolta di poesie composita e bene strutturata architettonicamente.
Non a caso è scandita nelle seguenti sezioni: “Guitto, Dedicato alla zia Dieci”, “Q/P”,” Jazz”,” La notte”… e …”Dei sortilegi”.
Nella Nota introduttiva l’autore afferma che gli pare di aver scritto molto e di aver detto molto, tanto che addosso gli si è incollata la squinternante sensazione che non riuscirà più a scrivere altro.
Il poeta dice anche di aver ritoccato e rivisto ogni parte di questa raccolta sino all’ultimo istante, adeguandosi alla regola aperta che afferma: “Un lavoro è terminato ogni qualvolta viene pubblicato”.
Da notare l’eterogeneità delle strutture delle composizioni di Pignotti nel loro realizzarsi sulla pagina: infatti, mentre alcune sono scritte nella maniera canonica, altre presentano i versi centrati sul foglio e altre ancora si delineano con versi disposti irregolarmente.
Per quanto suddetto si può affermare che Sandro realizza a livello formale, nel modello della disposizione del tessuto linguistico, una sorta di originalissima sperimentazione.
Lo stile del poeta è del tutto antilirico e anti elegiaco e caratteristiche dominanti del poiein sono una forte e stabile ironia che consiste nel riflettere in modo sarcastico e dissacratorio.
La stessa connotazione si realizza nel rivolgersi ai vari interlocutori, ai molti “tu” che non danno risposta all’io – poetante, ma che restano immersi in un’atmosfera di onirismo purgatoriale.
Infatti le parole, i sintagmi di Sandro, che producono immagini cariche spesso di sospensione e visionarietà, sembrano emergere, nel loro inverarsi in scrittura poetica, da una densa nebbia che potrebbe essere considerata come il preconscio o l’inconscio del poeta, che così raggiunge esiti alti e originalissimi.
Sicuramente la poetica de Nostro è intellettualistica, oscura e il lettore sembra affondare nei versi sempre avvertiti e caratterizzati da una vena scattante e luminosa, e anche la leggerezza del dettato è una caratteristica costante del discorso mai ripetitivo ma che tocca tutti i temi dell’esperienza umana.
Costante in questa maniera è un andamento anarchico che tocca in più punti l’alogico.
Anche la corporeità, la fisicità, sembra essere un tema affrontato dall’autore e gli stessi versi sembrano scaturire dalla tensione biologica, che si realizza nello scatto e nello scarto memoriale.
Un esercizio di conoscenza tout-court sembra essere a fondamento del discorso di Pignotti che usa la penna per scavare in profondità con realizzazioni lusinghiere, sottese ad un’ispirazione spontanea e controllata.
Infatti, pur nella materia magmatica descritta, le immagini che emergono risultano, nel loro magico assemblarsi, sempre sorvegliate e le emozioni forti rientrano sempre in un canone di armonia.
*
Raffaele Piazza



POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Menzogne”
La tenerezza ancora mi ripete
il tuo sussurro.
Ad occhi chiusi , a volte tremando,
rincorro le parole che il ricordo
intreccia nelle stanze e lentamente
s’acqueta .
Il vortice non tace, altalenando
nei ritmi di una musica ormai grigia,
per il cristallo evanescente della malinconia.
Il candore è senza più il profumo
del tuo sembiante,
è l’avventura finita nel mistero,
spolpata in mille assedi di menzogne.
*

"Percorsi"
Un altro sguardo consuma le mie attese,
nell'offrirti per l'ultima volta
ti prego svelami il segugio
che racchiude la mia disperazione.
Dico anche il fascino dei sogni,
la caduta che morde le promesse
senza più sprechi per alterne agonie .
Tali sono i meandri dell'oblio:
mura crollate e zone d'ombra
nel flutto delle antiche fantasie.
Qualcosa che sorprende a vertigini,
finge le allucinazioni attraverso artifici,
e carbonizza il percorso del mio linguaggio.
*
Antonio Spagnuolo

POESIA = GIOVANNI CHIELLINO

- I -
Ho lasciato ciuffi di capelli dal barbiere
e futili pensieri sul tempo,
i costumi , la fede e la Res publica,
a volte profonde riflessioni sullo sport,
rarissimamente sull'arte e sulla storia:
uno dei miei barbieri era un poeta.
*
- II -
Al riparo di una catasta di legna
ho guardato gli aerei
sfiorare le chiese di Catanzaro
e le bombe cadere a grappolo
sulla città dei tre colli
disorientata e incredula:
i campanili erano silenti,
stretti in una morsa di paura,
e il mare spaventato stava muto.
Solo la morte strizzava lo sguardo
sulla sconvolta e depressa vallata
sventolando su colline affrante
le sue bandiere macchiate di sangue.
Con gli occhi appesi all'arco del cielo
contavo gli assurdi rimbombi
e percepivo, nel silenzio del cuore,
il tumultuoso coro del dramma
che attraversava di corsa la scena
seguendo una falce lucente
e una croce. Poi venne la sera
e si spense ogni cosa.
Nel silenzio dell'ombra
non hanno volto il pianto e la gioia.
*
- III-
Perché non ti fermi, tempo,
sugli attimi che segnano
una vita?
*
GIOVANNI CHIELLINO
( da "Il tempo e la memoria" - Genesi editrice 2017 )
*
Giovanni Chiellino è nato a Carlopoli (Catanzaro) nel 1937 - Laureato in Medicina e Chirurgia ha sempre coltivato la poesia ed è stato presente in numerosi ed importanti impegni culturali. Collabora con indiscusso successo a riviste . Pensionato , vive a Caselette.

giovedì 3 agosto 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = MATTEO CHIGI

Matteo Chigi – Radici nell’etere -- puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) - 2016 – pag. 81 - € 11,00

Matteo Chigi è nato a Genova dove risiede, nel 1952. Laureato in Medicina, esercita attualmente la professione di medico. Ha pubblicato “Mosaici e intarsi” (2005) “e Scavo mobile” (2008).
“Radici nell’etere”, il libro del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, è una raccolta di poesie eterogenee tra loro per argomento e non scandita in sezioni.
Cifra essenziale della poetica dell’autore è quella di una poetica intellettualistica del tutto antilirica e anti elegiaca.
Il tono dei componimenti è tout-court filosofeggiante e riflessivo tendente alla ricerca del senso della vita.
Il poeta è cosciente di usare il poiein, la pratica della scrittura, per realizzare un esercizio di conoscenza che tocca tutti i campi dell’esperienza umana dal tempo alla fortuna, dall’anima al sogno.
I versi sono caratterizzati da una suadente e pervasiva musicalità e il ritmo è sempre incalzante.
Elemento di grande rilievo e originalità nei tessuti linguistici del poeta è l’uso di una parola magica nel suo scaturire da un’urgenza del dire che provoca suggestione ed una partecipazione empatica del lettore.
Per quanto riguarda quanto suddetto sono emblematici i versi iniziali di Come una Veronica nelle quali sono espressi in maniera vaga la febbre leggera di un mattino nel quale la nebbia fiorisce d’impalpabili rose e si realizzano convalescenza antiche in versi virtuosistici e senza autocompiacimenti.
Per realizzare i suoi effetti stranianti il poeta si serve di una notevole tastiera analogica.
Forti sono la densità metaforica e soprattutto quella sinestesica che si coniugano ad una maniera anarchica del dire che a volte sfiora l’alogico.
Viene spesso rappresentata un’incantevole natura rarefatta che s’inserisce in una visione tranquillizzante dell’esistere, della vita che fluttua nel suo colore e diviene mare ampio di sostanza e si destina all’esito mai compiuto d’affinità tra mare e cielo.
Non manca una venatura neo orfica nei versi di Chigi che si coniuga a sospensione e visionarietà.
Sembra che il versificare del poeta proceda per accensioni e subitanei spegnimenti.
In Tempo, una delle composizioni più alte, l’io poetante molto autocentrato dichiara che la sua identità è sottesa al corpo e immersa nel tempo.
In Il messaggio, in una disanima su mente ed anima è detto che il porto franco è solo nei sogni.
Una vena surreale sembra spesso pervadere la scrittura scabra ed essenziale nel creare Matteo atmosfere di una vaga e arcana bellezza ad un livello naturalistico che sottende quello etico.
Il dettato è icastico e fortemente denso semanticamente e le immagini sono costituite da sintagmi vari ed efficaci.
Nel componimento Esistenza l’autore dice che desiderò talora un’ora estranea alle abitudini celesti.
Non manca quindi un vago misticismo che parte dalla materia per giungere a spazi infiniti.
Un’opera originaria che, come dal titolo, pare avere radici nell’etere, nell’aria che pur invisibile si fa principio primo e matrice dei versi stessi.
*
Raffaele Piazza