venerdì 21 luglio 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Del sole candele"
(In memoria di Mirta Rem Picci, Amica suicida il 17/7/2017)

Tu così bruna sottesa
alle accese candele del sole
tra favola e fabula
e sto dove vivi.
Incanto nella villa del bene
e vedo tra le piante
della quinta stagione
i morti e li sento
parlare tra i segreti dei sagrati.
E stai infinitamente come
per consecutivi di gioia
pomeriggi nell’abbeverarmi
alla tua di parole sorgente.
*

"Di nuovo per Mirta Rem Picci"

Di talenti ne hai tanti
nella luce di stella che
scorgo dal davanzale
che s’illumina. Architetto,
di flamenco ballerina,
interprete, cameriera
parli inglese, francese,
spagnolo, italiano. Dio
ti ha fatto bella e sensuale
e ottima poeta anche.
Amica Mirta, sempre più
anici, dicevamo di noi
e sublime innocenza
ogni sera ti chiedevo
la tinta degli slip che
avevi addosso e tu dicevi
neri, rosa, color prugna
o melanzana, a volte
azzurri nella risata infinita
e poi ti domandavo cosa
volevi sognare. Mi
chiedevi se era peccato
rifiutare degli amici
gli inviti. Chiamami
tra dieci minuti, mi dicesti,
e poi la tua morte nello
spazio scenografico
della vita che è tutta
una recita.
*
Raffaele Piazza

mercoledì 19 luglio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = CINZIA DELLA CIANA

Cinzia Della Ciana : “Passi sui sassi” – Effegi edizioni – 2017 – pagg. 96 – s.i.p.

“Passi sui sassi” : -Quando il tuono suona/ a te innanzi,/ alzi il palmo della mano/ e allontani. Poi remi nell’arrembaggio,/ il male ti mangia ed è matta energia/ fino che la giostra l’ingranaggio blocca./ Stranita allora scatti, ti giri/ e la voce che non avvisa dice:/ è finita, vai via, non sei più ostaggio./ Questo strambo effetto fa lo strazio:/ arriva e non ci sei,/ se ne va e non è mai stato./ Si rimuove sempre il patire,/ lo smemorare è parte del dolore./ E tu riparti col ricordo del futuro/ nel seminare passi sui sassi/ eterni il presente. - Con questi versi , che sono esemplari per una recitazione musicale , si chiude la raccolta di poesie che Cinzia Della Ciana propone con luminosità dichiarata e visibile , tra pagine volutamente cesellate , in armonia con una strana profondità delle relazioni, che l’esperienza e il quotidiano descrivono in attimi fuggevoli. Il volume si divide nei capitoli “manifesto” , “scorticati passi” , “stazionati passi”, “a spasso” , “sorpassi” , “sassate” , più per il desiderio di uno specchio che realizzi tempi e tessere multicolori che per la necessità di interrompere il canto che si scioglie invece uniforme nell’intero collage. La strada , l’attesa , la solitudine , il silenzio, il frastuono , l’apparenza dell’ignoto , divengono l’intero apparato scenografico nella plasticità dei versi, ove dimensioni e gestualità costruiscono una semantica nella quale gli scambi all’interno della commedia umana esplodono nel preciso indice delle apparenze, per continua ricerca della parola. Le stanze , per la poetessa , forse sono senza uscite , quasi che il labirinto possa incastrare le illusioni e divenire soffio di una preghiera , di un rosario . Le mani “affannano fili” per intrecciare ricordi o per lenire memorie nel bisogno incessante dell’attesa o nella inabitabilità degli spazi.Qui i sentimenti e le emozioni nel rtmo cadenzato del passo rimbalzano le''immaginaria idea contenuta nel sub conscio per inseguire parole semplici e nel contempo ricucire frammenti dell'ignoto. In controluce i paesaggi , le vacanze , le passeggiate , i borghi , tra un sasso e l’altro , vengono raccontati nelle variopinte possibili sfaccettature , e le inquadrature ripropongono le radici omogenee della formula poetica.
ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 18 luglio 2017

POESIA = FOSCA MASSUCCO

- I -

È ora di separare il sottile dallo spesso, il frutto
dalla pianta, il seme dal frutto. Vaghi la notte,
il naso rivolto alla balena gareggiando con Menkar,
fiammeggiando di pena tra i rittani cupi del San Michele.
Liberata Giaffa ed i suoi scogli a primavera
non attendi altri destini, comito d’una flotta di biche –
il ricino è spuntato troppe volte sopra il tuo capo,
senza che sapessi esultare, il vento caldo tra le vigne
scongiurava dio e tu eri il verme.
Prova ancora, distingui la destra dalla sinistra
esci dalla balena solo a risanare te stesso.
**
- II -

Il tempo scatta acuto
con le sue lamelle, suona chiarissimo
per ciascuno e diverso. Senza tetto
m’imbroglio nella luce
trovo pietre nella cenere del pane.
Se le masche scagliano la fisica
sulla porta scardinata, i fuscelli in croce
non frenano la danza – in fila si allontanano
i pidocchi, via da questa morte
senza morte appesa ai fili del ragno.
Ogni sera ho vestito il manico di scopa
con la sua camicia, colte le ossa dal camino
per vederlo sorridere di nuovo
ma la collina resta un cranio che risuona
nella notte della langa.
**
- III -

– Oggi è martedì – nella quiete ascolto
i tarli masticare,
gli schiocchi ultimi dei ceppi.
Temo le parole come il luppolo
aspre, ruvide le cime. Con me
sta l’anima della faina,
i denti puntuti dentro le uova
e dei coniglietti in affanno
restano solo crani, nella stalla
minuscole orecchie a terra.
– Oggi è martedì – la bruma bassa
mozza le colline, galleggiano
le cime nella laguna e tutto qui
possiede un’aria anfibia, sterile
come il tutolo,
decisiva.
Si tuffano i bufoni grassi
se sbuca la mia ombra –
tra riva e ripa
inutili al contraccolpo dell’acqua,
oscillano i nodi dell’equiseto –
mi scruto severa tra i gusci
di mandorla spaccati dai topi.
**
FOSCA MASSUCCO
*

FOSCA MASSUCCO (Cuneo, 1972) è laureata in Fisica e specializzata in Acustica; sposata con il contrabbassista e compositore Enrico Fazio, sviluppa progetti di musica jazz e poesia. Insieme vivono in un casale su una collina del Monferrato astigiano, dove producono musica in un personale studio di registrazione.- Ha pubblicato “L’OCCHIO E IL MIRINO” (Ed. L’Arcolaio, 2013), prefato da Dante Maffìa e “PER DISTRATTA SOTTRAZIONE” (Ed. Raffaelli, 2015), con introduzione di Elio Grasso. Collabora con il Laboratorio di Poesia di Modena di Carlo Alberto Sitta e con la rivista di poesia e critica letteraria STEVE. -E’ stata tradotta in rumeno dalla poetessa Eliza Macadan e in spagnolo dalla prof. Giulia Bertagnolio. -Sulla sua poesia hanno scritto, tra gli altri, Carlo Alberto Sitta, Elio Grasso, Giorgio Linguaglossa, Dante Maffìa, Giorgio Bàrberi Squarotti, Fabio Simonelli, Plinio Perilli, Claudio Morandini, Gianni Martini. --Una sezione del primo libro è stata sonorizzata dai musicisti E. Fazio e G. Malfatto e presentata in anteprima alla Rassegna “Precipitati e Composti” che segue annualmente il Premio di Poesia Anna Osti. Un testo del secondo libro è stato sonorizzato e inserito nel disco MOODS [CMC,2015] di C. Lodati e E. Fazio.

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e il passerotto"

Panchina ad angolo con il cielo
al Parco Virgiliano per ragazza
Alessia. Seduta scorge la gioia
senza peso di un passerotto
nel volteggiare nell’aria nella
leggerezza del volo. Si stupisce
Alessia (sarà un segno buono).
Prende Alessia dei biscotti le
briciole e a sinistra le getta
presso dell’erba il verde. Si
avvicina felice il volatile
sotteso alla luminosità dell’aria
e le becca. Gioiosa Alesia
in quel frullo d’ali che è
presagio buono per l’amore.
*
Raffaele Piazza

lunedì 17 luglio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ATTILIO GIANNONI

Attilio Giannoni – "Nella forma e nel respiro" - puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2017 – pag. 71 - € 12,00

Attilio Giannoni è nato nel 1948 a Toceno (VB) e risiede a Castelletto Ticino (NO). Ha militato come cantante in diverse formazioni musicali. Nel 1990 vince il premio pubblicazione al concorso di poesia “Monferrato” con la raccolta dal titolo Sul dorso della spiga. Questo libro arriva, dopo anni di esitazioni, ad avere forma e respiro.
“Nella forma e nel respiro” è una raccolta non scandita e presenta una postfazione di Emanuele Spano ricca di acribia.
Una sensibilità che fluttua tra il concreto e il visionario sembra connotare i componimenti di Giannoni, che sono antilirici e anti elegiaci anche se qualche squarcio di liricità a volte in essi si apre come un’accensione alla quale segue uno spegnimento subitaneo.
Alcune composizioni sono scritte in prima persona mentre altre sono descrittive. Una materia incandescente ma sempre ben controllata sembra permeare i tessuti linguistici del Nostro carichi di densità metaforica e sinestesica.
Eppure c’è chiarezza, insieme a nitore e luminosità, nelle poesie che Attilio ci presenta.
Per le intrinseche diversità dei componimenti, a livello strutturale e contenutistico, “Nella forma e nel respiro”, può essere letto e considerato come una polifonia, un’opera che esprime a vari livelli le inclinazioni dell’autore, che si realizzano in immagini sempre icastiche e suggestive ben cesellate e modellate, attraverso una parola detta sempre con urgenza, che si apre continuamente a nuovi sentieri e possibilità.
Spesso una suadente e sapiente ironia trapela dalle parole del poeta come nel componimento I capelli nel quale è detta una ragazza dal nome Cinzia che si è tinta i capelli di rosso.
Nell’incipit della suddetta poesia la ragazza cammina con il suo ragazzo che sta a testa bassa mentre Cinzia viene schiaffeggiata da nuovi sguardi.
La nuova tinta della capigliatura della giovane le dà un fascino permeato di trasgressione e si sente oggetto di occhiate e afferma il poeta che domani vedrà strizzate d’occhio e avrà forse sulla pelle le prime lacerazioni del dubbio.
Nel rosso dei capelli il fidanzato vede la possibilità dell’infedeltà e tutto si risolve nel sarcasmo per la scelta della sensuale protagonista di cambiare look e divenire provocante.
Del resto la vena ludica è costante in questi componimenti nella loro multiformità di cui si diceva.
Anche il tema del dolore è affrontato da Giannoni come in Dov’è arido dove è pronunciato l’urlo di dolore del soldato che muore e viene detta anche l’angustia della madre che affonda in tre secondi nella sabbia.
Bella la prima composizione intitolata I camion che pare avere un carattere programmatico. Qui il mezzo viene visto come personificato: per esempio nell’incipit viene affermato che gli stessi camion non passano mai le sere davanti al caminetto e non sono fatti per ascoltare le favole di Karen Blixen.
Con un vago procedimento anaforico in cui la parola camion viene ripetuta in modo cantilenante nella sua efficacia, i mezzi si fanno testimoni di scenari nei quali si situano storie di varia umanità attraverso i tragitti che compiono nel trasportare le loro merci.
Anche il tema amoroso è trattato in “Non lasciarmi”, toccante composizione nella quale l’io – poetante, da padre, soffre per la figlia diciannovenne lasciata dal fidanzato e dice che la scena diventerà pezzo di film.
Una vena caleidoscopica e avvertita connota la poetica di Giannoni nelle sue forme che sembrano respirare.
*
Raffaele Piazza





SEGNALAZIONE VOLUMI = FRANCESCA LO BUE

FRANCESCA LO BUE : ‘Itinerari’-‘Itinerarios’ (Società D. Alighieri, Roma, 2017)--
(lunedì 26 giugno 2017)
*
L’autrice non ha bisogno di presentazioni per il semplice motivo che risulta già nota negli ambienti letterari italiani e in quelli di lingua spagnola essendo essa nata sì in Italia, ma vissuta anche per lungo tempo in Argentina, segnatamente nella città di Mendoza dove ha compiuto tutti gli studi compresa la laurea in Lettere e Filosofia.
Molte le sue opere, in prosa e in versi – in edizione bilingue - come, per citarne solo alcune, ‘Lirismo y Metafisica en Giacomo Leopardi’, ‘Por la Palabra, la Emociòn’ (2009), ‘Non te ne sei mai andato (Nada se ha ido), 2003-2009, ‘Il libro Errante’ (El Libro Errante), 2012-2013 e così di seguito.
Ora, Francesca Lo Bue si è ripresentata, proprio in questi giorni, all’attenzione della critica con una silloge poetica, che già dagli interessanti titoli - ‘Itinerari’-‘Itinerarios’ (Società D. Alighieri, Roma, 2017) - lascia intravedere le linee-guida lungo le quali si è mossa mercé, son sue parole dell’’Introduzione’, “un raggio che si apre nella nebbia, raccogliendo dal nulla e dal caos, per divenire visione di quello che già fu e parola di ciò che dovrà essere”.
E già, dalla prima lirica, ‘Casa’ (Casa antigua), la poetessa mette in atto i propri ricordi cercando il cippo del Padre (el cipo del Padre) e chiedendo alla Madre sia l’albero del sogno, sia la protezione dal pianto della colpa; tanti sono i temi affrontati, nella raccolta, dall’Autrice la quale, ad un certo punto, chiede al Signore “la beatitudine della verità” (la beatitud de la verdad), visto che tutto è monade, vale a dire fiore.
Ad un certo punto, l’artista chiedendosi che cosa sia il profondo risponde con i seguenti versi: “E’ come un alone senza confine (…)/ lampo di arcobaleno e riverbero lontano”(es como un halo sin limite/ (…) rélampago de arco irys); profondità e lampi che si aprono all’arcano il quale permette che le tombe, alla fine, “si sveleranno” e riveleranno l’impronta dell’aquila miracolosa.
E, a proposito di sigilli, gli ‘Itinerari’ della scrittrice italo-argentina sono ricchi di simboli e di riferimenti emblematici relativi, cioè, alla figure dell’”unità senza forme” (infinitesimal sin forma), quali Pizie, oracoli, responsi, interrogativi e “Sibille nel nugolo delle visioni” (Sibilas desde los cirros de las visiones).
E sempre riguardo alle profezie e ai vaticini, l’artista dedica un componimento anche ad Artemidoro (II sec. d.C.), noto esperto di materia onirica, i cui ultimi due versi così suonano: “A Te che ami il respiro sacrificale/ la freccia del tuo amore nutra il sangue” (A Ti que amas el respiro sacrificador/ la flecha de tu amor nutra la sangre).
Restando ancora nei temi misteriosi ed occulti, occorre rilevare che molti versi sono pregni di significato metafisico come quando, ad esempio, leggiamo le seguenti significative parole inerenti, appunto, alla natura che “non chiede pane né sedili” (no pide pan ni assentos) dato che essa, prosegue la poetessa, “è sola, immensa” (està sola, inmensa) presentandosi come “aspro muraglione dell’esistere e cifra nulla” (àspero murallòn el esistir y cifra nula).
Profondi si ergono, dunque, i menzionati versi di Francesca Lo Bue mentre il vento le si presenta sposo del cuore nel tentativo di “abbandonare i labirinti aggrovigliati di ingiustizia” (para abandonar los laberintos enredados de injusticia). Tali motivi diventano, ad un certo punto, preminenti nella sua visione del mondo visto che quest’ultima celebra, per un verso, gli occhi del verde magico e la pietra di una torre che risplende ai viventi, ed esalta, e per l’altro, l’eternità della poesia che “ricostruisce, / trasmuta/ richiama i ritmi delle sorgenti” (reconstruye, /transmuta,/ reclama los ritmos de las surgientes). Non manca, naturalmente, la stessa, di rendere i dovuti omaggi alla Divinità la quale, “non viene in una nube maestosa/ ma appare come calamita di bellezza,/ desiderio di pietà e vendetta” (El no viene en una nube majestosa,/ aparece como imàm de belleza,/ es deseo de piedad y venganza).
Anche perché - essa prosegue, nella lirica ‘Il passato’ - “gli occhi di Lui, presenza di giovinezza,/ sono sostanza che abbaglia” (Los ojos de El presencia de juventud, / son sustancia que reverbera); Francesca Lo Bue non tralascia di magnificare anche la maternità tant’è vero che, opportunamente, traccia un profilo di tale importante figura che geme, ansima ed è felice di portare il proprio frutto in grembo.
Ma, come abbiamo sottolineato, molteplici risultano i soggetti presi in esame dalla poetessa italo-argentina non escluso quello concernente ‘L’ape del sogno’, come si intitola un’altra lirica, la quale, son sue parole, spìa la sua solitudine mentre “la nube dell’iride/ (…) sale dalla notte, nella notte” (la nube del iris/ (,,,) sube en la noche, en la noche).
Un’ultima osservazione: l’Autrice usa diverse volte il termine ‘seme’ (semilla) come simbolo di pace, quale “grotta profonda”,/ dove la pernice pasce col leopardo/ assetata di segreto vivo” (gruta profunda,/ donde la paloma se arrulla con el leopardo/ sedienta de vivo secreto). Tutto da leggere e da meditare, in definitiva, il presente bel libro di Francesca Lo Bue.
*
LINO DI STEFANO

domenica 16 luglio 2017

POESIA = GILBERTO ANTONIOLI

"sulla scia dell’esistenza"

attendo che tramonti la luce della sera
e che le tenebre si posino e trascinino
le prime sensazioni di riposo
(è l’attimo che anticipa la notte)

attendo che si formi un cono di silenzio
che dona allo spirito la quiete
e momenti di aspra riflessione
(il giorno è troppo irriverente)

che solo il buio riesce a contenere
nell’arco di meditazioni, che sfuggono
rumori di piacere, ed angoli di noia
*

"assillo"

pensieri in fuga avvolti nella nebbia
smarrimenti acuti in gusci solitari,
indifferenza che copre nel silenzio
la marea del golfo che scivola il brusio

ed è la mente che ascolta il bisbiglìo
delle ultime foglie dell’autunno,
che salutano prima di migrare
verso tensioni che non possono sfuggire

io capto in lontananza il loro assetto
che attendo prigioniero sugli scogli,
riporto la speranza sul mio tempo
che non coglie le stagioni del passato

arrivato in formazione c’è chi vola
disteso sulle ali sopra l’onda,
s’immerge dentro tronchi di burrasche
sono guizzi o sono cariche di vento

non è un groviglio ma un mare indifferente
idea che cruccia, assillo, turbamento
*
GILBERTO ANTONIOLI