giovedì 22 settembre 2016

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Recensione di Vincenzo Moretti a
RAFFAELE PIAZZA, “ALESSIA” in BLOG ROSSO VENEXIANO
Dov’è Alessia? Alessia (se si dà credito ai titoli) sta nella brina, nella gioia, nelle ali del futuro, tra le rose, al lago, a Roma dove “gioca alla vita”; sta in casa, dove, “guarita”, “vince la partita con la vita”. Alessia sta in un ripetuto amplesso (abbraccio o altro che sia) con Giovanni alter ego di un Io poetante che usa e riusa la parola per creare ammirabili effetti fonico-ritmici (bellissimo questo endecasillabo, superbamente assonanzato, che apre la lirica “Alessia e la vittoria”: ”Tesse la tela Alessia in tersa tinta…”), nonché vividissime immagini impreziosite da non banali metafore (qualcuno fra i tanti esempi possibili: “Alessia in forma di donna nuova / ragazza en plein-air, / gioca alla vita” in “Alessia e Roma”; “Bella la vita / ad iridarsi nell’acqua delle cose / di sempre che vengono a galla / come relitti o zattere disanimate / dal naufragio” in “Alessia nel tempo”; “Porta una cesta di fortuna, / il rosso delle mele nella brina / Alessia rosavestita per la vita”, in “Alessia nella brina”), cui si affiancano espressioni di più ermetico sapore analogico (“volano i colombi sul cielo di Roma / vista la densità del tessuto sulla pelle / per resistere”, da “Alessia e Roma”; “e tutta traspare una vita intera intesa / in sintonia tra Alessia e i flussi / delle piante stellanti, / l’eucalipto, il mirto, il filodendro”, da “Alessia al lago”; “s’invera il sogno nell’amplesso: / è l’amore fiorevole atteso ed accaduto / oltre la linea del pensiero del giardino”, da “Alessia e la vittoria”).
Ripetuto amplesso: abbraccio o altro che sia, si diceva. Magari pure abbraccio di Letteratura e Vita, di mistione tra fantasie ed eventi autobiografici. Piazza coniuga il linguaggio di un’avventura (quella con/di Alessia) con l’avventura del linguaggio, in un processo di invenzione, innovazione e ricerca formale: stravolgendo cronologia e principio di causa-effetto, abbandonandosi alla frammentazione della narrazione, ai capricci della mis-memoria, al fluire di un discorso poetico che abolisce ogni pretesa di verità unitaria e che di proposito si presenta frammentario e incerto. Così propone un convincente e fascinoso ritratto di donna, privo di compiaciuti psicologismi e di manierismi liricheggianti. Raffaele Piazza lavora su frammenti di ricordi riesumati, interpretati e magari pure distorti, messi in relazione o in contraddizione con altri frammenti, usando, da stregone tutt’altro che apprendista, sofisticate strategie volte a rappresentare cose che sono al contempo incantevoli teofanie ed ilari avventure dei sensi e dei sentimenti.

mercoledì 21 settembre 2016

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIO FRESA

MARIO FRESA : "In viaggio con Apollinaire" - Edizioni L'Arca felice - 2016 - pagg. 16 - s.i.p.
Preziosissimo volume impresso in centonovantanove copie numerate a mano , con disegni di Massimo Dagnino , e una tavola fuori testo. Un breve luminoso viaggio tra le poesie di Apollinaire , dieci per la precisione , tratte da "Il bestiario" , da "Alcools", da "Calligrammi", più "Scena notturna del 22 aprile 1915". L'impatto con le vertigini del poeta è segnato dalla maestria che Mario Fresa sfoggia nel proporre una versione perfetta e amalgamata , fra il tempo perduto e i dolcissimi dubbi , fra i baci che rimpiangono amore e il rintocco delle campane , fra la maschera colorata e le voci della memoria. Un Apollinaire delicatamente contemporaneo si affaccia riconoscibile e compatto , nella fusione di un legame culturale di notevole spessore.
ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 20 settembre 2016

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia esce a contemplare le stelle"

Nell’interanimarsi con l’aria
polita e il selenico sembiante
esce Alessia nel segreto giardino
le stelle a contemplare per presagi
di fortuna trarne. Attende fermate
per l’anima di ragazza nella selva
urbana, rilegge Alessia la storia
dei baci e degli amplessi.
Alessia spera nella vita, sera
consecutiva, quella precedente
non torna. Attimi infiorati di
bellezza di luminarie attente
ai passi di leggerezza e nessun vento
può pettinare il mare.
*

"Alessia tesse giorni"

Nel continuare le cose
della vita e coltivarle
(la passeggiata nel viale
meridiano e delle fragole,
lo studio di italiano e
matematica, le storie dei
baci e degli amplessi)
ha comprato oggi Alessia
il rosaconfetto di uno slip
per di Giovanni la gioia
duale, meraviglia all’anima
di ragazza, sedici anni
contati come semi. Aria
di freschezza nel tessere
i giorni culminanti negli
orgasmi dell’amore e tutto
è attesa, vigilia d’incanti
per ferite detergere nell’
interanimarsi alla quinta
stagione ad accadere all’
anima. Chiaroscuro morale
nel pensare di tradirlo con
Marco. Alessia cerca
esperienze con veemenza
e sei mesi fa era vergine.
*
"Alessia va oltre"

Sera di luna dall’albereto
resiste Alessia nell’indifferenziarsi
con delle stelle la fiorevole luce.
Va oltre le sponde della vita,
il nulla, nel saltare la siepe
del verde di natura con il pensiero,
essere a casa di Giovanni e fare
l’amore in questo attimo.
Storia di baci nella mente azzurra.
Si sporge oltre il colle di Napoli
Alessia rosavestita per la vita
in versi e non in versi.
*
Raffaele Piazza

lunedì 19 settembre 2016

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO

Antonio Spagnuolo – “Non ritorni” - Robin Edizioni – Torino – 2016 – pagg. 199 - € 12,00

Antonio Spagnuolo è nato a Napoli nel 1931. Presente in numerose mostre di poesia visiva nazionali e internazionali, inserito in molte antologie, collabora a periodici e riviste di varia cultura. Attualmente dirige la rassegna “poetrydream” su internet (http://antonio-spagnuolo-poetryblogspot.com). Nel volume “Ritmi dal lontano presente”, Massimo Panio prende in esame le sue opere edite tra il 1974 e il 1990. Plinio Perilli con il saggio “Come l’ombra di una nuvola sull’acqua” (Ed. Kairòs 2007) rivisita gli ultimi volumi pubblicati tra il 2001 e il 2007. Ha pubblicato numerosi volumi di poesia tutti premiati. Ultimo “Premio speciale Camaiore 2014”. Tradotto in inglese, rumeno, greco moderno, francese, spagnolo.
Di lui - come valido poeta e capace saggista – ha scritto, tra i tantissimi altri, A. Asor Rosa che lo ospita nel suo “Dizionario della letteratura italiana del novecento”.
“Non ritorni” presenta la prefazione esauriente e ricca di acribia di Plinio Perilli intitolata “L’immagine schizza dalle forme” Omaggio indiscutibile ad Antonio Spagnuolo.
Il libro ben strutturato e composito a livello architettonico, è scandito nelle seguenti sezioni: “Prima parte. Lunghi murales” e “Seconda parte. Memorie”.
Se, come affermava Goethe, la poesia è sempre d’occasione, la recente produzione di Antonio Spagnuolo, sembra confermare tout-court l’assunto dell’artista tedesco.
Poesia come negativo fotografico delle fotografia della vita, forma di trasfigurazione del vissuto, sublimazione di situazioni per infrangere le barriere del tempo, con un carico di fertile tensione. Quest’ultimo se ha origine, deriva da un dolore lancinante, trova la sua catarsi, quasi oracolare, nell’urgenza del dire, attraverso il varco salvifico di cui parlava Montale: e così e solo in questo modo la vita rimane degna di essere vissuta.
Come antefatto alle ultime opere del Nostro c’è l’evento tristissimo della morte della moglie Elena, compagna di un’intera esistenza.
Il suddetto accadimento è stato ispiratore per Antonio di opere altissime come “Oltre lo smeriglio”, “Ultimo tocco” e “Da mozzare”, accolte entusiasticamente dal pubblico della poesia.
Mauro Ferrari, in uno scritto su “Ultimo tocco”, ha paragonato Spagnuolo al Montale costernato per la fine della moglie e all’Ungaretti de Il dolore, attonito per la prematura morte del figlio..
Quello che diviene di volta in volta cifra dominante della poetica di Spagnuolo, in “Non ritorni” e nei testi suddetti, è la sua stupefacente capacità di rinnovarsi attraverso tastiere di senso e di parole che sembrano tendere all’infinito, nell’esplorare tutte le loro possibilità.
Se il tema è sempre lo stesso, attraverso l’attraversamento di un nuovo periodo del suo poiein, più vicino alla chiarezza della prima parte del suo lavoro, che sfiorava l’alogico e l’indistinto, Spagnuolo è conscio che, attraverso l’osservazione acuta del mondo e delle cose, esiste la possibilità del raggiungimento di una rinascita nella consapevolezza che l’attimo in cui sgorgano i sintagmi, feritoia tra prima e dopo, può superare il male del tempo medesimo.
Riattualizzazione attraverso una memoria involontaria che non è vuota nostalgia.
A livello formale Spagnuolo raggiunge in “Non ritorni” esiti altissimi, creando quelli che si potrebbero definire come due poemetti nei quali domina il nitore attraverso una parola avvertita che senza sforzo produce il suo meraviglioso tessuto, attraverso metafore e sinestesie con leggerezza ed icasticità.
Da notare che nella prima sezione di “Lunghi murales” il poeta sperimenta una modalità di scrittura che sfiora la prosa poetica in un modo sinuoso di sogno ad occhi aperti che, tra detto e non detto, produce effetti sorprendenti, sempre nel solco del rinnovamento.
*
Raffaele Piazza

domenica 18 settembre 2016

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALESSANDRA PAGANARDI

La paziente tenace ricerca poetica di Alessandra Paganardi
Nota di lettura di Valeria Serofilli a "La pazienza dell’inverno" ( puntoacapo Editrice, 2013) di Alessandra Paganardi

"Ancora una volta la poesia autentica mostra il suo nodo: sprofondare nella malinconia del nulla, quasi fino all’afasia, per emergerne con un messaggio di dura fiera e musicale resistenza. Tutto il libro testimonia questo combattimento, e il titolo stesso del libro, "La pazienza dell’inverno", entra nella mente del lettore come un invito a lasciar passare le cose peggiori, in attesa di un mutamento positivo di cui talvolta si dispera”.
Ad apertura di questa mia breve disanima introduttiva del libro "La pazienza dell'inverno" di Alessandra Paganardi, mi piace riportare questa frase tratta dalla corposa e intensa Prefazione di Marco Ercolani, lasciando poi al lettore il compito e il piacere di leggere ciascun verso di ciascuna lirica, entrando in modo individuale nel mondo poetico dell'Autrice.
Il volume si articola in sei sezioni, una delle quali costituita da Frontiere apparenti, opera vincitrice dell’edizione 2009/2010 del Premio Astrolabio, di cui ripropongo un interessante stralcio della motivazione curata da Mauro Ferrari, valida dunque anche per l’opera qui oggi presentata: ”Se c’è uno spunto autobiografico e fattuale, questo si situa subito prima di laceranti riflessioni sulle occasioni e sui luoghi che ci hanno reso ciò che siamo, sulle direzioni non prese e sulle potenzialità non espresse della nostra vita; ma, anche, questi versi sempre poggianti sulle cose e sui sensi, ci fanno riflettere su ciò che abbiamo costruito nel divenire della vita.”Soltanto ciò che è dato sarà tolto” dice in un verso alto e sonante di saggezza quasi epigrammatica: Alessandra Paganardi mette in scena il dramma della vita, il sentirsi grumo ed erranza, che è comunque un’apertura allo slancio vitale e alla costruzione di un nostro mondo in cui sia possibile, nella frase di Holderlin “ abitare poeticamente”.
Riprendendo la mia personale disanima posso affermare che La pazienza dell’inverno è un lungo e teso braccio di ferro tra desiderio di silenzio e volontà, o forse sarebbe più esatto dire necessità, di espressione. A questo contrasto di affianca la dicotomia più classica: quella tra il senso dello scorrere del tempo e la speranza di poterlo in qualche modo fermare, arginare, dandogli una diversa forma e una misura più umana.
Il ritmo del libro è "mono-tonale", facendo ancora riferimento al termine scelto da Ercolani. Come una goccia che cade ogni giorno nello stesso modo, con lo stesso suono, su un suolo che lo accoglie passivamente. Il suono dell'inverno, la sua musica triste. Ma è proprio qui la sfida, quella a cui fa riferimento il titolo: l'attesa.
È un'arte che richiede perizia, tenacia, molto fiato. L'attesa per qualcosa che nel momento in cui viene concepito appare non solo improbabile ma quasi impossibile. Eppure la coscienza e la consapevolezza, il sogno e la memoria sanno che alla fine di ogni inverno, per quanto lungo possa essere, c'è una primavera:
al ramo spogliato porteremo
un’attesa gentile
di pazienza e silenzio
lo chiameremo solamente inverno
non sarà più dolore.
(da Quarto piano)
Quindi la parola trova risorse che non pensava neppure di possedere e cambatte l'afasia, il desiderio del nulla, l'azzeramento.
«Seguire il solco, non l’aratro –
dentro / la legge della terra, sempre quella / che non ascolti.
Ritrovare il seme / nascosto, o non scoprirlo / se non era per noi.»
(Si veda la lirica XII di pag.46)
Non saprà nessuno che il mio buio è la madre del mondo, afferma l'autrice nel distico conclusivo della lirica che apre la Sezione "Voci in ombra". E sono versi emblematici dei contrasti e delle contrapposizioni di cui si è detto. Sapere di essere fatti di buio ma cercare la luce. Un continuo e paziente lavoro di adattamento alla materia, alla pietra soprattutto, quella che appare inanimata ma che contiene in sé il cammino, la strada, la possibilità di mutare terreno e orizzonti.
Di quella pietra nel cemento
non è rimasta che un’impronta vuota.
La terra ha una memoria minerale
si riempie quando passa forte il vento
o il piede indelicato del passante
a scalciare la vita.
(Si veda la lirica VII di pag.68)
Anche la dedica della Sezione "Ritaglio" a Cesare Pavese è conferma ulteriore di un legame non solo letterario ma umano, di spirito di com-passione, sofferenza condivisa, vissuta in tempi diversi ma con coordinate condivise. Ma a differenza di Pavese trova in sé la tenacia dello scalatore che a un certo momento non è più diretto verso la vetta, la verità assoluta, ma verso ogni singolo passo, ogni molecola di polvere, fango e aria che circonda il mondo e l'uomo e ne costituisce la materia:
Non più segreti. Non più parole.
Era rossa d’amore la terra
ma per trovare il caldo di un abbraccio
dovevo farmi radice, scendere
fino al centro del fuoco.
(Si veda la lirica III di pag.75)
Per concludere, questo libro di Alessandra Paganardi è un lungo e sincero diario di viaggio: dagli abissi del buio alla ricerca di quelle radici che in realtà sono rami, e frutti. E quell' abbraccio caldo è il traguardo, la meta.
*
Valeria Serofilli
Caffè dell’Ussero di Pisa 16.09.2016


sabato 17 settembre 2016

POESIA = PAOLO CARNEVALI

"INEDITI"
I giorni possiedono ritmi
come il sole che sorge
e poi cala, dentro paesaggi
che cambiano costantemente
e altri spuntano e scompaiono.
Il nostro tempo scade,
ma io e te ci saremo ancora
quando il cinguettio di parole virtuali
sarà sparito e nulla potrà sostituire
l'incontro dei nostri sguardi.

***
I dialoghi si riannodarono ancora una volta,
avevamo riempito il tempo,
senza riuscire ad intuire, concludemmo.
Un chiuso orizzonte morto.
Ne eravamo convinti:
gli sguardi finti,i profili assenti,le parole rotolanti.
Osai pensare al poi,ma fu in un attimo
che la sera nascose come sempre se stessa
in un cielo senza stelle
inquadrato nelle finestre.

***
Ti ho vista passeggiare
velocemente per il corso
nascosta da un fiume di gente,
ma non ti ho chiamata.
Ho continuato nella mia corrente
frettoloso nel consumare il mio tempo.
Ormai siamo soli e avvolti da ombre
nei giorni di festa sul corso.
E' come una giostra che gira e stordisce.
Ti ho vista confusa,anche un po sola,
ma questo non l'avresti mai detto
se te lo avessi domandato
non avrei ricevuto risposta:per orgoglio.
Ognuno di noi non ama essere ferito.
Ma se per caso avessi accennato ad un sorriso,
avessi teso una mano....
Passeggiavo con le mani in tasca
e un passo veloce sul corso.
desideroso di raggiungere casa.

***
Sono uscito lentamente,
senza fare rumore.
Come il vapore si scioglie nell'aria,
del tutto indifferente
all'indifferenza del mondo.
Ma c'è quel lato romantico
regalato dalla vita,
la poesia nascosta nelle piccole cose
anche quelle che offrono tragiche drammaticità
e poca speranza.
La luce mi ha trafitto
rendendo visiva la polvere,abbagliata dal sole
che sembra star ferma: immobile.

***
E ancora alzarsi,
incontrare i tuoi sguardi,
i ritmi imposti.
Disperso nelle azioni
di questa danza collettiva,
assorbito nella superficialità,
nel caos: corro.
Incontro i tuoi sguardi.
Ad un tratto tutto crolla:
è scacco. Mi siedo. Attendo.
Spesso sprofondo nel disastro.
Nell'ombra della luce
del tardo mattino.

***

Paolo Carnevali
nato a Bibbiena (Arezzo) nel 1957. Traduttore. Aderisce al Movimento per il Disarmo Unilaterale di Carlo Cassola. Pubblica "I dialoghi di Ebe e Liò"ed.Lalli,dal cui testo è stata realizzata una pièce teatrale(1984). Nello stesso anno redige "Poetica Città"un poetry-zine, adatto alla distribuzione underground. Pubblica in ciclostile" Poesie contro la guerra" distribuite in serate di lettura. Nel 1985 entra nella redazione del Circolo Letterario Semmelweis di A.Australi a Figline V.no. Pubblica la plaquette poetica "Trasparenze"ed.Tracce (1987)recensita sul Manifesto(1988) da A.Lolini e sul Corriere Adriatico(1988) da G. Ghiandoni. Pubblicato sulle riviste:Abiti-lavoro(1983)L'Ortica(1990)Stazione di Posta(1996)La Collina(1996)Il Segnale(1997) I Fiori del Male(1998)Rivista Zeta(2004)(2005) Gradiva(2008)(2015). Blog Rai news di L. Sorrentino. Blog Altritaliani.it italo-francese di C.Demi. e altri. Collabora come corrispondente al blog "Pioggia Obliqua" di L.Oldani da Londra.
Inviato da mie nuove Outlook

SEGNALAZIONE VOLUMI = FLAVIO ERMINI

Flavio Ermini : “Della fine” – Ed.Formebrevi – 2016 – pagg. 48 - € 6,00
Non è nuovo , Flavio Ermini , ad interventi che abbiano il sapore stuzzicante della filosofia , nello sciorinare frasi e incisi che accompagnino con garbo nella fantasmagorica illusione della ricerca di verità sempre a noi nascoste ed imprevedibili. Così questo volume offre passaggi culturalmente profondi, attraverso la ricognizione della fine, oltre il buio che essa produce , consumando luoghi incerti ed opachi , cadute irriconoscibili , ombre che permangono incise oltre l’oblio. “Ogni aurora porta in seno il crepuscolo, la sua necessità opaca. Sorgendo il sole apre la strada alle tenebre, alle ombre della disperazione quali strutture portanti della condizione umana. Il nostro cammino è contiguo al senso fragile delle cose, alla loro fugacità, alla loro dissolvenza. E’ un percorso che porta verso tenebre crescenti , verso un’oscurità da cui qualsiasi orrore può scaturire. Questa notte è anche notte del pensiero e del conoscibile, dove si dibattono voci agonizzanti, che non giungono a parola.” La scrittura , ricca di riferimenti e di ricerca , appare quasi come inflessione poetica tra l’impensabile che si è fatto storia ed il fluire incessante della physis verso la giustezza. Le immagini si rincorrono con ritmo accelerato in un’apertura ultratemporale, per uno scacco lungamente nutrito e apparentemente improvviso, per quella disciplina che mantiene in continuo esercizio la mens critica, mai separabile dalla comune percezione umana per tensione e vincolo.
ANTONIO SPAGNUOLO